Vigna della collina - A vigneyard on the hill


Una passeggiata con Luca e Benedetta su per i viottoli della nostra amata collina. La collina di Torino, così piena di storia e di “vigne” ancora abbandonate. Ciascuna veniva costruita in posizione ottimale. Il timpano centrale un segno architettonico distintivo che rendeva signorile anche la più semplice villa o vigna. Oggi quella che noi possiamo considerare la collina di Torino è la porzione che forma un quadrilatero da San Mauro a Moncalieri, a Chieri, a Baldissero fino a richiudersi a San Mauro. Elisa Gribaudi Rossi, nel suo libro Ville e Vigne della collina torinese, fa una esauriente descrizione delle valli con una prospettiva a volo d’uccello e scopre così “da sinistra a destra per chi guarda dalla città si aprono la valle Grande di Mongreno, la valle Piccola di Mongreno, la vai di Reaglie dove confluiscono i valloncelli detti val Sorda, dei Talleri, dei Goffi; poi la collina si addolcisce nella soleggiata Valpiana, s’incapriccia nelle valli di San Martino Superiore e Inferiore, s’innalza nel lungo sperone che va dalla Gran Madre a Santa Margherita all’Eremo, per riabbassarsi nello splendore verdeggiante della Valsalice; si rialza col largo contrafforte dell’aristocratica zona di San Vito detta impropriamente valle, s’impicciolisce nella modesta vai di Grava sopra la quale gira, mutando di esposizione, la vai Pattonera; infittiscono le abitazioni nella gran conca solatia di Cavoretto; poi, mentre la collina muta d’andamento sino a Moncalieri, nette spiccano la val di rio Sappone o del Fioccardo e la val Cunicolo; quindi la morfologia si arruffa in poggetti, valloncelli, terrazze scivolose per il tratto che il Grossi chiama val Mairano; quindi torna incisiva nella valle che con nome settecentesco chiameremo San Morizio, chiusa dalla larga testata di Costalunga; dietro il castello di Moncalieri, infine, sale il contrafforte Santa Brigida, sopra e al di là del quale sfolgora la magnificenza delle ville.” E’ lungo questo manto di valli, strade, torrenti e dorsali che fin a partire dal XVI secolo nascono e si sviluppano le ville e le vigne trattate in questo studio, attraverso una cernita delle più significative e mediante la lettura della loro storia, dei personaggi che le hanno vissute, delle trasformazioni che hanno subito nei diversi secoli e del loro rapporto con il territorio.

A walk with Luca and Benedetta up the paths of our beloved hill. The hill of Turin, so full of history and still abandoned “vineyards”. Each was built in an optimal position. The central tympanum was a distinctive architectural sign that made even the simplest villa or vineyard elegant. Today what we can consider the hill of Turin is the portion that forms a quadrilateral from San Mauro to Moncalieri, to Chieri, to Baldissero until it closes in San Mauro. Elisa Gribaudi Rossi, in her book Ville and Vigne of the Turin hills, gives an exhaustive description of the valleys from a bird’s eye perspective and thus discovers “from left to right for those who look from the city, the Grande valley of Mongreno opens the Piccola di Mongreno valley, the Reaglie valley where the small valleys known as the Sorda, Talleri and Goffi valleys converge; then the hill softens in the sunny Valpiana, becomes tangled in the valleys of San Martino Superiore and Inferiore, rises in the long spur that goes from the Gran Madre to Santa Margherita to the Hermitage, to lower again in the green splendor of the Valsalice; it rises with the broad buttress of the aristocratic area of ​​San Vito improperly called the valley, becomes smaller in the modest valley of Grava above which the Pattonera valley turns, changing its exposure; the houses thicken in the large sunny valley of Cavoretto; then, while the hill changes its course as far as Moncalieri, the val di rio Sappone or del Fioccardo and the val Cunicolo stand out; then the morphology becomes ruffled in little hills, little valleys, slippery terraces for the stretch that the Grossi calls Val Mairano; then it returns incisively in the valley that with an eighteenth-century name we will call San Morizio, closed by the large Costalunga head; behind the castle of Moncalieri, finally, the buttress Santa Brigida rises, above and beyond which the magnificence of the villas shines. ” It is along this mantle of valleys, roads, streams and ridges that the villas and vineyards treated in this study were born and developed since the sixteenth century, through a selection of the most significant and through the reading of their history, of the characters who have experienced them, of the transformations they have undergone over the centuries and of their relationship with the territory. (1)



Greater Europe,Global,10024 *****


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