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The Réunion des musées nationaux - Grand Palais is a cultural operator whose mission is to promote access to culture throughout the national territory, and beyond. It brings together expertise of excellence in the artistic and cultural field: production of exhibitions, reception of the public, mediation, art history courses, publishing, management of museum shops and publishing of cultural products, art, photographic agency, acquisitions of works of art for national collections, cultural engineering, digital innovation... These allow it to play a unique role in the cultural world, with one ambition: to encourage the greatest number of people to meet art, the art of all cultures, of all eras and in all its forms. The Grand Palais, which entered an important phase of work in 2021, is the emblem of the institution: it exercises many of its skills there, including the production of major exhibitions and cultural events. Temporarily installed on the Champ-de-Mars, the Grand Palais Éphémère will host the event program presented in the Nave of the Grand Palais until the reopening of the monument. In Paris, at the Luxembourg Museum, and everywhere in France, the Rmn - Grand Palais deploys its skills around ambitious and innovative projects. Built for the Universal Exhibition of 1900 and consecrated "by the Republic to the glory of French art", the Grand Palais was classified as a historic monument in 2000. Its architecture combining classicism and modernity, its exceptional dimensions (70,000 m²) and its remarkable volumes (the largest Nave in Europe with a surface area of ​​13,500 m², crowned by a glass roof of 17,500 m²) make it a unique cultural and heritage site. La Réunion des musées nationaux - Grand Palais est un opérateur culturel dont la mission est de favoriser l’accès à la culture sur l’ensemble du territoire national, et au-delà. Elle regroupe des expertises d’excellence dans le domaine artistique et culturel : production d’expositions, accueil des publics, médiation, cours d’histoire de l’art, édition, gestion de boutiques de musées et édition de produits culturels, Ateliers d’art, agence photographique, acquisitions d’oeuvres d’art pour les collections nationales, ingénierie culturelle, innovation numérique… Celles-ci lui permettent de jouer un rôle singulier dans le monde culturel, avec une ambition : favoriser la rencontre du plus grand nombre avec l‘art, l’art de toutes les cultures, de toutes les époques et sous toutes ses formes. Le Grand Palais, entré dans une phase importante de travaux en 2021, est l’emblème de l’institution: elle y exerce nombre de ses savoir-faire, dont la production de grandes expositions et d’événements culturels. Installé provisoirement sur le Champ-de-Mars, le Grand Palais Éphémère accueillera jusqu’à la réouverture du monument la programmation événementielle présentée dans la Nef du Grand Palais. À Paris, au Musée du Luxembourg, et partout en France, la Rmn - Grand Palais déploie ses compétences autour de projets ambitieux et innovants. Construit pour l’Exposition Universelle de 1900 et consacré «par la République à la gloire de l’art français», le Grand Palais a été classé monument historique en 2000. Son architecture mêlant classicisme et modernité, ses dimensions exceptionnelles (70 000 m²) et ses volumes remarquables (la plus grande Nef d’Europe avec 13 500 m² de surface, couronnée d’une verrière de 17 500 m²) en font un site culturel et patrimonial à part.

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La fondazione Accorsi Ometto nasce da un sodalizio di passione, conoscenza e intuito lungo una vita intera. Nato a Torino il 25 ottobre 1891, Accorsi rivela subito quelle straordinarie doti d'intuito artistico che lo resero in seguito famoso e stimato in Italia e all’estero. La sua storia inizia infatti all’età di diciotto anni quando, grazie a un prestito, comincia la sua febbrile ricerca ovunque lo portasse il suo straordinario fiuto per gli oggetti di prestigio. A vent’anni, già famoso e apprezzato, comincia a comprare pezzo dopo pezzo il palazzo della sua gioventù per farne il fulcro della sua attività. In settant’anni di lavoro, Accorsi ha recuperato opere d’arte smembrate e disperse ed è stato fidato consulente di collezionisti, mercanti, istituzioni d’ogni nazionalità. Da giovane appassionato d’arte Giulio Ometto conoscerà Pietro Accorsi a Torino negli anni Settanta, collaborando con lui fino alla scomparsa del grande antiquario. Durante gli ultimi anni, il suo contributo è fondamentale per lo sviluppo e la crescita della galleria di antichità di Pietro Accorsi, di cui diverrà il proprietario nel 1978. Dal 1986 è presidente a vita del consiglio artistico della Fondazione, costituita nel 1975 per volontà di Accorsi, che scriveva nel suo testamento: “Grazie al tuo sapere e al tuo gusto, quanto farai per Torino sarà una cosa stupenda”. Da questo momento Giulio Ometto dirige sapientemente il restauro di Palazzo Accorsi ed è l’artefice della messa a punto dei locali destinati al Museo e degli immobili della Fondazione, di cui diverrà presidente nel 1993. Dopo la sua morte, avvenuta il 18 giugno 2019, per sua volontà la sua collezione d’arte personale è confluita in quella del Museo. L’ipotesi di una Fondazione viene concepita da Pietro Accorsi sul finire degli anni Sessanta del Novecento quando, dopo lunghe discussioni e molti incontri con Giovanni Agnelli e Werner Abegg nell’antica Vigna della Regina che l’antiquario ha in gran parte arredato e di proprietà del banchiere e industriale tessile zurighese, prende corpo l’idea di unire le forze e fare nascere una Fondazione culturale, chiamata amichevolmente “Le tre A”, dalle iniziali dei tre fondatori. Il progetto si arenerà sul finire del 1969, quando Agnelli si svincolerà per dedicarsi alle sue fabbriche, durantei quello che venne definito l’Autunno caldo, con scontri e proteste di piazza; a seguire, anche Abegg rinuncerà al progetto, abbandonando definitivamente Torino per tornare in Svizzera. Accorsi però continua ad inseguire un sogno: catturare il Bello per lasciare alla città che ha visceralmente amato un’impronta, una traccia forte di sé e della sua storia con una Fondazione di caratura internazionale. A tal fine, incaricherà l’avv. Paolo Emilio Ferreri di occuparsi di tutte le pratiche per fare nascere una Fondazione. Il suo sogno si concretizzerà il 14 maggio del 1975, quando sarà presentato lo Statuto della Fondazione: del consiglio d’amministrazione, oltre al fondatore Pietro Accorsi, farà parte, a vita, il suo segretario Giulio Ometto. La motivazione della scelta della Fondazione è riportata nel suo testamento: “Desidero che il mio nome resti legato agli oggetti d’arte e d’antiquariato da me in un’intera vita di lavoro raccolti e conservati […] perché la villa stessa da me con passione arredata costituisca una raccolta museologica dove la gente possa visitare e apprezzare quei mobili e quegli oggetti d’arte e d’antiquariato. Questo vuole essere un dono fatto alla gente intesa come insieme di persone da coltivare”. Dopo la scomparsa di Accorsi, avvenuta nel 1982, la Fondazione, presieduta da Giulio Ometto fino alla sua morte, si occuperà di realizzare nel Palazzo Accorsi il Museo di Arti Decorative, nonchè di preservare le opere del celebre antiquario e di incrementarne la raccolta attraverso il recupero di capolavori senza tempo. L’origine del palazzo Accorsi, see del Museo, è dovuta all’intraprendenza dei Padri Antoniani, che nel 1616 aprirono ai religiosi e ai malati un grande complesso, comprensivo di palazzo e chiesa dedicata a Sant’Antonio abate, al fondo dell’odierna Via Po; per circa 150 anni il complesso fu una delle sedi più prestigiose degli Antoniani in Piemonte ed Italia. Pochi sono oggi i resti riconoscibili delle costruzioni antiche. Nel Novecento la storia del palazzo ha trovato una prosecuzione ideale ed un nuovo grande impulso. Nel 1956 l’intero palazzo fu acquistato da Pietro Accorsi che adibì il piano nobile a sua abitazione e galleria d’arte. Alla sua scomparsa Giulio Ometto, suo allievo, attraverso un meticoloso lavoro, rispettoso della storia secolare del palazzo, ha completamente rinnovato lo storico edificio, rendendolo degna e splendida sede del Museo di Arti Decorative. Il Museo contiene lo straordinario doppio corpo, firmato e datato, come recita la scritta al centro della ribalta “Petrus Piffetti Inve./ fecit et sculpsit/ Taurini 1738”, ritenuto dalla critica internazionale “il mobile più bello del mondo“. Esso è un esplodere fastoso di forme mistilinee, lastronate e arricchite da intarsi in avorio e tartaruga, riportanti scene tradotte in gran parte da celebri incisioni del Cinque e Seicento. Un’opera imponente, caratterizzata da fonti iconografiche molteplici e complesse, commissionata per un matrimonio, evento cui alludono non solo la frase “PERPETVVM NODIS“, ma anche numerosi simboli, quali per esempio lo svettante Cupido armato di arco e frecce o scene significative, tra cui spicca un matrimonio, probabilmente quello di Alessandro e Rossana, che si svolge davanti alla statua di Apollo citaredo. Il museo ospita nelle sue sale oltre 2500 oggetti, di cui solo una minoranza collocati dentro vetrine museali. Il resto delle collezioni è allestito nei vari ambienti, secondo quello che con il tempo viene ormai definito il “gusto Accorsi“. All’interno del percorso museale sono custoditi preziosi capolavori, veri e propri gioielli d’arte.

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The Sassi di Matera are two districts, Sasso Caveoso and Sasso Barisano, of the Italian city of Matera, well-known for their ancient cave dwellings inhabited since the Paleolithic period. The Sassi di Matera quarters were listed as a World Heritage Site by UNESCO in 1993. They are a unique place with extraordinary charm that shows how man has lived in a fairytale-like environment for thousands of years: both the Sassi districts and the surrounding area - comprised by the Parco Archeologico Storico Naturale for the most part - are characteristically rocky. The sassi quarters are connected to the current town centre all throughout, admittedly there are many streets and alleys that lead down to the old town. Initially, the Sassi di Matera were just a rocky area, very similar to the opposite side of the canyon created by the Gravina river. The western side of the canyon is made up of a steep side overlooking the stream, along with several hills and terraces more suitable for human habitation. As time went on, these places transformed into villages and ultimately into a fully-fledged town. The first human settlements date back to the Palaeolithic age, and they developed in the many caves that characterize the local rocky landscape. Over time, the landscape has been increasingly modified by man, as the local sandstone is soft enough to be carved, meaning that it can be manipulated to create shelter. The caves that were dug in this period constitute the basis of urbanization, still visible in the buildings constructed during the last millennium. Hence, Matera has gone through the prehistoric phase, comprised of the Palaeolithic age, the neolithic age and the Iron Age, and later its history was strongly affected by the advent of Christianity, which quickly became culturally prevalent. During the Middle Ages, the landscape was transformed as a result of the systematic construction of a series of places of worship. Today, the Sassi di Matera represent a fascinating cultural landscape, which is the reason why they are now part of the UNESCO World Heritage list. Architecturally, they encompass a mixture of different elements that were stratified over time, such as rock dwellings, cave churches and burial grounds that repeatedly alternate with buildings belonging to disparate time periods such as the Middle Ages, the renaissance, the baroque and the modern age. As a matter of fact, caves, hypogea, palaces, churches, neighbourhoods, staircases, galleries and gardens all intertwine together, creating a magical and unique atmosphere in this place.

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With a legacy of more than 60 years, which brought hundreds of hours of live television and over 1,500 songs from some 50 countries, the Eurovision Song Contest is a great source of historic facts and mind-blowing figures. On this page, we are sharing the most significant ones with you. The history of the Eurovision Song Contest began as the brainchild of Marcel Bezençon of the EBU. The Contest was based on Italy's Sanremo Music Festival and was designed to test the limits of live television broadcast technology. The Eurovision Song Contest started with just 7 participating countries in 1956. It was the only contest with 2 songs per country. Following the break-up of the Soviet Union, more countries wanted to join in the 1990s. In 1993 and 1994, a then-record 25 countries took part. In 1996, a pre-qualification heat was organized to reduce 29 participants to 23, while host country Norway automatically qualified for the contest as 24th country. The challenge was solved in 2004, when a Semi-Final was introduced. Growing interest lead to the introduction of a second Semi-Final in 2008. As a result, a record number of 43 countries took part in 2008 for the first time. Over 1,500 songs have taken part in the Eurovision Song Contest (not including the 7 songs that didn’t make it to the 1996 pre-qualification round). In 2006, Ireland’s Brian Kennedy delivered the 1,000th entry to the contest, appropriately titled Every Song is a Cry for Love. If you listened to all the songs without a break, you would be sitting up for nearly 72 hours. In 2001, the largest audience ever attended the Eurovision Song Contest. Almost 38,000 people gathered at Copenhagen’s Parken Stadium to witness the first-ever Estonian victory. Ratings of the Eurovision Song Contest have varied greatly over the past decades. In 2016, some 204 million people saw at least one of the 3 shows in whole or in part. With 7 victories, Ireland is the most successful country at the contest. Sweden won the contest 6 times, while Luxembourg, France, the Netherlands and the United Kingdom won 5 times. Poland made the most impressive debut in 1994, when Edyta Gorniak came second with To Nie Ja, closely followed by Serbia’s victory in 2007. Although Serbia & Montenegro was represented twice before, it was the first time that Serbia took part as an independent country. Norway could be found at the bottom of the scoreboard as many as eleven times. The unfortunates came last in 1963, 1969, 1974, 1976, 1978, 1981, 1990, 1997, 2001, 2004 and in the Grand Final of 2012. Nevertheless, they also won 3 times, in 1985, 1995 and 2009. In 2015, the Eurovision Song Contest celebrated its 60th anniversary. The BBC hosted a grand anniversary show in London, featuring over a dozen former participants. And to honour the country's Eurovision Song Contest commitment for over 30 years, the organizers admitted Australia to participate for the first time ever. Despite the 'grand old lady' being of respectable age, her pension is nowhere in sight, as the Eurovision Song Contest is still the most modern live TV entertainment spectacle in the world.

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The Oropa Sanctuary is the most important and largest Sanctuary dedicated to the Virgin Mary to be found in the Alps. It is located in a unique, natural and unspoilt setting at only 15 minutes drive from the centre of Biella. Historical lore states that the Sanctuary was founded in the 4th century AD by St. Eusebio, the first bishop of Vercelli. The first written documents that mention Oropa date back to the beginning of the 13th century and mention the first simple churches of St. Mary and St. Bartholomew. These served as important reference points for ‘viatores’ (travellers) who travelled back and forth to the nearby Aosta Valley. The Sanctuary grew and has been developed through the years into a spectacular architectural ensemble of important monumental buildings. This led to a change in the use of Oropa from one of transit to a destination used by pilgrims brought here by their strong sense of devotion. The complex is made up of three large courtyards built on three levels and was designed by the great Savoyard architects Arduzzi, Gallo, Beltramo, Juvarra, Guarini, Galletti and Bonora between the mid 17th and 18th centuries finishing with the “Upper Basilica” which was consecrated in 1960. The first courtyard, faced by restaurants, bars, and several shops for the visitors, is followed by the wide square containing the Ancient Basilica. It can be reached by the monumental staircase and the Royal Door. The majestic buildings of Oropa have been edified in the course of the centuries starting from a core unit: the small sacellum of the Black Virgin. The rooms of the Sanctuary offer hotel-quality accommodation suitable to meet all needs, for tourism accessible to all. Il Santuario di Oropa sorge a 1200 m di altitudine ed è il più importante Santuario mariano delle Alpi: inserito in una cornice naturale di assoluta bellezza, si trova a 15 Km dal centro di Biella Secondo la tradizione l’origine del Santuario è da collocarsi nel IV secolo, ad opera di S. Eusebio, primo vescovo di Vercelli. I primi documenti scritti che parlano di Oropa, risalenti all’inizio del XIII secolo, riportano l’esistenza delle primitive Chiese di Santa Maria e di San Bartolomeo, di carattere eremitico, che costituivano un punto di riferimento fondamentale per i viatores (viaggiatori) che transitavano da est verso la Valle d’Aosta. Lo sviluppo del Santuario subì diverse trasformazioni nel tempo, fino a raggiungere le monumentali dimensioni odierne tramutandosi da luogo di passaggio a luogo di destinazione per i pellegrini animati da un forte spirito devozionale. Il maestoso complesso è frutto dei disegni dei più grandi architetti sabaudi: Arduzzi, Gallo, Beltramo, Juvarra, Guarini, Galletti, Bonora hanno contribuito a progettare e a realizzare l’insieme degli edifici che si svilupparono tra la metà del XVII e del XVIII secolo. Dal primitivo sacello all'imponente Basilica Superiore, consacrata nel 1960, lo sviluppo edilizio ed architettonico è stato grandioso. Articolato su tre piazzali a terrazza, il complesso è imperniato su due grandi luoghi di culto: la Basilica Antica, realizzata all'inizio del XVII secolo e in cui si venera la Madonna Nera, per tradizione portata e nascosta da S. Eusebio ad Oropa, e la Chiesa Nuova. Completano la struttura monumentali edifici, chiostri e la solenne scalinata che conduce alla Porta Regia.

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“Il poeta prima di creare l’uomo creò l’albero per rendergli la vita possibile e gradevole. L’uomo, con il legno dell’albero, si costruì tutto ciò che gli serviva: la casa, il ponte, gli utensili, l’aratro, la ruota, le armi, dal carro all’aereo.” Noi che siamo Tesio Legno, crediamo che ancora oggi il legno sia un materiale insostituibile, perciò continuiamo a produrre manufatti in legno di qualunque genere come la vera falegnameria completa, impiegando naturalmente anche i metodi più avanzati di produzione. Nascono così dalla nostra azienda serramenti esterni ed interni, persiane (gelosie), mobili, boiseries ed arredi di ogni tipo, ma sempre di altissima qualità e con caratteristiche squisitamente artigianali. Ricostruiamo nei centri storici ogni cosa come l’originale che viene sostituito. Abbiamo lavorato nei più importanti immobili del Polo Reale di Torino ed eseguito infiniti lavori che la privacy ci vieta di nominare. Abbiamo collaborato con i grandi studi di architettura del passato e continuiamo a collaborare con gli studi di architettura più prestigiosi del momento. Noi siamo produttori. Non commercializziamo prodotti se non di nostra produzione. Non costruiamo, tanto meno commercializziamo serramenti in plastica o prodotti di bassa qualità. Utilizziamo prodotti naturali, non sintetici, non nocivi e le vernici impiegate sono all’acqua, di ultima generazione. La falegnameria Tesio ha iniziato la sua attività nel 1909 dai fratelli Giuseppe e Severino, producendo quello che veniva richiesto dai nostri clienti, comprese le forniture per la Sanità Militare. Continua oggi, sempre in famiglia con competenza e passione per il nostro lavoro. "The poet before creating the man created the tree to make his life possible and pleasant. The man, with the wood of the tree, was built everything that served him: the house, the bridge, the utensils, the plow, the wheel, the weapons, from the wagon to the plane. " We at Tesio Legno, believe that still today wood is an irreplaceable material, so we continue to produce wood artefacts of any kind as the true complete carpentry, naturally also using the most advanced methods of production. Thus are born from our company External and interior windows, shutters (jealousies), furniture, boiseries and furnishings of all kinds, but always of the highest quality and with exquisitely artisan characteristics. We reconstruct in historical centers everything like the original that is replaced. We have worked in the most important real estate of the Royal Polo of Turin and performed infinite works that privacy prohibits us to appoint. We have collaborated with the great architecture studios of the past and we continue to collaborate with the most prestigious architecture studies of the moment. We are manufacturers, and do not sell products if not of our production. We do not build, let alone market plastic frames or low quality products and use natural, non-synthetic, non-harmful products and the paints used are at the latest generation. The Tesio carpentry started his business in 1909 by the Brothers Giuseppe and Severino, producing what was requested by our customers, including supplies for military health. Still today, the firm is run always in the family, with competence and passion for our work.

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Things to do in Pistoia are many and varoius, the area of Pistoia is specially very well known for the cultivation of plants and flowers exported all over the world, with a long tradition of local nurseries being passed down generation after generation. Thermal baths are another important resource for the province of Pistoia. The thermal baths of Montecatini and Monsummano can boast of waters with beneficial health effects and thus are much sought after by anyone wishing to take care of themselves, as well as treat themselves to spa treatments. These are the thermal baths which hosted nobility and royalty, as well as more recent movie stars, through the centuries. The dome of the Baptistery was frescoed in the third decade of the 13th century by workers from the Po Valley, influenced by Byzantine iconographic models. An educating city with a very ancient foundation, Pistoia is a place that will amaze lovers of art and traditions. Poets and writers have exalted the charm of what they have renamed "city of enchanted stone" and "city of wide streets and beautiful churches", and indeed the centre offers the opportunity to enter a path full of churches, cloisters, palaces, museums and monuments that revolve around one of the most fascinating Piazza del Duomo in Italy. Not to mention that, on the outskirts of the city, there are villages, churches and fortified castles of striking beauty. Pistoia, proclaimed Italian Capital of Culture in 2017, is a city of Roman origin, whose urban fabric traces the limits of the three ancient walls. Those lucky enough to be able to visit the territory of Pistoia for at least two days, can discover the treasures that the mountain holds. The famous ski resorts, including Abetone and Doganaccia, are visited every year by ski and snowboard enthusiasts; but also in summer, the Pistoia Apennines offer many opportunities. These peaks are ideal for trekking: among the most interesting routes there are certainly those of Monte Gomito, Monte Cimone and the Open Book, as well as the paths that lead to admire the suggestive Nero and Scaffaiolo lakes. If we move towards Lucca, however, we are enchanted by the remains of the fortresses of Serravalle Pistoiese: Torre del Barbarossa and Rocca Nuova characterize the entire village and the valley. Finally, the territory of Marliana is recognized for being covered almost exclusively by chestnut groves, it is no coincidence that the great riches of this land are the products of the forest, such as chestnuts and mushrooms, rows and olive groves.

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Many things to do in Como in Italy, a wonderful and exclusive place is waiting for you. Lake Como is a destination with a pure beauty, a marvellous nature and breathtaking views, from where you can walk, relax, discover the peace and enjoy the calm of a holiday. Not far from Milan, near the Switzerland, there's Como, a town where everything is special. Famous for its lake, for its villas with florid parks and secular trees, for its famous "VIP" guests, Como can offer you every kind of solution for your spare time. The lake provides a very special and unique microclimate that produces also a very fine and rich of nutritions and that give longevity extra virgin oil. Cultural routes are ready. From old Romanesque churches to Rationalist architecture, Como is rich in proposals, and the nearly valleys are full of opportunities for mountain lovers, who through wild environments and unspoilt valleys can try out every kind of experience that this natural setting can offer. Things to do in Como may start with enjoining your daily trips boat, ferries, hydrofoils and sea plain too. In Como, you can find the only European school where it's possible to obtain a pilot licence for this kind of vehicle. Famous also for the Spa treatments and luxury staying. Tastings the typical Larian speciality a fantastic mix of lake fish, cheese from our mountains, meats and traditional Italian cooking. For your shopping you can find every kind of silk products, visit silk factory and buy at concept stores. As you can see, here all is waiting for you.

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Parma is a city in the northern Italian region of Emilia-Romagna famous for its architecture, music, art, prosciutto, cheese and surrounding countryside. With a population of 198,292 inhabitants, Parma is the second most populous city in Emilia-Romagna after Bologna, the region's capital. The city is home to the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the stream of the same name. The district on the far side of the river is Oltretorrente. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma. Things to do in Parma should start from the Cathedral, and it's amazing Baptistery. The dome of the Baptistery was frescoed in the third decade of the 13th century by workers from the Po Valley, influenced by Byzantine iconographic models. Also, you should see the originally called the New Ducal Theatre, the Teatro Regio in Parma was built at the behest of the Duchess Maria Luigia of Habsburg-Lorraine, wife of Napoleon, who was sent to govern the Duchy of Parma, Piacenza and Guastalla following the Congress of Vienna. Work began in 1821 on a project by the court architect Nicola Bettoli and the Theatre opened on 16thMay 1829 with Zaira by Vincenzo Bellini with a libretto by Felice Romani. Built in the neoclassical style, the façade is characterized by a colonnade with ionic capitals with a large thermal window above. Visiting Parma is worthwhile just for its amazing food, with parmesan cheese and Parma ham topping the list of must-eat produce. But art and culture lovers will also fall in love with the romanesque cathedral, Roman ruins, Renaissance art and famous opera house. The iconic Palazzo della Pilotta, home to the Galleria Nazionale, houses the main art collection in the city and is a must-visit spot for fans of Old Masters paintings. Over 700 pieces are on show here – from Leonardo da Vinci’s famous unfinished painting Head of a Woman to the fascinating oil painting Turkish Slave by renowned local artist Parmigianino. Various exhibitions centred around everything from the art of 14th-century Parma to Correggio’s High Renaissance paintings make this gallery worth the trip.

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Magically suspended between the blue sky and the iridescent coloured sea, the Amalfi coast seems to be born from the palette of a painter who wanted to use the warmer colour gradients for creating a landscape that enchants the visitor at the first shot. The most of the things to do in Amalfi is enjoying thrilling experience and such evocative view to doubt, for a moment, it is real. It is the land where the sweet scent of lemon blossoms harmonizes itself with the most aromatic one of the Mediterranean vegetation and the acrid aroma of saltiness; where the brilliant colours of the majolica domes, bougainvillea and carnations pergolas give an evident coloured touch to the typical whitewashed houses, clinging to the last offshoots of the Lattari Mounts that plunge dramatically into the sea. A vertical landscape, in short, characterized by a picturesque labyrinth of stairways and narrow alleys, connecting the two main elements of this landscape: the mountains and the sea. A continuous succession of headlands and inlets, bays and fjords, interspersed with pebbled beaches and rocks on which you can still see the ancient viceregal towers, the first bulwark of the local population against the Saracen attacks. The shift from the sea to mountain is seamless: the mountain sides were terraced over the centuries, shaped by human labour to create flaps of arable land and already compared, during the Renaissance period, to the legendary Hesperides by the Italian writer and naturalist Giambattista Della Porta. All the towns of the Amalfi Coast are connected by the scenic SS. 163 road, built in the first half of the XIX century during the Bourbon period and always considered one of the most beautiful road in Italy. Following the natural course of the coastline, the route is full of curves, nestled between the rock and the sea cliffs, giving new and spectacular shots at the exit of every tunnel or hairpin bend. Before the construction of the coastal road, locals reached all the towns via mule tracks and footpaths, still existing and particularly appreciated by trekking lovers for the stunning views that can be enjoyed. There are 13 towns spreading across a strip of land kissed by the sun and declared by UNESCO "World Heritage Site".

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San Rossore is one of the most precious and lovely pine forest by the sea of Italy in Tuscany. Its Historical evidence has allowed the reconstruction of the evolution of this area, which has always been characterized by large lagoons interspersed with woods and Mediterranean scrub, typical of the delta areas. In the maps of the past it is evident that, in the past, the coastline was significantly shifted to the east: the action of the sea currents and the instability of the rivers determined the formation of long sandy strips, blocking the outlet to the waters and thus creating a wonderful environment of woods and swamps that has survived to the present day without excessive intervention. Here in the 15th century the great Grand Ducal estates of the Medici family and the share cropping farms settled. The reclamation interventions carried out over the centuries, begun by the Medici family and completed around 1940, then defined the current geography of the area. The park and the estate of the same name are named after a little-known saint: a certain San Lussorio. Who was he? Luxurius was a Roman official from Cagliari who, having converted to Christianity at the time of Diocletian, was arrested and sentenced to death in Fordungianus, the ancient Forum Traiani. Before the execution, he allegedly led two young men to conversion, Camerino and Cisello, who were also later executed. The name "Rossore" derives from the corruption of the name Luxurius or Luxorius in Ruxurius or Ruxorius made on some Pisan manuscripts Thanks to the fact that the relics of the saint were kept for many years in the territories of the estate, the area, the estate and then the park took the name of the martyr, renamed in popular language "San Rossore". Things to do in this amazing forest of San Rossore is mainly walking, riding a bicycle and enjoying nature the sea and the animals. The route is about 30 km long on dirt and asphalted roads (as little traffic as possible). The agricultural estate of Coltano, inside the estate, is a fascinating area of ​​the Park, an area with a particular history and nature that deserve to be discovered on a bicycle trip departing from the center of Pisa. Ancient villas, radio centres, wet canals, agricultural fields and woods with tall and ancient laurels are some of the peculiarities that can be observed and told during the cycle-walk of about 6 hours characterized by crossing the most iconic natural environments of the Estate.

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When Count and Countess Antonio Bolza found their peaceful holiday retreat in 1984, it was encircled by an overgrown and ramshackle estate. A decade later, Antonio sold his successful publishing company, invested all the proceeds in buying the surrounding 1,500-hectare Reschio estate. Unbeknownst to him it included fifty abandoned farmhouses and an ancient castle. Together with his family of five children, they set up home in relatively unknown Umbria. He decided to share their utopia with like-minded souls, those seeking tranquility and seclusion in an unspoilt swathe of Italian countryside. Fortunately, this aristocratic family had the wherewithal within their ranks. In 1999, their son Count Benedikt returned from studying and practicing architecture in London and immediately took up the reigns, designing and building masterful creations from the original farmhouses, winning awards along the way. Benedikt, together with his wife, Donna Nencia, whom he describes as his unconventional advisor, lived in the dilapidated castle where their five children were born. Benedikt visualised a phenomenal hotel and set about the metamorphosis of the ancient castle into the magnificent 36-room Hotel Castello di Reschio. Benedikt is responsible for all aspects of Reschio. His parents continue to live on the estate and his father’s stable of 40 magnificent Spanish horses, bred and trained for dressage, are much acclaimed. Today half the abandoned farmsteads are beautiful villas; the 1940’s tobacco warehouse has become the Tabaccaia where the vibrant architectural & design studio realise Benedikt’s designs; furniture & lighting made by local artisans, have evolved into B.B. for Reschio. While ancient forests and meadows have been re-wilded, protecting animals living in their natural habitat. Undoubtedly, the dynamic Bolzas have rejuvenated this corner of Umbria, the family’s energetic drive has ensured Reschio continues as a haven of wilderness. Those who own houses or rent villas share the owner’s ethos to preserve the tranquility and natural balance for future generations. Castello di Reschio is a slice of timeless Italy. A grand estate huddled amidst the rolling green hills of Umbria, this is a place made for romantics and intrepid travellers alike. Imagine centuries-old stone and Cypress trees wreathed in mist. The silence of a sun-drenched morning, broken only by the distant echo of cantering Andalusian horses. Come here for adventure or relaxation, and leave utterly enchanted. Rooms come courtesy of nine bespoke farmhouses dotted across a 1,500-hectare landscape. Each one has been exquisitely renovated, with vintage furniture complementing the original stone. Feast on locally-inspired dishes at the Alle Scuderie restaurant, which prides itself on using homemade produce – including honey, olive oil, pasta, and wine. And if you want to work off all that indulgence, make the most of your private swimming-pool or the estate’s state-of-the-art tennis courts or simply taking a walk in the vast nature surrounding you. The surrounding countryside, both on and off the estate, gives you plenty of reasons to go off the beaten track. Take in stunning vineyard-filled vistas on horseback, on mountain bike or on foot. Pack a picnic and breathe in the scent of the meadows by the lake. If you fancy venturing into the world beyond, the hilltop town of Cortona is only a short drive away. It boasts evidence of Umbria’s ancient Etruscan past, plus an impressive Renaissance cathedral.

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During your things to do in Florence, be aware that you are standing in the heart of heritage in Italy and in Europe. One of the most beautiful cities in the world. Florence makes art-lovers' hearts beat double time. The beating heart of Florence is Piazza del Duomo, with its monumental complex of the Basilica di Santa Maria del Fiore surmounted by Brunelleschi's majestic dome; the San Giovanni or St. John’s Baptistry, a magnificent example of the Florentine Romanesque; and Giotto’s Campanile or Bell Tower, a Florentine Gothic architectural master work. Behind the Duomo stands the Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore, with various works from the Cathedral on display; visitors can admire pieces intended for all the structures of the complex, from the Baptistry to Giotto's Bell Tower. Piazza della Signoria represents the historical hub of civil and political life, and hosts the 13th-Century Loggia dei Lanzi, the Fountain of Neptune and the Palazzo della Signoria or Palazzo Vecchio, one of the city’s most symbolic monuments. In front of the Palazzo, statues, including a copy of Michelangelo’s famous David, stand tall. Next to the Piazza is the marvellous Uffizi Gallery, home to one of the most important museums in the entire world, hosting works by Botticelli, Michelangelo, Leonardo da Vinci and numerous other master artists. A remarkable architectonic element of the Uffizi Gallery is the Vasari Corridor, realized by Giorgio Vasari himself around the mid-Fifteenth Century; the Corridor connects the Gallery to the Palazzo Vecchio and Palazzo Pitti. The church of Santa Croce, rebuilt for the Franciscan order in 1294 by Arnolfo di Cambio, is the burial place for the great and good in Florence. Michelangelo is buried in Santa Croce, as are Rossini, Machiavelli, and the Pisan-born Galileo Galilei, who was tried by the Inquisition and was not allowed a Christian burial until 1737, 95 years after his death. There is also a memorial to Dante, but his sarcophagus is empty (he is actually buried in Ravenna as he was exiled from Florence). ‎The Church of Santa Maria Novella might not be at the top of your list of places to visit in Florence but we highly recommend you place it on there. Architecturally, it is one of the most important Gothic churches in Tuscany, built with the golden section's perfection. The exterior is the work of Fra Jacopo Talenti and Leon Battista Alberti. The interior holds extraordinary works of art including Masaccio's Trinità, Ghirlandaio's fresco cycle in the Tornabuoni Chapel and Giotto's Crucifix, among others. Crossing the very old and suggestive Ponte Vecchio, with its storied gold workshops, one arrives in the Oltrarno quarter to encounter the scenographic piazza that gives way to Palazzo Pitti, an imposing, sumptuous palace where resided the Medici and Lorena clans. The Pitti boasts a wondrous park, the glorious Boboli Gardens; the Gardens are an exemplar of Italian garden landscaping. Fans of Renaissance art will feel giddy touring The Galleria dell'Accademia, which is bursting with works by Michelangelo. Palazzo Pitti, this enormous palace is one of Florence's largest architectural monuments. The original palazzo was built for the Pitti family in 1457, designed by Filippo Brunelleschi and built by his pupil Luca Fancelli. Don't forget during your visit to Florencethat just walking around and enjoining a fabulous fiorentina steak in any of the Osteria in the city centre, will leave you great memories!

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Per noi di adArte restauro, prima di eseguire un buon lavoro di restauro è basilare conoscere al meglio delle possibilità il bene oggetto di intervento. Competenza e strumentazione tecnologica sono componenti imprescindibili per un lavoro che si deve svolgere in maniera metodologica. Un buon restauro non può prescindere da una valida indagine conoscitiva preliminare. adArte, grazie alla competenza professionale del suo personale, offre un ventaglio di metodologie di indagine che spaziano dalle ricerche archeologiche, storiche e d’archivio, ad analisi tecniche di tipo non invasivo (termocamera, infrarosso, endoscopio, droni), fino alla realizzazione di tasselli stratigrafici murari. Allo stesso tempo anche l’aspetto documentale di queste tipologie di ricerca è fondamentale, motivo per il quale siamo in grado di fornire relazioni preliminari e di indagine dettagliate, realizzate con programmi specifici e spesso open source. La progettazione di un restauro è una fase delicata ed importantissima, in cui il dialogo tra specialisti, committenti ed enti svolge un ruolo fondamentale. adArte, in linea con la normativa vigente nell’ambito del Restauro dei Beni Culturali, si avvale di figure abilitate alla realizzazione di progetti di restauro completi, mappature di cantiere o del bene in oggetto (anche con tecnologia 3D), computi metrici e, su richiesta, rilievi grafici di diverse tipologie a seconda delle necessità. Oggi lavorare su un complesso architettonico di interesse storico, artistico richiede l’apporto integrato di più competenze, per poter offrire un risultato di qualità e valorizzare al meglio il bene oggetto di intervento. In condizioni di lavoro particolarmente complesse (come ad esempio il recupero di un immobile articolato) e che richiedono una particolare integrazione di competenze con interazione di professionalità diverse, siamo in grado di fornire e coordinare per conto della Committenza l’intera squadra di lavoro (archeologi, storici, geologi, restauratori, impresa edile, impiantisti, falegnami, fabbri, imbianchini, ecc…) compresa la parte professionale afferente alla progettazione, alla direzione lavori e al coordinamento della sicurezza. I nostri campi d'intervento perciò sono ampi e comprendono: restauro di superfici decorate, Restauro di strutture edili, restauro e recupero di beni archeologici, rimozione atti vandalici, manutenzione e protezione, coordinamento lavori. L’azienda si avvale di strumenti e tecnologie all’avanguardia rappresentate dal nostro settore ICT (Information and Communications Technology) che comprendono il rilevamento strumentale (GNSS e Stazione Totale), geofisico e aerofotogrammetrico (Aerial Remote Sensing). adArte si è dotata da subito di un software gestionale autoprodotto (pyArchInit) ed una realtà dinamica in grado di fornire soluzioni tecnico – informatiche al servizio del territorio. L’azienda opera anche nell’ambito della pianificazione urbanistico-territoriale attraverso analisi e valutazioni d’impatto dei progetti sulla paesaggistica (3d modelling & rendering) e lo sviluppo di Sistemi Informativi territoriali per PSC e PUG comunali. Dal 2012 la società ha la certificazione SOA OS25, II livello ed è consociata ad Archeoimprese.

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DSA Study Maps è la pagina di un sito web dove si possono trovare e scaricare migliaia di mappe concettuali per le superiori. Siamo due fratelli. Giuseppe Cipolla, (studente di Psicologia) e Pietrosilvio Cipolla (studente di Giurisprudenza). Durante i mesi di forzata permanenza in casa, abbiamo approfittato per caricare sul web tutto il materiale prodotto durante i nostri anni di studio. Speriamo possa essere d’aiuto a tutti i ragazzi DSA/BES e non. Mappe concettuali parlanti, migliaia di mappe concettuali animate che spiegano in maniera sintetica e chiara i concetti chiave e importanti da memorizzare. Gli argomenti trattati sono relativi alle materie scolastiche: Italiano - Grammatica - Storia - Letteratura latina - Letteratura inglese - Filosofia - Scienze -Biologia - Genetica - Chimica - Corpo umano - Geologia -Geografia astronomica - Storia dell'arte ecc. Le mappe concettuali in formato jpeg potete trovarle e scaricarle dal sito. DSA Study Maps is the page of a website where you can find and download thousands of concept maps for high school. We are two brothers, Giuseppe Cipolla, (student of Psychology) and Pietrosilvio Cipolla (student of Law). During the months of forced stay at home, we took the opportunity to upload all the material produced during our years of study to the web. We hope it will be of help to all SLD / BES and non-SLD kids. Talking concept maps, thousands of animated concept maps that briefly and clearly explain the key and important concepts to be memorized. The topics covered are related to school subjects: Italian - Grammar - History - Latin literature - English literature - Philosophy - Science - Biology - Genetics - Chemistry - Human body - Geology - Astronomical geography - History of art etc. Concept maps in jpeg format can be found and downloaded from the site.

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La Fondazione Marisa Bellisario è un network di energie e competenze, una lobby del merito, una rete di dialogo e confronto, un gruppo solidale e unito, che condivide attività e iniziative per costruire un Paese a misura di donne e di crescita. «Sono sempre rimasta colpita dall’energia e determinazione di questo network e dalla capacità di cogliere sempre il senso del presente, intraprendendo battaglie per il merito con estrema concretezza. Il coraggio di osare, la sfida perché le donne raggiungessero i vertici ma anche perché diventassero autentiche Protagoniste delle loro professioni e delle loro vite è stato il faro che ha illuminato il cammino della Fondazione. Se oggi le donne sono sempre più presenti nei gangli vitali del sistema economico e politico, in Italia come in Europa, il merito non è solo dei loro talenti finalmente riconosciuti ma anche di associazioni come la Fondazione Bellisario che hanno lavorato con serietà e dedizione per quest’obiettivo fondamentale» (Viviane Reding). Nel 1989, da un’idea di Lella Golfo, nasce la Fondazione Marisa Bellisario. L’obiettivo è sostenere le donne nella loro vita professionale e personale, valorizzarne il merito e il talento, favorire le carriere al femminile, sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni e l’economia al raggiungimento di condizioni di reale pari opportunità. La Fondazione Marisa Bellisario è oggi un network che raccoglie migliaia di manager, imprenditrici, professioniste, donne “arrivate” ai vertici e giovani promesse, tutte con un sogno realizzato o in fieri e tutte con la volontà di lasciare un segno e incidere sul presente e sul futuro del Paese. La Fondazione è un laboratorio di crescita e scambio d’idee ed esperienze che aiuta a leggere e comprendere la realtà e a trovare le soluzioni per “cambiare passo” e rendere le donne Protagoniste del loro tempo. Gli strumenti sono il dialogo e confronto con il mondo politico, le Istituzioni e l’imprenditoria per portare avanti progetti sul lavoro, sull’imprenditoria, sulle politiche di welfare e sulla violenza di genere. Ma l’azione muove anche dalle iniziative concrete e innovative che negli anni tracciano la strada del cammino verso la parità delle donne italiane. Inseguire i sogni, lasciare un segno: «La Fondazione Bellisario rappresenta un pezzo di storia d’Italia. Prima che nascesse, il nostro Paese era certamente meno maturo e consapevole delle tante risorse femminili di cui dispone e che deve utilizzare se vuole avviare un percorso di sviluppo equilibrato e sostenibile. Le tantissime Mele d’Oro ci hanno mostrato e fatto conoscere talenti che fino a quel momento erano rimasti in un cono d’ombra e che dopo hanno conquistato anche incarichi di prestigio. I riconoscimenti a giovani donne e il Premio alle neolaureate hanno dato a tante ragazze lo sprone a inseguire i propri sogni di vita e carriera. Le tante iniziative della Fondazione Bellisario hanno poi contribuito a quel cambiamento culturale che in tanti oramai giudichiamo indispensabile» (Antonio Catricalà). The Marisa Bellisario Foundation is a network of energies and skills, a lobby of merit, a network of dialogue and discussion, a united and united group, which shares activities and initiatives to build a country suitable for women and growth. «I have always been struck by the energy and determination of this network and by the ability to always grasp the sense of the present, waging battles for merit with extreme concreteness. The courage to dare, the challenge for women to reach the top but also for them to become authentic Protagonists of their professions and their lives was the beacon that illuminated the path of the Foundation . If today women are increasingly present in the vital ganglia of the economic and political system, in Italy as in Europe, the merit is not only of their finally recognized talents but also of associations such as the Bellisario Foundation who have worked with seriousness and dedication for this 'fundamental objective' (Viviane Reding). In 1989, from an idea of Lella Golfo, the Marisa Bellisario Foundation was born. The goal is to support women in their professional and personal life, enhance their merit and talent, promote female careers, raise awareness of public opinion, institutions and the economy to achieve conditions of real equal opportunities. The Marisa Bellisario Foundation is today a network that gathers thousands of managers, businesswomen, professionals, women "arrived" at the top and young promises, all with a dream come true or in progress and all with the will to leave a mark and affect the present and on the future of the country. The Foundation is a laboratory of growth and exchange of ideas and experiences that helps to read and understand reality and to find solutions to "change pace" and make women the protagonists of their time. The tools are dialogue and confrontation with the political world, institutions and entrepreneurship to carry out projects on work, entrepreneurship, welfare policies and gender-based violence. But the action also stems from concrete and innovative initiatives that over the years have traced the path towards equality for Italian women. «The Bellisario Foundation represents a piece of Italian history. Before it was born, our country was certainly less mature and aware of the many female resources at its disposal and which it must use if it wants to start a balanced and sustainable development path. The many Golden Apples showed us and made known talents who until then had remained in a shadow and who afterwards also won prestigious positions. The awards to young women and the award for recent graduates have given many girls the spur to pursue their dreams of life and career. The many initiatives of the Bellisario Foundation then contributed to that cultural changewhich many now consider indispensable» (Antonio Catricalà).

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Artenova, dopo una decennale esperienza nella produzione di manufatti artistico-ornamentali ha deciso di rispondere ad una evidente flessione della domanda di mercato, iniziando ad utilizzare, dopo una lunga fase di sperimentazione, la pregiatissima argilla di Impruneta per la realizzazione di grandi giare in terracotta per la lavorazione del vino. Il nuovo corso aziendale, grazie anche alla preziosa collaborazione interdisciplinare di vari esperti, ne ha sancito un immediato successo internazionale. Ad oggi Artenova è l’unica fornace in Italia a produrre Giare per vino e conta fra i suoi clienti, oltre a numerose aziende italiane, produttori da numerosi paesi del mondo (Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Francia, Canada, Austria, Serbia, Albania, Sud Africa ecc.) La terracotta di Impruneta è il risultato di un particolare tipo di argilla, presente soltanto in una ristretta area geografica intorno al paese, in grado di conferirle speciali caratteristiche di resistenza e di colore. Una terra speciale, unica, inalterabile nel tempo ma che, per essere lavorata, ha bisogno di una grande maestria artigianale. Artenova, after a decade of experience in the production of artistic-ornamental artefacts, has decided to respond to an evident decline in market demand, starting to use, after a long period of experimentation, the highly prized Impruneta clay for the creation of large terracotta jars for wine processing. The new company course, thanks also to the precious interdisciplinary collaboration of various experts, has sanctioned an immediate international success. To date, Artenova is the only furnace in Italy to produce Jars for wine and counts among its customers, in addition to numerous Italian companies, producers from numerous countries around the world (United States, Australia, New Zealand, France, Canada, Austria, Serbia , Albania, South Africa etc.) The terracotta of Impruneta is the result of a particular type of clay, present only in a limited geographical area around the town, capable of giving it special characteristics of resistance and color. A special land, unique, unalterable over time but which, in order to be worked, needs great craftsmanship.

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Dal 1435 la famiglia Mazzei produce vini unici con spirito e passione che si rinnovano di generazione in generazione. A Fonterutoli nel Chianti Classico come a Belguardo e a Zisola vive la stessa filosofia nella valorizzazione dei vitigni autoctoni. Contemporanei dal 1435. 600 anni di attività vitivinicola, ricerca e valorizzazione del territorio nel Chianti Classico, in Maremma e Sicilia. Visita la spettacolare cantina di Castello di Fonterutoli. Da oltre sei secoli, la nostra famiglia si dedica all’attività vitivinicola con passione e impegno che si rinnovano di generazione in generazione. La continua ricerca di nuovi orizzonti qualitativi ci ha portato a estendere le nostre attività su diverse frontiere enologiche, da quella storica del Castello di Fonterutoli nel Chianti classico, verso due realtà altrettanto promettenti: Belguardo nella Maremma Toscana e Zisola nella Sicilia Sud-Orientale. Attraverso il loro potenziale espressivo vogliamo declinare in contesti diversi il nostro patrimonio di esperienza, sempre nel rispetto delle caratteristiche e delle specificità di questi grandi “terroirs”. La costante attenzione a questi valori si riflette su tutti i nostri vini, per la soddisfazione dei “connaisseurs” di tutto il mondo che riconoscono nel nome Mazzei uno dei punti di riferimento del panorama enologico italiano. Con questo spirito lavoriamo per continuare a meritare la fiducia dei nostri estimatori, nel presente e nel futuro. Since 1435 the Mazzei family has been producing unique wines with spirit and passion that are renewed from generation to generation. In Fonterutoli in the Chianti Classico as in Belguardo and in Zisola, the same philosophy lives in the enhancement of native vines. Contemporary since 1435. 600 years of winemaking, research and enhancement of the territory in the Chianti Classico, Maremma and Sicily. Visit the spectacular Castello di Fonterutoli winery. For over six centuries, our family has been dedicated to the wine business with passion and commitment that are renewed from generation to generation. The continuous search for new qualitative horizons has led us to extend our activities on different oenological frontiers, from the historical one of the Castello di Fonterutoli in the classic Chianti, towards two equally promising realities: Belguardo in the Tuscan Maremma and Zisola in South-Eastern Sicily. Through their expressive potential we want to decline our wealth of experience in different contexts, always respecting the characteristics and specificities of these great “terroirs”. The constant attention to these values ​​is reflected in all our wines, to the satisfaction of the "connaisseurs" from all over the world who recognize in the name Mazzei one of the reference points of the Italian wine scene. With this spirit we work to continue to deserve the trust of our admirers, in the present and in the future.

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Patrimony UNESCO from over 20 years, the city of Venice and its Lagoon, form a pearl set in a territory rich in charm which extends for kilometres. Your visit to Venice will remain in your heart forever. Things to do in Venice should start from Piazza San Marco: the beating heart of Venice and is considered one of the most beautiful squares in the world. That of San Marco is the only town square overlooking the sea, and is the favourite place for Venetians and tourists to stroll along an extraordinary path of Italian art and history. Napoleon Bonaparte called it "the most beautiful hall in Europe". It was built in the 9th century and paved in 1177, 100 years after its construction. The first church dedicated to San Marco, commissioned by Giustiniano Partecipazio, was built next to the Doge's Palace in 828 to house the relics of San Marco. When thinking about Saint Mark’s Basilica, the first images that come to the minds of many people are those of the mosaics and their golden backgrounds. More than 8000 square metres of mosaic cover the walls, vaults and cupolas of the Basilica. Essentially Byzantine in its architecture, the Basilica finds in the mosaics its natural integrating element. The mosaic decorations were developed through some 8 centuries of the Basilica’s history. The island of San Giorgio Maggiore is the smaller of the two and is a few tens of meters from the Giudecca Island: it is a magical and silent place, far from the tourist itineraries and, for this reason, it maintains its ancient charm intact, whose roots can be found in the distant 10th century, when the Benedictine monks founded the first convent with an adjacent church here. The Civil Hospital of Saints John and Paul in Venice is one of the major monumental complexes in the city; it is also an architectural-artistic compendium that spans nearly nine centuries; it is a moral and medical-scientific reality that is indispensable for knowing and experiencing the extraordinary Venetian civilization. In fact, it contains the hospital world of contemporary care but also the world of culture, history, art, spirituality. The sixteenth-century Hospital of San Lazzaro overlooks the Rio dei Mendicanti with the original double-façade church; on the Campo SS. Giovanni e Paolo, on the other hand, the most beautiful Renaissance facade of a secular Venetian building is mirrored, this is one of the most important urban spaces with the great Dominican Basilica of the thirteenth century and the amazing equestrian monument of Andrea Del Verrocchio, master of Leonardo . The Rialto Bridge is the oldest bridge that was built to cross the Grand Canal. What most characterizes Venice are its canals, which cross the city like streets. The largest is the Grand Canal, which divides the city in two, with its four kilometres in length. The first thing that catches the eye when you arrive in Burano is the variety of colours of its houses. It goes from yellow to fuchsia. From teal to fiery red. A kaleidoscope that amazes our view and magically reflects the lagoon. Burano is an inhabited centre of 2373 inhabitants, which rises on four islands of the northern Venice lagoon. It is part of the municipality of Venice and in particular of the municipality of Venice-Murano-Burano. It is connected by a bridge to the island of Mazzorbo, which has become a sort of appendage. The town is known for its typical brightly coloured houses and for the centuries-old needlework of Burano lace.

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Rome caput mundi, that's how the Romans used to entitle the city of Rome. In their times it really was the head of the world, today we can still enjoy the Heritage that tells us the history of the Roman Impire of more than 2000 years ago. Things to do in Rome will start from it's symbol: the Colosseum. The Colosseum, the construction of the Flavian Amphitheater, better known as the Roman Coliseum, began around AD 7 under the Emperor Vespasian. The Colosseum became the largest Roman amphitheater, with an elliptical structure of 188 meters long, 156 meters wide and 57 meters high. Made in brick and covered with travertine was divided into five levels with a capacity for more than 50,000 people. Close to the Colosseum, you will walk into the The Imperial Fora, a monumental architectural complex, formed by a series of buildings and monumental squares, the centre of the political activity of ancient Rome, built in a period of about 150 years, between 46 BC and 113 AD. If you get there during the sunset you will enjoy the special lights of the Roman skyes. Walking towaard the centre, you will find another beauty, the Pantheon, the only ancient Roman building remained nearly intact through the centuries. The Pantheon's dome, is the largest hemispherical dome ever built in unreinforced concrete. Despite being so ancient, with its internal diameter of 44.30 m, the dome of the Pantheon is still the largest hemispherical dome ever built in unreinforced concrete. According to tradition, St. Peter's Basilica is built on the site of the tomb of the apostle Peter which dates back to the year 60. He was crucified in the circus of Nero next door. The foundations of the basilica were then completed and the works begun in 315 were completed eleven years later. During the Renaissance, Bernini was entrusted with the redesign of the place from 1629, in particular by building the great colonnade, between 1656 and 1665. The Trevi Fountain with its 26 meters high and 20 wide is one of the largest fountains in all of Rome. Famous throughout the world for its majesty, its history has very ancient roots. From 19 d.c. to 1700, emperors and popes took turns until the restoration in 2014. Famous the scene with Anita Ekberg walking into the fountain during the Dolce Vita movie. Piazza di Spagna, with the Spanish Steps, is one of the most famous in Rome. It owes its name to the palace of Spain, seat of the Iberian state embassy to the Holy See. In the center of the square there is the famous Barcaccia fountain, which dates back to the early Baroque period, built by Pietro Bernini and his son, the most famous Gian Lorenzo. Piazza Navona, at the time of ancient Rome, was the Stadium of Domitian which was built by the emperor Domitian in 85 and in the third century it was restored by Alexander Severus. It was 265 meters long, 106 meters wide and could accommodate 30,000 spectators. Piazza Navona is one of the most famous monumental squares in Rome, built in the monumental style by the Pamphili family at the behest of Pope Innocent X with the typical shape of an ancient stadium.

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En 2021, Chambord célèbre le 200e anniversaire de l'ouverture au public d'un monument qui continue de susciter admiration et fascination dans le monde entier. Sélectionnée en 1840 pour la première liste des monuments historiques de France, inscrite depuis 1981 au patrimoine mondial de l'UNESCO, Chambord s'impose comme l'une des constructions Renaissance les plus impressionnantes. Loin d'apparaître comme un palais d'habitation ou un pavillon de chasse, Chambord incarne une véritable utopie : œuvre d'art inépuisable, elle n'a pas encore livré tous ses secrets. En effet, l'utopie était le mot d'ordre de son 500e anniversaire et la philosophie directrice de la Renaissance. In 2021, Chambord is celebrating the 200th anniversary of the opening to the public of a monument that continues to elicit admiration and fascination throughout the world. Selected in 1840 for the initial list of historic monuments in France, listed since 1981 in the UNESCO World Heritage, Chambord stands out as one of the most awe-inspiring Renaissance constructions. Far from figuring as a residential palace or a hunting lodge, Chambord embodies genuine utopia: as an inexhaustible work of art, it has yet to deliver all its secrets. Indeed, utopia was the watchword of its 500th anniversary and the guiding ethos of the Renaissance.

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Lieu de résidence des rois de France du XVe au XIXe siècle, son destin est indissociable de l'histoire de France. De nombreuses personnalités littéraires et artistes y ont été conviés, comme Léonard de Vinci dont le tombeau est conservé au château. Ce château royal est ainsi l'expression du luxe à la française. Depuis ses balcons, ses toits et ses jardins en terrasses, le visiteur peut contempler les paysages de la Loire et se délecter de ce dont jouissaient les rois. A place of residence for French kings from the 15th to the 19th centuries, its destiny is inextricably linked to the history of France. Numerous literary figures and artists were invited here, like Leonardo da Vinci whose tomb is preserved at the château. This royal château is thus the expression of French-style luxury. From its balconies, its roofs and its terraced gardens, visitors can take in the Loire landscape and delight in what the kings enjoyed.

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Sieben Wochen nach dem Tod König Ludwigs II. wurde Neuschwanstein im Jahr 1886 dem Publikum geöffnet. Der menschenscheue König hatte die Burg erbaut, um sich aus der Öffentlichkeit zurückzuziehen – jetzt wurde sein Refugium zum Publikumsmagneten. Neuschwanstein gehört heute zu den meistbesuchten Schlössern und Burgen Europas. Rund 1,4 Millionen Menschen jährlich besichtigen "die Burg des Märchenkönigs". Im Sommer drängen sich im Durchschnitt täglich mehr als 6.000 Besucher durch Räume, die für einen einzigen Bewohner bestimmt waren. Das führt – in Verbindung mit dem alpinen Klima und Licht – zu erheblichen Belastungen für die wertvollen Möbel und Textilien, um deren Erhalt wir uns intensiv bemühen. Die idyllische Lage von Neuschwanstein ist einmalig. Allerdings müssen Bewegungen im Fundamentbereich ständig überwacht und die steilen Felswände immer wieder gesichert werden. Ebenso greift das raue Klima die Kalkstein-Fassaden stark an, was immer wieder Sanierungsmaßnahmen erfordert.Seven weeks after the death of King Ludwig II , Neuschwanstein was opened to the public in 1886. The shy king built the castle to withdraw from the public eye - now his refuge has become a crowd puller. Today Neuschwanstein is one of the most visited palaces and castles in Europe. Around 1.4 million people visit "the castle of the fairy tale king" every year. In summer , an average of more than 6,000 visitors a day push their way through rooms that were intended for a single resident. In connection with the alpine climate and light, this leads to considerable strain on the valuable furniture and textiles, which we strive to preserve intensively. The idyllic location of Neuschwanstein is unique. However, movements in the area of ​​the foundations must be constantly monitored and the steep rock faces must be secured again and again. The harsh climate also has a strong impact on the limestone facades, which repeatedly requires renovation measures.

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O Palácio Nacional da Pena é como uma joia sagrada que coroa a Serra de Sintra. O parque envolvente, em sintonia com o caráter feérico do palácio, desperta emoções de mistério e de descoberta. Nos seus recantos, os olhares perdem-se de encanto. Os tons coloridos do palácio, expoente máximo do Romantismo em Portugal e obra eterna de D. Fernando II, Rei-Artista, abrem portas à imaginação de todos os que ali chegam, e os infinitos matizes de verde que pintam o parque circundante constituem um cenário idílico, frequentemente sob o véu do característico nevoeiro da serra de Sintra. Como que saído de um conto de fadas, este lugar faz sonhar todas as gerações dos que por ali passam e que com ele se deslumbram. The Palácio Nacional da Pena is like a sacred jewel that crowns the Serra de Sintra. The surrounding park, in tune with the fairy character of the palace, awakens emotions of mystery and discovery. In its corners, eyes lose their charm. The colorful tones of the palace, the greatest exponent of Romanticism in Portugal and the eternal work of D. Fernando II, King-Artist, open doors to the imagination of all who arrive there, and the infinite shades of green that paint the surrounding park provide a backdrop idyllic, often under the veil of the characteristic fog of the Sintra mountains. As if out of a fairy tale, this place makes dreaming of all the generations who pass by and who are dazzled by it.

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Gehen Sie mit uns auf eine Zeitreise durch 850 Jahre…In einem Seitental der Mosel zwischen Koblenz und Cochem steht auf einem steilen Felskopf inmitten unberührter Natur Burg Eltz – die Burg mit über 850 Jahren Geschichte. Der Name der Burg stammt vom vielfach gewundenen Elzbach, der sie umfließt. Burg Eltz wurde erstmals 1157 urkundlich erwähnt und überstand alle Wirren der Jahrhunderte unbeschadet. Somit gehört sie zu den wenigen niemals zerstörten Burgen in Europa. Seit dem 13. Jahrhundert bewohnten die drei Hauptlinien des Familie Eltz verschiedene Häuser der Burg: Eltz-Kempenich, Eltz-Rodendorf und Eltz-Rübenach. So waren zwar die jeweiligen Wohnbereiche und Haushalte getrennt, die Einheit der Familie blieb aber durch den gemeinsamen Namen und das Wappen gewahrt. Diese Wohn- und Erbengemeinschaft überdauerte viele Jahrhunderte. Seit nunmehr 34 Generationen befindet sich Burg Eltz nach wie vor im Besitz der Edlen Herren und Grafen von und zu Eltz. Mit ihrer einzigartigen Architektur und ihrer malerischen Lage ist sie für die Besucher der Inbegriff einer deutschen Ritterburg! Der englischen Autorin Katherine Macquoid erschien sie mit ihren Erkern, Spitzen und Türmen wie ein „wahrhaftig verzauberter Platz, ein Märchen aus Stein“, denn in der 500-jährigen Bauzeit entstand um den Innenhof herum ein verwinkeltes Ensemble mit eng aneinander geschmiegten hohen Wohntürmen. Die Führung durch Burg Eltz nimmt den Gast mit auf eine Zeitreise durch acht Jahrhunderte, die sich in der Architektur der Räume und in deren Einrichtung widerspiegelt. Ob in der Rüstkammer, im Rittersaal, Jagdzimmer, Schlafgemach oder in der Küche – überall werden vielfältige Einblicke in das Leben auf Burg Eltz gewährt. Die Möbel und Kunstwerke aus dem Besitz der Familie Eltz vermitteln einen unvergesslichen Eindruck mittelalterlicher Wohnkultur. In den Kellergewölben der Burg erwartet den Besucher die Schatzkammer – eine private Sammlung von über 500 Exponaten nationaler und internationaler Bedeutung, darunter Gold- und Silberschmiedearbeiten, Schmuck, Porzellan, Waffen und Rüstungen. Wir freuen uns über Ihren Besuch! Übrigens: Bis in die frühen 1990er Jahre war eine Banknote der bekannteste Werbeträger für Burg Eltz - sie zierte lange Zeit die Rückseite des alten 500-Mark-Scheins. Come with us on a time travel through 850 years ... In a side valley of the Moselle between Koblenz and Cochem, Eltz Castle stands on a steep rock head in the midst of untouched nature - the castle with over 850 years of history. The name of the castle comes from the winding Elzbach that flows around it. Eltz Castle was first mentioned in a document in 1157 and survived all the turmoil of the centuries unscathed. This makes it one of the few castles in Europe that has never been destroyed. Since the 13th century, the three main lines of the Eltz family lived in different houses in the castle: Eltz-Kempenich, Eltz-Rodendorf and Eltz-Rübenach. Although the respective living areas and households were separated, the family unity was preserved through the common name and the coat of arms. This community of living and heirs lasted for many centuries. For 34 generations, Eltz Castle has been owned by the noble lords and counts von und zu Eltz. With its unique architecture and its picturesque location, it is the epitome of a German knight's castle for visitors! The English author Katherine Macquoid saw it with its bay windows, spiers and towers like a “truly enchanted square, a fairy tale made of stone”, because in the 500-year construction period a winding ensemble with high residential towers nestled together was created around the inner courtyard. The guided tour through Eltz Castle takes the guest on a journey through eight centuries, which is reflected in the architecture of the rooms and their furnishings. Whether in the armory, in the knight's hall, hunting room, bedchamber or in the kitchen - diverse insights into life at Eltz Castle are granted everywhere. The furniture and works of art owned by the Eltz family convey an unforgettable impression of medieval living culture. In the vaulted cellar of the castle, the treasury awaits the visitor - a private collection of over 500 exhibits of national and international importance, including gold and silversmiths, jewelry, porcelain, weapons and armor. We are looking forward to your visit! By the way: up until the early 1990s, a banknote was the best-known advertising medium for Burg Eltz - it adorned the back of the old 500-mark note for a long time.

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La contemplation de Chenonceau évoque l’idée d’une harmonie parfaite entre une nature, faite d’eau, d’air et de verdure, et une architecture unique et reconnue dans le monde entier. Chef-d’œuvre de la Renaissance, directement inspiré du Ponte Vecchio, Chenonceau, plus que nul autre, inspire un sentiment universel de paix. Le monument recèle des chefs-d’œuvre, une admirable collection de tapisseries, peintures et mobilier. Ces tableaux exceptionnels, signés par les plus grands maitres européens des XVIe, XVIIe, et XVIIIe siècles, font écho à l’histoire, très riche du château et au rôle de premier plan qu’y ont tenu les femmes. De la Renaissance, avec la reine Catherine de Médicis et ses fêtes somptueuses, au XVIIIème siècle, avec Louise Dupin, Dame des Lumières, Chenonceau a toujours cultivé les rencontres et accueilli philosophes, écrivains et artistes, dans l’échange et l’amitié… Ses jardins de Catherine de Médicis et de Diane de Poitiers soulignent l’élégance de son paysage, du Jardin Vert, dessiné par Bernard Palissy, jusqu’au labyrinthe italien… Les majestueux bouquets, présents dans chacune des pièces, sont créés dans l’atelier floral, situé dans la couThe contemplation of Chenonceau evokes the idea of ​​a perfect harmony between nature, made up of water, air and greenery, and a unique architecture recognized throughout the world. A Renaissance masterpiece, directly inspired by the Ponte Vecchio, Chenonceau, more than any other, inspires a universal feeling of peace. The monument contains masterpieces, an admirable collection of tapestries, paintings and furniture. These exceptional paintings, signed by the greatest European masters of the 16th, 17th and 18th centuries, echo the rich history of the castle and the prominent role played by women there. From the Renaissance, with Queen Catherine de Medici and her sumptuous festivals, to the 18th century, with Louise Dupin, Lady of the Lights, Chenonceau has always cultivated encounters and welcomed philosophers, writers and artists, in exchange and friendship ... Its gardens of Catherine de Médicis and Diane de Poitiers underline the elegance of its landscape, from the Green Garden, designed by Bernard Palissy, to the Italian labyrinth… The majestic bouquets, present in each of the rooms, are created in the workshop floral, located in the courtyard of the 16th century farmhouse. The florists have at their disposal the production of the Flower Garden and its greenhouses.r de la ferme du XVIe siècle. Les fleuristes ont à leur disposition, la production du Potager des Fleurs et de ses serres.

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Aigle Castle is a castle in the municipality of Aigle of the Canton of Vaud in Switzerland. It is a Swiss heritage site of national significance.HistoryThe Barons of Aigle were first mentioned in 1179. At that time they had a small fortification, that became the center of the modern castle, along the road over the Col du Pillon and Col des Mosses passes of the Rhone. However, only traces of this first castle have been archaeologically discovered.Some time before 1200, the Barons of Aigle ended up as vassals of the powerful Counts of Savoy. In 1232, Count Thomas of Savoy granted Aigle as a fief to the brothers Jacob and Peter of Saillon in exchange for their ancestral castle in Valais. The Saillon family seems to have been closely related with the barons of Aigle.In the second half of the 13th Century, Aigle expanded and received a city charter. The castle was rebuilt, with a fortified donjon and a curtain wall.In the 14th Century, the Lords of Compey inherited the rights of the Saillon family. They were also vassals of the Counts of Savoy and made Aigle into their headquarters. They added turrets and in 1450 built a massive tower in the south corner. This tower was an example of late French Donjon architecture.

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Uncem, Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani. Da sessant'anni è il "sindacato del territorio montano". La Delegazione piemontese - a cui aderiscono: 50 Unioni montane di Comuni (eredi delle Comunità montane secondo quanto previsto dalla legge nazionale 56/2014 e dalle leggi regionali 11/2012 e 3/2014), i 552 Comuni montani, 5 Province, 2 Consorzi Bim, il Formont e il Consorzio Pra Catinat - ha sede in via Gaudenzio Ferrari 1 a Torino. L'Uncem Piemonte rappresenta gli enti a livello regionale presso gli organi competenti per l'esame dei provvedimenti di interesse montano, allo scopo di valorizzare e sviluppare il territorio e le istituzioni; promuove il coordinamento delle attività delle Comunità montane e degli enti al fine di potenziarne le capacità di intervento collegandosi alle linee di programmazione europea, nazionale e regionale; promuove inoltre studi e ricerche per una migliore conoscenza della realtà montana. Dal 2007, l'attività delle Comunità montane, delle Unioni e della Delegazione piemontese dell'Uncem viene presentata sulla rivista bimestrale PieMonti, cinquanta pagine che raccolgono e diffondono le nuove sfide e le opportunità di sviluppo della montagna piemontese. Uncem National Union of Municipalities, Communities and Mountain Bodies. It has been the "mountain territory union" for sixty years . The Piedmontese Delegation - to which the following adhere: 50 mountain Unions of Municipalities (heirs of the mountain communities according to the provisions of national law 56/2014 and regional laws 11/2012 and 3/2014), the 552 mountain municipalities, 5 provinces, 2 consortia Bim, the Formont and the Pra Catinat Consortium - is based in via Gaudenzio Ferrari 1 in Turin. Uncem Piemonte represents the bodies at regional level at the competent bodies for the examination of measures of mountain interest, in order to enhance and develop the territory and the institutions ; it promotes the coordination of the activities of the mountain communities and of the entities in order to strengthen their intervention capacities by connecting to the European, national and regional programming lines; it also promotes studies and research for a better knowledge of the mountain reality.

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Il Sentiero di Leonardo 26 giorni e 540 km a piedi: da Milano a S. Bernardino lungo l'Adda e il Lario - da S. Bernardino a Milano lungo la Mesolcina, il Ticino e il Naviglio pavese. La nascita di un Sentiero dedicato a Leonardo da Vinci intende mettere in attenzione territori e luoghi che - dal capoluogo milanese alla Svizzera dei Cantoni Grigioni e Ticino - videro Leonardo da Vinci protagonista indiscusso con la sua attività di artista, studioso della natura, geologo, alpinista, ingegnere e inventore. Oltre al capoluogo di Milano, la Martesana, il corso dell’Adda, il ramo lecchese del Lario, la corona alpina, l'attuale Svizzera italiana, il corso del Ticino, i Navigli Grande e Pavese furono gli ambiti da lui più esplorati e studiati. Leonardo da Vinci, affascinato in Lombardia dall'acqua fluente e interessato al moto dei fluidi, trovò lungo il corso abduano e del Ticino i motivi di studio, di riflessione e a seguire di creazione-invenzione che poi si tradussero nelle sue celeberrime produzioni artistiche e tecnologiche, le quali tuttora stupiscono e affascinano il mondo intero. Il percorso del Sentiero di Leonardo ricalca una sentieristica già nota e consolidata, nel seguito sintetizzata: Alzaia della Martesana da Milano a Trezzo sull’Adda, Alzaia del fiume Adda da Trezzo sull’Adda a Lecco, Sentieri lungo i Piani Resinelli da Lecco ad Abbadia Lariana (in futuro, quando sarà disponibile, la ciclopedonale lungolago), Sentiero del Viandante da Abbadia Lariana a Piantedo Via Francisca da Piantedo a Chiavenna, Via Spluga da Chiavenna a Madesimo, Passo del Baliscio da Madesimo a San Bernardino, Valle Mesolcina da San Bernardino a Bellinzona, Sentiero svizzero 7 da Bellinzona a Lugano e Ponte Tresa, Via Francisca da Ponte Tresa a Busto Arsizio, Alzaia del Naviglio Grande da Busto Arsizio ad Abbiategrasso, Sentieri del Parco del Ticino da Abbiategrasso a Pavia, Alzaia del Naviglio Pavese da Pavia a Milano La suggestione del percorso prefigurato è tale da configurare il Sentiero di Leonardo come una originale valorizzazione dei territori coinvolti, portandolo a competere - grazie alla presenza di numerosi temi attrattivi - coi più blasonati cammini europei. 26 days and 540 km on foot: from Milan to S. Bernardino along the Adda and Lario - from S. Bernardino to Milan along the Mesolcina, Ticino and Naviglio Pavese. The birth of a path dedicated to Leonardo da Vinci intends to focus on territories and places that - from the Milanese capital to the Switzerland of the cantons of Grisons and Ticino - saw Leonardo da Vinci the undisputed protagonist with his activity as an artist, nature scholar, geologist, mountaineer. , engineer and inventor. In addition to the capital of Milan, the Martesana, the course of the Adda, the Lecco branch of the Lario, the Alpine crown, the current Italian Switzerland, the course of the Ticino, the Navigli Grande and Pavese were the areas he most explored and studied. Leonardo da Vinci, fascinated in Lombardy by flowing water and interested in the motion of fluids, found along the Abduano and Ticino courses the reasons for study, reflection and subsequent creation-invention which then resulted in his famous artistic and technological productions , which still amaze and fascinate the whole world. The path of Leonardo's Path follows an already known and consolidated path, summarized below: Towpath of the Martesana from Milan to Trezzo sull'Adda, Towpath of the Adda river from Trezzo sull'Adda to Lecco, Paths along the Resinelli Plains from Lecco to Abbadia Lariana (in the future, when the lakeside cycle path will be available), Path of the Wayfarer from Abbadia Lariana to Piantedo, Via Francisca from Piantedo to Chiavenna, Via Spluga from Chiavenna to Madesimo Passo del Baliscio from Madesimo to San Bernardino, Mesolcina Valley from San Bernardino to Bellinzona, Swiss path 7 from Bellinzona to Lugano and Ponte Tresa, Via Francisca from Ponte Tresa to Busto Arsizio, Towpath of the Naviglio Grande from Busto Arsizio to Abbiategrasso Trails of the Ticino Park from Abbiategrasso to Pavia, Towpath of the Naviglio Pavese from Pavia to Milan. The suggestion of the prefigured path is such as to configure Leonardo's Path as an original enhancement of the territories involved, leading it to compete - thanks to the presence of numerous attractive themes - with the most noble European paths.

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Emblema dell'eccellenza italiana sin dalla sua fondazione nel 1889, Bonacina 1889 è un Design Brand indipendente a conduzione familiare che, negli anni, ha definito uno stile unico e senza tempo, fatto di sensibilità alla Creatività e all'Arte, cura dei dettagli e utilizzo del Rattan, una materia prima naturale che cresce in Estremo Oriente. Ogni pezzo è tessuto e curvato a mano in Italia da artigiani appassionati: la sapiente e sapiente lavorazione rende i nostri pezzi unici ed estremamente duraturi nel tempo. Ricca di un patrimonio eccezionale, l'azienda ha collaborato con "Maestri" del design italiano come Franco Albini, Franca Helg, Gae Aulenti, Marco Zanuso, Joe Colombo e Gio Ponti, e Decoratori e Architetti riconosciuti a livello internazionale come Renzo Mongiardino, Jacques Grange e Peter Marino in progetti sognanti e all'avanguardia. L'azienda rimane fedele alle materie prime naturali che maggiormente hanno definito la sua cultura, consolidando il know-how, per quanto riguarda il mondo Outdoor, su nuove tecniche e materiali.Bonacina 1889 affonda le sue radici nel territorio del Lago di Como, potendo contare sul know-how del distretto produttivo della Brianza, parte collinare e fertile dell'area a nord di Milano. La filosofia di Bonacina 1889 è fatta di Qualità, Sostenibilità, Autenticità Italiana e Stile di Vita e Tradizione Europea. Emblematic of Italian excellence since its foundation in 1889, Bonacina 1889 is an independent, family-owned Design Brand that, over the years, defined a unique and timeless style, made of sensitivity to Creativity and Arts, attention to detail and use of Rattan, a natural raw material that grows in the Far East. Each piece is hand-woven and curved in Italy by passionate artisans: savvy and skillful workmanship makes our pieces unique and extremely lasting in time. Rich in exceptional heritage, the company has collaborated with Italian Design "Maestri”, such as Franco Albini, Franca Helg, Gae Aulenti, Marco Zanuso, Joe Colombo and Gio Ponti, and Internationally recognized Decorators and Architects like Renzo Mongiardino, Jacques Grange and Peter Marino in dreamy and cutting-edge projects. The company remains faithful to the natural raw materials that mostly defined its culture while consolidating the know-how, regarding the Outdoor world, on new techniques and materials. Bonacina 1889 is rooted in the Lake Como territory, relying on the know-how of the production district of Brianza, a hilly, fertile part of the area north of Milan. Bonacina 1889 philosophy is made of Quality, Sustainability, Italian authenticity and European Lifestyle and Tradition.

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The ancient Agora of Athens is the best-known example of an ancient Greek agora, located to the northwest of the Acropolis and bounded on the south by the hill of the Areopagus and on the west by the hill known as the Agoraios Kolonos, also called Market Hill. The open plateau of the Ancient Agora provided a place for the citizens of ancient Athens to meet, bond and deliberate on the issues of the day, hence the use of the word “agora”, that derives from the verb “αγείρω” which means to congregate. This ancient city with its court of law, gymnasium, temples and “stoas” has made one of the greatest contributions to humankind, in planting the ideals of citizenship, political consciousness and the foundations of democracy. The Ancient Agora was a dynamic place, where the great thinkers Sophocles, Socrates, Protagoras, among others, would meet and where ordinary citizens could come and interact with their peers, voice their concerns, agree on solutions and courses of action. It represented the ethos of what most of us in the Western world enjoy today; a sense of freedom, justice, equality and social conscience. Today, this very Athenian agora is a peaceful refuge away from busy city life, with shady trees and a large archaeological space that leads out to several winding pathways and ruins of great significance.

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1834 Dopo 25 anni passati come maestro di cucina al servizio dei Principi di Cattolica, Salvatore Alaimo riceve in dono la cappella sconsacrata di un antico palazzo nel cuore di Palermo. Sulla porta d’ingresso appende una tavola di legno con un’incisione che recita “Focacceria” e decide di cucinare per il popolo. 1848 In onore della Sicilia che festeggia l’indipendenza dai Borboni, il primo governatore del nuovo Regno organizza un banchetto proprio in Focacceria a base di sfincioni, focacce e marsala. 1851 Nasce la “focaccia maritata”, creata da Alaimo per consentire anche alla povera gente di mangiare carne: un taglio economico, ma cucinato in modo raffinato, viene aggiunto alla tradizionale “focaccia schietta” (nubile). 1860 Prima di risalire l’Italia per unificarla, Giuseppe Garibaldi si ferma a Palermo, accampandosi nella piazza della Focacceria, che per una decina di giorni diventa la sua mensa quotidiana. 1861 La nobiltà palermitana si scaglia contro la Focacceria S. Francesco, che svela e diffonde al pubblico l’ottima “pasta ch’i sardi”, fino a quel momento, preparazione riservata alle mense reali. La ricetta è la stessa utilizzata ancora oggi. 1890 Da Pirandello a Sciascia a Guttuso, sono decine gli illustri scrittori e artisti che si incontrano abitualmente alla Focacceria, che diventa così un caffè letterario, una sorta di circolo culturale. 1901 L’architetto Ernesto Basile, mentre siede insieme al noto Vincenzo Florio a un tavolo della Focacceria, disegna su una tovaglia l’attuale logo, il prospetto del locale, i tavoli in ghisa e le sedie in ferro battuto. 1902 A 60 anni dalla nascita, il locale viene definitivamente battezzato “Antica Focacceria San Francesco” e nel menù entrano nuove deliziose pietanze, presenti ancora oggi: arancine, panelle e sarde a beccafico, per citarne alcune.1834 After 25 years spent as a cooking master in the service of the Princes of Cattolica, Salvatore Alaimo receives as a gift the deconsecrated chapel of an ancient palace in the heart of Palermo. On the front door he hangs a wooden board with an engraving that reads "Focacceria" and decides to cook for the people. 1848 In honor of Sicily, which celebrates independence from the Bourbons, the first governor of the new Kingdom organizes a banquet at the Focacceria based on sfincioni, focaccia and marsala. 1851 The “married focaccia” was born, created by Alaimo to allow poor people to eat meat: an economical cut, but cooked in a refined way, is added to the traditional “sincere focaccia” (single). 1860 Before going up to Italy to unify it, Giuseppe Garibaldi stops in Palermo, camping in the Focacceria square, which for about ten days becomes his daily canteen. 1861The Palermitan nobility lashes out against the Focacceria S. Francesco, which reveals and disseminates to the public the excellent "pasta ch'i sardi", up to that moment, a preparation reserved for royal tables. The recipe is the same still used today. 1890 From Pirandello to Sciascia to Guttuso, there are dozens of illustrious writers and artists who usually meet at the Focacceria, which thus becomes a literary café, a sort of cultural circle. 1901 the architect Ernesto Basile, while sitting together with the well-known Vincenzo Florio at a table in the Focacceria, draws the current logo, the façade of the restaurant, the cast iron tables and the wrought iron chairs on a tablecloth. 1902 60 years after its birth, the place was definitively baptized "Antica Focacceria San Francesco" and new delicious dishes enter the menu, still present today: arancine, panelle and sardines a beccafico, to name a few.

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1885 Apre l'osteria Manuelina, frequentata negli anni da grandi come Montale, D'Annunzio ed Einstein: inizia la rivoluzione della Focaccia di Recco. Manuelina si sposta nella sede attuale e diventa il ristorante tipico amato da tanti buongustai e citato da Umberto Eco nel Pendolo di Foucault. Nasce la Focacceria Manuelina, un fast food tipico a pochi metri dal Ristorante. La Focacceria Manuelina sbarca a Milano con il secondo punto vendita nell’Annex Rinascente. È l’anno di una nuova grande rivoluzione! Il Ristorante diventa Il Ristorante Gourmet, per un’esperienza ancora più immersiva e di gusto. Oggi siamo noi, i pronipoti di Manuelina, a portare avanti la tradizione. Negli anni siamo riusciti a mantenere la sua passione, la sua dedizione e il suo rispetto per la qualità della cucina e delle materie prime fino a far diventare “Manuelina” un vero e proprio brand che racchiude il rinomato Ristorante, un Taste Hotel a 4 stelle, un prestigioso catering e naturalmente la nostra Focacceria Bistrot. In 1885 the Manuelina tavern opens, frequented over the years by greats such as Montale, D'Annunzio and Einstein: the Focaccia di Recco revolution begins. 1960 Manuelina moves to its current location and becomes the typical restaurant loved by many gourmets and mentioned by Umberto Eco in Foucault's Pendulum. Focacceria Manuelina is born, a typical fast food a few meters from the restaurant. Focacceria Manuelina arrives in Milan with the second store in the Annex Rinascente. It is the year of a new great revolution! The Restaurant becomes the Gourmet Restaurant, for an even more immersive and tasteful experience. Today we, the great-grandchildren of Manuelina, carry on the tradition. Over the years we have managed to maintain his passion, his dedication and his respect for the quality of the cuisine and raw materials until "Manuelina" becomes a real brand that includes the renowned Restaurant, a 4-star Taste Hotel , a prestigious catering and of course our Focacceria Bistrot.

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Il Gambrinus: il più importante Caffè di Napoli. Tra i locali più celebri della penisola, membro dell'Associazione Culturale Locali Storici d'Italia, salotto letterario partenopeo, celebre galleria d'arte, animatore della cultura cittadina, questi in breve i tratti d'eccellenza del Caffè che dal 1860 è punto di riferimento tra i più importanti della cultura della nostra città . La storia del Gran Caffè Gambrinus inizia con l'Unità di Italia quando, nel 1860, al piano terra del palazzo della Foresteria, l'elegante edificio del 1816 che oggi ospita la sede della Prefettura, viene aperto il “Gran Caff蔝. Affacciato direttamente su Piazza Plebiscito e Palazzo Reale, il Caffè diventa in breve tempo il salotto del bel mondo cittadino. La fama dovuta all'opera dei migliori pasticceri, gelatai e baristi provenienti da tutta Europa procura subito al Caffè la benevolenza della famiglia reale e il riconoscimento per decreto di “Fornitore della Real Casa”, onorificenza tributata dai Savoia soltanto ai migliori fornitori del Regno delle due Sicilie. Nel 1885 il Gran Caffè sembra essere sul punto di chiudere, ma di lì a poco le sue sale sarebbero state aperte ai napoletani e ai viaggiatori in una nuova più grande magnificenza. Nel 1890, infatti, Mariano Vacca, uomo avveduto e frequentatore di artisti e attori, prende in fitto i locali della Foresteria e ne affida la ristrutturazione all'architetto Antonio Curri, docente di Architettura, nonché Ornato nella Real Università di Napoli e professore onorario dell'Istituto di Belle Arti. Grazie alla perizia di più di quaranta tra artigiani e artisti, il Caffè diventa uno scrigno prezioso di opere d'arte: le sale vengono decorate con i marmi di Jenny e Fiore, gli stucchi del Bocchetta, i bassorilievi del Cepparulo e le tappezzerie del Porcelli; le pareti decorate dai più importanti paesaggisti napoletani. Il Caffè diventa una preziosa galleria d'arte nel cuore nobile di Napoli e viene valorizzata con l'ultima conquista della modernità , l'illuminazione elettrica. Per festeggiare la rinascita, il Caffè viene ribattezzato “Gran Caffè Gambrinus”, in nome del leggendario re delle Fiandre inventore della birra. L'intenzione è quella di fondere nell'immaginario le due più famose bevande d'Europa: la birra, nordica, bionda e fredda, e il caffè, scuro, bollente, piacere tipicamente napoletano. Inaugurato ufficialmente il 3 novembre 1890, il Gran Caffè Gambrinus diventa da subito il cuore della vita mondana, culturale e letteraria della città : re, regine, politici, giornalisti, letterati e artisti di fama internazionale ne fanno il luogo dove incontrarsi, discutere e scrivere versi, come nella migliore tradizione europea del caffè letterario. Le sale iniziano ad essere indicate per l'argomento degli incontri e dei simposi che vi si tengono: la sala politica, la sala della vita, la sala rotonda. Il Caffè è ormai tappa obbligata per qualsiasi visita della città : non c'è un solo viaggiatore che, arrivato a Napoli, rinunci a fare sosta al Gran Caffè Gambrinus. Lo storico locale partenopeo è sbocciato nel periodo della Belle Epoqué; infatti durante gli anni del primo novecento era il centro della cultura e dell'arte della città ; ricordiamo tra gli ospiti più illustri l'imperatrice d'Austria Sissi, che degustò un ottimo gelato alla violetta, Gabriele D'Annunzio che scrisse al Gambrinus i versi della celebre canzone “A'vucchella”, Matilde Serao che fondò il quotidiano “Il Mattino” seduta proprio ai tavolini del caffè, Benedetto Croce che fece di Napoli la sua seconda città , lo scrittore irlandese Oscar Wilde che si recò nella città partenopea con Lord Alfred Douglas dopo i tristi giorni di prigionia, Ernest Hemingway, il filosofo francese Jean-Paul Sartre che scrisse pensieri su Napoli ai tavolini del Gambrinus “davanti a una granita che guardavo malinconicamente mentre si scioglieva nella sua coppa di smalto” e tantissimi altri. Sull'onda francese anche a Napoli verso la fine dell'Ottocento arrivò il Cafè Chantant o detto anche Caffè Concerto. Insieme al Salone Margherita, il Gambrinus fu uno dei ritrovi più frequentati dalla nobiltà napoletana. Con il passare del tempo, nella versione napoletana del Cafè Chantant si andò a delineare e a definire la figura della “sciantosa”, personaggio principale del concerto (il termine deriva da una storpiatura della lingua napoletana della parola francese chanteuse che letteralmente significa “cantante”. Il Gran Caffè Gambrinus prosperò fino al 1938 quando il prefetto Marziale ne ordinò la chiusura perché considerato luogo antifascista e da quel giorno i locali furono ceduti in parte al Banco di Napoli. Dei fasti che vide il Gambrinus, con questa scissione rimase solo il ricordo, imboccando una triste strada di decadenza. Agli inizi degli anni '70 Michele Sergio dà inizio alla battaglia per recuperare i locali del Caffè situato nel cuore di Napoli. Grazie al lavoro minuzioso di restauro degli antichi stucchi e di recupero dei pregevoli affreschi, il Gran Caffè Gambrinus rinasce a nuovo splendore. La battaglia è vinta. Napoli si riappropria della sua storia. Riportato ai suoi antichi fasti, il Gran Caffè Gambrinus torna ad essere il cuore pulsante e il salotto elegante della città . Oggi, il lavoro di valorizzazione iniziato da Michele Sergio è portato avanti dai figli Arturo e Antonio Sergio che fanno ancora grande l'unico storico caffè letterario della città di Napoli. The history of the Gran Caffè Gambrinus begins with the unification of Italy when, in 1860, the “Gran Caffè” was opened on the ground floor of the Foresteria building, the elegant 1816 building which now houses the headquarters of the Prefecture. Directly overlooking Piazza Plebiscito and Palazzo Reale, the café quickly becomes the living room of the beautiful city world. The fame due to the work of the best pastry chefs, ice cream makers and baristas from all over Europe immediately procured the benevolence of the royal family and the recognition by decree of "Supplier of the Royal House", an honor bestowed by the Savoy only to the best suppliers of the Kingdom of the Two Sicilies. In 1885 the Gran Caffè seems to be about to close, but soon its rooms would be opened to Neapolitans and travelers in a new, greater magnificence. In 1890, in fact, Mariano Vacca, a shrewd man and frequenter of artists and actors, rented the premises of the Foresteria and entrusted the renovation to the architect Antonio Curri, professor of Architecture, as well as Ornato at the Royal University of Naples and honorary professor of 'Institute of Fine Arts. Thanks to the expertise of more than forty artisans and artists, the Café becomes a precious treasure chest of works of art: the rooms are decorated with Jenny and Fiore marbles, the stuccoes by Bocchetta, the bas-reliefs of Cepparulo and the tapestries of Porcelli; the walls decorated by the most important Neapolitan landscape architects. The Caffè becomes a precious art gallery in the noble heart of Naples and is enhanced with the latest conquest of modernity, electric lighting. To celebrate the rebirth, the coffee is renamed “Gran Caffè Gambrinus”, in the name of the legendary king of Flanders, inventor of beer. The intention is to fuse in the imagination the two most famous drinks in Europe: beer, Nordic, blonde and cold, and coffee, dark, hot, a typically Neapolitan pleasure. Officially inaugurated on November 3, 1890, the Gran Caffè Gambrinus immediately became the heart of the social, cultural and literary life of the city: kings, queens, politicians, journalists, writers and artists of international fame make it the place to meet, discuss and write verses, as in the best European tradition of literary coffee. The rooms begin to be indicated for the subject of the meetings and symposia that are held there: the political room, the room of life, the round room. The Caffè is now a must for any visit to the city: there is not a single traveler who, having arrived in Naples, gives up stopping at the Gran Caffè Gambrinus. The Neapolitan local historian blossomed during the Belle Epoqué period; in fact during the years of the early twentieth century it was the center of culture and art of the city; we remember among the most illustrious guests the empress of Austria Sissi, who tasted an excellent violet ice cream, Gabriele D'Annunzio who wrote to Gambrinus the verses of the famous song "A'vucchella" ??, Matilde Serao who founded the newspaper " The morning"?? sitting right at the coffee tables, Benedetto Croce who made Naples his second city, the Irish writer Oscar Wilde who went to the Neapolitan city with Lord Alfred Douglas after the sad days of imprisonment, Ernest Hemingway, the French philosopher Jean-Paul Sartre who wrote thoughts about Naples at the tables of the Gambrinus "in front of a slush that I looked sadly as it melted in its enamel cup"? and many others. On the French wave also in Naples towards the end of the nineteenth century the Cafè Chantant or also called Caffè Concerto arrived. Together with the Salone Margherita, the Gambrinus was one of the most popular haunts of the Neapolitan nobility. Over time, in the Neapolitan version of the Cafè Chantant the figure of the "sciantosa" was outlined and defined, the main character of the concert (the term derives from a distortion of the Neapolitan language of the French word chanteuse which literally means "singer "??. The Gran Caffè Gambrinus prospered until 1938 when the prefect Martial ordered its closure because it was considered an anti-fascist place and from that day the premises were partly sold to the Banco di Napoli. Of the glories that Gambrinus saw, with this split only the memory remained, taking a sad path of decadence. At the beginning of the 70s, Michele Sergio began the battle to recover the premises of the café located in the heart of Naples. Thanks to the meticulous restoration of the ancient stuccos and the recovery of the valuable frescoes, the Gran Caffè Gambrinus is reborn to a new splendor. The battle is won. Naples regains its history. Returned to its former glory, the Gran Caffè Gambrinus is once again the beating heart and elegant lounge of the city. Today, the enhancement work started by Michele Sergio is carried out by his sons Arturo and Antonio Sergio who still make the only historic literary café in the city of Naples great.

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Benvenuti “Al Vèdel” e “Podere Cadassa”. La nostra storia inizia da qui. Da questo piccolo lembo di terra adagiato sulle sponde del Grande Fiume, racchiuso fra il silenzio della campagna agreste e la magnificenza di quello che fu il Gran Ducato di Parma e Piacenza. Da una parte il fiume Po a delimitare quel caleidoscopio di uomini e racconti che è il Mondo Piccolo narrato da Guareschi e dall’altra parte la Reggia Ducale, la piccola Versailles, nelle cui stanze ancora oggi si rivivono i fasti della vita di corte. Siamo a Colorno, alle porte di Parma. Siamo nella Bassa parmense. Siamo nella Food Valley italiana. È da qui che veniamo ed è da qui che parte il nostro racconto. Tutto ebbe inizio nel lontano 1780, quando l’anziana zia Cleofe decise di trasformare il proprio rustico in uno spaccio di generi alimentari e posto di ristoro per viandanti. “Dalla Siora” aprì le sue porte a viaggiatori, commercianti e compaesani. “Dalla Siora” si poteva trovare ristoro, ci si informava, si riposava. Come in famiglia. La famiglia Bergonzi che continuò negli anni la tradizione dell’ospitalità e dell’amore per la buona cucina, con la trattoria “Marietta” nel 1927, “Da Ernesto” nel 1962 e infine con il ristorante “Al Vèdel” nel 1976. In campagna tutto era fatto in casa. Anche la cucina era artigianalità. E così, come vuole la tradizione di questa terra, a fianco del rustico si trovava il Podere Cadassa, il piccolo laboratorio di famiglia per la produzione dei salumi tipici del parmense, a partire dal più nobile degli insaccati: il Culatello. Il lavoro artigianale delle sapienti mani dei norcini veniva così offerto agli avventori del locale, proprio come succede oggi ai clienti de “Al Vèdel”. “Al Vèdel” è il nome che abbiamo deciso di conservare per il nostro ristorante. “Al Vèdel”, perché la cucina non è solo una questione di famiglia, ma anche di territorio. O almeno questo è quello che proponiamo noi tutti i giorni ai nostri ospiti e che qui si ha la certezza di trovare. “Al Vèdel” è infatti il nome dialettale de “Le Vedole”, la piccola località alle porte di Colorno, dove, da quel lontano 1780, la nostra famiglia ha il piacere di accogliere quei viandanti che nel corso del tempo sono diventati clienti, turisti, gourmand. Tradizione, qualità e ricerca. Questa è la nostra cucina, questo è il nostro sapere, questa è la nostra arte. A family history. A centuries-long history. A story of flavors. Welcome to “Al Vèdel” and “Podere Cadassa” . The Our story starts here. From this small strip of land lying on the banks of the Great River, enclosed between the silence of the rural countryside and the magnificence of what was once the Grand Duchy of Parma and Piacenza. On the one hand the Po river delimiting that kaleidoscope of men and tales that is the Little World narrated by Guareschi and on the other hand the Ducal Palace, the little Versailles, in whose rooms the glories of court life are still relived today. We are in Colorno, on the outskirts of Parma. We are in the Parma lowlands. We are in the Italian Food Valley . This is where we come from and this is where our story starts. It all began back in 1780 , when the elderly aunt Cleofe decided to transform her cottage into a grocery store and a refreshment place for travelers. “Dalla Siora” opened its doors to travelers, traders and fellow villagers. " From the Siora " you could find refreshment, you inquired, you rested. Like in the family. The Bergonzi family who continued the tradition of hospitality and love for good food over the years, with the restaurant " Marietta " in 1927, " Da Ernesto " in 1962 and finally with the restaurant "Al Vèdel" in 1976. In the countryside everything was homemade. The cooking was also handcrafted. And so, according to the tradition of this land, the Podere Cadassa was located next to the cottage, the small family workshop for the production of typical Parma cured meats, starting with the noblest of sausages: Culatello. The craftsmanship of the skilled hands of the butchers was thus offered to the patrons of the restaurant, just as happens today to the customers of “Al Vèdel”. “ Al Vèdel ” is the name we have decided to keep for our restaurant. “Al Vèdel”, because cooking is not just a matter of family, but also of territory. Or at least this is what we offer to our guests every day and that you are sure to find here. "Al Vèdel" is in fact the dialectal name of "Le Vedole", the small town on the outskirts of Colorno, where, since that distant 1780, our family has the pleasure of welcoming those travelers who over time have become customers, tourists , gourmand. Tradition, quality and research . This is our cuisine, this is our knowledge , this is our art.

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Dal 1870 il Finsterwirt Oste Scuro è la meta ideale per chi è alla ricerca del buon cibo, del buon vino e di un’atmosfera unica. Accanto alla piazza del Duomo di Bressanone, questo antico locale offre qualità autentica senza compromessi e all’insegna di un‘ospitalità che si perpetua ogni giorno, a pranzo e a cena. Lo chef Hubert Ploner cucina piatti creativi e raffinati, realizzati principalmente con prodotti Slowfood, biologici e di provenienza regionale. La carta dei vini sorprende con più di 400 etichette che descrivono non solo l’Alto Adige ma anche altre regioni italiane ed estere. Accomodatevi nelle sale storiche o sulla terrazza con un magnifico pergolato e lasciatevi viziare dalla famiglia Mayr e dal loro team. Se siete qui è perché ve lo siete meritato. Alto Adige, alta cucina. La qualità dei prodotti di prima classe e la creatività dello chef Hubert Ploner fanno del Finsterwirt Oste Scuro un luogo di culto gastronomico nel bel mezzo della città vecchia. A pranzo o a cena, chi visita Bressanone almeno una volta deve fermarsi qui, questo è poco ma sicuro. The Finsterwirt Oste Scuro has been a haven for food connoisseurs since 1870 and boasts delectable menus, refined wines, and a unique ambience. The building is steeped in history and is located right next to Piazza Duomo in Bressanone. Genuine quality and outstanding service are what you come to expect when dining at the restaurant which serves mouth-watering meals every day. Chef Hubert Ploner follows the Slow Food principles and creatively mixes organic and regional ingredients to prepare refined dishes. The wine menu is a veritable encyclopaedia of more than 400 South Tyrolean, Italian, and international labels. Take a step back in time as you sit down in these wood-panelled dining rooms, or head out to the terrace and its beautiful arbour. The Mayr family will take care of your every need: after all, you are worth it. Refined palates feel right at home in South Tyrol. Even more so at the Finsterwirt Oste Scuro. Chef Hubert Ploner deftly and creatively uses exceptional ingredients for his dishes, and the meals have made the restaurant the go-to place at the heart of the old city centre. In other words: when visiting Bressanone lunch or dinner here are an absolute must.

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Il caffè prende il nome dal suo proprietario greco (greco in italiano) che lo aprì nel 1760. Personaggi storici tra cui Stendhal, Goethe, Arthur Schopenhauer, Bertel Thorvaldsen, Mariano Fortuny, Byron, Franz Liszt, Keats, Henrik Ibsen, Hans Christian Andersen, Felix Mendelssohn, Wagner, Levi, María Zambrano, Lawrence Ferlinghetti e persino Casanova hanno preso il caffè lì. Per più di due secoli e mezzo, il Caffè Greco è rimasto un rifugio per scrittori, politici, artisti e personaggi illustri a Roma. Trenta secoli fa una colonia greca si stabilì intorno a Piazza di Spagna e vi fondò il "Caffè Greco". A quei tempi la piazza era un lago, come lo diventa ancora nei giorni di pioggia. Romolo e Remo, quando furono sazi del latte di lupa, sorseggiarono allegramente la bevanda fuligginosa, che un cameriere del Caffè Greco portava loro di nascosto. Casanova, Goethe, Gogol, Stendhal, Byron, Andersen e altri grandi personaggi frequentavano la bottega fondata dagli Elleni. Nel 1918 nasce l'intenzione di istituire un circolo di studi in alcuni spiriti eletti. Tre volte si radunarono in una polverosa biblioteca, ma era filosofico ei concetti che impregnavano l'aria oscuravano tanto quegli spiriti, da mortificare la loro primitiva divisione. Discordanti e disperati si separarono, finché una voce si levò di nuovo a raccoglierli. The café was named after its Greek (Greco in Italian) owner, who opened it in 1760. Historic figures including Stendhal, Goethe, Arthur Schopenhauer, Bertel Thorvaldsen, Mariano Fortuny, Byron, Franz Liszt, Keats, Henrik Ibsen, Hans Christian Andersen, Felix Mendelssohn, Wagner, Levi, María Zambrano, Lawrence Ferlinghetti and even Casanova have had coffee there. For more than two centuries and a half, the Caffè Greco has remained a haven for writers, politicians, artists and notable people in Rome. Thirty centuries ago a Greek colony took up residence around Piazza di Spagna and founded the "Greek Coffee" there. In those days the square was a lake, as it still becomes on rainy days. Romulus and Remus, when they were sated with she-wolf milk, happily sipped the sooty drink, which a waiter from the Caffè Greco brought them secretly. Casanova, Goethe, Gogol, Stendhal, Byron, Andersen and other great people frequented the shop founded by the Hellenes. In 1918 the intention of setting up a circle of studies was born in some chosen spirits. Three times they gathered in a dusty library, but it was philosophical and the concepts which impregnated the air so darkened those spirits, as to mortify their primitive division. Discordant and desperate they parted, until a voice rose again to gather them.

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Il Caffè Florian fu aperto il 29 dicembre 1720 a Venezia in Piazza S.Marco da Floriano Francesconi con il nome di “Alla Venezia Trionfante”, ma ben presto la clientela prese l’abitudine di chiamarlo “Florian”. Nei quasi tre secoli di vita il Florian è stato meta di incontro di artisti, scrittori, intellettuali, politici e personaggi illustri come Lord Byron, Goethe e Casanova. Simbolo di stile e qualità il brand Florian propone una selezione di prodotti esclusivi e prestigiosi che rappresentano l’arte di vivere con eleganza. La gamma Gourmet, la linea Lifestyle e la collezione Design si distinguono per la raffinatezza dello stile italiano e l’eccellente qualità dei prodotti. Disponibili nei corner presso i Florian di Venezia, Firenze, Londra e sul sito internet www.caffeflorian.com. Caffè Florian first opened its doors in St. Mark’s Square, Venice in 1720, baptised “Alla Venezia Trionfante” by its owner Floriano Francesconi, but the clientele soon took to calling it simply “Florian”. For nearly three centuries Florian has also been the meeting-place of famous artists, writers, intellectuals and politicians such as Lord Byron, Goethe and Casanova. The symbol of style and quality, the Florian brand name offers a selection of exclusive and prestigious products representing the art of elegant living. The Gourmet range, the Lifestyle line and the Design collection are characterized by refined Italian taste and the excellent quality of the products.

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Il Pedrocchi è uno dei simboli di Padova, luogo eletto per la degustazione del caffè e della cucina. Riconosciuto come la sede più esclusiva del centro della città dove realizzare gli eventi più importanti e spettacolari. Senza nome, del prato senza erba e del caffè senza porte”: la Basilica di S. Antonio, detta “del Santo”‚ il Prato della Valle, fino all’800 privo d’erba, e il Caffè Pedrocchi, “senza porte” perché rimase aperto giorno e notte dall’inaugurazione nel 1831 fino al 1916. La presenza a Padova di un Gran caffè internazionale si deve ad Antonio Pedrocchi, famoso caffettiere, citato da Stendhal ne “La certosa di Parma”. Ai primi dell’800 nei numerosi caffè si mescolavano nobili e borghesi, intellettuali e popolani. Antonio Pedrocchi sognava un caffè monumentale, dall’architettura rappresentativa e funzionale, situato proprio al centro della città, di fronte all’Università e alla Gendarmeria Austriaca e chiamò a realizzarlo Giuseppe Jappelli, famoso architetto ed ingegnere di idee illuministe e profondo conoscitore del gusto asburgico che lo inaugurò nel 1831. Divenne presto crocevia di intellettuali e letterati “luogo dove nascevano le idee”, dove si organizzavano feste, balli, riunioni massoniche e persino trattative commerciali, un punto di riferimento per i padovani, ma anche per i viaggiatori e gli uomini d’affari provenienti da tutta la Penisola che in quest’imponente edificio neoclassico trovavano sempre accoglienza e ristoro. Il successo fu immediato e il caffè divenne ritrovo di studenti, artisti e letterati come Ippolito Nievo o Giovanni Prati, ma anche di patrioti, come Arnaldo Fusinato. Tra gli ospiti illustri oltre a Stendhal, si ricordano Alfred De Musset, George Sand, Téophile Gauthier, Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, Filippo Tommaso Marinetti e molti altri. Lasciato in dono al Comune di Padova, con l’impegno “di promuovere e sviluppare tutti quei miglioramenti che verranno portati dal progresso dei tempi, mettendolo a livello di questi e nulla trascurando, onde nel suo genere possa mantenere il primato in Italia”, il Caffè Pedrocchi ha ormai conquistato una posizione privilegiata nel centro e nel cuore di Padova. Pedrocchi is one of the symbols of Padua, a place chosen for tasting coffee and cooking. Recognized as the most exclusive venue in the city center where the most important and spectacular events are held. Without a name, of the lawn without grass and of the café without doors ": the Basilica of S. Antonio, known as" del Santo "‚ the Prato della Valle, up to the 19th century without grass, and the Caffè Pedrocchi, "without doors" because it remained open day and night from its inauguration in 1831 until 1916. The presence in Padua of a great international coffee is due to Antonio Pedrocchi, famous coffee maker, mentioned by Stendhal in "La Certosa di Parma". At the beginning of the 19th century, nobles and bourgeois, intellectuals and commoners mixed in the numerous cafés. Antonio Pedrocchi dreamed of a monumental café, with a representative and functional architecture, located right in the center of the city, in front of the University and the Austrian Gendarmerie, and he called Giuseppe Jappelli, famous architect and engineer of Enlightenment ideas and profound connoisseur of Habsburg taste to build it. who inaugurated it in 1831. It soon became a crossroads for intellectuals and writers "a place where ideas were born", where parties, dances, Masonic meetings and even commercial negotiations were organized, a point of reference for Paduans, but also for travelers and businessmen from the whole peninsula which always found welcome and refreshment in this imposing neoclassical building. Success was immediate and the café became a meeting place for students, artists and writers such as Ippolito Nievo or Giovanni Prati, but also for patriots, such as Arnaldo Fusinato. In addition to Stendhal, the illustrious guests include Alfred De Musset, George Sand, Téophile Gauthier, Gabriele d'Annunzio, Eleonora Duse, Filippo Tommaso Marinetti and many others. Left as a gift to the Municipality of Padua.

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L'attività della ditta Mulassano comincia nella seconda metà dell'800, con apertura di una bottiglieria in via Nizza 3. L'allora proprietario, Amilcare Mulassano, era titolare anche della rinomata Distilleria Sacco, produttrice del famoso sciroppo di menta. Nel 1907, il locale fu poi trasferito nella più centrale piazza Castello luogo che non ha più lasciato. Nel corso dei primi anni il locale si trasformò in Caffè. Angela Nebiolo era andata sposa bambina a Detroit, negli Stati Uniti, dove il marito e i cognati gestivano ristoranti e locali notturni. Aveva 15 anni. Il lavoro non la spaventava: l'appassionava quel mondo nuovo e frenetico: scoprì l'automobile, prese la patente giovanissima. Ma, nel cuore, le batteva forte la nostalgia: avrebbe dato l'America intera pur di tornare a Torino, la sua città natale. E così fu: nel 1925 Angela e Onorino Nebiolo, che nel frattempo avevano avuto due figli, tornarono in Italia con il proposito di gestire un locale tutto loro. In quei mesi la famiglia Mulassano aveva messo in vendita il proprio scrigno prezioso: il caffè Mulassano. Ai coniugi non parve vero e con i risparmi accumulati in America, comprarono il locale. La spesa: 300 mila lire di allora per la sola licenza. Con l'intento di ridare vigore agli affari del locale, cercarono di ideare delle nuove proposte da accompagnare all'aperitivo. Avevano portato con sé dagli States una macchina che tostava il pane: così importarono, per primi a Torino, il toast. Non paghi di questa innovazione, pensarono di utilizzare quel pane morbidissimo, usato per i toast, senza tostatura e con una speciale e più intensa farcitura: fu così che il signor Onorino inventò il tramezzino. Dapprima lo serviva in accompagnamento agli aperitivi, poi, visto il successo, lo propose per lo spuntino di mezzogiorno dei tanti impiegati e delle sartine di via Roma e via Po. Alcuni anni più tardi, Gabriele D'Annunzio gli diede il nome che ora conosciamo: "tramezzino". Furono anni intensi e di grandi successi; la buvette divenne popolarissima, come è oggi. Ci andava un giovane studente in medicina allora sconosciuto: Achille Mario Dogliotti; ci tornò spesso anche da affermato chirurgo. Per l'aperitivo venivano Luigi Spazzapan e Italo Cremona, Gigi Chessa e Giacomo Grosso, Gigetta Morano e Caterina Boratto. La Torino dell'arte e del cinema oltre che la Torino d'ogni giorno. Fra i più assidui Mario Soldati e Gianandrea Gavazzeni che hanno frequentato il Mulassano per decenni. Nel 1938 i coniugi Nebiolo vendettero il locale per andare a gestire alcuni cinematografi della periferia e il locale, con la guerra conobbe un periodo di declino. I suoi tesori sparirono sotto la calce. Negli anni '70 il Mulassano è tornato quello del commendatore Amilcare e di Onorino grazie ad un accurato restauro che l'allora titolare, Antonio Chessa, svolse con grande pazienza e sapienza. La nipote di Antonio Chessa, Vanna, insieme a un nuovo socio Patrizio Abrate, ne conserva oggi la tradizione e la cura, illuminati da quella passione per la quale lo zio ha dedicato una vita. Oggi il locale è come fu pensato da Antonio Vandone e rimane patrimonio della città di Torino e di chi ne vuole godere la bellezza. The activity of the Mulassano company began in the second half of the 19th century, with the opening of a bottle shop in via Nizza 3. The then owner, Amilcare Mulassano, was also the owner of the renowned Sacco Distillery, producer of the famous mint syrup. In 1907, the restaurant was then moved to the more central Piazza Castello, a place it has never left. During the first few years the place was transformed into a café. Angela Nebiolo had gone as a child bride to Detroit, in the United States, where her husband and in-laws ran restaurants and nightclubs. He was 15. Work did not scare her: she was passionate about that new and frenetic world: she discovered the car, got her driving license very young. But nostalgia beat strongly in her heart: she would have given the whole of America to return to Turin, her hometown. And so it was: in 1925 Angela and Onorino Nebiolo, who in the meantime had had two children, returned to Italy with the intention of running their own place. In those months the Mulassano family had put their precious treasure chest up for sale: Mulassano coffee. To the spouses it didn't seem real and with the savings accumulated in America, they bought the place. The cost: 300 thousand lire at the time for the license alone. With the intention of reviving the business of the place, they tried to come up with new proposals to accompany the aperitif. They had brought with them from the States a machine that toasted bread: so they were the first to import toast in Turin. Not satisfied with this innovation, they thought of using that very soft bread, used for toast, without toasting and with a special and more intense filling: this was how Mr. Onorino invented the sandwich. At first he served it as an accompaniment to aperitifs, then, given its success, he proposed it for the midday snack of the many employees and tailors of via Roma and via Po. A few years later, Gabriele D'Annunzio gave it the name we now know : "sandwich". They were intense and successful years; the buvette became hugely popular, as it is today. A young medical student then unknown went there: Achille Mario Dogliotti; he also often returned as a well-known surgeon. For the aperitif came Luigi Spazzapan and Italo Cremona, Gigi Chessa and Giacomo Grosso, Gigetta Morano and Caterina Boratto. The Turin of art and cinema as well as the Turin of every day. Among the most assiduous Mario Soldati and Gianandrea Gavazzeni who have frequented the Mulassano for decades. In 1938 the Nebiolo couple sold the place to go and manage some cinemas in the suburbs and the place, with the war experienced a period of decline. His treasures disappeared under the lime. In the 1970s Mulassano returned to that of Commendatore Amilcare and Onorino thanks to an accurate restoration that the then owner, Antonio Chessa, carried out with great patience and wisdom. Antonio Chessa's niece, Vanna, together with a new partner Patrizio Abrate, today preserves the tradition and care, enlightened by that passion for which the uncle dedicated a life. Today the place is as it was thought by Antonio Vandone and remains the heritage of the city of Turin and of those who want to enjoy its beauty.

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La storia inizia nel 1763, quando l’acquacedratario Giuseppe Dentis apre la sua piccola bottega nell’edificio di fronte all’ingresso del Santuario della Consolata. Il locale all’epoca era arredato semplicemente, con tavole e panche di legno. Nel 1856, su progetto dell’architetto Carlo Promis, viene edificato l’attuale palazzo e in questa sede il caffè assume l’elegante forma che oggi possiamo apprezzare: le pareti vengono abbellite con boiseries di legno decorate da specchi e lampade e fanno la loro comparsa i caratteristici tavolini tondi di marmo bianco, il bancone di legno e marmo e le scaffalature per i vasi dei confetti. Alla fine dell’Ottocento viene posta esternamente la devanture in ferro, con le vetrinette ai lati, le colonnine e i capitelli in ghisa. In questo ambiente viene svolta l’attività di confetteria e di caffè-cioccolateria. L’invenzione del bicerin è stata, senza alcun dubbio, la base del successo del locale e, più che invenzione, fu evoluzione della settecentesca bavareisa, una bevanda allora di gran moda che veniva servita in grossi bicchieri e che era fatta di caffè, cioccolato, latte e sciroppo. Il rituale del bicerin prevedeva all’inizio che i tre ingredienti fossero serviti separatamente, ma già nell’Ottocento vengono riuniti in un unico bicchiere e declinati in tre varianti: pur e fiur (simile all’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), ‘n poc ‘d tut (ovvero “un po’ di tutto”), con tutti e tre gli ingredienti. Quest’ultima formula fu quella di maggiore successo e finì per prevalere sulle altre, arrivando integra ed originale ai nostri giorni e prendendo il nome dai piccoli bicchieri senza manico in cui veniva servita (bicerin, appunto). La bevanda si diffuse anche negli altri locali della città, diventandone addirittura uno dei simboli di Torino. Stefani-Mondo scrive: “...è la bibita prediletta della mattina: ministri, magistrati, professori, negozianti, fattorini, cestaie, venditori e venditrici ambulanti, campagnuoli ecc, tutti spendono volentieri i loro tre soldi per rifocillarsi economicamente lo stomaco“. Il prezzo di tre soldi, cioè 15 centesimi di lira, venne mantenuto dalla metà dell’Ottocento fino al 5 dicembre del 1913, quando passò a 20. “…per venti soli centesimi si aveva il classico bicchierino che costituisce un nutritivo spuntino…“. La storia del Bicerin, come questo locale venne nel tempo a essere semplicemente chiamato dai torinesi per il successo della sua bevanda, nel tempo si intreccia saldamente a quella della “Consolà”. La nuova miscela era infatti il sostegno ideale per i fedeli che, avendo digiunato per prepararsi alla comunione, cercavano un sostegno energetico appena usciti dalla chiesa. Ugualmente era molto gradita in tempo di Quaresima poiché, non essendo la cioccolata calda considerata “cibo”, poteva essere consumata senza remore durante il digiuno prescritto. The story begins in 1763, when the acquactress Giuseppe Dentis opens his small shop in the building opposite the entrance to the Sanctuary of the Consolata. At the time, the place was simply furnished, with wooden tables and benches. In 1856, based on a project by the architect Carlo Promis, the current palace was built and here the café takes on the elegant shape that we can appreciate today: the walls are embellished with wooden boiseries decorated with mirrors and lamps and make their own the characteristic round white marble tables, the wooden and marble counter and the shelves for the confetti jars appeared. At the end of the nineteenth century the devanture was placed externally in iron, with the showcases on the sides, the columns and capitals in cast iron. In this environment the confectionery and coffee-chocolate shop is carried out . The invention of the bicerin was, without any doubt, the basis of the success of the place and, more than an invention, it was the evolution of the eighteenth-century bavareisa , a drink at the time very fashionable that was served in large glasses and was made of coffee, chocolate , milk and syrup. The bicerin ritual initially provided for the three ingredients to be served separately, but already in the nineteenth century they were combined in a single glass and declined in three variants: pur and fiur (similar to today's cappuccino), pur e barba (coffee and chocolate), 'n poc' d tut (or “a bit of everything”), with all three ingredients. This last formula was the most successful and ended up prevailing over the others, arriving intact and original to our days and taking its name from the small glasses without handles in which it was served ( bicerin , in fact). The drink also spread to other places in the city, even becoming one of the symbols of Turin. Stefani-Mondo writes: “. ..it is the favorite drink of the morning: ministers, magistrates, professors, shopkeepers, messengers, baskets, street vendors and vendors, country men, etc., all willingly spend their three sous to economically refresh their stomach". The price of three soldi, that is 15 cents of a lira, was maintained from the mid-nineteenth century until December 5, 1913, when it passed to 20. " ... for only twenty cents you had the classic glass which is a nutritious snack ... ". The history of Bicerin, as this place came over time to be simply called by the Turinese for the success of its drink, over time is firmly intertwined with that of the " Consolà ". The new blend was in fact the ideal support for the faithful who, having fasted to prepare for communion, sought energetic support as soon as they left the church. It was also very welcome in time of Lent since, not being the hot chocolate considered "food", it could be consumed without hesitation during the prescribed fast.

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The Tournai Cathedral, or Cathedral of Our Lady (French: Notre-Dame de Tournai, Dutch: Onze-Lieve-Vrouw van Doornik), is a Roman Catholic church, see of the Diocese of Tournai in Tournai, Belgium. It has been classified both as a Wallonia's major heritage since 1936[5] and as a World Heritage Site since 2000.There was a diocese centered at Tournai from the late 6th century and this structure of local blue-gray stone occupies rising ground near the south bank of the Scheldt, which divides the city of Tournai into two roughly equal parts. Begun in the 12th century on even older foundations, the building combines the work of three design periods with striking effect, the heavy and severe character of the Romanesque nave contrasting remarkably with the Transitional work of the transept and the fully developed Gothic of the choir. The transept is the most distinctive part of the building, with its cluster of five bell towers and apsidal (semicircular) ends.The nave belongs mostly to the first third of the 12th century. Prefiguring the Early Gothic style, it has a second-tier gallery between the ground-floor arcade and the triforium. Pilasters between the round-arched windows in the clerestory help support the 18th-century vaulting that replaced the original ceiling, which was of wood, and flat. The transept arms, built in about the mid-12th century, have apsidal ends, a feature borrowed in all probability from certain Rhenish churches, and which would appear to have made its influence felt in the northeast of France, as at Noyon and Soissons. The square towers that flank the transept arms reach a height of 83 metres (272 ft). They vary in detail, some of the arcade work with which they are enriched being in the round-arched and some in the pointed style. West portico Bishop Gautier de Marvis (1219-1252) had the earlier Romanesque choir demolished in the 13th century, in order to replace it with a Gothic choir of much grander dimensions, inspired by the likes of Amiens Cathedral. The construction of the new choir began in 1242, and ended in 1255. The rest of the cathedral was supposed to be rebuilt in the same style as the choir, but this was never attempted, the only later additions being the western porch, and a large Gothic chapel which was built alongside one of the side aisles, whose original walls and windows disappeared in the process. The rood screen is a Renaissance masterpiece by Flemish sculptor Cornelis Floris and dates from 1573. The cathedral was damaged by a severe tornado on the 24 August 1999. Assessment of the damage revealed underlying structural problems and the cathedral has been undergoing extensive repairs and archaeological investigation ever since. The Brunin Tower was stabilised in 2003. In recognition of Tournai cathedral's cultural value, UNESCO designated the building a World Heritage Site in the year 2000.

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The Mir castle complex is a unique monument of the national culture of Belarus , included in 2000 in the UNESCO World Cultural and Natural Heritage List. On the territory of the complex there are the Mir Castle of the 16th – 20th centuries, the church-burial vault of the princes Svyatopolk-Mirsky, the watchman's house, the ruins of the palace of the last owners, an outhouse, a roadside chapel, an English landscape park with a pond, the remains of an Italian garden, earthen ramparts with bastions. The museum has 39 exposition and exhibition halls. Along with sightseeing and thematic excursions, theatrical ones are also provided, and the ceremony "Wedding in the Mir Castle" will make the happy day in your life unforgettable. Mir Castle is an object with a developed infrastructure: two conference rooms for holding high-level events, a hotel with 16 rooms, a restaurant of ancient cuisine, a souvenir shop with products of Belarusian craftsmen.

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Schönbrunn Palace was the main summer residence of the Habsburg rulers, located in Hietzing, Vienna. The name Schönbrunn (meaning “beautiful spring”) has its roots in an artesian well from which water was consumed by the court. The 1,441-room Rococo palace is one of the most important architectural, cultural, and historic monuments in the country. The history of the palace and its vast gardens spans over 300 years, reflecting the changing tastes, interests, and aspirations of successive Habsburg monarchs. It has been a major tourist attraction since the mid-1950s. In 1569, Holy Roman Emperor Maximilian II purchased a large floodplain of the Wien river beneath a hill, situated between Meidling and Hietzing. The former owner, in 1548, had erected a mansion called Katterburg. The emperor ordered the area to be fenced and put game there such as pheasants, ducks, deer and boar, in order for it to serve as the court's recreational hunting ground. In a small separate part of the area, “exotic” birds such as turkeys and peafowl were kept. Fishponds were also built. Das kaiserliche Lustschloß Schönbrunn, Ehrenhofseite by Bernardo Bellotto, 1759-1760 During the next century, the area was used as a hunting and recreation ground. Eleonora Gonzaga, who loved hunting, spent much time there and was bequeathed the area as her widow's residence after the death of her husband, Ferdinand II. From 1638 to 1643, she added a palace to the Katterburg mansion, while in 1642 came the first mention of the name “Schönbrunn” on an invoice. The origins of the Schönbrunn orangery seem to go back to Eleonora Gonzaga as well. The Schönbrunn Palace in its present form was built and remodelled during the 1740–50s during the reign of empress Maria Theresa who received the estate as a wedding gift. Franz I commissioned the redecoration of the palace exterior in the neoclassical style as it appears today. Franz Joseph, the longest-reigning emperor of Austria, was born at Schönbrunn and spent a great deal of his life there. He died there, at the age of 86, on 21 November 1916. Following the downfall of the Habsburg monarchy in November 1918, the palace became the property of the newly founded Austrian Republic and was preserved as a museum. After World War II and during the Allied Occupation of Austria (1945—55), Schönbrunn Palace was requisitioned to provide office space for both the British Delegation to the Allied Commission for Austria, and for the headquarters for the small British Military Garrison present in Vienna. With the reestablishment of the Austrian republic in 1955, the palace once again became a museum. It is still sometimes used for important events such as the meeting between U.S. president John F. Kennedy and Soviet premier Nikita Khrushchev in 1961. Since 1992 the palace and gardens have been owned and administered by the Schloss Schönbrunn Kultur-und Betriebsges.m.b.H., a limited-liability company wholly owned by the Republic of Austria. The company conducts preservation and restoration of all palace properties without state subsidies. UNESCO catalogued Schönbrunn Palace on the World Heritage List in 1996, together with its gardens, as a remarkable Baroque ensemble and example of synthesis of the arts.

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Palazzo Salis é rimasto attraverso i secoli sempre di proprietà dei Conti Sertoli Salis. Si sviluppa su una struttura che presenta una facciata di stile tardo-cinquecentesco, fiancheggiata da due torri, con un portale centrale barocco realizzato su disegno del Vignola. La lunga e complessa storia dei Salis prosegue come Conti Sertoli Salis a partire dal 1800, quando il Conte Ing. Ulisse Salis, eroe del Risorgimento, e sua moglie Teresa Calvi, ebbero una sola figlia femmina, Rita. Con la contessa Rita Salis, sposata al patrizio sondriese Don Francesco Sertoli di Sondrio , prosegue la storia dei Conti Sertoli Salis, con i 3 figli di Rita e Francesco, ovvero Cesare (primogenito Conte), Pietro (padre dello storico N.H. Dott.Renzo Sertoli Salis) e Ulisse . Quest’ultimo, nobiluomo avvocato, fu un illuminato pioniere dei viaggi intorno al mondo degli inizi del '900, lasciando in eredità alla famiglia splendidi album di scatti unici, che hanno dato vita alla mostra fotografica “I viaggi dello Zio Ulisse”. Dal Conte Cesare discendono in linea diretta i nipoti Cesare Virgilio, illuminato imprenditore scomparso prematuramente nel febbraio del 2005 a soli 52 anni, e Francesco, attuale e principale proprietario del palazzo. Oggi palazzo Salis di Tirano si colloca come una delle mete culturali e turistiche di maggior interesse di tutta la Valtellina, visitabile tutto l’anno con visite guidate per piccoli e grandi gruppi. E' una meta di visita ideale per le scuole e gli amanti della storia ed architettura del 600 e 700, ma anche per gli appassionati della natura, dello sport e dell’enogastronomia valtellinese, per un completamento di grande soddisfazione del loro week-end o della settimana di vacanza. Palazzo Salis has remained through the centuries always owned by the Conti Sertoli Salis. It develops on a structure with a late-fifteenth-century façade, flanked by two towers, with a central baroque portal built on the design of the Artchitect 'Vignola'. The long and complex history of the Salis family continues as “Conti (Counts) Sertoli Salis” in 1800, with the Count Engineer Ulisse Salis, hero of the “Risorgimento”, becoming father of a girl, Rita. Countess Rita married a nobleman Francesco Sertoli and received a special permission to continue the family line as Counts Sertoli Salis. 3 sons were born, Cesare (grandfather of the present owners of Palazzo Salis in Tirano), Pietro and Ulisse. The youngest son Ulisse became a lawyer and enjoyed travelling around the world beginning of 1900, thus leaving beautiful pictures of a fascinating and, sad to say, almost disappeared world. From Count Cesare derives in direct line the two nephews, Cesare, admired Entrepreneur that died in 2005 at the age of only 53, and his younger brother Francesco, present main owner of the Palazzo. Today Palazzo Salis represents one of the most important and attractive cultural and turistic destinations of the region and can be visited by groups all over the year. Perfectly responding to those looking for a cultural trip, like schools and historical experts , or lovers of the splendid architecture of the 17th and 18th century, the visit will lead you through 500 years of history and splendid decorated rooms.

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1962 Ivo Dotto costruisce per hobby il primo trenino su rotaia azionato da motore. Il fascino e il successo di tale trenino sono confermati dai sempre più numerosi bambini che ogni giorno si fermano col naso incollato al recinto per vederlo in movimento, speranzosi di poter fare un giretto. Nasce il primo trenino su pneumaticiIl 1966 rappresenta una svolta molto importante nella tradizione dei trenini, fino ad allora concepiti soltanto su rotaia. “Liberare” il trenino dal vincolo del binario significò rendere versatile un mezzo di trasporto che da quel momento venne utilizzato per gli scopi più diversi. Nasce il primo trenino su pneumatici per il trasporto di adulti. Quello che era nato come un'attrazione per bambini diviene ora un mezzo di trasporto all'interno dei parchi e non solo. I treni Dotto ben presto iniziano ad essere venduti anche al di fuori dei confini nazionali. Nasce il primo treno elettrico L’attenzione per l’ecologia e l’ambiente ha portato DOTTO TRAINS a realizzare la linea Muson River in versione elettrica, per riscoprire l’emozione di viaggiare a contatto con la natura, gustando la varietà dei paesaggi che ci circondano. Il treno TM970, dal design aerodinamico è adatto anche alle città più moderne. Per soddisfare mercati sempre più esigenti, DOTTO TRAINS progetta e realizza modelli sempre più evoluti e sofisticati tecnologicamente, capaci di circolare in qualsiasi tipologia di ambiente. Nuova linea di treni: Funny Trains Sono treni molto colorati, dal simpatico design che sembrano usciti dai fumetti. Questa linea è stata studiata principalmente per i parchi divertimento, ma ben si adattano anche in villaggi turistici e Resort. I treni elettrici Dotto nel rispetto dell'ambiente. Nasce Dottobus, ecologico per natura. L’attenzione per l’ecologia e l’ambiente che da sempre contraddistingue la filosofia aziendale di DOTTO TRAINS, ha portato alla realizzazione di diverse linee di treni elettrici, senza rinunciare alla consueta affidabilità, manegevolezza ed efficienza che contraddistinguono DOTTO TRAINS. Dottobus Enclosed Euro 6 Shuttle bus dal design moderno, con motore Euro 6 a basse emissioni, può essere decorato con grafica personalizzata. Ben si presta come transfer aeroportuale e come bus urbano. Dotato di riscaldamento e aria condizionata, è ideale sia nelle località con clima rigido che torrido. Dottobus Enclosed in versione elettrica Shuttle bus elettrico dal design moderno, ecologico al 100%, può essere decorato con grafica personalizzata. Ben si presta come transfer aereoportuale e come bus urbano. Dotato di riscaldamento e aria condizionata, è ideale sia nelle località con clima rigido che torrido. BIG BOY La nuova locomotiva made in Dotto La nuova potente locomotiva 4x4 con motore Turbo Diesel Euro VI è in grado di affrontare percorsi in salita fino ad ora ritenuti inacessibili, con pendenze anche del 25%. In 1962 Ivo Dotto built the first engine driven train on rails as a hobby. The allure and success of this little train were proved by the increasing number of children who stopped and glued their noses to the fence every day to watch it in action, ever hopeful that they might be lucky enough to have a ride. he first road train was launched 1966 marked a very important turning point in the history of these small trains, which had only run on rails until now. “Freeing” the train from its tracks transformed it into a completely versatile means of transport that could now be used for an amazingly wide range of different purposes. The first road train for adults was launched. What initially began as a children’s attraction now became a means of transport used in parks and many other places. It wasn't long before Dotto trains began to be sold outside of Italy as well. The first electric train was launched Understanding the importance of environmental awareness and protection led DOTTO TRAINS to build an electric version of the Muson River line so you can rediscover the thrill of travelling through the countryside while savouring the rich and varied landscapes around us. The TM970 is launched, a train with an aerodynamic design also perfect for modern cities. Over the last years DOTTO TRAINS has designed and built more advanced and technologically sophisticated models, that suit every type of setting, meeting the needs of increasingly demanding markets. A new line: Funny Trains The brightly coloured trains with fun, appealing designs that look just like cartoon characters. This line was primarily designed for amusement parks but Funny Trains are also ideal for holiday villages and resorts. Dotto's eco-friendly electric trains. The new Dottobus. Eco-friendly by nature. Environmental awareness and protection has always been a key part of the DOTTO TRAINS philosophy and this led to the creation of different lines of electric trains that maintained the same reliability, easy handling and efficiency for which DOTTO TRAINS is renowned. The first Dottobus Enclosed Euro 6 was launched. The Euro 6 low emission shuttle bus, with a modern design, can be decorated with customized graphics. It is suitable as an airport shuttle and city bus. Fitted with heating and air conditioning, it is ideal for places with cold or hot climates. Dottobus Enclosed electric model The 100% eco-friendly electric shuttle bus with a modern design can be decorated with customized graphics. It is suitable as an airport shuttle and city bus. Fitted with heating and air conditioning, it is ideal for places with cold or hot climates. BIG BOY The new locomotive made in Dotto. The new powerfull 4x4 locomotive, with Euro VI Turbo Diesel engine, will be able to climb slopes of even 25% getting to peak never thinked before.

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Tra il 1760 e il 1763 il conte Vittorio Amedeo Costa di Carrù e Trinità, che fu governatore di Novara e poi vicerè di Sardegna, dava incarico all’architetto Birago di Borgaro per la costruzione del suo palazzo affacciato su via San Francesco da Paola. Al palazzo venne successivamente annesso il complesso detto “delle Cascine”, frutto di acquisti di case da reddito che si affacciavano sulle attuali vie Giolitti e Accademia Albertina. Nel 1837 nella proprietà delle Cascine venne a collocarsi il Ricovero delle figlie della Misericordia, istituzione assistenziale fondata in connessione con le Dame della Carità di san Vincenzo de’ Paoli, da Luigia Alfieri che ne affidò il funzionamento alle Figlie della Carità; l’opera venne proseguita dopo la sua morte da Luisa Costa, moglie di Cesare Alfieri, e da Costanza Alfieri marchesa Tapparelli d’Azeglio. Nel 1882 moriva la contessa Costanza Luserna di Rorà, vedova del conte Costa di Carrù e Trinità, che a sua volta aveva fondato il “Ritiro Carrù” e che con testamento segreto lasciava precise disposizioni sull’utilizzo del palazzo di via Accademia. Nel 1882 il conte Carlo Alfieri affidò, in accordo con Paolo Costa della Trinità, l’amministrazione provvisoria del Ritiro Alfieri, al quale era di fatto unito il Ritiro Carrù, all’ing. Melchiorre Pulciano. A questi il conte Costa dà incarico, tra il 1892 e il 1896, per «opere di sistemazione del fabbricato». Nel 1896 avvenne la fusione ufficiale dei due ritiri in un unico Istituto che funzionava come educandato per fanciulle cattoliche di non agiata condizione. Negli anni della seconda Guerra mondiale l’edificio ospitò altre istituzioni, come l’Educatorio della Provvidenza e un ospedale del Sovrano Militare Ordine di Malta provvisto di ambulatorio medico chirurgico e pediatrico. Subì gravi danni alle coperture e all’ultimo piano che furono interamente rifatti. Nella seconda metà del secolo scorso l’Istituto fu trasformato in convitto femminile con 75 posti letto sostituendo le originarie camerate in camere a due letti. All’inizio del 2003 venne elaborato un progetto di ristrutturazione e restauro conservativo che venne sottoposto alla Compagnia di San Paolo e alla Fondazione CRT che si fecero carico dei lavori di ristrutturazione. Between 1760 and 1763, Count Vittorio Amedeo Costa di Carrù e Trinità, who was governor of Novara and then viceroy of Sardinia, commissioned the architect Birago di Borgaro to build his palace overlooking via San Francesco da Paola. The complex called “delle Cascine” was subsequently annexed to the palace, the result of the purchase of income-generating houses that overlooked the current via Giolitti and Accademia Albertina. In 1837 on the property of the Cascine the Shelter of the Daughters of Mercy was placed, a welfare institution founded in connection with the Ladies of Charity of St. Vincent de 'Paoli, by Luigia Alfieri who entrusted its operation to the Daughters of Charity; the work was continued after his death by Luisa Costa, wife of Cesare Alfieri, and by Costanza Alfieri marquise Tapparelli d'Azeglio. In 1882 Countess Costanza Luserna di Rorà died, widow of Count Costa di Carrù and Trinità, who in turn had founded the “Carrù Retreat” and who with a secret will left precise provisions on the use of the building in Via Accademia. In 1882 Count Carlo Alfieri entrusted, in agreement with Paolo Costa della Trinità, the provisional administration of the Retiro Alfieri, to which the Retiro Carrù was in fact joined, to Eng. Melchiorre Pulciano. To these Count Costa gave assignment, between 1892 and 1896, for "works to refurbish the building". In 1896, the two retreats were officially merged into a single institute that functioned as a boarding school for Catholic girls of not well-off conditions. In the years of the Second World War the building housed other institutions, such as the Educatory of Providence and a hospital of the Sovereign Military Order of Malta equipped with a medical, surgical and pediatric clinic. It suffered serious damage to the roofs and the top floor which were entirely redone. In the second half of the last century, the Institute was transformed into a boarding school with 75 beds, replacing the original dormitories with two-bed rooms. At the beginning of 2003 a renovation and conservative restoration project was elaborated which was submitted to the Compagnia di San Paolo and to the CRT Foundation which took charge of the renovation works.

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Francesca Guicciardini nasce a Firenze nel 1978 da una storica famiglia fiorentina, qui studia presso l’istituto d’arte di Porta Romana, seguendo lezioni di decorazione e grafica. Durante questi anni inizia a sperimentare la pittura murale, prima direttamente sui muri di casa propria, poi per piccoli committenti fiorentini. Nel 1997 si diploma e si rasferisce a Roma, dove inizia a studiare computer grafica, alternando gli studi a decorazioni per committenze in giro per l’Italia. Lavora per un paio d'anni come grafica per l’artista romani Matteo Basilè, segue un corso di montaggio video presso Cinecittà per realizzare documentari durante i suoi lunghi viaggi nel sud del mondo, dove si porta sempre dietro l’occorrente per realizzare gli acquarelli che ispirano i suoi lavori di decorazione. Dal 1999 ad oggi ha decorato svariati muri, ville, casali e locali pubblici in giro per il mondo, specializzata nella decorazione “classica” (molto in voga nelle ville toscane del xix secolo), Francesca ha saputo coniugare gli studi di grafica, all’arte orientale conosciuta durante i viaggi in Asia, senza dimenticare il Rinascimento fiorentino che l’ha circondata e ispirata durante la sua formazione artistica. As a young girl, raised in one of the oldest Florentine families, Francesca began by painting the walls of her mother's home, and it was while still at the Art Institute that she began to receive her first commissions. Over the years, she has applied her talent as an artist and eye for design to walls all around Italy. She always prefers to work closely with her commissioner and since her days as a young student, she has painted Florentine apartments, ancient Roman villas, Tuscan country homes, and public spaces. After her studies, she moved to Rome, where her talent was nurtured by her work for the Roman artist Matteo Basilè. At the same time she was also specializing in graphic design and editing, and it was her capacity in her studies that bought her to Cinecitta' where she directed small documentaries based on her voyages around the world. Francesca's passion for travel has bought her to some of the most remote and beautiful places in the world. Her travels could last up to a whole year if she felt inspired. The result of these travels has been an extraordinary collection and study of the various decorative themes and ornaments she encountered along the way. Today Francesca specializes in combining the knowledge she has acquired over the years, and during her travels, to work on some of the most important walls in Europe. Her main passion remains classical decoration, a reminder of the Italian Renaissance that surrounded her most of her life, but her originality comes from joining this innate passion with her knowledge as a designer and avid traveler.

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El Hostal de los Reyes Católicos es un edificio que fue construido en el año 1492. En 1501, este edificio fue destinado por los Reyes Católicos para atender a los enfermos y peregrinos del divino Xacobe, según se puede leer en la inscripción latina que recorre el friso superior de la portada. El proyecto de las obras se debe al arquitecto real Enrique Egas. Delante de la fachada se puede ver una fuerte cadena del siglo XVI sostenida por pilares esmeradamente tallados que delimita la propiedad del hospital y que tiene su origen en las disputas de propiedad entre el Ayuntamiento y las autoridades del hospital. Cuenta con una hermosa portada plateresca, obra de los maestros franceses Martín de Blas y Guillén de Colás. En las pilastras de esta portada podemos ver de abajo arriba, las figuras de Adán, Santa Catalina y San Juan Bautista en la izquierda y las de Eva, Santa Lucía y María Magdalena en la derecha. En el friso de la puerta, estructurada a modo de arco triunfal romano, aparecen alineadas las figuras de los doce apóstoles. En las pechinas sobre el arco se pueden ver los medallones que recogen los bustos de los reyes Isabel y Fernando. Sobre el friso, en el cuerpo superior se abre la ventana del Aposento Real, reservado para hospedar a los monarcas cuando acudieran a Compostela, esta parte se encuentra bordeada por las imágenes de Cristo, la Virgen, Santiago, San Juan Evangelista, San Pedro y San Pablo. Dos grandes escudos, con las armas de Castilla flanquean así mismo, la portada. Recorriendo todo el frente del edificio vemos los balcones diseñados por fray Tomás Alonso, apoyados en ménsulas muy trabajadas que representan figuras fantasiosas. La cornisa se decora con una minuciosa cadena en la que sobresalen grotescas y obscenas gárgolas. El espacio interior está estructurado en una planta rectangular con cuatro patios. El más artístico de estos patios es el que se encuentra de primero al entrar del lado izquierdo, en el que destaca sobre todo, la puerta que conduce a la antigua sala de San Luis. El interior del Hostal alberga una hermosa capilla ojival, declarada Monumento Nacional en 1912. La parte más interesante de esta capilla de planta de cruz latina, situada entre los cuatro patios, es el crucero al que se accede a través de un enrejado de hierro de hermosa factura, obra del cerrajero francés Guillén. La bóveda del crucero, confeccionada en piedra litográfica de Coimbra, es de una bellísima filigrana.

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La Catedral de Santiago de Compostela es una construcción medieval que se encuentra ubicada en la capital de Galicia, Santiago de Compostela, al noreste de España. Esta construcción fue iniciada en el año 1075, bajo el reinado de Alfonso VI y promovida por el obispo Diego Peláez. Inicialmente, el edificio contaba con tres naves y una planta de cruz latina, que abarcaba una superficie de 8.300 metros cuadrados. Aunque la estructura medieval se ha mantenido en lo fundamental, a lo largo de los siglos la Catedral ha ido variando su fisonomía con construcciones como la del Claustro y sus espacios anejos durante el Renacimiento. Así como la construcción de la capilla mayor, los órganos, el cierre de la cabecera o la fachada del Obradoiro, entre otras importantes actuaciones que se realizaron durante la época del Barroco. Durante el Neoclasicismo se realizó la nueva fachada de la Azabachería y en los últimos cien años se han seguido realizando diversas actuaciones. Por esta razón, hoy en día la edificación reúne diversos estilos arquitectónicos tales como el románico, el gótico, el barroco, el plateresco y el neoclásico. La entrada principal es conocida como el Pórtico de la Gloria y fue construida por el Maestro Mateo en el 1188. En ella se albergan dos centenares de figuras alusivas al Apocalipsis, dentro de las cuales destaca la figura del Apóstol Santiago que parece dar la bienvenida a los peregrinos. La fachada del Obradoiro de la Catedral es obra de Fernando de Casas y Novoa, y está considerada como una de las expresiones máximas del barroco español. El Altar Mayor es de estilo barroco, debajo del cual se encuentra la cripta del Apóstol Santiago. La catedral de Santiago de Compostela se ha convertido en un atractivo turístico y religioso ya que es el final del viaje de los peregrinos que deciden realizar el “Camino de Santiago”, recorrido que parte desde distintos lugares de Europa. Este trayecto, es conocido como el Primer Itinerario Cultural Europeo y Patrimonio de la Humanidad, y es una de las más antiguas y principales vías de peregrinación de la cristiandad. Desde el descubrimiento del sepulcro del Apóstol Santiago, innumerables peregrinos se han puesto en camino hacia la Catedral de Santiago de Compostela, para venerar sus reliquias, conformando así toda una cultura jacobea a lo largo de Europa. Como atractivo turístico, también se encuentra el Museo Catedral de Santiago que le permite a los visitantes profundizar su conocimiento en la historia y el arte de la Catedral, a través de sus diferentes espacios y las exposiciones temporales que se organizan con regularidad.

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En 1900, cuando se inició la construcción del Park Güell, Barcelona era una metrópolis moderna y cosmopolita que basaba su economía en la potencia de su industria y que superaba el medio millón de habitantes. Ya hacía casi medio siglo que se habían derribado sus murallas y la ciudad nueva, el Ensanche proyectado por el ingeniero Ildefons Cerdà, había crecido de manera espectacular a partir de 1860. Fue la mayor operación urbanística del siglo XIX en Europa. Eusebi Güell encargó a Gaudí el proyecto de hacer una urbanización para familias acomodadas en una gran finca que había adquirido en la zona conocida popularmente como la Montaña Pelada. Su situación era inmejorable, en un entorno saludable y con unas espléndidas vistas del mar y la llanura de Barcelona. En la urbanización se preveían unas 60 parcelas con forma triangular, con una compleja red de caminos, viaductos y escaleras que salvaban la topografía del terreno. Güell quería recrear los parques residenciales británicos y por ese motivo lo llamó Park Güell, en inglés. Gaudí respetó la vegetación existente en la antigua finca, como los algarrobos y los olivos. En cuanto a la introducción de nuevas especies, optó por plantas mediterráneas con baja demanda de agua. Asimismo, ideó diversos sistemas de captación y almacenamiento de agua a partir de los sistemas de riego que conocía del entorno rural de su niñez. De esa manera, tanto la vegetación como la gestión de los recursos hídricos contribuían a evitar la erosión del terreno ocasionada por las torrenciales lluvias mediterráneas, al tiempo que ayudaban a cubrir las necesidades de agua de los habitantes de la urbanización. Las complejas condiciones de la venta de las parcelas, mediante antiguos contratos enfitéuticos, la falta de un transporte adecuado y el carácter muy exclusivo de la urbanización la hicieron inviable. A falta de compradores, las obras se abandonaron en 1914. Solo se habían construido dos de las 60 casas previstas. El parque se convertía así en un gran jardín privado, que Güell cedía para actos públicos, mientras empezaba a aparecer en las guías turísticas de Barcelona como uno de los puntos de atracción de la ciudad. Eusebi Güell murió en su casa del Park Güell en 1918, y sus herederos ofrecieron al parque al Ayuntamiento, que acordó su compra en el pleno municipal celebrado el 26 de mayo de 1922. En 1926 se abrió como parque municipal. La casa de la familia Güell se habilitó como escuela pública, que adoptó el nombre del pedagogo catalán Baldiri Reixac, y la zona situada a la izquierda de la entrada se destinó a vivero de flores ornamentales para el Ayuntamiento. El Park Güell se convirtió así en un parque público muy apreciado por los barceloneses y en un importante foco de atracción de visitantes. Fue reconocido como monumento artístico en 1969 y fue declarado Patrimonio Cultural de la Humanidad por la UNESCO en 1984.

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Casa Batlló se sitúa en el número 43 de Paseo de Gracia, una calle que antiguamente unía la ciudad con la Villa de Gracia, hoy plenamente integrada como barrio de la ciudad. Originalmente, el edificio fue construido en 1877 por Emilio Sala Cortés (uno de los profesores de arquitectura de Gaudí), cuando en Barcelona todavía no había luz eléctrica. En 1903 lo adquirió D. Josep Batlló y Casanovas, un industrial textil propietario de varias fábricas en Barcelona y destacado hombre de negocios. D. Josep Batlló concedió total libertad creativa a Antoni Gaudí, encargándole unas obras que en principio consistían en derribar el edificio. Sin embargo, gracias la audacia de Gaudí, se descartó el derrumbe de la Casa, llevando a cabo una reforma integral entre 1904 y 1906. El arquitecto cambió completamente la fachada, redistribuyendo la tabiquería interior, ampliando el patio de luces y haciendo de su interior una auténtica obra de arte. Además de su valor artístico, la obra reviste una enorme funcionalidad, más propia de nuestro tiempo que del pasado. Incluso hay quien ve en ella elementos precursores de las vanguardias arquitectónicas de finales del s. XX. La Casa Batlló dejó de pertenecer a la familia Batlló en la década de los 50. Tras acoger diferentes empresas y particulares, desde la década de los 90 el edificio está en manos de los actuales propietarios, la familia Bernat, quien ha restaurado íntegramente la casa. En 1995 la familia abre la casa a la sociedad y presenta esta joya arquitectónica al mundo, ofreciendo el espacio para eventos. A partir de 2002, coincidiendo con el Año Internacional Gaudí, Casa Batlló acoge también visitas culturales. Ambas actividades se desarrollan en la actualidad innovando constantemente en su oferta y contenidos. Actualmente, Casa Batlló es Patrimonio Mundial de la UNESCO y un icono de Barcelona, una parada imprescindible para conocer la obra de Gaudí y el modernismo en su máxima expresión. También es uno de los atractivos culturales y turísticos mejor valorados, acogiendo a 1 millón de visitantes al año.

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SUV

Creatività, stile, sperimentazione e innovazione convivono con tutti gli elementi della tradizione nelle perle della ditta S.U.V. fondata nel centro storico di Venezia durante gli anni ‘40 da Umberto Scognamiglio, consolidata dal genero Oscar Sito, il cui figlio Salvatore ne è oggi titolare assieme alla moglie Antonella. Nello storico laboratorio artigianale si respira ancora l’aria dell’autenticità dei prodotti, manufatti artistici di esperti perleri in cui il vetro si mescola e si confonde ad altri materiali preziosi. La lavorazione adottata dal laboratorio è principalmente “a lume”, una tecnica che permette di modellare una canna vitrea facendo raggiungere al vetro una temperatura tale da renderlo “morbido” e quindi modellabile. Con tale tecnica si creano innumerevoli nuances di colore, mescolando a caldo canne differenti e personalizzando ogni singolo pezzo con decori realizzati con finissime vette colorate, fuse sull’elemento di base, o mediante l’accorpamento ad esso di murrine, graniglia in vetro, foglie d’oro o d’argento. Oltre all'attività artigianale di lavorazione a lume, questi artigiani conservano un enorme archivio di perle e usano proprio il vetro storico per le loro creazioni, anche eseguite su misura, perché ne hanno una quantità infinita. Creativity, style, experimentation and innovation coexist with all the elements of tradition in the pearls of the SUV company founded in the historic center of Venice during the 1940s by Umberto Scognamiglio, consolidated by his son-in-law Oscar Sito, whose son Salvatore is today the owner together with wife Antonella. In the historic artisan workshop you can still breathe the air of the authenticity of the products, artistic artifacts by perleri experts in which glass mixes and merges with other precious materials. The process adopted by the laboratory is mainly "lamp-based", a technique that allows you to model a glass rod by making the glass reach a temperature that makes it "soft" and therefore modelable. With this technique, countless shades of color are created, by hot mixing different rods and personalizing each single piece with decorations made with very fine colored peaks, fused on the base element, or by combining it with murrine, glass grit, gold or silver leaves. In addition to the artisan activity of lampworking, these artisans keep an enormous archive of pearls and use historical glass for their creations, even made to measure, because they have an infinite quantity of them. If you are looking for those big antique glass beads but also want to compose something unique of yours with an infinity of other glass objects, this is the right place for you! In addition to the artisan activity of lampworking, these artisans keep an enormous archive of pearls and use historical glass for their creations, even made to measure, because they have an infinite quantity of them. If you are looking for those big antique glass beads but also want to compose something unique of yours with an infinity of other glass objects, this is the right place for you! In addition to the artisan activity of lampworking, these artisans keep an enormous archive of pearls and use historical glass for their creations, even made to measure, because they have an infinite quantity of them.

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La Pedrera, también conocida como Casa Milà, es el edificio civil más emblemático de Antoni Gaudí, tanto por su innovación constructiva y funcional, como por las soluciones decorativas y ornamentales. Es un edificio Patrimonio Mundial de la UNESCO y también la última obra civil del arquitecto. La Pedrera es el único centro de interpretación de Gaudí en Barcelona, imprescindible para conocer la totalidad de la obra del arquitecto y su inspiración. En 1900 el Paseo de Gracia era la avenida más importante de la ciudad, donde se empezaron a construir edificios emblemáticos, se instalaron los mejores teatros y cines y las tiendas, restaurantes y cafeterías más exclusivas. Fue también donde los burgueses más adinerados y con más empuje decidieron edificar sus casas y, en una carrera de osadía y exhibicionismo, encargaron los proyectos a los arquitectos más prestigiosos del momento. En 1905 Pere Milà y Roser Segimon contraen matrimonio. Atraídos por la fama del Paseo de Gracia, compran una torre con jardín que ocupa una superficie de 1.835 metros cuadrados y le encargan al arquitecto Antoni Gaudí la construcción de su nueva residencia con la intención de ocupar el piso principal y alquilar el resto de las viviendas. Construida entre 1906 y 1912, el edificio se compone de una sucesión de muros de piedra en su exterior. Mientras, el interior consta de distintos patios pintados, columnas y diversas habitaciones. La fachada, ondulada, está abierta con grandes ventanales y balcones de hierro forjado. Por su parte, en la azotea se sitúan las chimeneas, verdaderas esculturas dignas de ser admiradas, desde donde se puede contemplar una vista espléndida sobre toda Barcelona. Después de muchos años de abandono, La Pedrera fue declarada Patrimonio Mundial de la UNESCO en 1984. En 1996, fue restaurada y abierta al público como centro cultural. Actualmente, desde enero de 2013, el edificio es la sede de la Fundación Catalunya La Pedrera y aloja un importante centro cultural de referencia en la ciudad de Barcelona por el conjunto de actividades que organiza y por los diferentes espacios museísticos y de uso público que aloja. Uno de los proyectos de la Fundación es “La Pedrera inédita”, que contribuye a ampliar el conocimiento de este edificio de más de 100 años de historia.

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Il complesso patriarcale di S. Echmiadzin ( discesa dell’ Unigenito ) si trova nella città di Vagharshapat o Echmiadzin della provincia di Armavir. La quarta città dell'Armenia, Echmiadzin, fu capitale dal 184 al 340 circa. È un luogo sacro per gli armeni. S. Echmiadzin è la Santa Sede del Catholicos armeno Garegin II, il capo spirituale della Chiesa Apostolica Armena. Il monumento più importante di Echmiadzin è la sua cattedrale, costruita originariamente da San Gregorio Illuminatore come una basilica a volta nel 301-303, quando l'Armenia era l'unica nazione del mondo a riconoscere il Cristianesimo come religione di stato. Secondo gli annali armeni del V secolo, San Gregorio ebbe una visione di Cristo che scendeva dal cielo e colpiva il suolo con un martello d'oro per mostrare il luogo dove sarebbe dovuta essere costruita la Cattedrale. Quindi il patriarca diede alla chiesa e alla città il nome di Echmiadzin, che significa "il luogo dove discese l'Unico Figlio". Nella sua forma attuale non è però più quella originale del IV secolo. Nel 480 il governatore romano dell'Armenia, Vahan Mamikonian, ordinò che la basilica ormai in rovina venisse rimpiazzata con una nuova chiesa con pianta a croce. Nel 618 venne rimpiazzata la cupola di legno con una in pietra poggiante su 4 massicci pilastri uniti ai muri esterni per mezzo di arcate. Da allora la chiesa è rimasta quasi intatta fino ai giorni nostri. All'inizio del XVIII secolo comparvero affreschi all'interno e bizzarre rotonde sopra gli absidi. La torre campanaria a tre livelli situata all’ingresso della chiesa è riccamente scolpita e risale al 1648. All’interno le dimensioni della chiesa sono modeste ma il soffitto è decorato con splendidi affreschi raffiguranti un giardino orientale pieno di rose, cipressi e cherubini alati. Al centro vi è un altare, nel punto in cui San Gregorio vide la luce divina toccare il terreno, con un’immagine della Madonna con il Bambino circondata da ricchi arazzi. Cattedrale di Echmiadzin Il complesso patriarcale di S. Echmiadzin ( discesa dell’ Unigenito ) si trova nella città di Vagharshapat o Echmiadzin della provincia di Armavir. La quarta città dell'Armenia, Echmiadzin, fu capitale dal 184 al 340 circa. È un luogo sacro per gli armeni. S. Echmiadzin è la Santa Sede del Catholicos armeno Garegin II, il capo spirituale della Chiesa Apostolica Armena. Il monumento più importante di Echmiadzin è la sua cattedrale, costruita originariamente da San Gregorio Illuminatore come una basilica a volta nel 301-303, quando l'Armenia era l'unica nazione del mondo a riconoscere il Cristianesimo come religione di stato. Secondo gli annali armeni del V secolo, San Gregorio ebbe una visione di Cristo che scendeva dal cielo e colpiva il suolo con un martello d'oro per mostrare il luogo dove sarebbe dovuta essere costruita la Cattedrale. Quindi il patriarca diede alla chiesa e alla città il nome di Echmiadzin, che significa "il luogo dove discese l'Unico Figlio". Nella sua forma attuale non è però più quella originale del IV secolo. Nel 480 il governatore romano dell'Armenia, Vahan Mamikonian, ordinò che la basilica ormai in rovina venisse rimpiazzata con una nuova chiesa con pianta a croce. Nel 618 venne rimpiazzata la cupola di legno con una in pietra poggiante su 4 massicci pilastri uniti ai muri esterni per mezzo di arcate. Da allora la chiesa è rimasta quasi intatta fino ai giorni nostri. All'inizio del XVIII secolo comparvero affreschi all'interno e bizzarre rotonde sopra gli absidi. La torre campanaria a tre livelli situata all’ingresso della chiesa è riccamente scolpita e risale al 1648. All’interno le dimensioni della chiesa sono modeste ma il soffitto è decorato con splendidi affreschi raffiguranti un giardino orientale pieno di rose, cipressi e cherubini alati. Al centro vi è un altare, nel punto in cui San Gregorio vide la luce divina toccare il terreno, con un’immagine della Madonna con il Bambino circondata da ricchi arazzi. Interessante è anche il “tesoro” della chiesa, sul retro della cattedrale, dove sono riuniti importanti cimeli compresa la Sacra Lancia, l’arma utilizzata per trafiggere il fianco di Cristo sul Calvario, reliquie dei Santi Taddeo, Pietro e Andrea, e vari frammenti dell’Arca di Noè. A ovest della Cattedrale si trova la Porta di San Tiridate costruita nel IV secolo, che porta all'imponente Palazzo del Patriarca. La cattedrale sorge in un grande giardino quadrangolare dove si trovano anche il seminario ed altri edifici che ospitano le celle monastiche. Echmiadzin e` anche il sito del primo centro della scrittura e della tipografia. Tutt’attorno alla cattedrale sorgono splendidi khatchkar, le “pietre (a forma di) croce”, alcuni elaboratissimi, uno dei prodotti più caratteristici dell’arte religiosa armena, che a migliaia (circa 40 mila sono quelli conservati) segnano con la loro presenza il carattere cristiano del territorio armeno. The patriarchal complex of St. Echmiadzin (Descent of the Only Begotten) is located in the city of Vagharshapat or Echmiadzin of the province of Armavir. The fourth city of Armenia, Echmiadzin, was the capital from about 184 to 340. It is a sacred place for Armenians. St. Echmiadzin is the Holy See of the Armenian Catholicos Garegin II, the spiritual head of the Armenian Apostolic Church. Echmiadzin's most important monument is its cathedral, originally built by Saint Gregory the Illuminator as a vaulted basilica in 301-303, when Armenia was the only nation in the world to recognize Christianity as a state religion. According to the 5th century Armenian annals, St. Gregory had a vision of Christ coming down from heaven and striking the ground with a golden hammer to show the place where the Cathedral should have been built. Then the patriarch gave the church and the city the name of Echmiadzin, which means "the place where the Only Son descended". In its present form, however, it is no longer the original of the fourth century. In 480 the Roman governor of Armenia, Vahan Mamikonian, ordered that the ruined basilica be replaced with a new church with a cross plan. In 618 the wooden dome was replaced with a stone one resting on 4 massive pillars joined to the external walls by means of arches. Since then the church has remained almost intact to the present day. At the beginning of the 18th century, frescoes appeared inside and bizarre rotundas above the apses. The three-level bell tower located at the entrance to the church is richly sculpted and dates back to 1648. Inside the church the dimensions are modest but the ceiling is decorated with splendid frescoes depicting an oriental garden full of roses, cypresses and winged cherubs. In the center there is an altar, at the point where San Gregorio saw the divine light touch the ground, with an image of the Madonna and Child surrounded by rich tapestries. Also interesting is the "treasure" of the church, at the back of the cathedral, where important relics are gathered including the Sacred Spear, the weapon used to pierce the side of Christ on Calvary, relics of Saints Thaddeus, Peter and Andrew, and various fragments Noah's Ark. To the west of the Cathedral is the Porta di San Tiridate built in the 4th century, which leads to the imposing Palazzo del Patriarca. The cathedral stands in a large quadrangular garden where the seminary and other buildings that house the monastic cells are also located. Echmiadzin is also the site of the first center of writing and typography. All around the cathedral there are splendid khatchkar, the "stones (in the shape of a) cross", some very elaborate, one of the most characteristic products of Armenian religious art, which by their thousands (about 40 thousand are preserved) mark with their presence the Christian character of the Armenian territory.

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Se encuentra ubicado sobre el monte Benacantil, mole rocosa de 166 m. de altitud lindante con el mar, lo que le confería un enorme valor estratégico, ya que desde la misma se divisa toda la bahía de Alicante y sus alrededores terrestres. Llamada esta roca Banu-lQatil por el geógrafo musulmán Al-Idrisi (s. XII), hay historiadores que datan el origen del topónimo en las palabras "bena", transcripción al árabe de "pinna", peña en latín, y de "laqanti", adjetivo que proviene de "Laqant", Alicante para los árabes. En sus laderas se han encontrado restos arqueológicos de la Edad del Bronce, ibéricos y de la época romana, si bien el origen de la actual fortaleza hay que buscarlo a finales del siglo IX cuando la dominación musulmana. Adquiere este castillo el nombre de Santa Bárbara porque el día de su festividad, 4 de diciembre de 1248, la tomó a los árabes el infante Alfonso de Castilla, futuro rey Alfonso X el Sabio. En 1296 se posesiona de todo el recinto y para la corona de Aragón Jaime II, que ordena su remodelación. Casi un siglo después Pedro IV el Ceremonioso manda sea rectificado el recinto y el rey Carlos I ordenará su fortificación a comienzos del siglo XVI. Hasta el reinado de Felipe II no se produce la gran reforma del castillo, con la construcción de las dependencias que en su mayoría hoy contemplamos. Duraron las obras de 1562 a 1580, según proyectos de Juan Bautista Antonelli y Jorge Palearo "El Fratín". Los bombardeos que sufrió Alicante en 1691 por la escuadra francesa y las acciones bélicas llevadas a cabo contra el castillo durante el período 1706-1709, cuando la guerra de Sucesión, en que estuvo en poder de los ingleses, afectaron gravemente a todo el recinto que sufrió la última acción militar en 1873 cuando la fragata acorazada "Numancia", en manos de rebeldes cantonalistas de Cartagena, lanzó sus proyectiles sobre la población y su castillo, que sería desartillado veinte años después. Hasta 1963, en que fue abierto al público, estuvo en una situación de abandono. Fue en ese año cuando se inauguraron los dos ascensores que hacen un recorrido por dentro de la montaña de 142,70 metros y a los que se accede por un túnel de 204,83 m. de longitud que nace en la avenida de Jovellanos, frente a la playa del Postiguet. Se divide este castillo en tres recintos bien diferenciados. El primero de ellos es el más alto, se le conoce por "La torreta", al encontrarse en él la vieja Torre del Homenaje, y tiene los vestigios más antiguos de toda la fortaleza, unos basamentos de los siglos XI al XIII. En este recinto contemplamos, entre otros, el llamado Baluarte de los Ingleses, así como otras dependencias: Parque de Ingenieros, Sala Noble, que fuera hospital, Casa del Gobernador, etc. La explanada más elevada es conocida por "Macho del Castillo" y allí estuvo la antigua alcazaba. El recinto intermedio corresponde a las dependencias más importantes concluidas en 1580: Salón Felipe II, antiguo Cuerpo de la Tropa frente al amplio Patio de Armas a cuyas espaldas se hallan las ruinas de la ermita de Santa Bárbara, Cuerpo de Guardia, Baluarte de la Reina, entre otras. Del siglo XVIII data el recinto inferior donde encontramos el Revellín del Bon Repós, que hace actualmente las funciones de aparcamiento y en el que se ubica el monumento al ilustre militar alicantino Félix Berenguer de Marquina que fuera capitán general de Filipinas y virrey de Nuevo México. El gran escudo de mármol blanco (s. XVIII) que hay sobre la puerta de acceso al segundo recinto se hallaba en el Real Consulado del Mar, edificio destruido por una explosión.

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Le musée Carnavalet – Histoire de Paris est le plus ancien musée de la Ville de Paris. Il ouvre au public le 25 février 1880 dans l’hôtel Carnavalet situé au cœur du Marais, l’un des quartiers de la capitale où le patrimoine architectural est particulièrement préservé. Depuis 1880, l’extension du musée a été importante, avec la construction de nouveaux bâtiments et l’annexion de l’hôtel Le Peletier de Saint-Fargeau en 1989. Aujourd’hui, l’architecture du musée offre une histoire de plus de 450 ans qui se déploie sur deux hôtels particuliers. Depuis plus de 150 ans, ses collections sans cesse enrichies retracent l’histoire de Paris, de la préhistoire à nos jours. The Carnavalet-History of Paris Museum is the oldest City of Paris museum. It opened to the public on February 25, 1880, in the Carnavalet mansion (Hôtel Carnavalet) located in the Marais, a Paris district where the architectural heritage was particularly well-preserved. Since 1880, the museum has been substantially enlarged, with the construction of new buildings and the annexation of the Le Peletier de Sant-Fargeau mansion in 1989. The museum’s architecture now offers a history spanning more than 450 years. For over 150 years, the continuously enriched museum collections have told the story of Paris, from prehistory to the present. More than four centuries of architectural evolution: the museum occupies two transformed and enlarged private mansions.

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Esistono registri storici relativi al Castello Ruspoli, datando dal 847. All’epoca, si trattava di una rocca fortificata. Durante il pontificato di Leone IV (847–855) la rocca venne trasformata in convento destinato ai monaci Benedettini, così rimanendo fino al 1081. Dal 1169, il castello divenne oggetto di una lunga disputa tra la Chiesa e le famiglie Aldobrandini, Orsini e Borgia, che durò fino al XVI secolo. Nel 1531, Papa Clemente VII donò il castello a Beatrice Farnese Baglioni. La figlia di questa, Ortensia venne data in matrimonio ad Ercole Sforza Marescotti, per favori concessi a Papa Paolo III. Ortensia portava in dote il castello di Vignanello che, da allora, si chiamò Castello Marescotti. Il nome Ruspoli, antica famiglia fiorentina trasferita a Siena, venne incorporato a quello dei Marescotti nel 1704, a seguito del matrimonio dell’ultima ereditiera, Vittoria, con Sforza Vicino Marescotti. Ortensia Farnese trasformò la rocca in residenza pur mantenendo le caratteristiche architettoniche della fortezza. Il progetto fu dell’architetto Sangallo il Giovane e lo studio degli spazi esterni, tra cui la fontana centrale del giardino e l’ingresso originale, sono attribuiti a Jacopo Barozzi da Vignola. The first traces of Ruspoli Castle date back to 847, when the structure was first built on the cliff where it lies. When Leo IV was Pope (847-855), this structure was converted into a monastery for the Benedictine monks, and was used as such until 1081. In about 1169, the castle became the source of a long-standing dispute between the Church and the Aldobrandini, Orsini, and Borgia families, which continued until the 16th century. In 1531, Pope Clement VII gave the castle to Beatrice Farnese Baglioni. Her daughter, Ortensia, was betrothed to Ercole Sforza Marescotti by Pope Paul III Farnese and the Castle Vignanello, as it was called at that time, was part of her dowry. From that point on, it was referred to as Castle Marescotti. The name Ruspoli comes from an ancient Florentine family that moved to Siena and was united with the Marescotti family in 1704, when the family’s youngest heir, Vittoria, was given away in marriage to Sforza Vicino Marescotti. Ortensia Farnese converted the structure into a residence, while still maintaining the original characteristics of the cliff fortification. The state was designed by an architect named Sangallo il Giovane; however, the ideas for the exterior, including the garden, central fountain, and original entrance, are credited to Jacopo Barozzi da Vignola. The garden, considered one of the most important in Italy, was created in 1611. Marcantonio Marescotti (3rd Earl of Vignanello and Parrano) was married to Ottavia Orsini, daughter of Vicino Orsini, creator of the sacred garden of Bomarzo. She planned and supervised the creation of the Renaissance garden parterre of Castello Ruspoli. Thanks to the restoration and preservation promoted by the family, it is known in Europe as one of the most well preserved gardens of that time.

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Le Musée Jacquemart-André présente la plus belle collection privée d’œuvres d’art de Paris, associée à l’atmosphère d’une grande demeure du 19e siècle. Découvrez ce magnifique hôtel particulier né de la passion d’Edouard André et de Nélie Jacquemart, son épouse, ainsi que leur éblouissante collection composée, en particulier, d’œuvres majeures des grands maîtres de la peinture flamande, de ceux de la peinture française du XVIIIème siècle ou encore des plus prestigieux artistes de la Renaissance Italienne. The Jacquemart-André Museum presents the finest private collection of works of art in Paris, associated with the atmosphere of a grand 19th century residence. Discover this magnificent private mansion born from the passion of Edouard André and Nélie Jacquemart, his wife, as well as their dazzling collection composed, in particular, of major works of the great masters of Flemish painting, of those of French painting of the 18th century or even the most prestigious artists of the Italian Renaissance.

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Le Musée national Picasso-Paris a, depuis sa réouverture en 2014, axé une partie de son projet scientifique et culturel sur la création de réseaux de partenaires. Ces réseaux, d’ampleur internationale, visent d’une part, à renforcer les liens du musée avec les autres musées Picasso et musées de beaux-arts du XX siècle, et d’autre part, à mener des recherches approfondies autour de sujets liés à Pablo Picasso, à l’occasion notamment de projets d’exposition. À l’occasion du centième anniversaire du voyage de Picasso en Italie, le Musée national Picasso-Paris a lancé en 2017 « Picasso-Méditerranée », manifestation qui s’est développée selon cinq axes essentiels : scientifique avant tout, mais aussi patrimonial, contemporain, pluridisciplinaire et multiforme. Le projet a consisté à donner une impulsion scientifique et à fédérer autour d'une thématique commune, tissant ainsi un véritable réseau de recherches picassiennes. Le Musée national Picasso-Paris s’est mis à la disposition de soixante-dix institutions culturelles partenaires pour la construction des projets - prêt d'œuvres, gestion d'un site internet, communication visuelle et graphique de la manifestation – tout en permettant à chacun de garder sa singularité. À travers cette manifestation d’une envergure hors du commun, le musée a souhaité avant tout créer un réseau d’institutions culturelles, collaborant pour programmer une série exceptionnelle d’expositions. À cette fin, le musée a largement ouvert sa collection aux prêts, dans une volonté de faire voyager les œuvres de Picasso dans toute la Méditerranée, aire géographique si chère à l’artiste. Le rôle du musée a ainsi été avant tout celui d’un prêteur volontaire, dans une politique dynamique de diffusion de ses collections, pour des expositions de types très variés : monographiques, thématiques, en dialogue avec des contemporains de Picasso ou des artistes d’aujourd’hui, centrées sur une technique, une période, un lieu de vie ou de création, elles ont toutes offert une approche singulière et renouvelée de l’œuvre picassienne sous le prisme méditerranéen. Since its reopening in 2014, the Musée national Picasso-Paris has focused part of its scientific and cultural project on the creation of networks of partners. These international networks aim, on the one hand, to strengthen the museum's links with other Picasso museums and 20th century fine arts museums, and on the other hand, to conduct in-depth research on related subjects. to Pablo Picasso, notably on the occasion of exhibition projects. On the occasion of the hundredth anniversary of Picasso's trip to Italy, the Musée national Picasso-Paris launched “Picasso-Méditerranée” in 2017, an event that developed along five essential axes: scientific above all, but also heritage, contemporary , multidisciplinary and multifaceted. The project consisted in giving a scientific impetus and federating around a common theme, thus weaving a real network of Picassian research. The Musée national Picasso-Paris made itself available to seventy partner cultural institutions for the construction of projects - loan of works, management of a website, visual and graphic communication of the event - while allowing each to keep its uniqueness. Through this event of an extraordinary scale, the museum wanted above all to create a network of cultural institutions, working together to program an exceptional series of exhibitions. To this end, the museum has widely opened its collection to loans, in a desire to make Picasso's works travel throughout the Mediterranean, a geographical area so dear to the artist. The role of the museum was thus above all that of a voluntary lender, in a dynamic policy of dissemination of its collections, for exhibitions of very varied types: monographic, thematic, in dialogue with contemporaries of Picasso or artists of today, centered on a technique, a period, a place of life or creation, they have all offered a unique and renewed approach to Picassian work through the Mediterranean prism.

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A public institution under the dual supervision of the Ministry of Culture and Communication and the Ministry of Higher Education and Research, the musée du quai Branly - Jacques Chirac is both a museum and a center of teaching and research: a forum open to the world presenting artistic, cultural and scientific events, with varied levels of interpretation and approach. From international conferences to more intimate encounters in the Jacques Kerchache Reading Room, from lectures at the Université Populaire du quai Branly (Branly Open University) to debates with contemporary artists, the nature and history of the museum collections continue to address issues at various levels. Due to the very nature of its collections, the musée du quai Branly - Jacques Chirac has an international vocation and pursues an active policy of cooperation with the countries from which its collections originate. The museum has built up a culture of exchange based on scientific, cultural and technical cooperation. The museum also has a media library specializing in the areas of ethnology and the history of non-European art.

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My name is Glorymar Hernandez, but I prefer to be called “Glory”. I was born in the capital of Venezuela, Caracas, and grew up amid the crowds of the city, the tranquility of the Andean mountains and the joy of the Caribbean coast. A mixture that has taught me to enjoy wherever I am, that aroused my curiosity to know the world, and that has helped me to adapt, with relative ease, to changes. I have a degree in Philosophy, my research works are in Philosophy of Language. Since 2019 I have been working as a Spanish teacher. I decided to start teaching my mother tongue thanks to my experience learning other languages. I had the opportunity to live for a year in Ireland, where I went to learn English and, currently, I am in Italy, where I have had the opportunity to learn Italian. These experiences allowed me to realize that, although seeking perfection when trying to “speak like a native” is the ideal, what really matters is being able to communicate, make ourselves understood and be open to the experience of knowing other cultures and understand that there are many different points of view. Professionally, I have had the opportunity to work in different contexts such as banking, outsourcing consular procedures, and teaching at university level. The biggest lesson I learned from these experiences is that I am not an office person. I prefer to own my time and have the freedom to work wherever I am. For this reason, I have decided to dedicate myself to teaching Spanish online and to enter the digital world. I consider myself a very curious and versatile person, that is why in my free time I enjoy handcrafting (such as sewing or knitting), volunteering, being in contact with nature, and trying to learn new things, like playing the guitar. Regarding my geographical preferences, the beach and the mountains are my main refuges, because I can escape from the noise of the city and connect with myself. That is why I would like to be able to live with my husband on a mountain, not far from the sea.

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El Museo Art Nouveau y Art Déco es en esencia un museo de artes decorativas que propone un recorrido temporal que abarca desde las últimas décadas del siglo XIX hasta la II Guerra Mundial. Este periodo de poco más de sesenta años es sin duda uno de los más fecundos de las artes aplicadas. El grueso de las obras que se pueden ver en el museo son objetos utilitarios concebidos bajo unos cuidados criterios estéticos. Esta dualidad, que los hace muy interesantes como documento de una época y de una manera de vivir, hace que muchos de ellos no hayan llegado hasta nuestros días, ya que su uso ha hecho que no hayan perdurado en el tiempo. A través de sus diecinueve colecciones, el recorrido por sus salas muestra al visitante la producción de los talleres europeos de artes decorativas de los periodos Nouveau y Déco. Joyas de Masriera o Faberge, vidrios iridiscentes de los talleres Loetz, Kralik, Pallme König o de la escuela de Nancy con piezas de Émile Gallé, los Hermanos Daum o Paul Nicolas. Muebles de Homar, Majorelle, Busquets. Porcelanas de Rosenthal, Royal Copenhagen, Mariano Benlliure, Gustave Guetant o Zuloaga. Los fondos que atesora la Casa Lis muestran la trayectoria de autores tan importantes como Émile Gallé con sus vidrios de capas superpuestas y sus exquisitos muebles o la evolución de Rene Lalique que partiendo de la joyería Art Nouveau orienta su creatividad al diseño del vidrio en las décadas posteriores. Destaca la colección de muñecas de porcelana francesas del s. XIX, que ha sido definida por los expertos como la mejor colección expuesta al público a nivel mundial, o la muestra de criselefantinas de Demetre Chiparus o Ferdinand Preiss, pequeñas esculturas que combinan el metal para las vestimentas y el marfil para las partes desnudas del cuerpo como la cara o las manos y que se han convertido en icono del Art Déco.

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Cuando hablamos de la Catedral de Salamanca nos estamos refiriendo concretamente a dos templos unidos entre sí. Por una parte, está la Catedral Vieja del siglo XII-XIII y, por otro lado, la Nueva del siglo XVI. La Catedral Vieja, dedicada a Santa María de la Sede, fue construida a lo largo de los siglos XII y XIII. Se presenta como un templo con planta basilical de tres naves y crucero desarrollado en planta y altura, conformando una cruz latina. De factura románica en su conjunto, el edificio se remata con bóvedas de transición al gótico. Entre los maestros que dirigieron la obra, los documentos conservados en el Archivo Catedral mencionan los siguientes: Florín de Pituenga, Casandro Romano, Alvar García, Pedro de la Obra, Juan el Pedrero, Sancho Pedro, Juan Franco o Petrus Petri. La nave central de la Catedral Vieja muestra un instante de transición al gótico, al estar cubierta con arcos apuntados y bóvedas de crucería, recibidas sobre soportes preparados para sostener en un primer momento una bóveda de cañón apuntado con arcos fajones, lo que obligó a la final introducción de otros elementos, como los mensulones en los que descansan los nervios, para acomodar adecuadamente la nueva solución. Los capiteles y repisas se hallan decoradas con figuras de personajes bíblicos, animales, decoración vegetal y mascarones. Las estatuas-nervio ubicadas sobre los mensulones de la bóveda son ejemplos singulares que destacan en el interior de la iglesia vieja. La Catedral Nueva, adosada a la Vieja, se comenzó a construir en 1513, inaugurándose en agosto de 1733. En la promoción inicial intervinieron los Reyes Católicos, a petición del Cabildo Catedral, quien, con los obispos sucesivos, actuó siempre como principal promotor. Entre los grandes maestros arquitectos que dirigieron las obras de la Catedral Nueva durante casi dos siglos y medio figuran, entre otros, Juan y Rodrigo Gil de Hontañón, Juan de Álava, Juan Setién Güemes, Pantaleón Pontón, los hermanos Churriguera y Juan de Sagarbinaga. Se comenzó a construir en estilo tardogótico y, aunque goza de la utilización de algunos otros estilos posteriores, conservará hasta el final una unidad estilística en este arte, impuesta y querida por el Cabildo. Se trata de una iglesia de planta rectangular, compuesta por tres naves y capillas hornacinas entre contrafuertes. Se cubre por bóvedas de crucería con terceletes y combados dibujando complejos y hermosos diseños estrellados, en los que brillan especialmente las claves. En el crucero se yergue un magnífico cimborrio formado por cuerpo ochavado sobre pechinas con monumentales relieves de los misterios marianos, sobrepasado por un luminoso tambor cilíndrico liberado merced a los amplios ventanales y cúpula semiesférica. La Iglesia recibe la luz de casi un centenar de vidrieras, procedentes originariamente de Flandes aquellas que muestran un episodio bíblico. En sus muros también se extienden dos galerías corridas, en dos alturas, numerosos medallones con bustos de profetas, evangelistas, personajes de las Sagradas Escrituras y doctores, y otros tantos escudos catedralicios con el búcaro de azucenas.

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El Museo Sefardí se encuentra ubicado en el interior de la Sinagoga de Samuel ha-Leví o como popularmente se conoce Sinagoga del Tránsito. Sin embargo, desde sus orígenes, esta sinagoga ha sido objeto de diversos vaivenes y modificaciones ofreciéndonos un apasionante testimonio de la historia de nuestro país. El origen de este espectacular edificio se remonta al siglo XIV, momento en que fue mandado erigir por Samuel ha-Leví, importante figura de la época, que ocupó diversos cargos de gran relevancia en la corte del rey Pedro I de Castilla, como por ejemplo, Oidor de la Audiencia, Diplomático o Tesorero real. Con la expulsión de los judíos en 1492, los Reyes Católicos cedieron la Sinagoga a la Orden de Calatrava a cambio de algunas de sus posesiones, como fueron el Alcázar y los Palacios de Galiana con su iglesia de Santa Fe. Dos años más tarde el edificio pasó a formar parte del Priorato de San Benito. En este momento se producen las primeras modificaciones y se emplean la zona que ocupaba la escuela rabínica y la Galería de Mujeres como hospital y asilo a los caballeros calatravos, y la Gran Sala de Oración pasa a ser templo cristiano y lugar de enterramiento, apareciendo en la documentación como Iglesia de San Benito. Durante el siglo XVI, dejó de ser hospital y asilo para convertirse exclusivamente en iglesia. En esta época se produjeron varias modificaciones arquitectónicas, construyéndose una puerta de entrada a la sacristía, así como un arcosolio empotrado utilizado para dar culto a una imagen de la Virgen, ambos de estilo plateresco. Se adosó un retablo al cuerpo central del antiguo hejal y se colocó el altar principal sobre el primitivo suelo de la sinagoga. La antigua Galería de Mujeres se tapió y pasó a ser utilizada como vivienda. Asimismo, se colocó un entarimado de madera para el coro en el lado Oeste. En 1877 fue declarada Monumento Nacional y desde entonces y hasta 1910 se llevaron a cabo una serie de restauraciones para paliar el mal estado del edificio. En 1910, se confía la antigua Sinagoga al Patronato del Museo del Greco regido por el marqués de la Vega-Inclán que procede a su restauración según los criterios de la época. Así, desde 1910 a 1968, la Sinagoga estuvo bajo la protección y custodia de las Fundaciones Vega-Inclán, realizándose en los años 60 la última restauración, antes de su inauguración como Museo, en la que se hizo desaparecer la antigua sillería coral colocada en la época del Marqués, se repararon yeserías, solados, carpintería y se añadió a las paredes una tapicería en seda que imita tejidos del Monasterio de las Huelgas en Burgos. En 1968 el Museo Sefardí fue declarado “Museo Nacional de Arte Hispanojudío”, y en 1969 la Sinagoga del Tránsito se desvinculó de las Fundaciones Vega-Inclán, organismo que la había gestionado desde principios del siglo XX, comenzando su trayectoria como centro independiente. En 1971 el museo abrió sus puertas al público y desde entonces ha sido objeto de varias mejoras, llevándose a cabo un plan de remodelación integral del edificio para adaptarlo a las necesidades museológicas actuales, así como un nuevo proyecto museológico y museográfico. Por ello se han ido realizando obras arquitectónicas, restauraciones de las yeserías y artesonado, y excavaciones arqueológicas, con el fin de paliar la diversidad de actuaciones sufridas por el edificio a lo largo del tiempo y permitir que la Sinagoga forme parte del nuevo Museo como la principal pieza de su colección.

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Muchos lo consideran uno de los templos góticos más bellos de España. Concebido como el lugar donde se enterrarían los Reyes Católicos su majestuosidad no deja indiferente a nadie. Pasear por el interior de sus muros es empaparse de la historia de nuestro país y descubrir la entrega de los monarcas a San Juan. La vida monacal en San Juan de los Reyes es una de sus señas de identidad. El silencio y tranquilidad que se respiran en todas sus estancias ayudan a abstraerse de la bulliciosa ciudad. El monasterio de San Juan de los Reyes fue mandado construir por los Reyes Católicos en la ciudad de Toledo, en acción de gracias por la victoria en la batalla de Toro de 1476. En ella quedó zanjada definitivamente la guerra por la sucesión al trono a favor de la princesa Isabel, hermana del rey difunto Enrique IV, ya casada con Fernando frente a los partidarios de Juana la hija del matrimonio ilegítimo del rey, su sobrina y ahijada de bautismo. Isabel defendió hasta el final su derecho al trono por cuestiones de legitimidad y conveniencia para Castilla. En 1479 el monasterio recibe el nombre de “San Juan de Portalatyna”, una particular advocación de san Juan Evangelista quien según su leyenda sufrió martirio por orden de Domiciano, en una tina de aceite hirviendo frente a la Puerta Latina de Roma. La reina solicitó y obtuvo del papa un jubileo especial para el día de San Juan ante Portam Latinam. Después pasó a llamarse de los santos Juanes. Con el tiempo, al haber sido una empresa impulsada por la reina, San Juan de la Reina. Finalmente el monasterio ha pasado a la historia como San Juan de los Reyes. El claustro acoge un jardín síntesis del paraíso terrenal poblado de especies que originalmente buscaron evocar el Jardín del Edén. Hoy, arrayanes, ciprés, naranjo, granado y otras especies perfuman el aire con sus aromas y proporcionan a la piedra atractivas notas de color. Dividido en cuatro partes, reflejo de las cuatro partes del mundo y en el centro el pozo de agua, rememora hortus conclusus o huerto cerrado medieval, alegoría de la virginidad de María. A finales del siglo XIX a instancias del gobierno estatal se emprende una restauración integral dirigida por el arquitecto Arturo Mélida, quien también dará las trazas para la Escuela de Artes en el solar del segundo claustro desaparecido. Arquitecto, pintor, escultor y diseñador, Mélida reemprenderá una subjetiva restauración, desde la admiración al monumento, en un neogótico con tintes del romanticismo historicista. El paseo sosegado por sus pandas regala toda la belleza de sus filigranas en piedra y reserva numerosas sorpresas en representaciones humorísticas de animales: dragones, simios, aves fantásticas… talladas por el escultor toledano Cecilio Béjar, quien también trabajó hasta 1967 en la restauración de las imágenes de los santos que pueblan el claustro bajo. Especial ingenio se despliega en las gárgolas, ejemplares únicos y llenos de fantasía.

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Aunque este magnífico edificio civil, construido entre 1541 y 1551, se venía utilizando como espacio expositivo, al menos, desde comienzos del pasado siglo XX (vale la pena recordar que en la Lonja se celebró en 1919 una Exposición Hispano-Francesa de Bellas Artes que reunió, entre otros, nombres tan destacados como los de Beruete, Domingo, Iturrino, Nonell, Picasso, Regoyos, Vázquez Díaz, Zuloaga, Mariano Benlliure, Clará, Gargallo, Julio Antonio, Macho; y de 1942 a 1945 las muestras del Salón Internacional de Otoño de Fotografía, que sigue vigente desde 1925; y durante los años 1943 a 1955 la mayoría de las trece ediciones del Salón de Artistas Aragoneses), será desde comienzos de los años 70 de dicha centuria cuando, con exposiciones como la de Manuel Viola en 1972 y la de Pablo Serrano en 1975, el uso habitual de la Lonja como sala de exposiciones comience a tomar verdadera carta de naturaleza, convirtiéndose en permanente y exclusivo desde mitad de la década siguiente. La Lonja, por sus características, emplazamiento y ya consolidada trayectoria, viene siendo considerada la primera y principal sala de exposiciones de Aragón, como consecuencia de lo cual es permanente espacio de referencia para acoger los más destacados y ambiciosos proyectos expositivos de carácter público que se realizan en nuestra Comunidad (tanto los propios del Ayuntamiento de Zaragoza como los de aquellas otras instituciones y entidades con las que colabora), circunstancia que asegura la proyección y el éxito de todos ellos, pero da lugar a que las sucesivas programaciones anuales deban conciliar muy diferentes aspectos y dar cabida a temáticas y contenidos también muy diversos, lo que por otra parte corresponde perfectamente al carácter y titularidad de la sala. Haciendo de la necesidad virtud, a lo largo de los últimos veinticinco años la programación se ha venido caracterizando por la presencia de grandes muestras de carácter histórico, dedicadas a presentar visiones actuales de distintas culturas o periodos históricos (entre las más recientes citaremos El oro de América. Tesoros precolombinos de Costa Rica; Egipto milenario; Hispania. El legado de Roma; Los mayas; Bhután; Una mirada al siglo XX en Aragón; La Ilustración y el proyecto liberal; Tuareg; El teatro romano. La puesta en escena; Siete mil años de arte persa; Africa. La figura imaginada; Tesoros del Museo Nacional de Escultura) junto a monográficas de grandes figuras del arte universal ya clásico o contemporáneo (como las de Gargallo, Tàpies, Genovés, Condoy, Aguayo, Zuloaga, Pablo Serrano, Ibarrola, Broto, Miró, Picasso, Lagunas, Orús, Luis Berdejo, Fernando Botero, Arnaldo Pomodoro, Chillida) y un importante número de exposiciones colectivas dedicadas a ofrecer diferentes visiones, a veces más generales y en ocasiones muy específicas, del arte de nuestro tiempo en sus diversas disciplinas y especialidades, tanto el correspondiente a los ámbitos españoles, como a los internacionales.

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Desde su inauguración en el año 1997, el Guggenheim Bilbao y el perro Puppy -la escultura floral de Jeff Koons situada en el exterior del edificio- se han convertido en el símbolo más internacional de Bilbao. Forman parte de la colección las obras de grandes figuras del mundo artístico: David Salle, Chillida, Jeff Koons, Louis Bourgeois y Robert Rauschenberg son algunos ejemplos. El Guggenheim también ofrece una serie de actividades para todos aquellos visitantes que deseen ampliar sus conocimientos artísticos. El Museo Guggenheim Bilbao es obra del arquitecto canadiense-americano Frank Gehry y representa un magnífico ejemplo de la arquitectura más vanguardista del siglo XX. Con 24.000 m² de superficie, de los que 9.000 m² están destinados a espacio expositivo, el edificio representa un hito arquitectónico por su audaz configuración y su diseño innovador, conformando un seductor telón de fondo para el arte que en él se exhibe. En conjunto, el diseño de Gehry crea una estructura escultórica y espectacular perfectamente integrada en la trama urbana de Bilbao y su entorno. Una vez en el Vestíbulo, que sirve de distribuidor, el visitante accede al Atrio, auténtico corazón del Museo y uno de los rasgos distintivos del diseño arquitectónico de Frank Gehry. Se trata de un gran espacio diáfano de volúmenes curvos que conectan el interior y el exterior del edificio mediante grandes muros, cortina de vidrio y un gran lucernario cenital. Los tres niveles del Museo se organizan en torno a este Atrio central y se conectan mediante pasarelas curvilíneas, ascensores de titanio y cristal, y torres de escaleras. El Atrio, que también funciona como espacio expositivo, sirve como eje que ordena las 20 galerías que alberga el Museo, algunas de aspecto más clásico y líneas ortogonales y otras de volumetrías más orgánicas e irregulares. El juego de volúmenes y perspectivas permite disponer de espacios interiores en los que, sin embargo, el visitante no se siente en absoluto desbordado.

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Eccellenza Italiana è una community di persone che vuole promuovere l’Italia nel digitale, attraverso una comunicazione semplice e innovativa. Ti portiamo con noi alla (ri)scoperta delle eccellenze del Bel Paese. L’Italia è un Paese meraviglioso, ricco di diversità e piccoli mondi nascosti. La nostra community nasce proprio con lo scopo di andare alla ricerca di quei mondi, per coinvolgere gli utenti nella scoperta di curiosità, tradizioni e primati legati all’Italia. Le persone sono la nostra forza e di questo andiamo orgogliosi. I creators sono la voce che ci accompagna in questo viaggio attraverso l’Italia. Raccontiamo storie d’Italia: il nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro. Italian Excellence is a community of people who want to promote Italy in the digital world, through simple and innovative communication. We take you with us to the (re) discovery of the excellence of the Bel Paese. Italy is a wonderful country, rich in diversity and small hidden worlds. Our community was born precisely with the aim of going in search of those worlds, to involve users in the discovery of curiosities, traditions and primates related to Italy. People are our strength and we are proud of this. The creators are the voice that accompanies us on this journey through Italy. We tell stories of Italy: our past, our present and our future.

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La Ciudad de las Artes y de las Ciencias (Ciutat de les Arts i les Ciències) de Valencia es un conjunto único dedicado a la divulgación científica y cultural, que está integrado por seis grandes elementos: el Hemisfèric, cine IMAX, 3D y proyecciones digitales; el Umbracle, mirador ajardinado y aparcamiento; el Museu de les Ciències, innovador centro de ciencia interactiva; el Oceanogràfic, el mayor acuario de Europa; el Palau de les Arts Reina Sofía, dedicado la programación operística, y el Ágora, que dota al complejo de un espacio multifuncional. A lo largo de un eje de casi dos kilómetros, en el antiguo cauce del río Turia, este complejo impulsado por la Generalitat Valenciana sorprende por su arquitectura y por su inmensa capacidad para divertir y estimular las mentes de sus visitantes que, recorriendo sus edificios, conocen diferentes aspectos relacionados con la ciencia, la tecnología, la naturaleza o el arte. El papel relevante de la arquitectura en la Ciudad de las Artes y de las Ciencias de Valencia ha sido posible gracias al trabajo de dos arquitectos españoles de prestigio internacional, que han aportado aquí lo mejor de su obra: Santiago Calatrava, con el Palau de les Arts Reina Sofía, el Hemisfèric, el Museu de les Ciències, el Umbracle y el Àgora, y Félix Candela, con las singulares cubiertas de los edificios principales del Oceanogràfic. Un conjunto arquitectónico de excepcional belleza, que armoniza el continente con el contenido. Una ciudad donde conviven el mar y la luz del Mediterráneo de manera sorprendente. Se ha constituido como uno de los mayores focos de difusión cultural. En conjunto, las proyecciones digitales y las películas en gran formato en el Hemisfèric, las exposiciones interactivas en el Museu de les Ciencies Príncip Felipe y las exhibiciones bioeducativas del Oceanogràfic, conforman una gran oferta interrelacionada, que se complementa, con el único objetivo de satisfacer la curiosidad y las ganas de divertirse del visitante. La Ciudad de las Artes y de las Ciencias une además la admirada tradición mediterránea del mar y la luz, de los colores azules y blancos, con una arquitectura vanguardista diseñada por Santiago Calatrava y Félix Candela. Sus audaces líneas identifican a la capital del Turia del siglo XXI; es la estampa futurista que simboliza a la nueva Valencia: una ciudad moderna dentro de la ciudad milenaria, donde millones de visitantes acuden cada año para disfrutar con la cultura, la naturaleza, el arte y la ciencia.

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El edificio que hoy sirve de sede al Museo Nacional del Prado fue diseñado por el arquitecto Juan de Villanueva en 1785, como Gabinete de Ciencias Naturales, por orden de Carlos III. No obstante, el destino final de esta construcción no estaría claro hasta que su nieto Fernando VII, impulsado por su esposa la reina María Isabel de Braganza, tomó la decisión de destinar este edificio a la creación de un Real Museo de Pinturas y Esculturas. El Real Museo, que pasaría pronto a denominarse Museo Nacional de Pintura y Escultura y posteriormente Museo Nacional del Prado, abrió por primera vez al público en 1819. El primer catálogo constaba de 311 pinturas, aunque para entonces en el Museo se guardaban ya 1510 obras procedentes de los Reales Sitios. Las valiosísimas Colecciones Reales, germen de la colección del actual Museo del Prado, comenzaron a tomar forma en el siglo XVI bajo los auspicios del emperador Carlos V y fueron sucesivamente enriquecidas por todos los monarcas que le sucedieron, tanto Austrias como Borbones. A ellos se deben los tesoros más emblemáticos que se pueden contemplar hoy en el Prado, tales como El jardín de las Delicias de El Bosco, El caballero de la mano en el pecho de El Greco, El tránsito de la Virgen de Mantegna, La Sagrada Familia conocida como La Perla de Rafael, Carlos V en Mühlberg de Tiziano, El Lavatorio de Tintoretto, el Autorretrato de Durero, Las Meninas de Velázquez, Las tres Gracias de Rubens o La familia de Carlos IV de Goya. Del Museo de la Trinidad llegaron importantes pinturas como La Fuente de la Gracia de la Escuela de Jan Van Eyck, Auto de fe presidido por santo Domingo de Guzmán de Pedro Berruguete y los cinco lienzos procedentes del Colegio de doña María de Aragón de El Greco. Del Museo de Arte Moderno proceden gran parte de los fondos del siglo XIX, obras de los Madrazo, Vicente López, Carlos de Haes, Rosales y Sorolla. Desde la fundación del Museo han ingresado más de dos mil trescientas pinturas y gran cantidad de esculturas, estampas, dibujos y piezas de artes decorativas por Nuevas Adquisiciones, en su mayoría donaciones, legados y compras. Las Pinturas Negras de Goya llegaron al Museo gracias a la donación del Barón Emile d’Erlanger en el siglo XIX. Compras muy interesantes en los últimos años han sido Fábula y Huída a Egipto de El Greco, en 1993 y 2001, La condesa de Chinchón de Goya en el 2000, El barbero del Papa de Velázquez en el 2003 o, más recientemente, El vino en la fiesta de San Martín de Pieter Bruegel el Viejo en 2010, entre otras. Numerosos legados han enriquecido los fondos del Museo, tales como el Legado de don Pablo Bosch con su magnífica colección de medallas, el Legado de don Pedro Fernández Durán, con su amplísima colección de dibujos y artes decorativas, y el Legado de don Ramón de Errazu con pintura del siglo XIX. Tanto la colección como el número de visitantes del Prado se han incrementado enormemente a lo largo de los siglos XIX y XX, por lo que el Museo ha tenido que ir acometiendo sucesivas ampliaciones en su sede histórica hasta agotar totalmente las posibilidades de intervención sobre este edificio. Por este motivo, el Prado se ha visto obligado a buscar el camino de su reciente ampliación mediante una solución arquitectónica de nueva fábrica situada junto a la fachada posterior de su sede tradicional y conectada con ésta desde el interior.

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La Plaza de España es un espectáculo de luz y majestuosidad. Encuadrada en el Parque de María Luisa, esta plaza fue diseñada por el gran arquitecto sevillano Aníbal González como espacio emblemático de la Exposición Iberoamericana de 1929. El resultado fue una plaza-palacio única en el mundo. Sus proporciones son fastuosas; cuenta con una superficie total de 50.000 metros cuadrados, convirtiéndose sin duda en la plaza más imponente de España. A lo largo de todo el perímetro de la plaza se extiende un canal de 515 metros de longitud, que puedes recorrer a bordo de una barca. Los cuatro preciosos puentes que cruzan el canal representan los antiguos reinos de España. Dos altas torres se erigen en los extremos de la plaza, confiriendo un equilibrio perfecto al conjunto. Estas torres se divisan desde toda Sevilla. La galería porticada que separa el espacio abierto de la plaza con respecto al edificio invita a ser recorrido. En un principio, tras finalizar la exposición, su destino era formar parte de la Universidad de Sevilla, esa es la razón de las hornacinas existentes en cada una de las provincias. Sin embargo tras haber sido utilizada durante la exposición, pasó a ser sede del gobierno militar, sirviendo sus estancias como ubicación de la Capitanía General, albergando años después además la delegación del Gobierno central en Andalucía y al mismo tiempo el Museo Militar de Sevilla. Hoy en día alberga a la subdelegación de gobierno de España. La plaza de España ha sido utilizada como escenarios en múltiples y variadas películas. En este sentido, la Academia de Cine Europeo la ha elegido como Tesoro de la Cultura Cinematográfica Europea, distinción que otorga a espacios y localizaciones cinematográficas de naturaleza simbólica de gran valor histórico para el cine.

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La Alhambra, denominada así por sus muros de color rojizo («qa'lat al-Hamra'», Castillo Rojo), está situada en lo alto de la colina de al-Sabika, en la margen izquierda del río Darro, al este de la ciudad, frente a los barrios del Albaicín y de la Alcazaba. Su posición estratégica, desde la que se domina toda la ciudad y la vega granadina, hace pensar que existían construcciones anteriores a la llegada de los musulmanes. Su conjunto, completamente amurallado, posee una forma irregular limitada al norte por el valle del Darro, al sur por el de la al-Sabika, y al este por la Cuesta del Rey Chico, que a su vez la separan del Albaicín y del Generalife, situado en el cerro del Sol. Se tiene constancia por primera vez de ella en el siglo IX, cuando en 889 Sawwar ben Hamdun tuvo que refugiarse en la Alcazaba y repararla debido a las luchas civiles que azotaban por entonces al Califato cordobés, al que pertenecía Granada. Posteriormente, este recinto empezó a ensancharse y a poblarse, aunque no hasta lo que sería con posterioridad, ya que los primeros monarcas ziríes fijaron su residencia en lo que posteriormente sería el Albaicín. A pesar de la incorporación del castillo de la Alhambra al recinto amurallado de la ciudad en el siglo XI, lo que la convirtió en una fortaleza militar desde la que se dominaba toda la ciudad, no sería hasta el siglo XIII con la llegada del primer monarca nazarí, Mohamed ben Al-Hamar (Mohamed I, 1238-1273) cuando se fijaría la residencia real en la Alhambra. Este hecho marcó el inicio de su época de mayor esplendor. Primero se reforzó la parte antigua de la Alcazaba, y se construyó la Torre de la Vela y del Homenaje, se subío agua del río Darro, se edificaron almacenes, depósitos y comenzó la construcción del palacio y del recinto amurallado que continuaron Mohamed II (1273-1302) y Mohamed III (1302-1309), al que también se le atribuyen un baño público y la Mezquita sobre la que se construyó la actual iglesia de Santa María. A Yusuf I (1333-1353) y Mohamed V (1353-1391) les debemos la inmensa mayoría de las construcciones de la Alhambra que han llegado a nuestra época. Desde la reforma de la Alcazaba y los palacios, pasando por la ampliación del recinto amurallado, la Puerta de la Justicia, la ampliación y decoración de las torres, construcción de los Baños y el Cuarto de Comares, la Sala de la Barca, hasta el Patio de los Leones y sus dependencias anexas. De los reyes nazaríes posteriores no se conserva prácticamente nada. De la época de los Reyes Católicos hasta nuestros días podemos destacar la demolición de parte del conjunto arquitectónico por parte de Carlos V para construir el palacio que lleva su nombre, la construcción de las habitaciones del emperador y el Peinador de la Reina y el abandono de la conservación de la Alhambra a partir del siglo XVIII. Durante la dominación francesa fue volada parte de la fortaleza y hasta el siglo XIX no comenzó su reparación, restauración y conservación que se mantiene hasta la actualidad.

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La Sagrada Familia es un templo excepcional, tanto por lo que respecta a su origen y a su fundación como por lo relativo a sus propósitos. Fruto de la obra del genial arquitecto Antoni Gaudí, fue un proyecto impulsado por y para el pueblo, y ya son cinco generaciones las que han ido viendo la evolución del templo en Barcelona. Actualmente, con más de 135 años desde la colocación de la primera piedra, la Basílica sigue en construcción. La construcción del Templo Expiatorio de la Sagrada Familia (en catalán, Temple Expiatori de la Sagrada Família), conocido simplemente como la Sagrada Familia, se inició en 1882. Se trata de la obra maestra de Gaudí y es el máximo exponente de la arquitectura modernista catalana. Es uno de los monumentos más visitados de España, junto al Museo del Prado y la Alhambra de Granada. Además,​ es la iglesia más visitada de Europa tras la basílica de San Pedro del Vaticano. La Sagrada Familia es un reflejo de la plenitud artística de Gaudí. Trabajó en ella durante la mayor parte de su carrera profesional, especialmente en los últimos años de su carrera, donde llegó a la culminación de su estilo naturalista, haciendo una síntesis de todas las soluciones y estilos probados hasta aquel entonces. Gaudí logró una perfecta armonía en la interrelación entre los elementos estructurales y los ornamentales, entre plástica y estética, entre función y forma, entre contenido y continente, logrando la integración de todas las artes en un todo estructurado y lógico.​ La Sagrada Familia tiene planta de cruz latina, de cinco naves centrales y transepto de tres naves, y ábside con siete capillas. Ostenta tres fachadas dedicadas al Nacimiento, Pasión y Gloria de Jesús y, cuando esté concluida, tendrá 18 torres: cuatro en cada portal haciendo un total de doce por los apóstoles, cuatro sobre el crucero invocando a los evangelistas, una sobre el ábside dedicada a la Virgen y la torre-cimborio central en honor a Jesús, que alcanzará los 172,5 metros de altura. El templo dispondrá de dos sacristías junto al ábside, y de tres grandes capillas: la de la Asunción en el ábside y las del Bautismo y la Penitencia junto a la fachada principal; asimismo, estará rodeado de un claustro pensado para las procesiones y para aislar el templo del exterior.

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Davide Rivalta, artista bolognese che popola le città di tutto il mondo con massicci animali, collocandoli nei posti più impensati. La straordinaria forza di questi bronzi sta proprio nella sorpresa che coglie l’avventore quando li scopre nel cortile del Palazzo, senza aspettarselo. Il realismo delle figure, la loro stazza e l’evidenza della loro presenza contrasta con il contesto, creando un effetto straniante, a tratti ironico. I Gorilla (Occulti latices), installati nel 2002, colpiscono perché evocano l’idea della primordialità e della condizione naturale del regno animale in un luogo istituzionale, formale, piuttosto austero anche. È la loro totale estraneità rispetto al contesto che ci porta ad interrogarci sul messaggio di cui si fanno portatori. Un gruppo di gorilla che, secondo qualcuno, farebbero paura a grandi e piccini. Occasione buonaper riflettere sulla ricerca artistica di Rivalta, esponente di una figurazione di qualità, capace di relazionarsi in modo intenso con lo spazio. La presenza dei lavori di Davide Rivalta in parecchie città è uno di quei motivi che rendono grande l'arte tradizionale, che sa accogliere e valorizzare ogni forma d’arte, dal videomapping alla street art, dal mosaico alla scultura e che, soprattutto, sa far dialogare l‘antico patrimonio artistico con l’arte contemporanea. Davide Rivalta, Bolognese artist who populates cities all over the world with massive animals, placing them in the most unexpected places. The extraordinary strength of these bronzes lies precisely in the surprise that catches the customer when he discovers them in the courtyard of the Palace, without expecting it. The realism of the figures, their size and the evidence of their presence contrast with the context, creating an alienating, at times ironic effect. The Gorillas (Occulti latices), installed in 2002, are striking because they evoke the idea of ​​the primordiality and natural condition of the animal kingdom in an institutional, formal, rather austere place. It is their total extraneousness with respect to the context that leads us to question ourselves about the message they carry. A group of gorillas who, according to some, would scare young and old. A good opportunity to reflect on the artistic research of Rivalta, an exponent of a quality figuration, capable of relating in an intense way with space. The presence of Davide Rivalta's works in several cities is one of those reasons that make traditional art great, which knows how to welcome and enhance every form of art, from videomapping to street art, from mosaic to sculpture and who, above all, knows to make the ancient artistic heritage dialogue with contemporary art.

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Chiara Cataldi and Ludovica Saviane at Robin Art Studio design and decorate environments using a team of architects, interior decorators and suppliers, offering a 360 degree consultation to furnish your home and work environments. Specialized in painted tapestries, wall decorations and pictorial interventions on furniture, screens, panels and more, mainly on commission. We organize drawing and painting courses in the studio.

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L'Agriturismo Barbagust si trova a Sansicario in Val di Susa. Nell'antica baita del 1700, che la famiglia Bermond ha completamente ristrutturato, mantenendo intatto tutto il fascino rustico degli ambienti. Solo 9 camere, arredate in modo essenziale ma molto curate, per offrire agli ospiti il massimo dellaccoglienza. Il ristorante, ricavato in quella che un tempo era la stalla, offre un menù sempre eccellente, giocato sui sapori della tradizione locale e propone solo ricette curate con ingredienti di primissima qualità. Barba Gust, che nel dialetto di Cesana significa lo zio gusto, oltre ad essere una magica combinazione di accoglienza e prelibatezza, si affaccia sul panorama mozzafiato del monte Chaberton. The Agriturismo Barbagust is located in Sansicario in Val di Susa. In the ancient hut of 1700, which the Bermond family has completely renovated, keeping intact all the rustic charm of the rooms. Only 9 rooms, furnished in an essential way but well cared for, to offer guests the utmost hospitality. The restaurant, housed in what was once the stable, offers an always excellent menu, played on the flavors of the local tradition and offers only recipes prepared with ingredients of the highest quality. quality. Barba Gust, which in the Cesana dialect means uncle taste, as well as being a magical combination of hospitality and delicacy, overlooks the breathtaking view of Mount Chaberton.

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Chiara Cataldi, decoratrice pittorica, arreda le pareti col suo pennello con poesia e maestria. Chiara ha affinato la sua professionalità e creatività attraverso la passione e l'amore per il suo lavoro. Ogni muro o parete è un foglio bianco sul quale Chiara crea il mondo che il committente desidera ritrovarsi intorno. Fiori, animali, disegni geometrici, disegni astratti, le boscherecce che sono la sua passione. I colori sono delicati e armoniosi e sempre adatti al luogo e allìambiente. Anche i bagni e gli interni doccia possono essere oggetto del suo intervento con materiali naturali e impermeabili. La sua amata Genova con i suoi colori ha certamente ispirato la sua arte. Chiara Cataldi, wall interior decorator, furnishes walls with her brush with poetry and skill. Chiara has honed her professionalism and creativity through her passion and love for her work. Each wall is a blank sheet on which Chiara creates the world that the client wishes to find around him. Flowers, animals, geometric designs, abstract designs, the woods that are her passion. The colors are delicate and harmonious and always suitable for the place and the environment. Even the bathrooms and shower interiors can be the subject of her intervention with natural and waterproof materials. Her beloved Genoa with her colors has certainly inspired her art.

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Da oltre 15 anni ci occupiamo di comunicazione integrata: facciamo buona comunicazione capace di rappresentare un reale valore aggiunto per aziende, brand, enti e prodotti. Offriamo nuove visioni e prospettive alternative, produciamo idee che prendono vita sui media, creiamo azioni e strategie in grado di colpire il target, di aumentare la visibilità e la soddisfazione dei nostri clienti. Siamo come comunichiamo: senza filtro, senza giri di parole e senza frasi fatte, pronti a rispondere ad esigenze specifiche mettendo sempre d’accordo creatività e mission.Stampa e affissione, spot radio e video, supporti multimediali e siti web: le competenze interne ed il network di professionisti che collaborano con Senza Filtro permettono la realizzazione di azioni comunicative articolate per ogni tipo di esigenza. La nostra Agenzia supporta i suoi clienti anche con specifiche attività di ufficio stampa, gestione social media strategy e consulenza strategica per creare visibilità. Le azioni e il piano di comunicazione sono studiati a partire dalle caratteristiche specifiche di ogni realtà con l’obiettivo di creare materiali stampa ad hoc per valorizzare i contenuti dell’evento sui diversi media sia web che tradizionali. L’agenzia è in grado di offrire inoltre attività di PR e promozione finalizzate a individuare ed a coinvolgere i target di interesse strategico.

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Domenico Dolce was born in Polizzi Generosa (near Palermo, Sicily) on 13 September 1958. His family owned a small clothing business, where Domenico worked from childhood. Stefano Gabbana was born in Milan on 14 November 1962. He studied graphics but soon turned to fashion. After a brief period working as assistant designers, they founded the Dolce & Gabbana label, which had its first runway show as part of the New Talent group in Milan in 1985, upon the invitation of Italian fashion promoter Beppe Modenese. Dolce and Gabbana's First Collection In 1986 they produced their first collection, called "Real Women." In 1987 they launched their knitwear line and in 1989 their beachwear and lingerie lines. Beginning in 1988 they produced their ready-to-wear line in Domenico Dolce's family-owned atelier, located in Legnano, Milan. The first Dolce & Gabbana men's collection appeared in 1990. In 1994 they launched the D&G label, inspired by street style and a more youthful look. The clothes were produced and distributed by Ittierre. Slowly, the pair launched other product lines, including knitwear and accessories, and gained notoriety particularly for their sensual dresses and menswear, which won them the 1991 Woolmark Prize. In the early 1990s, pop star Madonna selected them as her costume designers for her “Girlie” world tour and wore one of their jewel-encrusted corsets to the Cannes Film Festival. Throughout the ‘90s, the duo were famed for their overtly feminine, colourful garments, which stood in stark contrast to the wave of minimalism that was sweeping across fashion at the time. For several seasons’ campaigns and runway shows, the pair have cast ordinary men and women, typically from their native Italy. They have designed for everyone from AC Milan to Motorola and have also co-authored a dozen or so books detailing their collections and legacy. In June 2013, Dolce and Gabbana were charged and convicted of tax evasion, however the duo successfully appealed to overturn their conviction and were pronounced innocent by the Italian Supreme Court of Justice in October 2014. “We have always been honest, and we are extremely proud of this recognition by the Italian Court of Justice. Viva l’Italia,” said the pair in a statement at the time. In late 2018, the duo came under media fire for when the brand posted a marketing campaign featuring an Italian model eating Italian food with chopsticks, that was deemed derogatory to Chinese culture. Following the outrage, Gabbana was ousted online for a racist feud between him and another Instagram user. With Chinese consumers making up a sizeable chunk of the luxury market, the brand lost a large part of its Asian-Pacific market due to boycotts. By November, the brand cancelled its Shanghai fashion show. the first quarter of 2019, social media engagement for the brand fell by 98 percent compared to the same time last year. In 2019, the brand also announced it would extend its style sizes to 14-18, as of its pre-fall 2019 collection. Following its international faux pas that same year, the brand staged it’s Alta Moda fashion show in the Temple of Concordia, a UNESCO World Heritage site turned into its own ancient Greece-inspired runway. Although their personal relationship ended in 2005, as The New Yorker puts it, “Gabbana is the eyes for Dolce’s hands,” and they have continued to work together on an enduring empire, crafted from scratch, by their love of their homeland and the scope of their romantic imagination.

 D, Listings /  Greater Europe

Le orecchiette sono una pasta tipica della Puglia, regione del sud Italia. Il loro nome deriva dalla loro forma, che ricorda un piccolo orecchio. L'orecchietta ha la forma di una cupoletta, con il centro più sottile del bordo e con la superficie ruvida. Come altri tipi di pasta, le orecchiette sono fatte con semola di grano duro e acqua. Le uova sono usate raramente. Nella cucina casalinga tradizionale del sud Italia, la pasta viene arrotolata, quindi tagliata a cubetti. Ogni cubo viene pressato con un coltello, trascinandolo sul tagliere e facendolo arricciare (facendo un cavatello). La forma viene quindi invertita sopra il pollice. Le orecchiette si mangiano con broccoli, cime di rapa, cozze e funghi. Ogni famiglia pugliese ha la sua ricetta che si tramanda di madre in figlia. Secondo illustri studiosi dell'enogastronomia pugliese le orecchiette avrebbero avuto origine nel territorio di Sannicandro di Bari, durante la dominazione normanno-sveva, tra il XII e il XIII secolo. Nel cuore del centro storico di Bari c'è una via ribattezzata “la via delle orecchiette” o “via delle orecchiette”. La via in questione si chiama ufficialmente Strada Arco Basso, caratterizzata appunto da un piccolo tunnel che un tempo attraversato conduce alla più antica tradizione di Bari Vecchia, quella della produzione delle fantastiche e popolarissime orecchiette baresi. Le donne preparano le orecchiette chiacchierando e aiutandosi. Hanno un sapere antico che si tramandano di madre in figlia, di nonna in nipote. Ciascuna famiglia conserva i propri piccoli segreti per la lavorazione delle orecchiette che avviene davanti alla gente e sono una vera attrazione del centro storico di Bari, oltre a rappresentare uno spaccato originale della quotidianità pugliese. La buonissima pasta fresca (poi lasciata asciugare su banchi di legno) può essere acquistata anche dalle stesse signore; queste donne, infatti, per permettere ai turisti di portare a casa il gusto tipico delle orecchiette baresi, mettono la pasta fresca in semplici sacchetti di plastica così da permettere alle persone di tornare a casa con un gustoso “ricordo” pugliese. Orecchiette are a pasta typical of Apulia, a region of Southern Italy. Their name comes from their shape, which resembles a small ear. An orecchietta has the shape of a small dome, with its center thinner than its edge, and with a rough surface. Like other kinds of pasta, orecchiette are made with durum wheat and water. Eggs are rarely used. In traditional Southern Italian home cooking, the dough is rolled, then cut into cubes. Each cube is pressed with a knife, dragging it on the board and making it curl (making a cavatello). The shape is then inverted over the thumb. Orecchiette are eaten with broccoli, turnip tops, mussels and mushrooms. Each Apulian family has its own recipe that is handed down from mother to daughter. According to distinguished scholars of Apulian food and wine orecchiette would have originated in the territory of Sannicandro di Bari, during the Norman-Swabian domination, between the 12th and 13th centuries. In the heart of old town of Bari there is a street renamed “the street of orecchiette” or “street of orecchiette”. The street in question is officially called Strada Arco Basso, characterized precisely by a small tunnel that once crossed leads to the oldest tradition of Bari Vecchia, that of the production of the fantastic and very popular orecchiette from Bari. The women prepare the orecchiette by chatting and helping each other. They have an ancient knowledge that is handed down from mother to daughter, from grandmother to granddaughter. Each family keeps their own little secrets for the processing of orecchiette that takes place in front of the people and are a real attraction of the historic center of Bari, as well as representing an original cross-section of Apulian everyday life. The delicious fresh pasta (then left to dry on wooden counters) can also be purchased by the ladies themselves; these women, in fact, to allow tourists to take home the typical taste of orecchiette from Bari, put the fresh pasta in simple plastic bags so as to allow people to go home with a tasty Apulian "memory". The delicious fresh pasta (then left to dry on wooden counters) can also be purchased from the ladies themselves; these women, in fact, to allow tourists to take home the typical taste of orecchiette from Bari , put the fresh pasta in simple plastic bags so as to allow people to go home with a tasty Apulian “souvenir”.

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I Bronzi furono ritrovati nel 1972, in eccezionale stato di conservazione, sul fondo del mar Ionio, nei pressi del comune di Riace Marina, da un appassionato subacqueo durante un'immersione a circa 200 m dalla costa ed alla profondità di 8 m. Presso la località Porto Forticchio di Riace Marina, furono ritrovate due statue in bronzo, apparentemente senza nessun reperto coevo nei dintorni. Il loro recupero fu eseguito con una imbarazzante leggerezza e con mezzi non appropriati, al punto che venne “dimenticato” sulla spiaggia un grosso pezzo di ceramica tardo antico, posto tra l’avambraccio destro e il torace del Bronzo A per impedire che il braccio stesso potesse danneggiarsi durante il trasporto.Dopo il recupero, le statue vennero avviate a un primo restauro, che fu realizzato a tra il 1975 e il 1980 a Firenze. Due furono gli obiettivi dell’intervento: pulizia e conservazione delle superfici esterne; tentativo di svuotamento della terra di fusione posta all’interno delle statue. La rimozione della terra di fusione fu portata avanti nel laboratorio di restauro posto nel Museo di Reggio negli anni 1992-1995, e finalmente conclusa nell’ultimo restauro tra gli anni 2010 e 2013, effettuato presso la sede del Consiglio Regionale della Calabria, a Palazzo Campanella.Le due statue, denominate “A” e “B”, e ribattezzate a Reggio come “il giovane” e “il vecchio”, sono alte rispettivamente 1,98 e 1,97 m, e il loro peso, originariamente di 400 kg, ora è diminuito a circa 160 kg, in virtù della rimozione della terra di fusione. La località di ritrovamento, posta presso un porto mai studiato scientificamente, ma che sembra essere attivo già dall’epoca greca, è altamente significativa. La sua funzione di porto è resa certa dalla presenza della Torre di Casamona, di epoca angioina, anche se datata erroneamente al XVI sec., la cui funzione era quella di proteggere l’approdo e fungere da luogo di esazione delle tasse. Il ritrovamento delle due statue nei pressi del porto avvalora le teorie che mettono in relazione la presenza a Riace dei due Bronzi con il loro trasporto da o verso Roma. Altri particolari, come la presenza della ceramica per proteggere l’integrità della Statua A, sembrano attestare che le due opere erano in viaggio per essere esposte in un altro luogo. Le due statue sono di bronzo, dallo spessore molto tenue, tranne alcuni particolari in argento, in calcite e in rame. Sono in argento i denti della Statua A. In rame sono stati realizzati i capezzoli, le labbra e le ciglia di entrambe le statue, oltre che le tracce di una cuffia sulla testa del Bronzo B. In calcite bianca è la sclera degli occhi, le cui iridi erano in pasta di vetro, mentre la caruncola lacrimale è di una pietra di colore rosa. Le due statue sono state certamente eseguite ad Argo, nel Peloponneso e raffigurano due opliti, anzi un oplita (Bronzo A) e un re guerriero (Bronzo B). Oggi i due bronzi si trovano al Museo Archeologico di Reggio Calabria, in ambiente protetto e meritano assolutamente una visita. The Bronzes were found in 1972, in an exceptional state of conservation, on the bottom of the Ionian Sea, near the town of Riace Marina, by a passionate diver during a dive about 200 m from the coast and at a depth of 8 m. In the locality of Porto Forticchio di Riace Marina, two bronze statues were found, apparently without any contemporary finds in the surroundings. Their recovery was carried out with an embarrassing lightness and with inappropriate means, to the point that a large piece of late antique ceramic was "forgotten" on the beach, placed between the right forearm and the chest of Bronze A to prevent the arm itself could be damaged during transport. After the recovery, the statues were sent for a first restoration, which was carried out between 1975 and 1980 in Florence. There were two objectives of the intervention: cleaning and conservation of the external surfaces; attempt to empty the fusion earth placed inside the statues. The removal of the fusion earth was carried out in the restoration laboratory located in the Reggio Museum in the years 1992-1995, and finally concluded in the last restoration between the years 2010 and 2013, carried out at the headquarters of the Regional Council of Calabria, in Palazzo Bell. The two statues, called "A" and "B", and renamed in Reggio as "the young" and "the old", are respectively 1.98 and 1.97 m high, and their weight, originally 400 kg, now it has decreased to about 160 kg, by virtue of the removal of the melt. The place of discovery, located near a port that has never been scientifically studied, but which seems to have been active since the Greek era, is highly significant. Its function as a port is confirmed by the presence of the Casamona Tower, dating back to the Angevin era, even if erroneously dated to the 16th century, whose function was to protect the landing place and act as a place for tax collection. The discovery of the two statues near the port confirms the theories that relate the presence of the two Bronzes in Riace with their transport to or from Rome. Other details, such as the presence of ceramics to protect the integrity of Statue A, seem to attest that the two works were on their way to be exhibited in another place. The two statues are of very thin bronze, except for some details in silver, calcite and copper. The teeth of Statue A are in silver. The nipples, lips and eyelashes of both statues were made in copper, as well as the traces of a cap on the head of Bronze B. In white calcite is the sclera of the eyes, the whose irises were in glass paste, while the lacrimal caruncle is of a pink colored stone. The two statues were certainly made in Argos, in the Peloponnese and depict two hoplites, indeed a hoplite (Bronze A) and a warrior king (Bronze B). Today the two bronzes are in the Archaeological Museum of Reggio Calabria, in a protected environment and are absolutely worth a visit.

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Carola Zambaldi è una viaggiatrice del mondo, appassionata da sempre di scoprire nuove culture e paesaggi naturali diversi. Ha sviluppato una tecnica con resine colorate molto resistenti con le quali crea oggetti vari in maniera del tutto scontata, mentre scontata non è. I colori sono brillanti e trasmettono la sua vivacità ed energia positiva.

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My name is Luis Guillermo Castro Martin. I am a philosopher specialized in philosophy of mind and language. In particular, I am interested in the nature of consciousness, and the way in which we experience and interpret the world. I started my studies at the Central University of Venezuela in 2006, where I obtained a bachelor’s degree in philosophy (2011) and a master’s degree in logic and philosophy of science (2015). In 2012, the university offered me a position as a professor of philosophy and I taught several courses there until 2017, when I enrolled in a PhD program at the University of Genoa, Italy. I have also published several papers in philosophy journals and participated in various international events. In 2020, while writing my PhD thesis, I realized that I had been immersed in philosophy for too long and decided to use my experience to rejoin the real world. In my years studying philosophy, I have learned many things, but the most important is that the world is what we make of it, there is no ultimate truth, no final word. We create our reality. Knowledge has somehow separated us from others and nature, perhaps it can also reunite us. Although I was born in Venezuela, my family is a blending of different nationalities and traditions. I have lived and studied in different countries, which are all part of who I am and what I want to be. My actions define me, not my nationality or my origins. I do not believe in borders or limits; they are only in our minds. The sensation of not belonging can be liberating, once we realize that, by not belonging somewhere, we belong everywhere. I speak three languages (Spanish, English, and Italian) and I enjoy learning from other cultures, as well as transmitting the values of my own. I also enjoy music, sports and nature. I am the author of “Fragments of Mind” on Substack. A space for thinking outside the box, while discussing philosophical matters.

 Members /  Greater Europe

La Famiglia Ferdy nasce nel 1989, quando Ferdinando Quarteroni e la moglie Cinzia Balestra decidono di inziare la loro avventura nella neonata azienda familiare con l’acquisto dei primi 12 cavalli. Iniziano a far conoscere ai loro ospiti l’identità e la storia di Ferdy su una costa del fiume Brembo in Val Brembana, area raggiungibile solo attraverso un ponticello. Questo ponticello che porta ad un antico cancello, contraddistinguerà nel tempo (e tutt’oggi contraddistingue) l’unico accesso ad un luogo incantato nel cuore della natura. In questi anni Ferdy, soprannome di Ferdinando, può solo immaginare come potrà trasformare questo luogo in una meta pronta ad accogliere ed offrire servizi i suoi ospiti. Cinzia, nel frattempo, sta lavorando per far sì che quei loro sogni diventino realtà. Il progetto inziale si evolve con l’acquisto delle vacche di famiglia del papà di Ferdy, Rolando Nazareno, e qualche capo di capra. Le vacche saranno solo di razza Bruna Alpina Originale e le Capre solo Orobiche: animali autoctoni delle Orobie, che diventeranno una delle pietre miliari dell’azienda. Questi animali sono in grado di vivere per molti mesi all’anno libere sulle montagne cibandosi di solo pascolo e producendo latte dalle altissime proprietà organolettica e salutistiche. Agriturismo Ferdy negli anni è stato in grado di innovarsi e rinnovarsi senza mai perdere il contatto con le vere tradizioni locali e la sostenibilità di razze autoctone e del territorio circostante. È proprio questo concetto olistico che spinge l’azienda a vivere secondo gli stessi ritmi della natura, a valorizzare le ricchezze di un prato che diventa pascolo per gli animali, erbe spontanee officinali per il ‘Borgo del Benessere’ e che alimentano con antico sapere, i sapori del ristorante. Agriturismo Ferdy è innanzitutto rispetto e valorizzazione della natura. Cucina naturale e benessere, a contatto con la natura e immersi nelle tradizioni. Agriturismo Ferdy è una vacanza nella natura, una lezione di equitazione o la semplice riscoperta della cucina tradizionale di montagna. Ferdy Wild è la nostra linea di prodotti naturali: una selezione delle più genuine espressioni della natura che ci circonda. Scopri i prodotti Ferdy Wild nella nostra Boutique Mercatorum o sul nostro Shop online.

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Una trattoria pizzeria piemontese, immersa nella langa che vi farà assaporare la tradizione e la qualità del cibo tipico di queste zone. Il locale semplicemente arredato ha alcuni tavoli sulla piazzetta del paese davanti alla chiesetta e con la vista verso le colline. La signora Piera in cucina prepara il tipico menù piemontese fatto di antipasti, plin e tagliatelle il pezzo forte è il coniglio che si scioglie in bocca. Appena sarete seduti arriverà il giovane nipote Bebo che con fare generoso e spigliato in italiano o in inglese vi accoglierà con una scelta di vini piemontesi e, in attesa dei piatti, con le "friciule" calde, pasta di pane fritta talmente leggere e gustose che salteranno in bocca senza che ve ne aggorgerete. Anche la pizza è ottima e digeribile con farciture anche di ingredienti locali che sehuono le stagioni come la toma di Roccaverano e i fiori di zucca in stagione. A Piedmontese trattoria and pizzeria, immersed in the Langhe that will make you savor the tradition and quality of the typical food of these areas. The simply furnished restaurant has some tables on the town square in front of the church and with a view towards the hills. Mrs. Piera in the kitchen prepares the typical Piedmontese menu made of appetizers, plin and tagliatelle the highlight is the rabbit that melts in your mouth. As soon as you are seated, the young grandson Bebo will arrive who, generously and confidently in Italian or English, will welcome you with a choice of Piedmontese wines and, waiting for the dishes, with hot "friciule", fried bread dough so light and tasty they will jump in your mouth without you knowing. Even the pizza is excellent and digestible with fillings also of local ingredients that follow the seasons such as the toma di Roccaverano and the courgette flowers in season.

 Listings /  Greater Europe

Hans-Juergen Wiegand is a man who lives his work passions and family, with determination. A philanthropist, who has held important positions in the chemical and automotive world, in particular with Daimler AG (Mercedes-Benz). He loves to travel, attaining knowledge and experience from different cultures. These experiences have shaped him, with a particular acumen in recognizing the best in human beings. Hans thrives on helping young people, to realize their dreams, as he has realized his own. Hans is an inspirational leader, with the competence to restructure and transform organizations. He is very flexible with people, and stands like a rock when it comes to principles. Whatever happens, he will always stay positive.

 Partners /  Greater Europe

Kylie Flavell is one of the most popular influencers of the moment who, with more than 143,000 followers, brings to the world all the charm of Italy made of art, culture and above all gastronomy. Influencer, filmmaker, producer and cook in love with the Italian tradition, the beautiful Kylie has chosen the design of our kitchens to bring elegance, style and refinement to her video recipe format “From Italy with love”. This is an expected appointment on her social networks followed by numerous and passionate followers, lovers of good Italian cuisine. A column that we will not fail to share also on our Facebook and YouTube profiles. Her style is so unique and captivating, we invite you to follow and share her video recipes set in a splendid Tuscan farmhouse, immersed in the warmth of the most authentic Italian style. Kylie Flavell is someone who believes in kindness and beauty and the power of believing in yourself and your dreams. And the best way for her to share this with the world was by becoming firstly, a writer and magazine editor, and later, a filmmaker, TV presenter, YouTuber and passionate storyteller in all forms. On the way, she has done a range of other jobs, from a dishwasher in a tiny cramped kitchen of a restaurant to an assistant and translator in a couture atelier in Rome. She's lived lavishly and experienced magnificent scenes that one might think only happen in films... and had been a broke struggling artist, living in a flat in Rome with no windows and no electricity - which turned out to be equally cinematic. TV shows maker as the creator, host and one-woman production company that have aired all over the world, including shows on National Geographic Channel and Discovery in 70 countries. She's also won awards for work with brands, such as her web series Hooked Up, commissioned by Airbnb, which had her filming alone in a different country every episode, and reached over 10 million views. She presented the unique approach to filmmaking at the Cannes Film Festival and other international events, how she taught herself every aspect of production in order to bring audiences the quality of cinema and television, with the intimacy and authenticity of YouTube.

 K, Listings /  Greater Europe

Villa Monastero in Lake Come, is one of the main attractions in the area for its strategic historic-landscape-environment position and for the various services it offers; the central nucleus is a House-Museum, recognized as a museum in 2004 by the Lombardy Region, and completely accessible to the public with an exhibition itinerary running through fourteen fully furnished rooms, with original furniture and decorations. There is also a world-famous Congress Centre in this historic home near Lake Como, renowned for the physics lessons held in 1954 by the Nobel prize-winner Enrico Fermi. The Italian Physics Society still organizes courses in Villa Monastero every year. The Villa offers numerous possibilities to companies, universities, firms, associations and research centres to hold conferences, seminars, training courses, workshops and other cultural manifestations in an extremely attractive location. The name of this marvellous villa derives from its monastic origins as a convent dating back to the 12th century. It can be admired today in its present aspect of a late nineteenth century eclectic home, surrounded by a Botanic Garden extending for almost two kilometres along the lake front from Varenna to Fiumelatte. The garden attracts about 100.000 visitors every year, offering leisure or learning opportunities due to the presence of numerous rare species of indigenous and exotic trees which now remarkably number more than 900 specimens, earning it the regional recognition of Botanical Garden. The particularly mild climate typical of the lake allows botanical rarities from all over the world to live together in this garden. The context of Villa Monastero also offers the possibility of developing and deepening educational and recreational activities for school outings or families. The beauty and exclusiveness of the site mean that Villa Monastero is also suitable as a photographic set for prestigious Italian or foreign fashion or travel magazines. This magical setting is also the perfect place for celebrating weddings, with its Botanical Garden, rich in plants, flowers and poetic views, and the marvellous rooms of the House-Museum.

 V /  Greater Europe

1930 was the year when it all began: on August 13 Rocco's grandfather started his businessof artisanal pastry shop with the inauguration of a stone oven in Piazza Assunta, in Delianuova. He was essentially a self-taught man, but the tenacity and passion led him to still produce quality and appreciated products: biscuits, savoiardi, paste secche and even ice cream and granita using the icebox, a luxury for the times. He considered himself a craftsman, because he worked essentially for the local lords or for particular events. When he married, the Pastry Shop began to take on a different connotation, thanks to the managerial management of that little big woman. And as things started to go well, they chose a different, more central location in Via Roma. Rocco's father was not destined for this job. In fact, at 24, he joined his brother in Canada and started helping him in his bakery for 5 long years. When he received the proposal to become a member of the business, almost determined to accept it, he wanted to return to Italy to talk about it first with my grandparents. By now they were old and tired to run a business alone. The day of the decision occurred in conjunction with the visit, in the pastry shop, by a representative of pastry paper. It was then that he asked hid son, Rocco's father,  if he should order a new supply of paper, with the words “Rocco Scutellà and son”, or suspend orders and close the business. He decided not to leave, and took the situation in hand, reviewing, for example, the prices of nougat, too low compared to the quality of the product. In 1992, he wanted to renovate the premises and, at the same time, he started directing his son Rocco, towards an apprenticeship in a craft workshop.  For 3 years, therefore, Rocco worked in the small workshop of Luigi Pellegrino in Messina, innovator of the pastry shop for those times, which made him fall in love even more with this profession. After the Sicilian experience he began to follow pastry courses throughout Italy every year. "I knew well, and I am still aware today, that there is always something to learn, which is why I try to improve myself day after day". Before starting to use mother yeast in 2007, Rocco took courses with experts such as Maestro Achille Zoia or Maestro Rolando Morandin. From there started producing small and large leavened products, such as panettone, a gamble for us that we are known above all for the pure almond nougat. In 2012 was inaugurated the new historical restaurant, still in Via Roma, a few meters away from the previous one. It is the place that contains all the sacrifices and the work of three generations, and that manages, better than any word, to let the world know about us. In that same year, the whole process began to become part of the Italian Master Pastry Chef Academy. A rigid and very long journey, which ended in March 2015, just in time to share this great joy with his greatest Master, my father.

 S /  Greater Europe

Domenico Papalia, artista poliedrico calabrese, scultore e restauratore, esprime al meglio la propria arte ideando e realizzando sculture astratte e figurative utilizzando qualsiasi materiale: marmo, pietra, bronzo, legno, argilla, ferro, ecc. Oltre alla realizzazione delle Sue meravigliose opere, Domenico Papalia, nel corso degli anni, ha eseguito innumerevoli lavori di restauro, soprattutto restauro pittorico e pubblicazioni editoriali quali nel 2010 L’uomo e la materia, nel 2005 Le Vibrazioni e nel 2004 La Pietra Verde. Insignito di riconoscimenti, onorificenze e vincitore di diversi premi risulta essere a livello locale e  nazionale un artista di riconosciuta importanza e fama. Impegnato nella comunicazione dell’arte, come docente, ha illustrato il significato delle sue opere e le tecniche a platee vaste in seminari, convegni, presso la propria galleria durante le varie visite effettuate da scolaresche, gruppi e associazioni e durante le lezioni frontali effettuate nelle istituzioni scolastiche. Tutte le opere dell’artista Domenico Papalia sono tali da trasmettere emozioni profonde e sensazioni di bellezza estetica e rendono universale l'amore  per l’arte in tutti coloro che le osservano. La motivazione, il talento, la professionalità, l’esperienza di vita, acquisite negli anni, fanno si che i suoi lavori prendano vita, forma, colore trasmettendo vibrazioni, emozioni a chi osserva l’opera nella sua essenza. Ama profondamente la terra dov'è nato con tutte le sue contraddizioni e la sua meravigliosa natura fonte d'ispirazione di molte delle sue opere.

 D, Listings /  Greater Europe

Cindy Vine Travels and Portugal, Cindy Vine is an author, mother of three kids, with lots of life experiences she uses as an inspiration source to write her books about. She is a teacher and uses her teaching qualifications to travel around the world teaching. Cindy Vine's novels are known for their sharp insight on interpersonal relationships. Cindy loves to travel and enjoy taking photos and videos to document her trip. That's so that when her memory starts to fade she can remember what she's done and where she's been. So if you are a fellow traveller or an armchair traveller, you will be interested in following her adventures. Cindy decided to moove to Portugal and just purchased a 2.5hec. farm in Central Portugal. Interesting to understand why she chose moving to Portugal and what future she's expecting to live, this was the dream of her life. She bought an old farm abandoned with a big garden also abandoned. We talked about why she chose moving to Portugal and what future. The farm is called Bela Pedra that means Pretty Stone. She started restoring it and taking care of the garden, planting trees and farming, all on her ow, learning day by day with passion and care and documenting her journey on her YouTube channel and blogs. She is admirable for the positive strength she has, she is an example of how anyone can reach their dreams.

 C, Listings /  Greater Europe

Lungo la strada che porta alla Sacra di San Michele, alle pendici del monte Pirchiriano, sorge l’ex Convento di San Francesco, noto oggi come Certosa di San Francesco e gestito dal Gruppo Abele. La chiesa conventuale abbazia di San Francesco al Monte, consacrata nel 1521 e tutt’oggi officiata, sorge al centro dello splendido complesso. Essa si presenta esternamente con una semplice facciata in pietra a vista rifinita a intonaco nella parte sommitale e impreziosita dal portale ad arco a tutto sesto e dal finestrone. L’interno è a navata unica, sulla quale si innestano delle cappelle laterali poste sul lato sud. La struttura conserva ancora l’impianto primitivo, ad eccezione della prima campata, rialzata e munita di volta a cupola nella seconda metà del Settecento. Le cappelle laterali e la lunetta sovrastante l’ingresso presentano tracce dell’originaria decorazione ad affresco cinquecentesca. Nella prima cappella a ridosso della facciata restano, ai lati di una nicchia, le figure frammentarie di Santa Lucia e Santa Barbara, mentre nelle vele della volta sono raffigurate, all’interno di tondi, ritratti dei padri della chiesa. La seconda cappella reca invece, al di sopra dell’altare, una notevole Deposizione inserita entro una finta architettura con arco a tutto sesto, nella quale spicca, in primo piano, la figura della Maddalena abbigliata con un ricco abito color ocra. Ai lati della raffigurazione principale e sulla parete di sinistra sono ancora visibili le figure frammentarie di un santo vescovo e di un santo francescano.

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Architetto Antonella Barbara Caldini è una libera professionista appassionata di restauro e Conservazione, tra Acqui Terme e Genova. Coautrice della prima edizione delle linee guida per la conservazione e il recupero dell’edilizia rurale del G.A.L. Borba (Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013) e della successiva revisione e integrazione con estensione anche alla parte naturalistica (Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020). Consulente Tecnico di Ufficio del Tribunale Civile e Penale di Alessandria, collaboratore esterno di SOAGROUP Genova e Responsabile Qualità ISO 9001:2015 “Progettazione ed esecuzione di restauri su superfici decorate di beni immobili e mobili sottoposti a tutela” di un’impresa di restauro certificata SOA cat.OS2A classe III bis. Nel 2016 fonda restauroeconservazione.info blog verticale sul restauro e la conservazione. Nel 2020 crea la prima community di Architetti Specialisti in Beni Architettonici e del Paesaggio (allo scopo di riunire tutti gli architetti specialisti e specializzandi) e quella dei Professionisti (e appassionati) del Patrimonio Culturale.

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Italia che Cambia è un’associazione di promozione sociale e una testata giornalistica registrata. Raccontiamo, mappiamo e mettiamo in rete chi produce un cambiamento positivo dal basso del nostro paese, in una direzione di maggiore sostenibilità ed equità economica, sociale, ambientale, culturale. Italia che cambia è un progetto che vuole raccontare, mappare e mettere in rete quel pezzo di paese che di fronte a un problema si attiva per cambiare concretamente le cose senza delegare o aspettare che qualcuno lo faccia al suo posto. Vuole inoltre offrire strumenti di facilitazione dei processi di trasformazione positiva in atto nel Paese con l’obiettivo di far emergere le potenzialità di coloro che “vogliono cambiare” fornendo l’esempio, il know-how e il supporto della rete di progetti già in atto. La visione e i valori che hanno dato vita al progetto Italia che Cambia sono racchiusi nei “Sette Sentieri” che sono quindi alla base della selezione delle realtà presenti nella mappa e delle notizie proposte ogni giorno. Sette sentieri di transizione verso una società più equa, giusta e sostenibile. I vari punti non li abbiamo scelti noi dal nulla: ci sono stati segnalati, raccontati, trasmessi dalle realtà che abbiamo incontrato lungo il cammino. Li abbiamo voluti scrivere, raggruppandoli e organizzandoli per rendere espliciti gli obiettivi e gli ideali che ci muovono e che stanno alla base del nostro progetto. Non sono dei punti di partenza ma di arrivo. Le realtà che raccontiamo, che abbiamo incontrato e che potete trovare sulla mappa, pur seguendo ciascuna il suo sentiero particolare, condividono con noi questo percorso e mirano verso la stessa meta. Inoltre grazie ad un lavoro che nel 2015 ha coinvolto oltre 100 ambasciatori e ambasciatrici, rappresentanti di altrettante associazioni, comitati, imprese, università, istituzioni, abbiamo scritto 17 documenti di visione/azione per cambiare l’Italia. Li abbiamo chiamati Visioni 2040 e vanno ad integrare, approfondendoli, gli elementi che emergono dai Sette Sentieri. Nel marzo 2018 è uscito il libro “E ora si cambia”, che raccoglie i documenti riassunti ed aggiornati, a cura di Andrea Degl’Innocenti e Daniel Tarozzi. Il nostro obiettivo, quindi, è duplice: da un lato far emergere questa italica moltitudine – che abbiamo potuto incontrare in anni d'incontri in giro per le venti regioni italiane – e dall’altro contribuire alla costruzione di un nuovo paradigma culturale che metta al centro la de-mercificazione della realtà, le relazioni umane, la facilitazione, i processi non giudicanti, la sostenibilità umana, ambientale, economica e sociale.

 I, Listings /  Greater Europe

Villa La Rotonda è l’esito felice dell’incontro tra il genio di Andrea Palladio, architetto all’apice della carriera, e il nobile vicentino Paolo Almerico (1514-1589), uomo colto, ambizioso e altero il quale affida ad Andrea Palladio il progetto per la propria villa suburbana alle porte di Vicenza. Dopo alcuni passaggi di proprietà la villa viene acquistata dai conti Valmarana di Venezia nel 1912 La Rotonda è un’icona di fama mondiale, ma per i Valmarana anche una casa. Il conte Andrea Valmarana la acquistò in pessimo stato nel 1912, abitandola con la famiglia nei mesi estivi fino agli anni ‘70. Durante la Seconda guerra mondiale fu parzialmente occupata dai Tedeschi e danneggiata dallo scoppio delle numerose bombe cadute nelle vicinanze. Dal 1976 cominciarono i grandi restauri conservativi, tutti a carico della Proprietà. Nel 1980 la Rotonda ha aperto al pubblico, rendendo accessibile anche l’interno sei anni più tardi. Nel 1994 è arrivato il prestigioso riconoscimento dell’UNESCO, primo monumento palladiano ad essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità, seguito dal sito “La città di Vicenza e le ville del Palladio in Veneto”. Nel corso dei secoli la villa è stata meta di visite illustri: studiosi, artisti, architetti, letterati, ma anche uomini di stato e regnanti, come l’ex re d’Inghilterra Edoardo VIII accompagnato dalla moglie nel 1936. Ma la Rotonda ben si presta anche come set cinematografico: si ricorderà la famosa scena in costume settecentesco girata sulle scalinate, nel Don Giovanni di Joseph Losey del 1979. L’attuale Proprietà Valmarana intende proseguire nella direzione tracciata dal conte Andrea, integrando la conservazione architettonica alla volontà di mantenere viva la Rotonda, non solo una residenza privata ma soprattutto un bene prezioso da consegnare alle future generazioni.

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Heritage Help has been created by the JCNAS (Joint Committee of the National Amenity Societies), with the support of HistoricEngland, to offer information and advice on matters related to the management and protection of local historic environments. The JCNAS (Joint Committee of the National Amenity Societies) brings together a group of national societies interested in the historic environment of England and Wales. Seven bodies form its core membership: the Ancient Monuments Society, Council for British Archaeology, Garden History Society, Georgian Group, Society for the Protection of Ancient Buildings (SPAB), Twentieth Century Society and Victorian Society. All are national, voluntary sector organisations. These societies are described in planning acts, government circulars and other guidance documents as 'The National Amenity Societies'. Together these societies represent many thousands of members who care about all aspects of the historic environment. Through this membership of enthusiasts, and the work of the professional staff in individual organisations, the JCNAS exists to promote understanding, appreciation and care of historic buildings, sites and landscapes. The core membership of the JCNAS works closely with a range of other organisations that share a concern for the historic environment. These include public-sector bodies such as Cadw and Historic England, organisations representing professional memberships such as the Institute for Historic Building Conservation, private owner-organisations such as the Historic Houses Association, as well as voluntary sector bodies with specialist interests such as the Association of Small Historic Towns and Villages (ASHTAV) and Public Monuments and Sculpture Association (PMSA). Links to all JCNAS members and associated organisations can be found in the Heritage Help directory. The core member-organisations of the JCNAS have a statutory position in the planning process as advisers on certain types of application. Additionally, each organisation is involved with activities such as advice-giving, campaigning, education and training, as well as offering a range of activities and events for members.

 H, Listings /  Greater Europe

Orecchiette are a pasta typical of Apulia, a region of Southern Italy. Their name comes from their shape, which resembles a small ear. An orecchietta has the shape of a small dome, with its center thinner than its edge, and with a rough surface. Like other kinds of pasta, orecchiette are made with durum wheat and water. Eggs are rarely used. In traditional Southern Italian home cooking, the dough is rolled, then cut into cubes. Each cube is pressed with a knife, dragging it on the board and making it curl (making a cavatello). The shape is then inverted over the thumb. Orecchiette are eaten with broccoli, turnip tops, mussels and mushrooms. Each Apulian family has its own recipe that is handed down from mother to daughter. According to distinguished scholars of Apulian food and wine orecchiette would have originated in the territory of Sannicandro di Bari, during the Norman-Swabian domination, between the 12th and 13th centuries.

 Listings, O /  Greater Europe

Die GLS Bank ist in Deutschland die Refernz für sozial und ökologisches Banking. Wer bei der GLS Bank Kunde ist, kann sich sicher sein, dass sein Geld dazu beiträgt die Zukunft zu gestalten, die wir uns alle wüsnchen. Investitionen gehen in eigens sehr strickt aufgelegte Fonds welche das 1.5°C Ziel bereits erfüllen. Keine Kinderarbeit, keine Waffen, kein Genforschung oder andere negativ Themen - sondern erneuerbare Energien, Soziales und Kultur, ökologische Landwirtschaft, Ernährung, nachhaltige Wirtschaft und weitere positiv beitragende Vorhaben werden ausschließlich unterstützt. Als Kunde bei der Bank trägt man dazu bei, dass ausschließlich diese positiven Projekte gefördert werden. Der strickte Zuspruch zu sozial und ökologischen Projekten wird bei allen Produkten, die ein Kunde von seiner Bank kennt (Baugredite, Firmenkredite, Altersovrsorge, Anlagen, Investitionen etc) unabweichlich eingehalten. Privatpersonen, Firmen und Vereine werden darüber hinaus aktiv unterstützt ihrn eigenen Impact zu verbessern. Die GLS Bank ist eine Universal-Bank, bei welcher man nahezu alle Finanzdienstleistungen in Anspruch nehmen kann - jedoch immer unter einer strickten sozial, ökologischen und nachhaltigen Perspektive. Die Bank ist überwiegend in Deutschland tätig. Es können alle Dienste online wahrgenommen werden und es gibt mehrere Filialen für den persönlichen Besuch. Desweiteren besticht die Bank durch Ihre Rechtsform, die Genossenschaft. Die mitgleiderbestimmte Gesellschaftsform ist darauf gegründet in Gemeinschaft einen gesellschaftlich positiven Beitrag zu leisten. Mit der GLS Bank gibt es keinen Bedarf mehr als Privatperson sowie Firma bei einer konventionellen Bank zu sein und indirekt Umweltvernichtende Projekte zu unterstützen. Die GLS Bank bietet den vollumassenden Banken-Service mit reinem und ehrlichem guten Gewissen. Klimaschutz kann so einfach sein: Werde jetzt Mitglied bei der GLS Bank. The GLS Bank is the reference for social and ecological banking in Germany. Anyone who is a customer of GLS Bank can be sure that their money will help shape the future that we all want. Investments are made in specially designed funds that already meet the 1.5 ° C target. No child labor, no weapons, no genetic research or other negative topics - only renewable energies, social affairs and culture, ecological agriculture, nutrition, sustainable economy and other positively contributing projects are exclusively supported. As a customer at the bank, you help ensure that only these positive projects are funded. The strict encouragement to social and ecological projects is inevitably complied with for all products that a customer knows from their bank (building loans, corporate loans, old-age provision, systems, investments, etc.). Private individuals, companies and associations are also actively supported to improve their own impact. The GLS Bank is a universal bank, where you can take advantage of almost all financial services - but always under a strict social, ecological and sustainable perspective. The bank operates predominantly in Germany. All services can be used online and there are several branches for personal visits. Furthermore, the bank impresses with its legal form, the cooperative. The member-determined form of society is based on making a socially positive contribution in community. With the GLS Bank, there is no longer any need to be a private person or company with a conventional bank and indirectly support environmentally damaging projects. GLS Bank offers the full banking service with a clear and honest good conscience. Climate protection can be so easy: become a member of GLS Bank now.

 G, Listings /  Greater Europe

I MagazziniOz sono un’ iniziativa di CasaOz pensata per svilupparne l’esperienza, offrire a ragazzi e adulti la possibilità di studiare, gustare, scoprire, cercare, raccontare, regalare, stare, lavorare, sostenere. Una cooperativa, una rete di persone, un progetto. Utile, per il sociale. I MagazziniOz servono a creare un modo nuovo di fare qualcosa di “utile” e di renderlo utile davvero, per tutti. Ci sono perché c’è CasaOz, perché l’attività di quella casa ha bisogno di nuove risorse, di azioni condivise, del coinvolgimento dei cittadini e di un sostegno che vada oltre il concetto di non-profit. Per questo, ogni giorno nei MagazziniOz si fanno anche cose diverse da quelle che succedono in CasaOz ma anche altre che invece fanno parte delle attività di CasaOz e saranno semplicemente in un altro luogo. MagazziniOz is an initiative of CasaOz designed to develop their experience, offer children and adults the opportunity to study, taste, discover, search, tell, give, stay, work, support. A cooperative, a network of people, a project. Useful, for social impact. MagazziniOz are used to create a new way of doing something “useful” and making it really useful, for everyone. They are there because CasaOz is there, because the activity of that house needs new resources, shared actions, citizen involvement and support that goes beyond the concept of non-profit. For this reason, every day in MagazziniOz they also do things different from those that happen in CasaOz but also others that are part of the activities of CasaOz and will be simply in another place.

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Carlo Acutis, a boy capable of smiling and joking, a positive presence. One of those people who, when there are, you are better. Which help you to live, on a human and faith level. Whoever saw him saw a piece of heaven for the other boys. He was born on May 3, 1991 in London, and died of fulminant leukemia on October 12, 2006 in Monza. Carlo was gifted. Very. Both from the intellectual point of view, his computer books: they were university texts, and from the spiritual one. Carlo is Blessed and is the patron of the internet and protector of all cybernauts. Now we have a valid intercessor in Carlo Acutis, a 15-year-old boy, a "fan" of the internet like his peers, but unlike many of them, convinced that it should become a "vehicle for evangelization and catechesis". On the web there is still (www.miracolieucaristici.org), the virtual exhibition designed and created by him at the age of 14, which is going around the world and which testifies how truly for Carlo the Eucharist was his "highway to sky". Yes, because Carlo continues to be a mystery: with his clear and sunny 15 years, with his will to live and his bursting joy, but above all with his faith that uncomfortable and challenges that of us adults. Carlo Acutis, un ragazzo capace di sorridere e scherzare, una presenza positiva. Una di quelle persone che, quando ci sono, tu stai meglio. Che ti aiutano a vivere, a livello umano e di fede. Chi lo vedeva vedeva un pezzetto di cielo per gli altri ragazzi.E' nato il 3 maggio 1991 a Londra, ed è mancato di leucemia fulminante il 12 ottobre 2006 a Monza. Carlo era dotato. Molto. Sia dal punto di vista intellettuale, i suoi libri di informatica: erano testi universitari, sia da quello spirituale. Carlo è Beato ed è come patrono di internet e protettore di tutti i cybernauti. Adesso abbiamo un valido intercessore in Carlo Acutis, un ragazzo di 15 anni, “patito” di internet come i suoi coetanei, ma a differenza di tanti di loro, convinto che debba diventare “veicolo di evangelizzazione e di catechesi”. Sul web è ancora presente (www.miracolieucaristici.org), la mostra virtuale progettata e realizzata da lui a 14 anni, che sta facendo il giro del mondo e che testimonia come davvero per Carlo l’Eucaristia è stata la sua “autostrada per il cielo”. Già, perché Carlo continua ad essere un mistero: con i suoi 15 anni limpidi e solari, con la sua voglia di vivere e la sua prorompente allegria, ma soprattutto con la sua fede che scomoda ed interpella quella di noi adulti.

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The unpredicted changes that tourism - worldwide - suffered this year, are the right moment to re- think tourism. It is a big challenge for all the Countries and populations: a wake-up call for all of us to understand and to act for the future we want. Below, the words of Zurab Pololikashvili, UNWTO Secretary-General, in the press release of the Global Code of Ethics for Tourism (GCET), presented in August 2020. " Tourism is a genuine driver of solidarity and development. Let us all fully harness its power to bring people and communities together, abiding by the Global Code of Ethics for Tourism. This way tourism can keep delivering better opportunities and sustainable development for millions across the globe. " The Code is made of 10 articles, and refers to the role of the World Committee on Tourism Ethics (WCTE), to which stakeholders may refer matters concerning the application and interpretation of the document.

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Homo Faber Guide is an online platform dedicated to craftsmanship that allows you to discover artisans and their masterpieces; explore museums, visit galleries and shops selling unique objects; enjoy experiences in cities across Europe. Homo Faber Guide is a signature project developed by the Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship, an international non-profit organization based in Geneva, Switzerland, which was set up in 2016 thanks to the intuition of Franco Cologni and Johann Rupert. The Michelangelo Foundation’s mission is to celebrate and preserve master craftsmanship, and for this reason it has created a European map of the most significant representatives in this field, with the aim of connecting all its protagonists: artisans, designers, gallery owners, art curators, collectors and enthusiasts of high-quality handmade pieces.

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Una passeggiata con Luca e Benedetta su per i viottoli della nostra amata collina. La collina di Torino, così piena di storia e di "vigne" ancora abbandonate. Ciascuna veniva costruita in posizione ottimale. Il timpano centrale un segno architettonico distintivo che rendeva signorile anche la più semplice villa o vigna. Oggi quella che noi possiamo considerare la collina di Torino è la porzione che forma un quadrilatero da San Mauro a Moncalieri, a Chieri, a Baldissero fino a richiudersi a San Mauro. Elisa Gribaudi Rossi, nel suo libro Ville e Vigne della collina torinese, fa una esauriente descrizione delle valli con una prospettiva a volo d'uccello e scopre così “da sinistra a destra per chi guarda dalla città si aprono la valle Grande di Mongreno, la valle Piccola di Mongreno, la vai di Reaglie dove confluiscono i valloncelli detti val Sorda, dei Talleri, dei Goffi; poi la collina si addolcisce nella soleggiata Valpiana, s'incapriccia nelle valli di San Martino Superiore e Inferiore, s'innalza nel lungo sperone che va dalla Gran Madre a Santa Margherita all'Eremo, per riabbassarsi nello splendore verdeggiante della Valsalice; si rialza col largo contrafforte dell'aristocratica zona di San Vito detta impropriamente valle, s'impicciolisce nella modesta vai di Grava sopra la quale gira, mutando di esposizione, la vai Pattonera; infittiscono le abitazioni nella gran conca solatia di Cavoretto; poi, mentre la collina muta d'andamento sino a Moncalieri, nette spiccano la val di rio Sappone o del Fioccardo e la val Cunicolo; quindi la morfologia si arruffa in poggetti, valloncelli, terrazze scivolose per il tratto che il Grossi chiama val Mairano; quindi torna incisiva nella valle che con nome settecentesco chiameremo San Morizio, chiusa dalla larga testata di Costalunga; dietro il castello di Moncalieri, infine, sale il contrafforte Santa Brigida, sopra e al di là del quale sfolgora la magnificenza delle ville.” E' lungo questo manto di valli, strade, torrenti e dorsali che fin a partire dal XVI secolo nascono e si sviluppano le ville e le vigne trattate in questo studio, attraverso una cernita delle più significative e mediante la lettura della loro storia, dei personaggi che le hanno vissute, delle trasformazioni che hanno subito nei diversi secoli e del loro rapporto con il territorio. A walk with Luca and Benedetta up the paths of our beloved hill. The hill of Turin, so full of history and still abandoned "vineyards". Each was built in an optimal position. The central tympanum was a distinctive architectural sign that made even the simplest villa or vineyard elegant. Today what we can consider the hill of Turin is the portion that forms a quadrilateral from San Mauro to Moncalieri, to Chieri, to Baldissero until it closes in San Mauro. Elisa Gribaudi Rossi, in her book Ville and Vigne of the Turin hills, gives an exhaustive description of the valleys from a bird's eye perspective and thus discovers "from left to right for those who look from the city, the Grande valley of Mongreno opens the Piccola di Mongreno valley, the Reaglie valley where the small valleys known as the Sorda, Talleri and Goffi valleys converge; then the hill softens in the sunny Valpiana, becomes tangled in the valleys of San Martino Superiore and Inferiore, rises in the long spur that goes from the Gran Madre to Santa Margherita to the Hermitage, to lower again in the green splendor of the Valsalice; it rises with the broad buttress of the aristocratic area of ​​San Vito improperly called the valley, becomes smaller in the modest valley of Grava above which the Pattonera valley turns, changing its exposure; the houses thicken in the large sunny valley of Cavoretto; then, while the hill changes its course as far as Moncalieri, the val di rio Sappone or del Fioccardo and the val Cunicolo stand out; then the morphology becomes ruffled in little hills, little valleys, slippery terraces for the stretch that the Grossi calls Val Mairano; then it returns incisively in the valley that with an eighteenth-century name we will call San Morizio, closed by the large Costalunga head; behind the castle of Moncalieri, finally, the buttress Santa Brigida rises, above and beyond which the magnificence of the villas shines. " It is along this mantle of valleys, roads, streams and ridges that the villas and vineyards treated in this study were born and developed since the sixteenth century, through a selection of the most significant and through the reading of their history, of the characters who have experienced them, of the transformations they have undergone over the centuries and of their relationship with the territory. (1)

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The Shroud is a linen sheet preserved in the Turin Cathedral. It became famous all over the world for showing the image of a human body. A man with a height between 178 and 185 cm, with a long beard and hair. According to tradition, and the Catholic Church, this should be the true image of the body of Jesus Christ. The fitted sheet has a herringbone texture approximately 441 cm wide by 111 cm wide. The image remained imprinted on the fabric, as in a photograph, after it was used to wrap the dead body. The Turin shroud has a great deal of detail, even if hardly visible to the naked eye. In our days, thanks to modern technologies, it is however possible to clearly observe human blood stains, signs of scourges and nails in the wrists. In any case, the Sacred Linen remains an important element for understanding the Passion of Jesus. Even if over the years the scientific community has expressed many doubts about its truthfulness. The most famous is undoubtedly that of the examination with the Carbon 14 method of 1988. The results showed that a body could have been wrapped between 1260 and 1390. The dating, to remove any possible doubt, was carried out in three different laboratories. The most recent case, on the other hand, is the one that in 2018 saw two Italian researchers as protagonists. The research, which is based on the most modern techniques of forensic medicine, has given a disconcerting result. At least half of the bloodstains would be fake, or incompatible with those of a dead body following a crucifixion. However, these researches did not succeed in discrediting the Shroud in the eyes of the faithful. The shroud in which Christ's body was wrapped is not normally visible to the public. It is exhibited in public in certain periods which are called Exposition. The most recent took place in 1978, 1998, 2000, 2010, 2013. The last was the one held between April 19 and June 24, 2015. The Shroud is a linen sheet preserved in the Turin Cathedral. It became famous all over the world for showing the image of a human body. A man with a height between 178 and 185 cm, with a long beard and hair. According to tradition, and the Catholic Church, this should be the true image of the body of Jesus Christ. The fitted sheet has a herringbone texture approximately 441 cm wide by 111 cm wide. The image remained imprinted on the fabric, as in a photograph, after it was used to wrap the dead body. The Turin shroud has a great deal of detail, even if hardly visible to the naked eye. In our days, thanks to modern technologies, it is however possible to clearly observe human blood stains, signs of scourges and nails in the wrists. In any case, the Sacred Linen remains an important element for understanding the Passion of Jesus. Even if over the years the scientific community has expressed many doubts about its truthfulness. The most famous is undoubtedly that of the examination with the Carbon 14 method of 1988. The results showed that a body could have been wrapped between 1260 and 1390. The dating, to remove any possible doubt, was carried out in three different laboratories. The most recent case, on the other hand, is the one that in 2018 saw two Italian researchers as protagonists. The research, which is based on the most modern techniques of forensic medicine, has given a disconcerting result. At least half of the bloodstains would be fake, or incompatible with those of a dead body following a crucifixion. However, these researches did not succeed in discrediting the Shroud in the eyes of the faithful. The shroud in which Christ's body was wrapped is not normally visible to the public. It is exhibited in public in certain periods which are called Exposition. The most recent took place in 1978, 1998, 2000, 2010, 2013. The last was the one held between April 19 and June 24, 2015.

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In the beautiful Monferrato land, the Azienda agricola Marchesi Incisa della Rocchetta, offers wines and hospitality. This boutique winery is harvesting the fruit of centuries of dedication, innovation and respect for the terroir. Among the wines we can find both high ends wines, like Sant'Emiliano, Colpo d'Ala and Marchese Leopoldo- and quality wines at friendly prices, such as Rollone, Futurosa and others. All wines that are clear on the palate while telling the tales of the terroir. In the last year of the last century, the Marchesa Barbara Incisa della Rocchetta made major investments in moving the winery from the centuries-old cellars of the family castle to La Corte Chiusa in the heart of the village. From here it's easy to take a walk in the vineyards of the estate and admire the amazing view of the Monferrato hills. Filiberto and Francesca, son and daughter to Barbara Incisa, continue Today the tradition of excellence in wine making and hospitality with a unique experience.

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Mariella Balla  nasce da due genitori giovani: lei di origini contadine con ambizioni borghesi, lui impulsivo e geniale ebanista e artista del legno. Mariella Balla ha da loro ereditato, insieme a una sorta di insicurezza stabile e di follia creativa, anche il salvataggio delle lumache nei giorni di pioggia. Ha sempre scritto poesia e prosa affidando a diari terapeutici tutta la sua vulnerabilità. Ha tentato di non impazzire del tutto dandosi da fare per la legge Basaglia lavorando con altri giovani idealisti come lei occupandosi degli ultimi. Perché in fondo ultimi erano anche loro. Mariella Balla ha tramutato la sua informale follia in parola. Ha provato a trasformare il male in bene, la guerra in pace e il suo cuore per fortuna non si è inaridito. Ha avuto tanti figli: uno umano che ha trasformato la sua vita in arte, e gli altri figli sono pelosi che cura e ama allo struggimento.

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Ho passato gran parte della mia infanzia a San Erasmo e porto dentro molti ricordi legati a quello che mi hanno raccontato i miei nonni, ma sopratutto ricordo la cucina di mia nonna che ho sempre rigorosamente preferito a quella di mia madre (pur essendo diventata una degna erede nel tempo!). Conosciuta come l’orto di Venezia è una delle isole più grandi e meno conosciute della laguna, ma ricca di sapere tramandato. Propongo un’esperienza unica e diversa con il cibo e la natura. Lo scopo è quello di avere una piacevole esperienza diretta gustando prodotti km0, inebriati da profumi dimenticati di piante ed erbe aromatiche. E’ una riscoperta delle originali connessioni tra uomo e natura, tanto più significativa nell’ottica di uno sviluppo integrato del rapporto tra uomo e territorio. Scoprire da dove vengono i prodotti alimentari, rapportarsi con la crescita delle piante, sperimentare direttamente il contatto con gli animali diventano pratiche di grande valore formativo, seppur vissute in modo semplice. Ecco come nasce” Experientia”, per divulgare la filosofia del saper mangiare bene. Una roulotte itinerante che vuol diventare un punto d'incontro per chi ama stare all’aria aperta, oppure per i giovani che hanno voglia di un buon hamburger! I spent most of my childhood in San Erasmo and I carry many memories related to what my grandparents told me, but above all I remember my grandmother's cuisine which I have always rigorously preferred to that of my mother (despite having become a worthy heir in time!). Known as the vegetable garden of Venice, it is one of the largest and least known islands in the lagoon, but rich in knowledge handed down. I propose a unique and different experience with food and nature. The aim is to have a pleasant direct experience tasting km0 products, inebriated by forgotten scents of plants and aromatic herbs. It is a rediscovery of the original connections between man and nature, all the more significant from the perspective of an integrated development of the relationship between man and territory. Finding out where food products come from, relating to plant growth, directly experiencing contact with animals become practices of great educational value, albeit lived in a simple way. This is how "Experientia" was born, to spread the philosophy of knowing how to eat well. A traveling caravan that wants to become a meeting point for those who love being outdoors, or for young people who want a good hamburger!

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Chiara Ferragni è una delle influencer più seguite al mondo oltre ad essere una fashion blogger molto conosciuta a livello internazionale. Il suo blog, The Blonde Salad,è diventato un punto di riferimento nel settore della moda. Prima del grande successo internazionale, quando Chiara Ferragni era ancora una giovane ragazza della provincia di Cremona, su internet era conosciuta con il nickname di Diavoletta87. A quei tempi non esistevano ancora Instagram, Facebook e Twitter e Chiara Ferragni muoveva i suoi primi passi sugli antenati dei social di oggi: Netlog e DuePuntoZero. Nonostante non fosse ancora famosa già a quei tempi Chiara Ferragni era molto amata, Diavoletta87 infatti era tra gli utenti più amati in cima alle classifiche delle ragazze più apprezzate sia su Netlog che su DuePuntoZero. Insomma, già in tenera età la Ferragni sapeva come attrarre le masse. Fu così che partì l’avventura di The Blonde Salad con un investimento di soli 10 euro per il dominio inernet e di 500 euro per una fotocamera digitale. Lo stile genuino di Chiara Ferragni si riflette alla perfezione nel suo blog dove sin dall’inizio dimostra di essere molto vicina a chi la segue, rispondendo a tutti i commenti al suo blog con consigli e ringraziamenti. Il successo internazionale arriva nel 2010 quando Chiara Ferragni viene indicata dalla rivista americana New York come “One of the biggest break out street-style stars of the year”. Da quel momento lo slancio per la carriera di Chiara Ferragni è stato enorme. Ancora più popolarità la investe nel 2011 quando Vogue la nomina “Blogger of the moment”. Oggi The Blonde Salad è un punto di riferimento per il settore della moda e si è trasformato da semplice blog in vero e proprio progetto editoriale con tanto di e-commerce a disposizione delle seguaci della influencer che possono così imitarne il look. Il successo della Ferragni è dovuto anche alla popolarità di suo marito Fedez, noto rapper, da cui ha avuto il piccolo Leone Lucia, sin dai primi giorni di vita già influencer su Instagram. Adesso Chiara Ferragni ha un seguito davvero impressionante: oltre 7 milioni di followers su Instagram, oltre 1 milione di like su Facebook e più di 300.000 followers su Twitter. Chiara Ferragni is one of the most followed influencers in the world as well as being a fashion blogger well known internationally. Her blog, The Blonde Salad, has become a leading point in the fashion industry. Before the great international success, when Chiara Ferragni was still a young girl from the province of Cremona, she was known on the internet with the nickname of Diavoletta87. In those days, Instagram, Facebook and Twitter did not yet exist and Chiara Ferragni took her first steps on the ancestors of today's social networks: Netlog and DuePuntoZero. Although she was not yet famous in those days Chiara Ferragni was very loved, in fact Diavoletta87 was among the most loved users at the top of the rankings of the most popular girls both on Netlog and on DuePuntoZero. In short, Ferragni already knew how to attract the masses at an early age. This was how the adventure of The Blonde Salad started with an investment of only 10 euros for the internet domain and 500 euros for a digital camera. The genuine style of Chiara Ferragni is perfectly reflected in her blog where from the beginning she proves to be very close to those who follow her, responding to all the comments to her blog with advice and thanks. International success came in 2010 when Chiara Ferragni was indicated by the American magazine New York as "One of the biggest break out street-style stars of the year". From that moment the impetus for Chiara Ferragni's career has been enormous. Even more popularity invested her in 2011 when Vogue named her "Blogger of the moment". Today The Blonde Salad is a point of reference for the fashion sector and has turned from a simple blog into a real editorial project with a lot of e-commerce available to the followers of the influencer who can thus imitate its look. Ferragni's success is also due to the popularity of her husband Fedez, a well-known rapper, from whom she had the little Leone Lucia, from the first days of life already an influencer on Instagram. Now Chiara Ferragni has a really impressive following: over 7 million followers on Instagram, over 1 million likes on Facebook and more than 300,000 followers on Twitter.

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Adriano Olivetti (Ivrea, 11 aprile 1901 – Aigle, 27 febbraio 1960) è stato un imprenditore, ingegnere e politico italiano, figlio di Camillo Olivetti fondatore della Ing. C. Olivetti & C., la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Uomo di grande e singolare rilievo nella storia italiana del secondo dopoguerra, si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità. La Fondazione Adriano Olivetti nasce nel 1962 ad opera di alcuni familiari, amici e collaboratori del grande imprenditore prematuramente scomparso due anni prima, con l’intento di raccogliere e sviluppare l’impegno civile, sociale e politico che ha distinto l’operato di Adriano Olivetti nel corso della sua vita. La Fondazione, con sede dapprima a Ivrea e subito dopo a Roma, si propone "la promozione, l’incoraggiamento e l’organizzazione gli studi che sono diretti ad approfondire la conoscenza delle condizioni da cui dipende il progresso sociale". La Fondazione ha lo scopo di promuovere, sviluppare e coordinare le iniziative e le attività culturali, che siano dirette a realizzare il benessere, l’istruzione e l’educazione dei cittadini, attraverso il progressivo diffondersi, in armonia con i principi della Costituzione, di forme comunitarie, rispondenti alla configurazione urbanistica, produttiva, sociale, ambientale e culturale della collettività, secondo le idee di Adriano Olivetti. Coerentemente a questo mandato, la Fondazione svolge con un approccio interdisciplinare attività di ricerca e promozione culturale e scientifica in quattro principali aree d’intervento: Istituzioni e società; Economia e società; Comunità e società; Arte, architettura e urbanistica. In questi ambiti, la Fondazione promuove programmi di studio e sperimentazione in particolare indirizzati ad approfondire la conoscenza delle condizioni da cui dipende il progresso sociale, che caratterizzano la Fondazione come istituzione operativa sul territorio, in una politica culturale che predilige la collaborazione con altre istituzioni di analoga natura e con enti pubblici e privati, nazionali ed internazionali.

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La Marseglia Calce SRL inizia la sua attività poco prima degli anni 50, il Capostipite fu Antonio Marseglia che, in virtù delle sue esperienze lavorative acquisite sin da giovane, iniziò in modo artigianale la propria attività, cuocendo le pietre calcaree nelle cosidette fornaci a mano, ossia cumoli di pietre sistemate a spirale con crescita ad anello e sistema tondeggiante. Alla base del cumolo venivano inserite le fascine e, per non disperdere il calore all’interno della catasta, essa veniva coperta con terra dalla sommità a scendere per tutta la superfice. Tale era il metodo utilizzato sin dall’antichità. Il pregiato ossido ricavato dalla cottura del puro calcare, veniva venduto nella Provincia di Brindisi ed in parte della Regione Puglia. La Marseglia calce, opera nella produzione del grassello di calce da oltre 70 anni, realizzando il prodotto ancora nei metodi tradizionali ed artigianali di un tempo, partendo dalla scelta per bianchezza e pezzatura delle pregiate pietre calcaree pugliesi, che vengono predisposte ed alternate per misure negli altiforni a botte con tiraggio naturale, con graduale cottura a legna. Tale tecnica del progressivo innalzamento della temperatura, incanalata all’interno dell’altoforno, dà la sicurezza di cuocere in modo uniforme le pietre calcaree poste al suo interno. Questa metodologia di cottura è stata da sempre usata (per evitare anomalie di residui, di granuli crudi) e con il successivo invecchiamento in vasca svolto con cura e responsabilità, per ottenere un eccellente prodotto da utilizzare nel Restauro e nel Recupero dell’Edilizia Storica Monumentale. Uno dei punti dì forza dell’azienda consiste nell’offrire un servizio di consulenza svolto da Professionisti e Tecnici nel Settore Edilizia Storica, in grado di analizzare i materiali preesistenti e consigliare il grassello di calce e gli inerti occorrenti alle malte/maltine o scialbi da realizzare. (1)

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QUIN acronimo di QUaderno di INterni. La pronuncia anglofona familiarizza fallace con queen, regina, ma la natura è italica al 100%. Fibra, artigiani stampatori, fotografi, redattori, case. Tutto rigorosamente fatto in Italia. Quin, luxury interior design rivista bimestrale ordinabile nelle rivendite di giornali al casellario home interior. Tuttavia anomala. Impiega carta spessorata patinata, verniciata sui due lati come per i volumi fotografici. Al proposito si dice che l’editore sia poco pratico e che la carta non avrà futuro. Si diranno tante altre cose. Vuole sembrare una rivista semplice, agevole nella lettura e nel giro pagina. Tuttavia la malizia c’è: si annida acuta nei testi e nei singoli scatti fotografici. Rilasciatevi e non fate opposizione. Vi porteremo altrove. Sgombrate la mensola migliore e riponetevi il primo QUIN, lasciando generoso spazio per le sorelle che arriveranno poi. Sospettate dell’amica che vorrà la vostra copia in prestito. Siate dediti al culto bimestrale di QUIN, sfogliatela, tenetela vicina, fatela conoscere, perché in edicola c’è la nuova regina. La regina che parla italiano. QUIN stands for QUaderno di INterni. The English-speaking pronunciation familiarizes fallaciously with queen, queen, but nature is 100% Italic. Fiber, artisans, printers, photographers, editors, houses. All rigorously made in Italy. Quin, luxury interior design  bimonthly magazine that can be ordered in newspaper shops at the home interior filing cabinet. However anomalous. It uses coated thick paper, painted on both sides as for photographic volumes. In this regard, the publisher is said to be impractical and that paper will have no future. Many other things will be said. It wants to look like a simple magazine, easy to read and turn the page. However, there is malice: it lurks sharply in the texts and in the individual photographic shots. Release yourself and make no opposition. We will take you elsewhere. Clear the best shelf and put the first QUIN in it, leaving generous space for the sisters who will come later. Suspect the friend who wants your loan copy. Be dedicated to the bimonthly cult of QUIN, browse it, keep it close, make it known, because the new queen is on the newsstands. The queen who speaks Italian. (1)

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Marisa Dal Pont è una professionista eclettica. La sua grande passione è il mosaico con tessere. Prepara lei stessa le tesserine ed esegue tutto il mosaico su suo disegno, ha vinto importanti premi e vorrebbe fare solo quello ma la sua esperienza lavorativa l'ha condotta nell'interior design. Per tanti anni si è occupata di arredi per negozi, lavoro nel quale ha potuto esprimere la sua creatività e competenza. Altra passione sono le case di legno di cui sa moltissimo, ha lavorato per anni con uno dei produttori più importanti del settore. Marisa si occupa anche di piccole ristrutturazioni, lavoro nel quale accudisce il cliente con garbo e intuito e le maestranze con comprensione e fermezza, nulla è impossibile a Marisa e si sa che i problemi e contrattempi nei cantieri sono sempre dietro l'angolo. Risolve col sorriso qualsiasi disagio e il risultato si vede. Appassionata di edifici antichi, castelli ed edifici storici non perde occasione per visitare mostre e luoghi del passato con un occhio attento ai dettagli.   Marisa Dal Pont is an eclectic professional. Her great passion is the mosaic with tiles. She prepares the cards herself and executes all the mosaic to her design, she has won important awards and would like to do only that but her work experience has led her into interior design. For many years she has dealt with furniture for shops, a job in which she has been able to express her creativity and competence. Another passions are the wooden houses he knows a lot about, he has worked for years with one of the most important producers in the sector. Marisa also deals with small renovations, work in which she takes care of the customer with grace and intuition and the workers with understanding and firmness, nothing is impossible for Marisa and it is known that problems and setbacks on construction sites are always around the corner. It resolves any discomfort with a smile and the result can be seen. Passionate about ancient buildings, castles and historical buildings, she never misses an opportunity to visit exhibitions and places of the past with an attentive eye to detail.  

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Brusnengo heritage in Italy, is a municipality in the Province of Biella in the Italian region Piedmont, located about 70 kilometres (43 mi) northeast of Turin and about 12 kilometres (7 mi) northeast of Biella. Attested as Bruxniengo, Bruxenengo and Bruxinango, it could link to "burn" or to a Germanic name, not well identified. The citizens Brusnenghesi, a proud and hard-working people, who over the centuries has distinguished themselves for the courage and the desire to start again that has led many villagers to migrate, even very far, in search of luck. Having family members far away was normal, they explain, but for this reason a lady had a very original idea, which is still remembered in the village today. Nina Talocchino was her name, which in the mid-1900s decided to collect the news of Brusnengo, and of nearby Roasio, in a newspaper that soon began to reach all the Brusnenghesi scattered around the globe: La Voce di Brusnengo. We then continue to discover the country, a town divided into several cantons, some of which are small miniature villages in whose streets you can still breathe the past, between the brick walls and the steps that seem to await the return of the departed fellow villagers. The sacred buildings seem to be the most important, the Parish Church of Saints Pieto and Paolo or the small church of San Bernardo, make us understand how much faith is present in the community that preserves them with devotion, keeping as much as possible the Renaissance decorations of the past. With the Rive Rosse Team you can go to the discovery of the surrounding area, in a breathtaking setting, by mountain bike until you reach the Madonna degli Angeli, a small church located on a hill where you can enjoy a unique and suggestive panorama. In such a context, the cultivation of vines is very practiced and wine is one of the main products that Brusnengo has to offer, a particular and unique wine, as Filippo Barni of the homonymous farm explains, producer not only of Bramaterra and other local labels, but also of the fine Mesolone and a delicious passito wine, Cantagal. (1)

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Dal 2006 c’è un posto a Torino che non è né una biblioteca né una libreria, ma in cui – dal lunedì al sabato e qualche volta anche di domenica – si parla di libri, con chi ne ha scritti e con chi li legge: è il Circolo dei Lettori, fondazione della Regione Piemonte che ha la sua sede in via Bogino 9, poco distante da piazza Carlo Alberto da una parte e via Po dall’altra. Aperto da mattina a sera, organizza presentazioni di libri con scrittori italiani e stranieri, reading, gruppi di lettura, laboratori per bambini e anche viaggi letterari: è un luogo unico in Italia per il numero di attività e per il tipo di spazi che mette a disposizione. Ha anche un bar, che si chiama Barney’s, dal nome di quel Barney. La Fondazione Circolo dei lettori, nata a Torino per volontà della Regione Piemonte, guidata dal presidente Giulio Biino e diretta da Elena Loewenthal, produce e diffonde cultura, tutti i giorni nelle sue tre sedi, di Torino, Novara e Rivoli, e con grandi rassegne annuali sul territorio e in rete con realtà di tutt’Italia. Agisce attraverso l’ideazione e l’organizzazione di incontri, reading, dibattiti, manifestazioni, concerti e rassegne culturali, mettendo al centro il libro per esplorare i linguaggi della contemporaneità e fissare così delle coordinate del mutevole presente.Promuovere la lettura è il primo obiettivo della Fondazione, messo in pratica con incontri quotidiani con scrittori e scrittrici nelle sue sedi, occasioni di dibattere intorno a romanzi e saggi di oggi e di ieri, e ancora nelle scuole, nelle carceri e negli ospedali del territorio, grazie ai progetti di responsabilità sociale. Offre quindi momenti di crescita personale, per tutte le età, colmando i bisogni culturali della comunità, regalando la possibilità di approfondire gli argomenti più vari, dalla filosofia alla storia, dalla musica al cinema. Perché i libri sono un punto di partenza per andare dappertutto, e per parlare di tutto, insieme, alleviando la solitudine e favorendo amicizie. Per questo la Fondazione si rivolge anche alle famiglie e agli insegnanti, con laboratori per i bambini e incontri per le classi, perché leggere è un’attività centrale nella formazione dei piccoli e dei giovani.Con l’obiettivo di un continuo rinnovamento della cultura, la Fondazione del Circolo dei lettori organizza grandi rassegne annuali, momenti di riflessione straordinaria, parentesi utili a prendersi il tempo di pensare e immaginare. Sono Scarabocchi. Il mio primo festival, seminari e laboratori per famiglie e bambini, Torino Spiritualità, dedicato ai grandi interrogativi dell’umanità, il Festival del Classico, per cercare nel passato buone pratiche per il presente. Dal 2018, la Fondazione Circolo dei lettori si occupa dei contenuti culturali e della comunicazione del Salone Internazionale del Libro di Torino, cinque giorni di sconfinati dialoghi intorno ai libri e alla lettura.

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Santina Carbone è una donna con la D maiuscola. Originaria di Delianuova sulle montagne della Calabria, dove c'è l'aria più pura al mondo e una natura incontaminata e lussuriosa. La sua famiglia è da sempre impegnata in vari settori per sostenere lo sviluppo del territorio. Fin da giovane ha fatto esperienza nel gestire la società del padre nel settore edile e delle ristrutturazioni di edifici storici. Una famiglia, quella di Santina dove l'impegno sociale, con i giovani, gli Scout e tutta la comunità, è la prassi giornaliera della vita quotidiana. Casa aperta sempre per tutti e sostegno anche e soprattutto ai più deboli della società. Grandissima lettrice e appassionata di storia della Calabria, Santina ha cresciuto i suoi quattro figli con l'amore e la disciplina di una volta, e la tradizione d'impegno sociale si perpetua anche con loro. Si occupa delle terre sugli altipiani e di tutti i prodotti tipici del luogo.Il suo sogno è di far rivivere la storia della Calabria, dimenticata nei secoli. Una donna vivace, intelligente e che sa prendere sé stessa e la vita con sana ironia. Santina Carbone is a woman with a capital W. Originally from Delianuova in the mountains of Calabria, where there is the purest air in the world and unspoiled and lustful nature. Her family has always been involved in various sectors to support the development of the area. From a young age she gained experience in managing her father's company in the construction sector and in the renovation of historic buildings. A family, that of Santina, where social commitment, with young people, Scouts and the whole community, is the daily practice of daily life. Her home always open to everyone and support also and above all to the weakest of society. Great reader and passionate about the history of Calabria, Santina raised her four children with the love and discipline of the past, and the tradition of social commitment is perpetuated with them too. She takes care of the lands on the plateaus and all the typical products of the place. Her dream is to revive the history of Calabria, forgotten over the centuries. A lively, intelligent woman who knows how to take herself and life with healthy irony.

 S /  Greater Europe

Daniele Cavallero è figlio d'arte. Da più generazioni la sua famiglia si occupa di legnami, mobili e di edifici storici, in una delle zone più belle d'Italia: il Monferrato, oggi patrimonio dell'UNESCO. La passione di Daniele è quella dei materiali, sopraffino conoscitore di essenze di legno, sa tutto sulle qualità, le lavorazioni e gli usi del legno nell'arredamento e nella ristrutturazione. E' abituato agli edifici storici, vista la zona dove opera. Per la sua capacità viene chiamato anche all'estero, soprattutto dove vengono richieste competenze e artigiani italiani. Daniele è esperto di bioedilizia e di malte e costruzioni con materiali naturali, calce e calce-canapa, collabora con vari architetti e studi di professionisti del settore. Grande appassionato di vini nobili piemontesi, non perde occasione per promuovere il suo amato territorio delle Langhe. Daniele Cavallero is the son of art. For several generations his family has been dealing with wood, furniture and historic buildings, in one of the most beautiful areas in Italy: Monferrato, today a UNESCO heritage site. Daniele's passion is that of materials, a superfine connoisseur of wood essences, he knows everything about the qualities, processes and uses of wood in furnishing and renovation. He is used to historic buildings, given the area where he works. For his ability he is also called abroad, above all where Italian skills and craftsmen are required. Daniele is an expert in green building and mortars and constructions with natural materials, lime and lime-hemp, he collaborates with various architects and professional firms in the sector. A great lover of Piedmontese noble wines, he never misses an opportunity to promote his beloved territory of Langhe in Piemont.

 D /  Greater Europe

Il castello di Monale è un’imponente costruzione d’impianto medioevale più volte modificata nei secoli. Citato a partire dal XII secolo viene distrutto nel 1305 ed in seguito riedificato. Quando nel XVI secolo il feudo viene frazionato in ventesimi, gli Scarampi ne conservano la quota maggiore e rimangono proprietari del Castello. Da allora, 6 secoli fa, il Castello appartiene alla famiglia Gani. Dal lontano 1161 il castello, insieme con il feudo di Monale, passò nelle mani di vari proprietari, seguendo le alterne vicende della storia. Fu dei Montenatali, del Vescovo di Asti, del Comune di Asti (a cui lo assegnò il Barbarossa), passò ai Gardini, fu teatro delle lotte fra ghibellini e guelfi e subì la distruzione ad opera di questi ultimi. Il feudo fu restituito ai Gardini nel 1309 e il castello fu riedificato dagli Asinari, che ne erano entarti in possesso. Una parte del feudo apparteneva anche agli Scarampi, ricchi banchieri astigiani, ed essi, quando nel XVI° secolo il feudo venne frazionato in ventesimi, ne conservarono a lungo la quota maggiore. Nel 1796, soppressi i feudi, gli Scarampi rimasero proprietari del castello; l'ultima Scarampi sposò un Malabaila di Canale e la loro figlia, erede del castello, lo portò in dote al conte Carlo Gani di Genova; ancor oggi il castello appartiene alla famiglia Gani. Le ultime rappresentanti della famiglia Scarampi di Monale furono due sorelle, Paola ed Adele. Adele sposò il Conte Carlo Gani, diplomatico,filantropo console di Spagna a Torino. Il castello in mattoni, massiccio, su pianta ad "U", è circondato da un giardino cintato, in parte pianeggiante, ricavato nel XVII secolo spianando un versante della collina sulla quale è stato costruito. La merlatura bifida, che orlava cortili e torri, è stata otturata da un sopralzo, ma è ancora ben visibile su tutto il lato sud ed in altre zone. Ben conservato è il doppio fregio a denti di sega, che corre sotto la merlatura lungo le facciate sud ed est e che costituisce motivo peculiare di questa ed altre costruzioni della zona. All'interno sono ben conservate le cantine, i sotterranei e le pitture di alcuni soffitti di epoca relativamente tarda (a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo). (1)

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Il Castello di Govone fu una delle residenze della casa reale dei Savoia dal 1792 al 1870, dal 1997 è uno degli edifici parte del sito residenze sabaude iscritto alla lista del patrimonio dell'umanità UNESCO, è ora adibito a palazzo comunale. Nella posizione in cui sorge il castello, in cima alla collina, già in epoca medioevale si ergeva una fortezza. Dalla fine dell'Ottocento il castello - che ha avuto una particolare notorietà per il soggiorno, avvenuto nel 1730, di Jean-Jacques Rousseau, al tempo appena entrato al servizio del conte Ottavio Solaro - è di proprietà del comune di Govone. Come molte altre dimore storiche sabaude del Piemonte, è meta di visitatori richiamati specialmente dal monumentale e scenografico scalone d'onore a due rampe ricco di rilievi e telamoni che provengono dai giardini di Venaria Reale. Alcune sale sono decorate da preziose carte cinesi; il salone da ballo è affrescato con scene riproducenti l'episodio mitologico di Niobe - ad opera di Luigi Vacca e Fabrizio Sevesi. Degli stessi pittori sono gli affreschi del grande salone centrale che, con la tecnica trompe-l'œil, simulano la presenza di statue. Dal 2007 fa parte del circuito degli 8 castelli, meglio noto come Castelli Doc. La rete dei castelli include i manieri di Grinzane Cavour, Barolo, Serralunga d'Alba, Govone, Magliano Alfieri, Roddi, Mango e Benevello. È inoltre inserito nel circuito dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte. (1)

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Il Castello feudale di Montegrosso d' Asti costruito nel 1134 per volonta' del Marchese Bonifacio del Vasto, signore della citta' di Asti, domina un ampio territorio collinare a profonda vocazione viticola. E' nella quiete delle sue spaziose e secolari cantine che trovano degna dimora i nobili vini doc e docg di queste terre. I vini ottenuti dopo una tradizionale e razionale vinificazione vengono opportunatamente selezionati, invecchiati in fusti di rovere; successivamente, raggiunto il giusto grado di maturazione, imbottigliati e posti in apposite celle di affinamento. L'amore per il vino si tramanda di padre in figlio da molte generazioni; esistono infatti documenti che comprovano l'attività vitivinicola della famiglia Motta fin dal lontano 1794. Siamo quindi orgogliosi di offrire la nostra esperienza e tradizioni presentando oggi, come nel passato, il meglio della produzione enoica piemontese. (1)

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Il castello era una rocca del XIV secolo, la precedente fortificazione fu rasa al suolo nel 1308, dopo un lungo e difficile assedio, non sono note né l’origine né la forma. Secondo quanto riportato da alcuni storici relativamente alle forme architettoniche relative al precedente castello si può rilevare soltanto un vago accenno alla presenza di un dongione. Al fine di comprendere le vicende che portarono alla distruzione del primitivo castello è doveroso ricordare le sanguinose lotte intestine che turbarono il comune di Asti nel Trecento. Queste ultime si collegavano agli scontri fra Guelfi e Ghibellini. Nel 1308 i Guelfi assediarono il castello di Moasca baluardo Ghibellino. L’assedio fu, senza dubbio, di non poco conto; secondo quanto riportato dagli storici i Guelfi radunarono un esercito di 300 militi chieresi. In aiuto ai Ghibellini giunse il Marchese Del Carretto con 500 fanti e 100 balestrieri. Visto tale esercito i Guelfi temettero di non farcela e chiesero nuovamente aiuto ai chieresi i quali giunsero sul posto con un esercito di 1500 uomini armati. Gli assediati nel castello di Moasca resistettero per ben 22 giorni ma quando si resero conto di non poter contare più sull’aiuto di nessuno vennero a patti ed abbandonarono la fortezza; conquistato finalmente il maniero i Guelfi Solaro lo distrussero. La ricostruzione del nuovo castello, sulle rovine del precedente, avvenne solo nel 1351. Sotto la proprietà dei Secco Suardo l’interno della costruzione medioevale era stato sicuramente abbellito e reso più confortevole. Di particolare interesse era, senza dubbio, la cantina: essa occupava tutta la zona interrata del castello; da quest’ultima si accedeva ancora ai sotterranei cunicoli definiti dallo storico astigiano “assai profondi” adibiti a prigioni. Ancora nella prima metà del nostro secolo, il castello era in condizioni discrete e di fatto abitabile, come testimonia lo svolgimento nel suo salone (70 mq.) di una rappresentazione teatrale avvenuta nel 1926. La rovina completa va datata a questo dopoguerra, quando il completo abbandono ha prodotto un tanto rapido quanto irreversibile degrado della struttura. Attualmente è rimasto in piedi solo un ultimo frammento delle poderose mura di mattoni della facciata orientale, alla cui estremità i due torrioni cilindrici, liberati svettano maestosi sul terrapieno conservando il ricordo della loro suggestiva imponenza. L’amministrazione comunale dal 1999 ha avviato un programma di recupero e valorizzazione della struttura ancora esistente effettuando, dopo aver attuato gli urgenti interventi di restauro conservativo, il recupero della vasta cantina interrata. Attualmente nella cantina trova posto la Bottega del Vino di Moasca “Nerodistelle” ed il Restaurant & Cafè, Garden Winery “Tra la Terra ed il Cielo”. (1)

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A testimonianza del passato storico di Calamandrana svetta il grande castello posto a dominio dell'antico borgo e della vallata, unico rimasto dei sei esistenti sulle colline circostanti. Nel 1682 il calamandranese Francesco Maria Cordara, divenuto conte, fece iniziare la costruzione del Castello, che è rimasto intatto fino ai giorni nostri. Nel 1943 molti soldati fuggiti dalle caserme si rifugiarono a Calamandrana, durante lo scioglimento dell'esercito italiano. Il parroco don Emilio Carozzi e la popolazione li aiutarono. Nello stesso anno a Calamandrana alta si creò una formazione partigiana. Verso la fine del 1944 avvennero numerosi scontri, durante i quali le persone venivano minacciate e le case saccheggiate. Verso la fine del 1945 i partigiani tornarono in forza. Si poteva così controllare Canelli e la strada per Nizza. In questa situazione venne incendiato anche il Municipio. Oggi l’edificio presenta un’impostazione planimetrica piuttosto irregolare ed è in parte intonacato e in parte in mattoni e pietre a vista. Sono conservate le strutture sotterranee: cantine, camminamenti e la cisterna dell’antica fortezza. Del 1983 è la ristrutturazione del soffitto del salone ottocentesco. Il castello di Calamandrana è circondato da un grande parco ed è raggiungibile attraverso una ripida e tortuosa strada; oltrepassato il cancello, la salita continua per un viale che conduce al caratteristico ponte levatoio. Attualmente il castello, dominato dall'imponente torre ottagonale, è di proprietà privata, ed è adibito ad abitazione. (1)

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Il castello di Monastero Bormida è situato nella parte bassa del paese. La torre, alta 27 metri, risale probabilmente al secolo al XI . Se l’impianto a forma quadrangolare denuncia una matrice medievale, la facciata principale di gusto barocco rivela una rielaborazione seicentesca. All’interno, soprattutto nelle stanze del piano nobile, si conservano pregevoli pavimenti a mosaico e delicati affreschi. Attraverso il caratteristico vicolo detto del Droc - dove un tempo c'era una delle porte urbiche e dove tuttora si vede l'accesso a un antico forno si raggiunge in un attimo il romanico ponte sul Bormida, che rappresenta una delle più interessanti opere di ingegneria civile medioevale della valle e trova il suo corrispettivo, in quella di Spigno, nell'analogo ponte dell'abbazia di San Quintino. Entrambi furono costruiti dai monaci benedettini: Si tratta dI poderose strutture a schiena d'asino, sormontate da cappelle che erano antichi posti di guardia grazie ai quali i religiosi si assicuravano il completo controllo commerciale della terra estesa fra la Langa e il mare. Oggi il castello ha una facciata seicentesca e mantiene sul retro la loggia cinquecentesca che è anche visitabile. La famiglia Carretto a metà del XIX secolo cedette la proprietà alla famiglia Della Rovere a cui seguì la famiglia Polleri di Genova che la vendette al comune, attuale proprietario. Antistante al castello la caratteristica alzata a ponte e per accedere all'interno è necessario attraversare la vecchia porta di ingresso nell'antica cinta muraria. A Monastero Bormida nacque lo scrittore Augusto Monti che spesso, nelle sue opere, ricorda la sua terra d’origine. (1)

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Estremamente scarse sono le notizie storiche sulle sue origini e vi sono non pochi dubbi sulla sua data di costruzione: c'è chi lo colloca nel XIII secolo e chi sostiene invece che la costruzione della torre risalga al 1350 e il resto ad epoca successiva. È effettivamente probabile che la grossa torre costituisse il primitivo nucleo della costruzione e i successivi corpi l'abbiano quindi completata. Attorno al Quattrocento il castello e i circostanti terreni appartenevano al marchese di Busca, i cui stemmi nobiliari furono infatti scoperti sotto gli intonaci di alcune stanze. Il castello passò poi numerosi proprietari dei quali non restano che poche notizie finché, nell'Ottocento il castello non ospitò per quasi vent'anni un personaggio del Risorgimento: Camillo Benso Conte di Cavour. Lo statista vi giunse nel 1830, ospite degli zii, la famiglia De Tonnerre. Il castello Incaricato di amministrare questi beni di famiglia, dimostrò capacità organizzativa e apertura verso le nuove acquisizioni scientifiche. Conferì una nuova impronta all'agricoltura locale: tracciò canali, adottò nuovi sistemi razionali di coltivazione, fece piantare duecentomila nuove viti e tentò la coltivazione delle barbabietole. Fu nominato sindaco del piccolo comune nel maggio 1832 a ventidue anni e tale carica mantenne fino al febbraio 1849. Dal 2014 è patrimonio mondiale dell'umanità UNESCO. In diverse sale è collocato un museo permanente, comprendente allestimenti sul Tartufo rari oggetti dell’enogastronomia locale, ambientazione della cucina albese del ‘600 e dell’800, distilleria del ‘700, bottega del bottaio, contadinerie da cortile. All'interno del Castello potete trovare l'Enoteca Regionale Piemontese Cavour all'interno della quale potrete degustare e acquistare i vini migliori e più pregiati del Piemonte a prezzi di cantina. (1)

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Il Castello Gancia, attualmente proprietà privata dell’omonima famiglia, ha una storia antica e importante. Edificato a difesa della via commerciale che univa Asti al porto di Savona, l’edificio è stato modificato, ampliato e impreziosito da elementi scultorei nel corso dei secoli. Nel Seicento, durante la guerra di successione del Monferrato, il castello e le fortificazioni vengono in gran parte distrutti dalle truppe spagnole e successivamente ricostruiti. Nel 1676 il marchese Ambrogio Antonio Scarampi Crivelli realizza il primo vero restauro dell’edificio, conferendogli, secondo il gusto dell’epoca, l´aspetto di un elegante palazzo. A partire dal Settecento il castello cambia più volte proprietà, fino al 1929, quando viene acquistato dalla famiglia Gancia che affida il progetto di trasformazione all’architetto Arturo Midana. Midana modifica l´edificio aggiungendo due ali alla struttura quadrata originaria e ripristinando un giardino all´italiana. I saloni sono impreziositi dalle decorazioni del pittore Giovanni Olindo e i numerosi stucchi policromi ai soffitti completano un effetto che, nell’intento dell’architetto e della committenza, vuole conferire al castello l’originario aspetto seicentesco.Le decorazioni del pittore canellese Giovanni Olindo, ed i numerosi stucchi policromi, richiamano la corrente barocca. Esternamente furono aggiunte due ali rendendo più imponente l'edificio. Lesene angolari e mediane rompono la compattezza della costruzione, più semplici sono le fiancate ed i corpi sporgenti. Le finestre del piano rialzato e quelle del primo piano sono sobriamente fregiate. Sopra il portale, al quale si accede per mezzo di due scale laterali, vi è una balconata la cui porta-finestra campeggia con maggior larghezza di motivi ornamentali. Tra le due rampe di scale, un'apertura porta alla piccola cappella. Significativa fu anche la sistemazione delle aree circostanti; la creazione del giardino all'italiana riporta il Castello agli splendori del 600; la portineria ricavata dal terreno scosceso verso la strada ed armoniosamente collegata ad una piccola Cappella preesistente. Al lato opposto, un vecchio fabbricato, fu adattato dal Midana ad uso autorimessa. Il Castello, così restaurato, domina tuttora l'abitato dall'alto del colle ed è punto di riferimento panoramico e simbolo di Canelli. Interessante: ambientanzione; interni; grandioso ed elegante atrio con ritmi spaziali che rammentano lo Juvarra. (1)

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Costruito sul vertice della rocca di Costigliole prima del 1040, di pianta quadrangolare di 60 metri di lato, con un'altezza di 25 metri e con le quattro torri che arrivano a 28 metri, è uno dei castelli più imponenti dell'Astigiano. A est la facciata si espone con due torrette medievali centrali, tra le quali primeggia il ponte levatoio. Sulla facciata, tra le finestre del penultimo piano, svettano due statue marmoree rappresentanti Aurelio e Giorgio Verasis Asinari in vesti di guerrieri. La storia del paese è strettamente legata alle vicende del suo castello. Non è nota l’epoca in cui furono erette le prime fortificazioni: secoli di storia e numerosi rimaneggiamenti hanno portato il maniero ad assumere l’attuale aspetto imponente e maestoso. Il castello, pur presentandosi come un unico grande volume di pianta quadrilatera, manifesta evidenti differenze stilistiche sul piano architettonico, dovute all’assetto proprietario che si definì nel XVII secolo. Dal 1625 gli Asinari si spartirono il titolo di “conti di Costigliole” con un’altra famiglia, i Verasis. Il castello si trovo così diviso tra due feudatari, ognuno dei quali s’impegnò a trasformare e abbellire la propria parte secondo gusti e preferenze autonome. Il Comune di Costigliole ha acquisito nel 1928 la parte settentrionale e il parco annesso, mentre l’ex proprietà Verasis è tuttora privata. All’interno dell’edificio si conservano testimonianze artistiche di pregio, tra le quali vanno ricordati gli splendidi stucchi del piano nobile, realizzati nel 1668 dalla bottega luganese dei Bellotto, oltre al salone neoclassico, sulla cui volta è affrescato il Trionfo di Dioniso e Arianna (1817 ca.), opera del pittore Carlo Pagani. La parte pubblica del castello è diventata ormai il cuore pulsante delle iniziative culturali che animano il paese: mostre, concerti, spettacoli teatrali, manifestazioni dedicate all’enogastronomia locale trovano spazio in un contesto artistico e architettonico unico. Presso il Castello di Costigliole ha sede dal 2017 il Corsorzio del Barbera e dei vini del Monferrato. (1)

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Il castello di Burio è un castello situato nella frazione Burio, a Costigliole d'Asti, in provincia di Asti. È il secondo grande maniero della zona, dopo il castello di Costigliole d'Asti. Secondo la leggenda, il castello prende il nome, così come la località in cui sorge, dall’antico ceppo ligure degli euburiati. Nel patto di fedeltà tra gli abitanti di Costigliole e la città di Asti del 13 luglio 1198, tra i nomi dei personaggi abbienti che giurarono fedeltà compare un tale Guglielmo dei Burri, probabilmente proveniente da Burio; tale personaggio potrebbe essere il più antico esponente della famiglia Borio di Costigliole, Tigliole e Novello. Si sa che il maniero appartenne ai Pallidi fino alla fine del XVI secolo. Non ha mai ricoperto una funzione particolarmente strategica, essendo destinato prettamente ad uso agricolo. In epoca medioevale è stato di proprietà di varie famiglie astigiane che ricoprirono la Signoria di Burio, dai Pelletta ai Roero, dai Malabayla ai Pallio. Nel ’600 fu al centro della guerra fra la Spagna e l’esercito guidato dal duca Carlo Emanuele I di Savoia. Nei secoli successivi passò alla famiglia Asinari, prima che la proprietà venisse frazionata, e infine riacquisita nel XX secolo dal conte Luigi Lanzavecchia. Col passare dei secoli perse progressivamente l’originaria vocazione militare, diventando esclusivamente un centro di amministrazione delle proprietà fondiarie circostanti. Dopo essere caduto in abbandono, è stato restaurato a partire dal 1980 dagli attuali proprietari. Divenuto dimora privata, negli anni ’80 del secolo scorso è diventato sede di iniziative artistiche. Per informazioni sulle attività del Castello di Burio si può consultare la pagina Facebook «Castel Burio Arte Contemporanea». (1)

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Il progetto pilota Casa21, dello studio Pigreco Progetti, viene realizzato in Toscana a Pienza, patrimonio mondiale dell'Unesco. Il progetto pilota Casa21 offre l’opportunità di vivere e toccare con mano tutte le eccellenze di un’abitazione moderna che mira a restituire il comfort globale nella riqualificazione del patrimonio edilizio italiano. Il progetto Casa21 non vuole fermarsi, però, alla sola riqualificazione. Il desiderio è quello di creare un precedente negli interventi ricostruendo in modo fedele, con una tecnologia elevata e non evidente “celata e nascosta, come suggerita dall’Ing. Alessandro Pozzi del comitato scientifico”.

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Il Castello di Calosso come lo vediamo oggi, risale ad una ricostruzione1387. Di proprietà privata, è visitabile e gode di meravigliosi saloni e di una vista splendida sulle colline del Monferrato e sulle Alpi. Il Castello ha bisogno di interventi di restauro continui, soprattutto la chiesetta che si ritrova con alberi che crescono dalle sue mura. Quando mi è comparso inaspettatamente mentre camminavo nel parco guardando la meravigliosa vista, mi ha colpito moltissimo per le mura e la sua maestosità. In particolare quando il mio occhio ha visto la piccola chiesetta dentro le mura che compare su di un lato mi si è stretto il cuore: tra le pietre sono cresciuti arbusti che ne stanno prendendo possesso. Al castello di Calosso è legata la bellissima storia di Sant’ Alessandro Sauli, vescovo di Pavia (Diocesi da cui dipendeva allora Calosso) che nel 1592, durante una sua visita pastorale, venne sorpreso da grave malattia e fu dapprima ospitato dal parroco di Colosso e in secondo momento dal proprietario del Castello, Ercole Roero di Cortanze. Era l’11 ottobre 1592 quando Alessandro Sauli spirava e fu tale l’impressione suscitata dalla sua morte che nel 1683 la Camera del Castello in cui si spense venne convertita, in primo tempo, in pubblico oratorio e successivamente in cappella ed è tradizione ormai da diversi anni che i proprietari ogni 11 ottobre facciano celebrare in suo ricordo la Santa Messa. Questo è' un tipico caso per noi Heritage Ambassadors di Artacadia.org, di quello che possiamo fare per un edificio storico pieno di fascino e storia che ha bisogno di essere amato, curato, valorizzato, riportato alla sua natura originaria e al suo antico splendore e tutto questo necessita di essere...finanziato. Attraverso la condivisione, lo sharing, possiamo attirare tanti altri Heritage Ambassadors e creare attenzione su questa chiesetta. Tanti sono in Italia gli edifici abbandonati a se stessi, lo sappiamo. Poche le disponibilità, lo sappiamo. Vogliamo intervenire, mettere in contatto gli edifici con gli artigiani e creare movimento per dare anima e bellezza al nostro Patrimonio Culturale, e a quello di tutto il Mondo. (1)

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Salvador Dalí , was known for his wild art and a public personality to match, and these two elements helped him rise above the rest of the surrealists. His quote said it all “the difference between me and the surrealists, is that I am a surrealist”. He is memorable because he was a pioneer of the movement. He was involved in all aspects of artistic creation from painting, sculpture, design, drawing, movies, fashion, etc. He applied the surrealist concept to everything he said did. His audacity and rebellious attitude towards art and politics set him aside from others and allowed him to create some of the most famous and recognizable paintings of the 20th century. His unconventional style and sometimes outrageous ideas were highly sought in his commercial work - in fashion, photography, advertising and film - they brought the style to a huge popular audience. Not only did he leave a mark on surrealism but even twenty years following his death, his artwork and influences can be seen almost everywhere around the world. If you stop anyone in the street, most will be familiar with at least one of his images. The name Dalí is magic, he remains an icon.

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La CARPENTIERI PROFUMI è un'azienda artigiana calabrese nata nel 1967 che crea con passione e professionalità profumi tipici che rievocano sensazioni ed emozioni del territorio. Le meravigliose fragranze che la nostra terra produce (Bergamotto, Gelsomino, Ginestra, Zagara, ecc...) sono la base dei nostri prodotti, cosicchè i nostri profumi sprigionano tutta la loro personalità mediterranea; come le fragranze ottenute dal BERGAMOTTO, famoso agrume base di tutti i profumi. Ogni nostro prodotto è il risultato di passione, ricerca e tecniche di lavorazione sempre più affinate nel corso degli anni, abbinando alla tradizione l'uso di materie prime di qualità superiore. Da annoverare ai risultati ottenuti nell’ambito delle nuove creazioni vi sono il MEDITERRANEO, fragranza agrumata dai toni vivaci e dalle note fresche e solari e la VIOLETTA, fragranza fiorita e fruttata, creata per le donne per le note delicate che emana. La sede dell’azienda è ubicata a San Giorgio Morgeto, paese dove ancora sopravvivono le antiche tradizioni artigianali, piccolo centro medioevale (della cui epoca custodisce un antico castello e monumenti storici) che si trova nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte e che dall’altura della sua collina domina la piana di Gioia Tauro ricca di uliveti e agrumeti. In questi luoghi, tutte le culture del Mediterraneo si incontrano in diverse fantastiche fragranze che la nostra azienda con molta maestria e impegno riesce ad afferrare e a rinchiudere nei suoi prodotti.

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Eolie Shop was born from the passion of a group of young Sicilian entrepreneurs, in love with their land and the raw materials it offers. Their quality is given by the scents of the sea and the warmth of the sun that bathe and warm the lands of the pristine Aeolian Islands. The expert hands of the Aeolian artisans transform these excellent raw materials into products of unparalleled taste and supreme quality. The aim that these young entrepreneurs have set themselves is to make the Aeolian excellence known internationally, creating an indissoluble union between quality and accessibility. This is why they have devised a supply chain that allows them to minimize brokerage costs and at the same time allow large-scale distribution of Aeolian products at competitive prices, maintaining the quality of the products intact and guaranteeing their undisputed excellence. The consumer can only choose the products he prefers and enjoy them in good company. Eolie Shop Online for only typical products from the Eolian Islands. The Eolie Shop project is born From the love for the culinary excellence of the Aeolian islands territory and from the desire to make them finally accessible and appreciated to all. An online store that enhances the history, traditions and quality of the island’s producers who work every day to keep an age-old food and wine culture alive.

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La piattaforma Riusiamo l'Italia serve per promuovere Azioni e progetti di semplicità civile. Essa deriva dal libro pubblicato nel 2014 dal Gruppo 24 ore “Riusiamo l'Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali” scritto da Giovanni Campagnoli con post-fazione di Roberto Tognetti. È un "road book" attivato da una ricerca sulle buone pratiche di riuso creativo degli spazi, oggi un modello di rilancio del sistema-paese in quanto l'Italia è "piena di spazi vuoti" e riuscire a riusarne anche solo una minima parte, affidandoli a delle start up culturali e sociali, può diventare una leva a basso costo per favorire l’occupazione e in particolare l'occupabilità giovanile.

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Ottagona is an interior-art decoration company based between Milan & Nice. Ottagona in fact believes in a flexible and personal design. We pay attention to the quality of the materials and their duration through time. Ottagona utilizes traditional techniques of painting & decoration but adapting them to new tastes and styles by combining traditional materials such as gold/silver leaves, pigments, marmorino and stucco to new support. Each project is unique and has been studied and created ad hoc for and with each individual client, as "we truly believe that investing on the quality of the spaces means investing on the quality on our lives".

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The boutique Canfora Sandals was founded in Capri in 1946 by Amedeo, who created an incredible array of sandals, in hundreds of styles and an infinity of colours. They are all handmade in genuine leather and with fabulous decorations using beading, artificial flowers, and other accessories. Today, Amedeo's daughters Angela and Rita and their families continue the tradition, adding a touch of originality to every annual collection. Many celebrities have been fans of Canfora's creations, among these the unforgettable Jacqueline Kennedy Onassis. More than once, late at night Amedeo opened the shop just for the first lady, letting her choose her favourite sandals; he made created a style exclusively for her called "K". Other customers of international fame have been in the shop, including Grace Kelly, Princess Margareth, Princess Caroline, Soraya, Maria Callas, Oona Chaplin, Sofia Loren, Clark Gable, Humphrey Bogart, Dawn Addams, Anita Ekberg, Naomi Campbell and many others.....

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Marella Caracciolo Chia studied in Oxford and London, currently lives in Rome. She is a journalist and writer. She writes and deals with houses, interiors, and gardens and is a great connoisseur of modern and contemporary art, very sensitive to artists and discovering new talents. Marella is Europe Contributing Editor for Architectural Digest, she writes for the NY Times magazine, for Ville and Giradini where she edits a column and for Io Donna of Corriere della Sera. A bright parenthesis is his first book published by Adelphi.

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Cristina Gabetti was born in New York and grew up in Turin. In 1984, she graduated from Yale University and a few years later became a journalist. Today he lives in Milan and writes about society and customs. TG Mediaset was sent and curator of "Abitare TV". He has published the manual "Tentative di eco", published for Rizzoli and collaborates with "Striscia la notizia". At twenty, she was a rock journalist, at thirty she became a mother, and naturally more aware of how the biggest legacy we have for future generations, the Earth, is in grave danger. That’s when she dove into the gap between what we know and how we live, and developed a strong sense of urgency to incorporate practical and regenerating solutions into our daily lives. "I discovered that we could live better by consuming less, without sacrifice or extremisms and it’s been a creative adventure."

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Wellmade is a platform allowing you to discover the very best Italian craftsmen, be introduced to their work and assess the quality of their bespoke products and services. Discovery leads to sharing; appraising enhances reassessment: Wellmade is a community of crafts lovers and experts, who love all that is “beautiful and well made”, within a gratifying, culturally advanced, experience with social networks. It aims at promoting a shared quality culture, and bringing together the different businesses that are daily engaged in enhancing and supporting high-end craftsmanship. What is well made, with hands and heart, is different and of a higher value, a value which is being rediscovered, again and again, within the vast reality of the crafts world, so rich with beauty. Finding the best quality, though, and assessing and adjusting it to one’s requirements is not always easy. Here is where Wellmade can be helpful: thanks to its ongoing research for excellent artisans and through a system of passionate users’ reviews and ambassadors’ advice, Wellmade aims at becoming your most reliable advisor.Wellmade means researching and sharing all that is “well made”: it is the reputation of dozens of experts and the experience of hundreds of friends, soon to become several thousands, to help and support you in your choice of quality and value. Wellmade is a project of the Cologni Foundation for the Mètiers d'Art, ideated by Dario Riva and Edoardo Perri. The Cologni Foundation for the Métiers d’Art is a private non profit organization. Franco Cologni, its President, created the Foundation in Milan in 1995, to accomplish a «new Renaissance» of the crafts and rescue the heritage of the métiers d’art from the threat of disappearance.With these founding purposes, the initiatives of the Cologni Foundation are chiefly addressed to the young and to the training of the next generations of artisans. The Foundation promotes, supports and carries out a number of cultural, scientific and educational programs.

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Silvio Scarafiotti, figlio d'arte, esegue, negli anni, eleganti opere pittoriche e decorative presso committenze di elevato prestigio in Italia ed Europa. Appassionato del suo lavoro, ha imparato da suo padre le antiche tecniche pittoriche e di restauro, mettendoci l'amore per il suo lavoro. Sempre alla ricerca dell'innovazione, si pone all'avanguardia con le più recenti tecniche pittoriche, pur con grande attenzione e conoscenza dei materiali naturali, della calce e di tutte le sue lavorazioni imparate fin da ragazzino. Con il suo staff, composto da validi professionisti, pone estrema attenzione alla pulizia degli ambienti lavorativi, all'ordine e alla precisione. Maestro di trompe-l'oeil, pittura su superfice piana che crea l'illusione di tridimensionalità nello spettatore, esegue stucchi, marmorini, spatolati. Amante del bello e dell'architettura storica si occupa d'interventi conservativi e integrativi su facciate e di pitture murali d'epoca, atti a svelare e salvaguardare la presenza di meravigliosi dipinti.

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Massimo Giletti is a very well known journalist from Piedmont. His father Emilio Giletti was a racing driver and a industrialist, owner of a textile factory in the Province of Biella. He started working as journalist with Giovanni Minoli working in the staff of Rai 2 program Mixer, for six years. In 1994 started working as television host in the daily Rai 2 programs Mattina in famiglia and Mezzogiorno in famiglia, with Paola Perego.[2] In 1996 left those programs and started presenting another show, I fatti vostri, working there until 2002. Between the 1990s and 2000s he hosted also other shows like Il Lotto alle Otto, the charity TV marathon Telethon and the primetime show La grande occasione. From September 2002 switched to Rai 1 presenting the afternoon show Casa Raiuno, aired for two seasons. In summer 2003 has presented the primetime show Beato tra le donne.In 2004/2005 hosted the Sunday afternoon show Domenica in with Mara Venier and Paolo Limiti, and the year after began presenting just a segment of Domenica in, named Domenica in - L'Arena. In the 2000s has also presented the event shows Miss Italia in the World, Sanremo and many other television shows. Recently, Giletti made a factually incorrect observation during a popular Rai 1 TV programme (the above-mentioned Domenica in - L'arena) when he stated that the Maltese armed forces shoot African boat people approaching Malta. He later retracted his statement. Massimo Giletti is a journalist and television presenter, he lives most of the time in Biella, where is his family owned textile company located in Ponzone di Trivero, a village in the province of Biella. And precisely in that place the well-known conductor owns a wonderful villa where he takes refuge when he finishes working in chaotic Milan. The Piedmontese journalist continues to lead very successfully Non è Arena, on Sunday evening in the Milanese studios of Urbano Cairo.

 Listings, M /  Greater Europe

Ermanno Tedeschi is a refined gallery owner operating in Italy and abroad with galleries in Turin, Milan, Rome and Tel-Aviv. After his long international experience, he continues his activity in the art world in different ways and with new, different tools. His passion and professional skill is to sew tailor-made projects for public and private spaces, organize specific artistic activities for collectors and promote meetings in the studios of the artists that he has always followed in recent years. His professional advice in the purchase and sale of works of art is given with leaner and more flexible tools. He deeply believes in the cultural aspect that he considers closely connected with the art market.

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Half an hour from Venice, lies the enchanted island of Torcello. In 1935, it was here that Giuseppe Cipriani, who was captivated by the beauty of the place, opened an inn which soon became famous all over the world. After Giuseppe, the management of the inn was taken over by his daughter Carla, then subsequently by her son, Bonifacio Brass. The successive generations have not altered the inimitable style and class of the inn. As it is attested to by the many illustrious guests attracted yesterday as today by the unique hospitality: from Ernest Hemingway to Charlie Chaplin, from Paul Newman to the entire Royal Family of England. With its simply decorated dining rooms and its garden full of flowers overlooking the cathedral of Torcello, the inn is surely one of the most romantic places anywhere to have lunch or dinner and taste the Cipriani’s traditional dishes. Locanda Cipriani is worthed at least once in a lifetime.

 L, Listings /  Greater Europe

Maria Carolina Zambelli è un architetto esperta in bioarchitettura, bioedilizia, energie rinnovabili. Vive e lavora a Venezia in uno dei più bei palazzi storici della città. È attiva nel restauro e ristrutturazione di castelli ed edifici storici, collabora attivamente con la Soprintendenza, conosce e riconosce i materiali antichi e le loro lavorazioni. Si prende cura dei suoi committenti con conoscenza, passione e cuore.

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Marco Camisani Calzolari has been involved with the Digital industry since 1994, namely, as University Contract Professor in Digital Communication & Transformation and Fake News/Propaganda, in addition to being a prominent Keynote Speaker and Writer on the subject. Originally born in Milan, Marco, a well-known media personality, now lives in London and has become a British citizen. Marco is also a Digital Advisor for important multinationals such as Henkel, Roche, Atlantia, Danieli and so forth. As a Digital book writer, he has authored several publications on Digital Strategy and he is a regular contributor to many magazines inherent to digital-related topics, as well as various national TV and Radio channels where he is a long-established name, always hosted not only for his distinct competence but also great popularity with the public.

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Amid the green woods of the Aspromonte National Park, Domenico created the Perrone farm in 1968. The history of the Perrone family was born among the olive trees In the heart of Calabria, our olive trees extend over terraces along the steep slopes facing north-east, at an altitude between 500 and 800 meters above sea level. These particular conditions create a barrier against pests and moulds and allow a harmonious and healthy growth of the plants. The olive trees belong to the indigenous cultivars Sinopolese and Ottobratica and produce small and high quality fruits. The cultivation techniques centered on respect for nature, special attention to the degree of ripeness in the olive harvest and the scrupulous selection of cold-extracted oils make it possible to obtain a genuine product with high and valuable organoleptic characteristics. Since then and with the same passion as always, following the rhythms of nature and the seasons, precious oils, flours, biscuits and other products based on extra virgin olive oil are produced. The history of the Perrone family was born among the olive trees. Oleificio Perrone, superior category olive oil, obtained directly from olives and solely by mechanical means.

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Daniela Foresto is a photographer lively and sunny, you understand at a glance that she cannot stop thinking about her work for a moment, perhaps because she came to photography through a particular path and it is as if she wanted to take advantage of every moment of precious time. As she herself says, she has always had a camera around her neck, since she was a girl and even while doing another profession. She is a portrait photographer from Turin, has her own personal gallery, a poses room and a laboratory of artistic prints. Mainly she works in black and white, she is deeply in love with the history of people, to portray and document it with photographic portraits where I look for the essence or the subtle thread of affections that binds people. For her, photographing is feeling.

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Flo and Flo Firenze realizza camicie su misura uomo, donna e ragazzi fin dal 1959. Nata 60 anni fa in prossimità della salita che porta a Fiesole, Flo and Flo è erede di quella tradizione che ha legato il nome di Firenze alle lavorazioni artigianali di alta qualità. Nel laboratorio in via Cairoli, le lavorazioni delle camicie avvengono anche oggi in maniera del tutto artigianale, in base ai canoni non scritti, ma tramandati di generazione in generazione. Vengono prese le misure secondo regole sartoriali, per conformarsi alla personalità di chi la indossa. Il taglio è eseguito manualmente in laboratorio, pezzo per pezzo. Le cuciture sono realizzate con la massima accuratezza e alcune parti vengono eseguite su richiesta del cliente a mano come, per esempio, le cifre. Da oltre vent'anni Flo and Flo Firenze confezionano camicie su misura per uomo e donna utilizzando materiali e tecniche di lavorazione che conferiscono ai nostri prodotti pregio e durevolezza. Il loro approccio artigianale alla produzione permette di prestare massima attenzione ai dettagli e alla qualità. Queste scelte produttive richiedono un tempo di lavorazione maggiore rispetto ad altri approcci più industriali ma, in compenso, ottengono una qualità dei prodotti superiore. Un ampio catalogo di oltre 1.100 dei migliori tessuti, gli permette di soddisfare tutte le richieste dei clienti, anche di quelli più esigenti, in termini di qualità, tipo di tessuto, disegno o colore. Sono Premium Ambasciator di Thomas Mason brand appartenente ad Albini Group, leader in Italia per la vendita di tessuti per camicie. Le creazioni sartoriali di abbigliamento per donna di Flo and Flo Firenze sono frutto di una costante ricerca creativa per dar vita a capi che vanno dall'eleganza classica per eventi più formali, all'eleganza "sbarazzina" per un uso quotidiano da abbinare a stili più frizzanti. Flo and Flo Firenze confezionano i loro capi in numero limitato per ciascun modello evitando così che capi invenduti e scarti derivanti dalla produzione finiscano nel circuito dei rifiuti. Inoltre la durevolezza delle loro camicie e la possibilità di ricambiare colli e polsi, soggetti a maggiore usura, contribuiscono a ridurre l'impatto dei prodotti sull'ambiente.

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Christian Greco, 44 anni, direttore del Museo Egizio di Torino, nominato cinque anni fa a un’età da record per l’Italia, travolge con un impasto di passione, curiosità e talento. Che tuttavia sarebbero impressioni passeggere senza due qualità sempre più desuete, da lui fieramente rivendicate: spirito di sacrificio. E l’ostinatezza di dedicarsi a un sogno: «Ho sempre voluto fare l’egittologo. L’ho desiderato sin da quando avevo 12 anni. I miei genitori mi portarono in Egitto, e lì, davanti all’emozione incredibile della Valle dei Re, guardai mia madre e le dissi: da grande farò l’egittologo». Così è stato.  È stato docente universitario del corso "archeologia funeraria egizia e archeologia della Nubia e del Sudan" all'università di Leida. Dal 2014 è membro del Comitato tecnico-scientifico per i Beni archeologici del MIBACT ed è direttore della Fondazione Museo egizio di Torino.

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Quella del bottonificio Fratelli Bonfanti è una lunga storia lastricata di preziosi bottoni e di raffinate fibbie, che ha avuto inizio nel primo dopoguerra a Torino. Era il 1948 quando Walter Bonfanti fonda la sua azienda coinvolgendo nell’ impresa tutti i suoi fratelli ed avvalendosi di una volenterosa ed eccellente manodopera locale. Nel giro di alcuni anni i bottoni Bonfanti si guadagnano il giusto riconoscimento delle migliori sartorie e case di moda italiane del tempo. La Fratelli Bonfanti, forte dei propri risultati, conquista nuovi mercati esteri portando il “Made in Italy” oltre i confini nazionali facendo si che circa il 75% del fatturato sia realizzato grazie all’esportazione. Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Svezia, Svizzera, Russia, USA, Cina, Giappone, Brasile ed altri paesi diventano il nuovo mercato della Fratelli Bonfanti. Dalla Madreperla al Corno per arrivare sino ai metalli pregiati ed alle resine chimiche ogni singolo bottone viene realizzato con la stessa cura, la stessa passione e la tradizione di un tempo. Sempre in linea con i dettami delle tendenze moda e con le esigenze dei clienti. La terza generazione della famiglia è costituita da Chiara e Serena Bonfanti, figlie di Mario, che dotate della stessa passione di famiglia per l’innovazione hanno immaginato e realizzato, in collaborazione con l’artista torinese Paolo Gillone in arte Jins, una nuova collezione di bottoni. Questa è la storia della famiglia Bonfanti giunta con orgoglio alla terza generazione, “con la folle illusione e la modesta certezza di essere riusciti a costruire qualcosa”, come racconta Mario Bonfanti.

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In 2005, Paolo and Giovanna Bassetti decided carefully to restore a few houses in Copşa Mare. These are part of a sustainable project that will, through conservation and tourism development, help protect this part of Europe. The collaboration and enthusiasm of the local people has been fundamental in understanding and valuing their cultural heritage. Giovanna and Paolo Bassetti destroyed two Land Rovers in their year-long search for just the right property. But after visiting around 30 villages, in 2005 they finally found what they were looking for in this peaceful hamlet, which is dominated by a 14th-century fortified church and stands at the edge of a vast forest on the Tarnava Plateau.Copsa Mare Guesthouses today offer a perfect heaven for relaxation and discovery in the heart of Transylvania. All houses have been restored according to the traditional architecture, decorated with local furniture and provided with the comfort of modern lifestyle. Copsa Mare is an unique unspoilt Saxon village situated near Biertan, UNESCO Heritage Site.

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From Chris Bangle’s Big Benches, now a symbol of the Alta Langa, comes the BIG BENCH COMMUNITY PROJECT (BBCP) initiative, to support local enterprise, tourism and craftsmanship in the towns that host these out-of-scale installations. BBCP is a no profit initiative promoted by the american designer and his wife Catherine, Clavesana citizens since 2009, to unite the creativity of the Chris Bangle Associates S.r.l. design team with the craftsmen of this area of Piemonte. BBCP activities – strictly no profit – include both technical support for those who wish to construct offi-cial Big Benches, and collaboration with prominent local craftsmen to create products inspired by them, that may constitute a small contribution to the local economy and tourism, in the spirit of positivity that the Big Benches bring to this area. The change in perspective due to the size of the bench makes one feel like a child, able to be amazed by the beauty of the landscape seen through new eyes. The bench in less then a year became a local attraction for visitors to the area. Chris Bangle: «It is a great lesson in the use of contextual innovation. We are so obsessed by discovering new things that we often deny ourselves the interesting feeling of experiencing well known things but in a different context».

 B, Listings /  Greater Europe

Senini is the leading Italian company in the production of blocks, floors and curbs. The company invests in research to help improve the quality of life and to build an "eco-environment": houses, squares, streets and gardens where respect and care for the environment predominates, where attention to the well-being of people and the care of beauty are Heritage of all. Environments not only beautiful but also "healthy". Maximum transparency and maximum reliability: All Senini production uses only natural raw materials. Enriched with a new line of products for the bio-building sector senini Tecnohemp produces the block in hemp and Lime. A choice in step with the times, consistent with the strategy of the company for many years engaged in the production of innovative materials, eco-sustainable and low environmental impact. The houses of the future will increasingly be built with natural materials: a growing trend that contributes to preserving the environment and ensuring a better quality of life for all.

 S /  Greater Europe

Valentina Confuorto canta e conta storie, ma ha uno spirito organizzativo non da poco. Ha collaborato alla realizzazione di eventi per  svariati Teatri e Associazioni Musicali, a Napoli, Padova, in Italia e all'estero in Francia, Irlanda e Germania. Oltre ad aver vinto numerosi concorsi letterari, si è dedicata alla realizzazione di opere multimediali legate alla musica, arrivando finalista in concorsi nazionali e internazionali, ha collaborato attivamente per il Carnevale di Venezia. Per Tartini2020 ha scritto la commedia in due atti “Le dissonanze. Tartini, musica e bollori”, per il Carnevale di Venezia ha scritto e diretto nel 2018 lo spettacolo “El ziogo dele perle de vero”, l’anno dopo ha redatto testi e musiche per “Da Venezia alla Luna – La magica storia di Alvise Cicoria”, con regia di Alessandro Bressanello. Diploma in flauto dolce col massimo dei voti sotto la guida di Sergio Balestracci, laurea in Musicologia cum laude presso l’Università di Padova, nel 2013 master in Manager degli eventi a Bologna.

 V /  Greater Europe

Slow Food is an organization that promotes local food and traditional cooking. It was founded by Carlo Petrini in Italy in 1986 and has since spread worldwide to prevent the disappearance of local food cultures and traditions, counteract the rise of fast life and combat people’s dwindling interest in the food they eat, where it comes from and how our food choices affect the world around us. Since its beginnings at Boccon di Vino a Typical Italian Trattoria, Slow Food has grown into a global movement involving millions of people in over 160 countries, working to ensure everyone has access to good, clean and fair food. Slow Food believes food is tied to many other aspects of life, including culture, politics, agriculture and the environment. Through our food choices, we can collectively influence how food is cultivated, produced and distributed, and change the world as a result.

 S /  Greater Europe

Ben Pentreath’s architectural and interior design studio has established a powerful reputation across a variety of disciplines. From master-planning and urban development, to private houses and playful interiors, our small and close-knit team works to create the best – whatever the scale, size, scope and budget of a project. Above all, we love designing places that work beautifully for the long term, and feel right for place. Our architectural and masterplanning practice works on projects at every scale – from large new urban developments to individual private houses. Whatever the size of project, we apply the same principles to all our work: an understanding of scale and proportion, intelligent care and attention to detail, and the creation of buildings that feel timeless and appropriate to place. Above all, we take real pleasure in every stage of the design process.

 B, Listings /  Greater Europe

L’Italia possiede il patrimonio naturalistico, botanico, paesaggistico e artistico fra i più ricchi del mondo, in virtù della sua morfologia articolata, che le regala climi, microclimi, terreni e ambienti diversi, della sua storia e e cultura. Fin dall’antichità, il Bel Paese è stato meta di viaggiatori stranieri, dai pellegrini che nel Medioevo si recavano a Roma per ottenere l'indulgenza, ai commercianti e banchieri, agli scrittori, ai pittori e agli architetti che fin dal Rinascimento vi si recavano per affari e studio. Nel Sette-Ottocento un soggiorno nel Bel Paese diventò una tappa obbligatoria del lungo viaggio, il cosiddetto Grand Tour, che i giovani delle ricche famiglie europee e in seguito americane, dovevano compiere per completare la propria educazione: e molti di loro rimasero incantati dai nostri giardini e paesaggi, che descrissero nei loro scritti o raffigurarono nei loro dipinti. L’Italia ha infatti ancora molto da offrire ai viaggiatori curiosi di tutto il mondo, siano essi botanici, naturalisti, ornitologi, paesaggisti, architetti, vivaisti, giardinieri per professione o per passione: una scelta vastissima di parchi e giardini storici e contemporanei, orti botanici e roseti, paesaggi mutevoli, fioriture nascoste, boschi antichi e alberi secolari. E, ancora, passeggiate in luoghi poco conosciuti, spiagge, torrenti e forre d’acqua dolce, riserve e oasi naturalistiche, vigneti e oliveti; coltivazioni locali ritrovate e prodotti tipici, frutto di sapienze antiche, musei botanici e agricoli, collezioni botaniche, e last but not least, il fior fiore dei vivai italiani, grandi e piccoli, uniti dalla medesima passione e curiosità per la ricerca botanica e la sperimentazione colturale. Italian Botanical Heritage vuole essere proprio questo: un luogo di incontro per noi tutti appassionati di piante, giardini, natura.

 I, Listings /  Greater Europe

Sant’Erasmo è un’isola della laguna di Venezia, a mezz’ora di vaporetto dalle Fondamenta Nuove. È grande come la metà della città, è attraversata da canali, e dal Cinquecento è un unico grandissimo orto. Sui terreni argillosi, ben drenati e con una salinità molto alta, crescono verdure saporite, specialmente i carciofi, tanto che la varietà coltivata sulla laguna ha preso il nome proprio da questa isola. Tenero, carnoso, spinoso e di forma allungata, il carciofo di Sant’Erasmo ha le brattee color violetto cupo. Un tempo negli orti della laguna lo concimavano con le scoasse (la spazzatura, in veneziano) oppure con conchiglie e gusci dei granchi, che servivano per correggere l’acidità dei terreni. Il Carciofo Violetto di Sant'Erasmo è un prodotto agricolo incluso tra i presidii di Slow Food e tra i prodotti agroalimentari tradizionali italiani, come richiesto dalla Regione Veneto. Gli articiochi, così si chiamano i carciofi a Venezia, sono stati introdotti nella cucina veneziana dalla comunità ebraica. Sono consumati prevalentemente crudi e le castraure sono una vera delizia disponibile solo per pochi giorni: 10, 15, non di più. Le ricette a base di carciofo sono tantissime: fritti in pastella, crudi con un filo di olio d’oliva, oppure col garbo, cioè cotti col soffritto di aglio o cipolla a fuoco molto lento e a tegame coperto, con l’aggiunta finale di aceto o limone. E ancora alla grega, tagliati a spicchi, rosolati e serviti freddi con limone, oppure maritati con le schie (i gamberetti di laguna), gli aliciotti e le sardine. Nelle osterie sono tra i cicheti di ordinanza, lessi e conditi con aglio, prezzemolo, pepe e olio.

 C, Listings /  Greater Europe

French photographer born in 1976, Thomas Jorion lives in Paris and travels the world to achieve his singular and timeless landscapes. Self-taught, he creates his photographs in natural light using an analog large format 4×5” camera. He captures places in ruins or abandoned, and allows us to rediscover and to imagine their past glory in a bygone era. In 2013, La Martinière editions published “Silencio”, a work that combines several of his series: Silencio, The other America, Konbini, The Quest of the soviets… From 2013 to 2016, Thomas Jorion has been focusing his photographic exploration on the former French colonies; these new series lead to a second book published by La Martinière “Vestiges of the empire” and presented on the occasion of his participation in Paris Photo. Since Thomas Jorion has taken over and developed the series “Veduta” on the Italian Palaces and Villas. This series will be presented for the first time in Paris in February 2019.

 T /  Greater Europe

The Teatro la Fenice, is one of "the most famous and renowned landmarks in the history of Italian theatre", and in the history of opera as a whole. Especially in the 19th century, The Fenice Opera House was founded in 1792, and it was inaugurated on the 16th of May, in the day of Ascension Festivity (Fèsta de la Sènsa) in which was celebrate the Marriage of Venice with the sea. The Opera House, since its birth, tells us the history of Venice. La Fenice became the site of many famous operatic premieres at which the works of several of the four major bel canto era composers – Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi – were performed. Its name reflects its role in permitting an opera company to "rise from the ashes" despite losing the use of three theatres to fire, the first in 1774 after the city's leading house was destroyed and rebuilt but not opened until 1792; the second fire came in 1836, but rebuilding was completed within a year. However, the third fire was the result of arson. It destroyed the house in 1996 leaving only the exterior walls, but it was rebuilt and re-opened in November 2004. In order to celebrate this event the tradition of the Venice New Year's Concert started. La Fenice is the Theatre of Venice. La Fenice has resuscitated twice from the ashes. La Fenice is Venice and reflects its history and embodies its myth. Water and light, fire and air are the elements that indissolubly constitute his Majesty. La Fenice is ​​consecrated to Apollo and in the Theatre’s blue sky the Hours dance in the middle of a grove, where the audience sits in the stalls. San Marco’s Lion, also illuminated by Apollo on the Royal Box, is Venice itself, unique and uncontested beauty in its sea of ​​enchantment.

 T /  Greater Europe

Benedetta Cibrario scrittrice italiana nata a Firenze, ha vissuto in diverse città italiane, prima di arrivare, con la famiglia, in Piemonte. Si è laureata in Storia e Critica del Cinema con Gianni Rondolino, con una tesi su Michael Powell e Emeric Pressburger. Sposata, con quattro figli, per esigenze familiari e professionali ha iniziato a dividersi ripetutamente tra l’Italia e l’Inghilterra. Gli anni delle trasferte all’estero sono stati determinanti per Benedetta Cibrario, che ha iniziato a raccogliere materiale per un romanzo incentrato sul tema del rapporto tra individuo e storia, mettendo a fuoco non soltanto temi che torneranno nei romanzi seguenti ma anche sperimentando tecniche di scrittura più o meno esplicitamente suggerite dagli anni di studi cinematografici. Esordisce nel 2007 con un romanzo pubblicato da Feltrinelli, Rossovermiglio, che l’anno seguente si aggiudica il Premio Campiello e viene pubblicato in diversi paesi europei. Nel 2009, invece, esce Sotto i cieli noncuranti (Feltrinelli), premiato con il Premio Rapallo Carige 2010. Negli anni successivi seguono il romanzo breve Lo scarnuso (Feltrinelli, 2011) e Il rumore del mondo (Mondadori, 2018). Benedetta Cibrario, autrice impareggiabile nel raccontare epoche e personaggi, ha scritto il suo più recente grande romanzo, "Sotto cieli noncuranti", in cui la forza di una giovane donna e di un'epoca gloriosa e affacciata positivamente sul futuro trovano il loro equilibrio. Un libro pieno di storia, di bellissimi personaggi a tutto tondo e di una gioventù impegnata a cambiare il mondo. Come ci ha detto l'autrice, un romanzo che è "una macchina del tempo che azzera le distanze". In questo romanzo (“storico”, come si diceva) in cui non mancano precisi riferimenti ad avvenimenti, luoghi e personalità che abbiamo studiato sui libri di scuola, quello che colpisce è il bisogno dell’Autrice di rendere verosimili non solo nei modi, usi e costumi tutti gli innumerevoli personaggi del libro, ma il volerlo fare in maniera certosina anche nella scelta dei nomi, talvolta a lei suggeriti da lapidi, o da giornali e cronache del tempo, e dunque appartenuti a persone realmente esistite, che tuttavia Benedetta Cibrario trasforma in altro da sé, come fa con la protagonista, Anne Bacon: personalmente, trovo che questo omaggio a dimenticate persone di un lontano passato, il volerle riportare alla vita sia pure solo nella finzione narrativa, sia un gesto di commovente finezza. L’Autrice è ben consapevole che le circa 750 pagine del romanzo impongono al lettore, anche al più veloce e disciplinato, una tempistica severa, ma ha voluto ugualmente correre il rischio di risultare anomala pubblicando un libro “lungo”: la verità è che al Lettore, alla fine, rimane la voglia di sapere ancora, e ancora, e ancora che cosa succederà e credo sia anche questa una virtù, non certo scontata, del libro. Infine, non manca la morale della favola, alla quale il Lettore arriva spontaneamente, per logica deduzione, senza forzature di tipo alcuno: “Dove c’è emancipazione femminile, c’è anche l’emancipazione di un Paese”.

 B, Listings /  Greater Europe

Antonio Stradivari è il liutaio più conosciuto al mondo, italiano, menzionato anche con il nominativo in lingua latina Antonius Stradivarius. È stato un costruttore di strumenti a corde di straordinaria fattura come violini, sin dall'inizio aveva modificato i modelli del suo maestro, intervenendo sulle bombature, la forma, le "f" e gli spessori. Probabilmente, fu proprio lui a compiere i primi studi sulla modifica dell'inclinazione del manico. Fino ad allora il manico era semplicemente appoggiato alle fasce e fissato con tre chiodi (metodo barocco), ma questi strumenti si potevano apprezzare solo in piccoli ambienti. Con l'avvento della musica moderna, che veniva eseguita nei teatri, fu deciso di dar maggiore tensione alle corde per avere più potenza di suono. Da qui la necessità di inclinare maggiormente il manico all'indietro e di eseguire l'"incastro", cioè incastrare e incollare all'interno dello zocchetto una parte del manico in modo che potesse resistere alla tensione creata. Fu poi necessario allungare la catena ed anche la tastiera in modo da poter accedere alle posizioni più alte e sostituendo quest'ultima con un legno più resistente: l'ebano. Era nato il violino moderno! Nacquero così i Grandi Stradivari, le sue migliori opere furono costruite tra il 1698 ed il 1725. Raggiunse l'apice tra il 1725 ed il 1730. Dopo il 1730 molti strumenti portano la scritta nell'etichetta "Sub disciplina Stradivarii", probabilmente perché costruiti dai suoi figli. Oltre a violini, viole e violoncelli, Stradivari creò anch arpe, chitarre, liuti e tiorbe; si stima in tutto oltre 1100 strumenti musicali.iole, violoncelli, chitarre, arpe; in quest'ambito è universalmente riconosciuto come uno dei migliori.

 S /  Greater Europe

Alberto Angela è un giovane paleontologo, divulgatore scientifico, conduttore televisivo, giornalista e scrittore italiano, figlio di Piero Angela lo scienziato che per primo ha usato il mezzo televisivo per portare la Scienza nelle case di tutti con acuta intelligenza. Alberto, che è nato e cresciuto a Parigi, ha seguito le orme del padre. Specializzandosi in paleontologia, branca delle scienze naturali che studia gli esseri viventi vissuti nel passato geologico e i loro ambienti di vita sulla Terra. Anche lui si è dedicato, fin da giovane, alla divulgazione scientifica in televisione. Alberto Angela ci accompagna in un viaggio alla scoperta delle "Meraviglie" italiane, quelle che ci rendono una vera e propria "penisola dei tesori". Un itinerario fra arte e bellezze naturali nei siti riconosciuti dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. Da parecchi anni attraverso il suo programma Ulisse con maestria, conoscenza scientifica e con l'uso d'immagini che dipingono quadri reali porta alle famiglie temi scientifici e artistici importanti e anche difficili. Alberto Angela is a young paleontologist, scientific popularizer, television host, journalist and Italian writer, son of Piero Angela, the scientist who was the first to use the television medium to bring science into everyone's homes with acute intelligence. Alberto, who was born and raised in Paris, followed in his father's footsteps. Specializing in paleontology, a branch of natural science that studies living beings who lived in the geological past and their living environments on Earth. From an early age, he too has dedicated himself to scientific dissemination on television. Alberto Angela takes us on a journey to discover the Italian "Wonders", the ones that make us a real "treasure peninsula". An itinerary between art and natural beauty in the sites recognized by Unesco as a world heritage site. For several years, through his program, Ulysses has brought important and even difficult scientific and artistic themes to families with mastery, scientific knowledge and the use of images that paint real pictures.

 A /  Greater Europe

Lo squero di San Trovaso sorge lungo il rio omonimo e risale a prima del Seicento. Squero è il tipico cantiere veneziano dove si creano, costruiscono e riparano le imbarcazioni di dimensioni contenute come gondole, pupparini, sandoli, sciopòni e altre barche tipiche della tradizione lagunare veneziana. Il termine squero deriva dalla parola "squara" che indica una squadra di persone che cooperano per costruire le imbarcazioni. È uno dei pochissimi squeri ancora in funzione a Venezia. L'edificio che lo ospita ha la forma tipica delle case di montagna, circostanza eccezionale per Venezia. Il motivo è duplice: da una parte tanto i carpentieri quanto il legname da costruzione provenivano dal Cadore, dall'altra l'inclinazione del piazzale antestante e la tettoia che in parte lo ricopre erano utili in caso di pioggia, oltre che come deposito per gli strumenti di lavoro.

 S /  Greater Europe

Daverio was born in Mulhouse, Alsace in 1949 from an Italian father, and an Alsatian mother. He is the fourth of six children. Daverio attended the European School in Varese, and then studied economics and commerce at the Bocconi University in Milan Despite completing his cycle of studies, Daverio refrained from writing his final dissertation. As he said, "I was enrolled at Bocconi in 1968–1969, but I don't hold a degree. In those years you would go to university to learn, not to graduate". In 1975 he opened Galleria Philippe Daverio in Via Monte Napoleone in Milan, where he mostly focused on the avant-garde movements of the first half of the 20th century. In 1986, he opened the Philippe Daverio Gallery in New York City. In 1989 he opened a second gallery of contemporary art in Milan, Italy. The gallery eventually went bankrupt and closed in 1997. As a gallerist and publisher, Daverio has organized many exhibitions, including Andy Warhol's Last Supper in Milan. Through his program Passepartout, he explains any kind of art in such a marvelous and down to earth way but cultural deep, that one enjoys to understand everything and get into the subject.

 D, Listings /  Greater Europe

Dante Alighieri è stato un poeta, scrittore e politico italiano, considerato il padre della lingua italiana; la sua fama è dovuta eminentemente alla paternità della Comedìa, divenuta celebre come Divina Commedia e universalmente considerata la più grande opera scritta in lingua italiana e uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale. Espressione della cultura medievale, filtrata attraverso la lirica del Dolce stil novo, la Commedia è anche veicolo allegorico della salvezza umana, che si concreta nel toccare i drammi dei dannati, le pene purgatoriali e le glorie celesti, permettendo a Dante di offrire al lettore uno spaccato di morale ed etica. Importante linguista, teorico politico e filosofo, Dante spaziò all'interno dello scibile umano, segnando profondamente la letteratura italiana dei secoli successivi e la stessa cultura occidentale, tanto da essere soprannominato il "Sommo Poeta" o, per antonomasia, il "Poeta". Dante, le cui spoglie si trovano presso la tomba a Ravenna costruita nel 1780 da Camillo Morigia, è diventato uno dei simboli dell'Italia nel mondo, grazie al nome del principale ente della diffusione della lingua italiana, la Società Dante Alighieri, mentre gli studi critici e filologici sono mantenuti vivi dalla Società dantesca. A partire dal XX secolo e nei primi anni del XXI, Dante è entrato a far parte della cultura di massa, mentre la sua opera e la sua figura hanno ispirato il mondo dei fumetti, dei manga, dei videogiochi e della letteratura.

 D, Listings /  Greater Europe

The National Museum of Science and Technology (once Technics) "Leonardo da Vinci" was created on 15th February 1953. Today it is a Private law Foundation, whose institutional associates are Ministries, Public Bodies and Milan’s Universities. Next to its Chairmanship and Administration, the Museum is operationally developed by the Directorate-General. The Museum’s employees and collaborators design, develop and directly deliver day-to-day activities and extensive projects. Alongside with these internal resources there are also institutions, firms, professionals, researchers and experts, volunteers that complete the network through which the Museum achieves its mission. The Museum has achieved major significance today in important areas: an international level of excellence in the protection, conservation, and enhancement of technical-scientific collections and in museological and museographic renewal; the undisputed national leader, and one of Europe’s major leaders, in museum education for STEM fields (Science, Technology, Engineering, Mathematics) through methodological research and a very broad, high-quality offer of education and training; a major contributor in the building of collaborative projects and active dialogue with the world’s principal museums, with research institutions of Italy and abroad, and with the Italian business system; a world reference for the interpretation and the narration of the work of Leonardo da Vinci, the engineer. The Museum's macro-objectives are: rediscovery of the result of its dedication to Leonardo da Vinci as a symbol of the union of humanistic and scientific cultures, and as a starting point for building a vision based on the meeting of branches of knowledge and their interconnections; to transmit to present generations (by interpreting and enhancing accessibility) and to future generations (by protecting assets) one of the most relevant aspects of our identity, in a perspective including both the local and global, namely, the evolution of science, technology, and industrial production, as the underlying basis of contemporary society, through safeguarding and critical interpretation of material and immaterial testimonies of history; to actively involve citizens in the construction of a scientific citizenship; to raise awareness among stakeholders on important issues; to educate new generations in STEM fields (Science, Technology, Engineering, Mathematics) making use of innovative methodologies; to develop public engagement programs to foster a direct relationship between citizens and the scientific community.

 Listings /  Greater Europe

Federico Spinola ha più di 30 anni di esperienza nella supervisione d'investimenti attraverso l’Europa, l’America Latina e l’Asia. Dopo una carriera iniziata lavorando per la Martini & Rossi, nel 1986 si trasferì in Argentina per amministrare aziende agricole. Tornato a Ginevra nel 1993, fondò la Parly Company SA, una società di consulenza d'investimenti internazionali. Sua preoccupazione primaria è vedere la città di Genova mantenere un ruolo attivo nell’economia e nei valori sociali del nuovo secolo. Attivo in diverse organizzazioni non-profit internazionali, ha partecipato alla creazione dell’Alliance for Rabies Control, (lotta contro la rabbia). Ha costituito il Marwar Trust, una organizzazione dedita al controllo della popolazione canina e al controllo della rabbia nella città di Jodhpur, Rajasthan, India del Nord; è stato cofondatore del World Animal Forum (WAF), l’annuale riunione annuale dei Direttori Generali delle 8 più importanti associazioni di protezione di animali nel mondo. È stato membro dei consigli di associazioni musicali come il Mozarteum Argentino, il Mozarteum de Jujuy, la De Sono Associazione per la Musica, l’Unione Musicale di Torino e attualmente è nel consiglio Milano Musica.

 Listings /  Greater Europe

Il Filatoio Rosso di Caraglio, il più antico setificio rimasto in Europa, tra i pochi in Italia a essere stato recuperato con finalità museali, diventa oggi un insostituibile testimone di questo recente passato (il secondo dopoguerra ne segnò definitivamente la fine) di cui non si è persa memoria. Edificato tra il 1676-'78 per volere di Giovanni Gerolamo Galleani, fu fabbrica di filati di seta fino alla metà degli anni '30 del '900 e convertito successivamente in caserma tra il '39 e il '43. Nei decenni che seguirono fu adibito a molteplici destinazioni d'uso, senza però che fossero affiancate opere di manutenzione. Il degrado era ormai tale da far temere che il suo destino fosse inesorabilmente segnato, tuttavia ci fu un'importante svolta: negli anni '90 il Consiglio d'Europa definì il Filatoio "il più insigne monumento storico-culturale di archeologia industriale in Piemonte". Prese progressivamente piede la consapevolezza che il Filatoio fosse un bene prezioso, pertanto andava preservato. Nacque nel 1999 un Comitato, oggi Fondazione, per la tutela e, nello stesso anno il Comune di Caraglio fu in condizione di acquisirlo. Con contributi europei e regionali fu restaurato e adibito a museo.

 Listings /  Greater Europe

Loredana Chieffo is a beautiful woman, cosmopolitan, international, a lover of travel and the seas of the world. She began at the age of twenty as a model in the 80s in the Milan of Haute Couture, soon climbing the top of the most important fashion houses from Yves Saint Laurent to Armani, until she became one of the famous models of Victoria's Secrets. Her constant business travel introduces her to the international jet-set. Leaving the catwalks and thanks to her experience and insight, she becomes a professional contact for large families for the sale of luxury villas working for international real estate agencies, especially in the Grenadines. Loredana Chieffo is a great sportswoman, passionate about life and nature, she develops her passion for the sea through Kite-Surf. From her beloved Milan to her, she reaches the most beautiful beaches in the world as soon as possible with coaches and friends to always experiment with new equipment and new challenges of the winds. Her sensitivity and intuitiveness, make her capable of managing difficult and complicated situations among which, she knows how to move with grace and decision to always reach goals of good and peace. She is very appreciated in working environments both from man and woman.  

 L, Listings /  Greater Europe

L’Ufficio diocesano per l’arte sacra e i beni culturali ha come principale finalità di coadiuvare in forma stabile l’Ordinario diocesano e gli enti ecclesiastici posti sotto la sua giurisdizione in tutto ciò che riguarda la conoscenza, la tutela e la valorizzazione, l’adeguamento liturgico e l’incremento dei beni culturali ecclesiastici e dell’arte sacra, offrendo la propria collaborazione anche agli Istituti di vita consacrata e alle Società di vita apostolica operanti sul territorio della diocesi. L’Ufficio, in particolare, mantiene i contatti e collabora con le Soprintendenze competenti per territorio nelle materie, nelle forme e secondo le procedure previste dalla Intesa firmata il 26 gennaio 2005 tra il Ministro per i Beni e le Attività Culturali ed il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti ad enti ed istituzioni ecclesiastichePotremmo dire che l’Ufficio è il braccio operativo del Vescovo nel servizio di tutela, conservazione e gestione del patrimonio artistico ecclesiale.Le competenze dell’Ufficio si estendono a tutte le materie e le iniziative nelle quali si esprime la conoscenza, la tutela, la valorizzazione, l’adeguamento liturgico e l’incremento dell’arte sacra e dei beni culturali ecclesiastici. Tali competenze riguardano anche gli archivi storici, le biblioteche, i musei e le collezioni esistenti nella diocesi.Per le questioni attinenti alla liturgia, all’edilizia di culto, alla catechesi, al turismo, ai problemi giuridici e ad altre eventuali che risultano connesse con la cura dell’arte sacra e dei beni culturali, l’Ufficio procede in collaborazione con i competenti Uffici e organismi di Curia

 A, Listings /  Greater Europe

Alessandra Bruno, pittrice acquerellista e artista poliedrica, abita e lavora in Porta Venezia, nella zona Liberty di Milano. Quello di Alessandra Bruno è un cammino empatico fra arte e vita sul filo della trasparenza luminosa. Lungo questo equilibrismo appare un misterioso "Paesaggio sonoro", dove lo studio naturalistico di una partitura musicale restituisce emozioni di suono e colore. Luce, quindi, che oscilla fra le note, soffia nel vetro, annega nel mare, rinasce in un seme. La nota acquerellista, diplomata in Inghilterra all'Accademia di Belle Arti, dal 2003 collabora regolarmente con l'Istituto Europeo di Design di Milano come docente di colore per i corsi Modalab. Oltre ad aver esposto in Italia e in Francia, collabora a progetti di insegnamento pittorico e recupero interiore in italiano, inglese francese. Inoltre, realizza acquerelli su commissione per privati e enti pubblici. La sua attività, intrapresa e vissuta con la naturalezza e la serenità di chi sa che è quello che deve fare, è anche filosofia di vita. L’acquerello è appunto una tecnica che si offre sia ad una visione tradizionale, sia ad un utilizzo informale e modernissimo. Dunque strumento perfetto per la ricerca di Alessandra sulla luce che diventa materia. Per lo zen delle cose. Per la bellezza della bellezza. Alessandra Bruno, watercolor painter and multifaceted artist, lives and works in Porta Venezia, the Liberty area of Milan. Alessandra Bruno's is an empathic journey between art and life on the thread of luminous transparency. Along this balancing act a mysterious "Soundscape" appears, where the naturalistic study of a musical score returns emotions of sound and color. Light, therefore, which oscillates between the notes, blows into the glass, drowns in the sea, is reborn in a seed. The well-known watercolorist, graduated in England from the Academy of Fine Arts, has been collaborating regularly with the European Institute of Design in Milan since 2003 as a teacher of color for Modalab courses. In addition to having exhibited in Italy and France, she collaborates in painting teaching and interior recovery projects in Italian, English and French. In addition, she creates watercolors on commission for private and public bodies. Her activity, undertaken and lived with the naturalness and serenity of one who knows that is what he has to do, is also a philosophy of life. Watercolor is precisely a technique that offers itself both to a traditional vision and to an informal and very modern use. Therefore the perfect tool for Alessandra's research on light that becomes matter. For the zen of things. For the beauty of beauty.

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Il Palazzo Ducale Sangiovanni è un edificio storico, ubicato nell'antica città di Alessano in provincia di Lecce. Viene erroneamente indicato come “Palazzo Gonzaga”, ma la sua costruzione risale alla fine del Quattrocento, al tempo in cui Alessano era sotto la signoria dei Del Balzo. Il Palazzo, dopo i Del Balzo, ha ospitato i De Capua, i Gonzaga, i Brayda, i Guarini, gli Ayerbo d’Aragona. Ultimo proprietario è stato Antonio Zunica, al quale era stato portato in dote dalla moglie Luisa Riario-Sforza, nipote ex-uxore di Giuseppe Maria Ayerbo d’Aragona, ultimo feudatario di Alessano, morto di colera a Napoli nel 1837. Ai primi anni del 900, il Palazzo fù comprato da Carlo Sangiovanni, Enrico Sangiovanni ne è oggi il proprietario. Oggi il palazzo e' in perfette condizioni,  molto ben tenuto dai proprietari, con un bellissimo giardino. Comod come logistica in centro al paese ma nel silenzio del suo giardino protetto dalle mura,  si presta alla perfetta organizzazione di ogni evento speciale e ad una ospitalità lussuosa e rilassante.

 Listings, P /  Greater Europe

Luigi de Vecchi is currently the Chairman of Continental Europe for Corporate and Investment Banking in Citi. He has been a Managing Director of Credit Suisse since 2004. Prior to joining Citi, he was Co- Head of Global Investment Banking at Credit Suisse and a Managing Director at Goldman Sachs and Kleinwort Benson. Professor of Finance and member of the Advisory Board of the LUISS University in Rome and Board Member of Calarts in LA. He is also a member of the Board of Director of Save the Children Italy. Luigi is a mentor and gives his wide experience also in helping Associations that have a social impact. He is the father of three and a enjoys nature, friends company and sailing.

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The Piera, Pietro and Giovanni Ferrero Foundation was set up in 1983 as the “Ferrero Social Initiative”; since 1991, it has been recognised by the Ministry of the Interior as a Foundation and falls into the category of socially useful non-profit organisations (ONLUS). Presided over by Maria Franca Ferrero, the Foundation embodies the idea of Pietro's son Cavaliere del Lavoro Michele Ferrero who, in 1946, worked together with his brother Giovanni to found the confectionery company that has become a multinational corporation. The “family” style of the Ferrero company is still a fundamental characteristic easily seen in its production operations. This approach includes a sense of social responsibility at both a global level and in individual employment relations, despite the considerable size that the company has reached. From the very beginning, this sense of "family" has been a widespread sentiment amongst the workers who, with their dedication and in a climate of mutual trust, have contributed to the success of the Ferrero brand. In over sixty years, several generations of people have worked for Ferrero, which can boast experience of long-term employment like few other companies. Alongside Michele Ferrero were people who contributed towards the growth of the company, generously giving material and intellectual resources and demonstrating a support and a team spirit that went well beyond formal working relationships. Michele was keen to ensure these people that when they reached pension age, they would have the opportunity to remain active, valuable and astute regarding their own lives and those of others, in an environmental and emotional framework of security and solidarity. In 1972, the Ferrero family handed out the first company long-service awards to all employees who had worked for the company for 25 consecutive years - the first 25 years of the Ferrero story. They were the first “Ferrero Seniors”, a community of individuals who now find their most useful, gratifying and fulfilling purpose in the Piera, Pietro and Giovanni Ferrero Foundation. The idea of the Foundation and the sense of its work can be found in its motto, Work Create Donate, which is also featured on the Foundation's logo. The three verbs identify three facets of individuals who are fully integrated in social life: people who work with dignity, talent and responsibility to build new situations, not as ends in themselves, but aiming to increase the overall well-being of the community. This responsible participation in communal life can be achieved through willingly and freely gifting skills, experience, time and projects. The Foundation itself is a gift through which the Ferrero Family has given shape to the respect and gratitude it holds for those who have contributed to the growth of the company and shared its values. The Foundation does not validate the past alone:it is also a moral investment in the future of individuals, based on the conviction that they need to remain active and creative in unprecedented and gratifying ways, even at an advanced age. It belies an image of withdrawal and marginalisation associated with old age that still prevails in industrialised societies today. The gift of the Foundation extends outside the Ferrero Seniors Community through its cultural efforts that run parallel and complementary to its social project.

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We have to return to the ‘40s to discover the roots of this success. These were the years when Piera and Pietro, Michele’s parents, transformed a pastry shop into a factory. The Ferrero’ Family was the first Italian manufacturer after World War II to open production sites and offices abroad in the confectionary sector, turning the Company into a truly international Group. These first and decisive steps forward were thanks to the products “invented” by Pietro Ferrero and his son Michele, who was then very young. The product was Nutella made of chocolate and hazelnuts, invented because of the lack of chocolate during the war. Another key to success was the effective sales network organized by Giovanni, Pietro’s brother, who died in 1949. Following the success of the company in Italy, Michele Ferrero decided to start producing also abroad. In 1956 a large plant in Germany was inaugurated and a short time later a plant in France. It was the prelude to a rapid expansion of Ferrero in Europe, with the establishment of commercial offices and production centers all over the world.

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Il castello di Salabue sorge nell'omonimo abitato, attualmente frazione del comune di Ponzano Monferrato. Nato come installazione militare e dimora dei feudatari di Salabue, è stato trasformato nel Seicento in dimora nobiliare ed è divenuto residenza di importanti famiglie ed illustri personaggi della storia e della cultura monferratese. Feudo dei marchesi di Monferrato passò in seguito ai Natta di Casale, poi ai Cozzi e ai Bezzi. Poco resta dell'originario castello di Salabue che è stato trasformato, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, in residenza signorile di campagna. Il castello è arroccato in cima a una collina e incorniciato da boschi e vigneti e dalle vallate circostanti, è ora proprietà dei conti Davico di Quittengo. I dintorni sono mete interessanti per gite enogastronomiche. (1) The Salabue Castle is positioned in the homonymous inhabited area, currently part of the municipality of Ponzano Monferrato. Born as a military installation and residence of the feudal lords of Salabue, it was transformed into a noble residence in the seventeenth century and became the residence of important families and illustrious personalities of Monferrato's history and culture. Feud of the Marquises of Monferrato, it later passed to the Natta di Casale, then to the Cozzi and Bezzi families. Little remains of the original Salabue castle which was transformed between the end of the nineteenth and the beginning of the twentieth century into an elegant country residence. The castle is perched on top of a hill and framed by woods and vineyards and the surrounding valleys, it is now owned by the Davico di Quittengo counts. The surroundings are interesting destinations for food and wine tours. (1)

 C, Listings /  Greater Europe

Architetto Elena Matteuzzi, mi occupo prevalentemente di RESTAURO ARCHITETTONICO, MIGLIORAMENTO SISMICO DEL COSTRUITO STORICO e STUDIO/DIVULGAZIONE DELL'ARCHITETTURA STORICA. Gestisco Il Capochiave, un blog di restauro e architettura tradizionale. Ho conseguito un master di II livello in miglioramento sismico del costruisco storico presso l'Università di Ferrara e vinto la prima edizione del premio di restauro "CO.RE." nella sezione delle ricerche post-laurea. Ho pubblicato un libro sugli intonaci decorati del centro storico di Siena e ne ho un secondo in preparazione sull'analisi di vulnerabilità sismica e restauro strutturale di una chiesa rurale del XVI secolo a Città di Castello (Perugia). Collaboro con due riviste: Lavorincasa.it sul mondo della casa e Teknoring.com, il portale delle professioni tecniche. Ho svolto attività di docenza in corsi di aggiornamento professionale. Offro servizi professionali di alto livello a privati, aziende e studi professionali: CONSULENZE SPECIALISTICHE PER AZIENDE, ARCHITETTI E INGEGNERI – Esecuzione di fotopiani e modelli 3D a partire da semplici fotografie. – Rilievo critico comprendente lo studio e datazione delle varie fasi costruttive, il riconoscimento di materiali e tecniche costruttive, l’individuazione delle influenze stilistiche, l’esecuzione di ricostruzioni ipotetiche, eccetera. – Rilievo e analisi dei dissesti e del quadro fessurativo. – Rilievo e analisi del degrado secondo la Norma UNI 11182 (ex Normal). – Valutazione della qualità muraria con l’Indice di Qualità Muraria (IQM) e stima delle sue caratteristiche meccaniche (resistenza a compressione, resistenza a taglio e modulo di elasticità). – Analisi stratigrafica degli elevati. – Datazione di edifici con metodi “stilistici” (mensiocronologia, cioè misurando le dimensioni dei mattoni o dei conci di pietra di una muratura; cronotipologia, cioè sulla base dell’aspetto di elementi costruttivi come portali, archi, scale, architravi, balaustre, capitelli, eccetera). – Ricostruzione ipotetica di facciate e intonaci decorati. – Esecuzione di ricerche storiche anche d’archivio. RESTAURARE CON STILE Ogni edificio storico ha caratteristiche uniche e irripetibili dovute a secoli di modifiche e stratificazioni. Tutti possono avere una casa nuova ma un vecchio muro ha impiegato moltissimo tempo per acquisire un aspetto “vissuto” e possederlo è una cosa per pochi. Ma come ristrutturare una vecchia casa conservando il suo fascino? Basta Restaurare con stile! Una consulenza altamente qualificata che prevede un accurato colloquio iniziale per valutare i tuoi desideri, il sopralluogo sul posto con il rilievo completo, lo studio di alcune soluzioni progettuali e consigli specifici sui materiali, dettagli e lavorazioni. La soluzione ideale per una casa dalle prestazioni avanzate e molte vicende da tramandare! SOS AFFRESCHI In molte zone d’Italia la tradizione delle facciate affrescate è tuttora molto viva e sentita. Gli antichi intonaci decorati valorizzano e donano un fascino unico e irripetibile a qualsiasi edificio: vanno dunque trovati, tramandati e salvati. Abiti in un palazzo con la facciata, il cortile o gli interni affrescati ma bisognosi di restauro e manutenzione? Stai ristrutturando casa ma sospetti che sotto gli intonaci più recenti si nascondano le tracce di antiche decorazioni? SOS Affreschi è il servizio per te! SISMA CHECK-UP L’Italia è un paese sismico e gli ultimi terremoti di Norcia, Amatrice e Ischia lo hanno dimostrato ampiamente. Non possiamo prevedere i terremoti ma la prevenzione risulta fondamentale. Proprio per questo Sisma check-up è la soluzione ideale! Un’analisi veloce e non invasiva della tua casa per individuare: – Eventuali problemi urgenti come crepe o cedimenti – I punti più vulnerabili in caso di terremoto – Alcuni consigli operativi.

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Hermès International S.A., or simply Hermès, is a French high fashion luxury goods manufacturer established in 1837 by Thierry Hermès. He created some of the finest wrought harnesses and bridles for the carriage trade, so that later specializes in leather, lifestyle accessories, home furnishings, perfumery, jewelry, watches and ready-to-wear. Its logo, since the 1950s, is of a Duc carriage with horse. Hermès has become an icon all over the world with so many wondrous stories and such an illustrious past, Hermes conjures up a story to it that many other fashion houses can’t even begin to compete alongside. The fact that the stunning bags they create remain so prized is a testament to the fashion house’s design brilliance and luxurious quality.

 H, Listings /  Greater Europe

Ressource est issue d'une longue tradition de fabrication de peinture puisque la marque ... de la Société Provençale du Blanc Fixe Ocres, et Couleurs, créée en 1946 pour exploiter les carrières d'ocres de Roussillon (1984). Ressource peut ainsi se prévaloir d'une très ancienne maîtrise de la couleur et de la peinture. The roots of the company explain its great expertise in mineral pigments as well as its sensitivity to environmental issues, long before modern regulations were implemented. Ressource has been a sustainable company since the 90s. We are a family-run company, which produces and sells its products mainly for the domestic market and as such, we feel highly committed to the environment. Our awareness in this regard has a direct impact on our vision and our development which involves making responsible choices and acting responsibly for the well-being of our staff and customers and ultimately taking care of the planet today for future generatio

 Listings, R /  Greater Europe

Gucci is an Italian luxury brand of fashion and leather goods. Gucci was founded by Guccio Gucci in Florence, in 1921. He started with hand made bags and belts made with beautiful soft Italian style and handcrafted leather. Gucci climbed to 41st position in the magazine's annual 2009 "Top Global 100 Brands" chart created by Interbrand. Gucci is also the highest-selling Italian brand. Gucci operates about 278 directly operated stores worldwide as of September 2009, and it wholesales its products through franchisees and upscale department stores. In the Forbes World's Most Valuable Brands list, Gucci is ranked the 38th most valuable brand. As of January 2015, the creative director is Alessandro Michele.

 G, Listings /  Greater Europe

The Association Vivant believes that the role of Nobility should not be considered exhausted and that today, in the overall crisis of values that involves contemporary society, it can play a specific role that is not easily replaceable, ideally reconnecting to the great industriousness of the past ruling classes. To this end, the Association intends to carry out a double-action, aimed towards the interior of the aristocratic world to re-aggregate it in common values and towards the outside, with the aim of making known the positive role of the Nobility. Fabrizio Antonelli d'Oulx is the president and actively supports many initiatives with passion and a lot of work.

 V /  Greater Europe

Sara Ferrara Carello spent most of her childhood in Turin. Very young, she married Massimo Carello and moved to London's Chelsea. She is mother of three successful boys and has always been very active with important charities and patronages. She especially sustains woman all around the world leaving in countries dealing with wars. Also made a difference in the prevention of breast cancer in the UK guiding to introduce a law to receive free tests. As a very successful Italian woman both in the UK and in Italy, she received the honour of becoming Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

 S /  Greater Europe

Santino and his brother Giuliano are sons of art, their father a master of lime and construction work in the surroundings of Rome. Today their company Sa.Gi. performs renovations in the center of Rome and in the surrounding countryside on historic buildings. The care and passion of their interventions and the installers they use, denote a rare precision and attention in achieving the design results. The results are long-lasting and aesthetically of the highest quality.

 S /  Greater Europe

Reviglio was born in Turin. He was also educated in Turin. His undergraduate thesis was about improving efficiency in state-owned companies. Reviglio worked as a professor of public finance at the University of Turin. He was a member of the Socialist Party and served as the minister of finance and of balance for many years with different prime ministers. After working at the University of Turin for two more years he left his job in 1983 and became the president of the Italian energy firm Ente Nazionale Idrocarburi, which is commonly known as ENI. He was appointed to the post in order to reorganize and improve the firm. He achieved goals in large degree. He dedicated his life and his skills to the common good of his country and of Europe. He worked also for the MF and as a senior advisor at Lehmann Brothers. After leaving office and politics, he is the emeritus professor at the University of Turin, grandfather and finally enjoying his country house.

 F, Listings /  Greater Europe

At the fourteenth-century castle with crenelated males stands the splendid hunting lodge, which repeatedly hosted Vittorio Emanuele II and, in June 1940, Vittorio Emanuele III. Marquis Giuseppe Alessandro Thaon di Revel and Saint’Andrè, founder in 1814 of the Carabinieri Corps, rests in the small burial ground of the church. A few tens of meters from the castle of Ternavasso stands the eighteenth-century hunting lodge that was home to the Roero Blancardi and Thaon families. It is surrounded by a large park with an artificial lake existing since the seventeenth century. The villa has an elegant facade and an imposing entrance hall decorated with the alliance weapons of the Blancards and the Saint Andrés.

 C, Listings /  Greater Europe

Benedetto Camerana, architect, landscape painter, Ph.D. in History of Architecture and Urbanism, after his studies he continued his theoretical research working on the integration between architecture and landscape, in the direction of a clear-cut “green architecture” environmental, both as Director of the magazines “Eden. The design research is directed to technical and formal innovation through the constant implementation of a concrete environmental commitment, with the experimental use of innovative technologies and natural energy-saving systems, and the integration of them and the natural element in the project.

 B, Listings /  Greater Europe

Moglie, madre, nonna, Paola Thaon di Revel ama i fiori e la natura. L'eredità è il suo background. È cresciuta in una famiglia dove la disciplina militare era un dato di fatto, così come la voglia di divertirsi. Sei sorelle e un fratello, in una grande villa chiamata “Cimena”, dove molti sono venuti in visita: da Umberto I, agli americani colti, ai vicini Bruni Tedeschi sulla stessa collina. Una vita dedicata al marito, Franco Reviglio e ai tre figli con tanti spostamenti e viaggi, in tutto il mondo. Oggi, i sette nipoti e la casa di campagna, regalano giornate intensamente soddisfacenti. Wife, mother, grandmother, Paola Thaon di Revel loves flowers and nature. Heritage is her background. She grew up in a family where military discipline was a given, as well as the desire to have fun. Six sisters and one brother, in a large villa called “Cimena”, and everyone came to visit: from Umberto I, to educated Americans, to the Bruni Tedeschi neighbours on the same hill. A life dedicated to her husband, Franco Reviglio and the three children with many moves and travels, all over the world. Today, the seven grandchildren and country house, make for intensely satisfying days.

 Partners /  Greater Europe

Each forcola I create is like a journey. I start by studying the walnut wood trunk, as though I were in a foreign land which will slowly become friendlier. I outline the “forcola” with care respecting the grains of the wood, and then embark on the task, sweating and taking delight in the hard work. Every now and then I observe it as a traveler would when he gazes back to see how far he has come and stops for a moment to contemplate the scenery. I work slowly at times, and at others with a sense of urge, vigor and tenderness until I begin to see the curves and the lines I wanted emerging from the wood. Completing a forcola is a bit like crossing a finish line. I savor the moment as it will stay forever. Something has been created. And I must wait a little longer before embarking on another journey.

 D, Listings /  Greater Europe

Studio Vairano Architecture has been active since 1995 in Architectural Planning & Design, and Restoration. The studio has branched out towards projects such as interior design, renovation of historic buildings and cultural initiatives. Its solid track record gives it the ability to manage complex projects and themes, with interior and exterior workgroups. Architect Vairano is the chief of 12 architects dealing with different branches but working as a team.

 V /  Greater Europe

L'azienda agricola Gianfranco Boeri Vini, presente da ben tre generazioni, come agricoltori e produttori di vino, ha sede a Costigliole d'Asti, nel cuore delle verdi colline del Monferrato. Attingendo alla propria esperienza nel settore, si è specializzata nella produzione di numerosi vini di qualità. Con l'attenta cura che accompagna l'intero processo produttivo, dalla vite alla tavola del consumatore, garantiamo un prodotto buono, genuino e di qualità. L'azienda propone un'ampia gamma di vini per soddisfare le esigenze di tutta la clientela. La storia di Gianfranco Boeri Vini comincia negli ultimi anni dell’800, quando Boeris Edoardo fondò una cascina sul Bricco dei Quaglia, in frazione Bionzo di Costigliole d’Asti, il nucleo originario della loro azienda. L'azienda, all'epoca, era agricola nel senso stretto del termine: si coltivavano campi di grano, granoturco, vigneti e si manteneva una piccola stalla di bestiame. I prodotti del territorio, ottenuti con sistemi di lavorazione tradizionali, erano pochi e destinati quasi esclusivamente all'autoconsumo. Nel 1937, l'unico figlio maschio di Edoardo, Pierino Boeri (la -s del cognome fu fatta togliere per alcuni errori burocratici) sposò Rosso Orsola. Continuarono a lavorare la terra come il loro predecessore, mantenendo la natura mista dell'azienda. In questo periodo l'innovazione tecnologica si affacciò al mondo agricolo: negli anni '40 acquistarono il primo trattore, un Landini Testacalda. Negli anni '50 del Novecento, l'azienda divenne di proprietà di Boeri Edoardo, figlio di Pierino. Con lui l'azienda, pur mantenendo l'antica vocazione, divenne via via più simile a quella che conosciamo noi oggi: venne drasticamente ridotto il numero di capi di bestiame e di campi coltivati, a favore di una netta specializzazione verso la coltivazione di mele (vendute ai mercati generali di Genova) e la produzione del vino. Il vino divenne un prodotto per il commercio: le prime consegne ai clienti di Torino sono datate 1972. Negli anni '80, l'azienda passò ai figli di Edoardo ed infine, nel 1994, con Boeri Gianfranco, tutta la produzione fu convertita: i frutteti, i prati ed i campi divennero vigneti. Vennero acquistate nuove macchine e adottate nuove tecnologie per confezionare un vino genuino, rispettoso della tradizione e dell'ambiente. Nel 1999 nacque uno dei prodotti di punta dell'azienda. Fin dall'inizio ed ancora oggi, Gianfranco Boeri Vini lavorano per portare sempre sulle tavole dei loro clienti un prodotto di eccellenza, che parli della loro storia, della loro terra. La loro produzione oggi comprende gran parte dei migliori vini del Monferrato Astigiano, Barbera, Dolcetto, Grignolino, Bonarda, Moscato d'Asti, Chardonnay, Cortese e spumante. "Our wine is the reflection of our values. When you pour some of it into a glass, stop to observe the purple waterfall that slips into the shining crystal, feel the scent that emanates, raise the glass and, moving it under the light, appreciate its ruby highlights. Bring the wine to your lips and savor. The sun, the earth, the wind between the vine leaves, the bunches, the ancient tradition, the hills ... THE WINE, that since 1896 our family produces".

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Ilaria Boeri becomes architect with a Master's Degree Thesis in Architecture, for the Sustainable Project at the Polytechnic of Turin, for a proposal of natural ancient paths on the layout of the medieval roads still existing on the territory of Costigliole d’Asti. Passionate about her territory, she specializes in Bio architecture, collaborates with various entities and develops a deep experience and knowledge in the field and of natural construction sites. Her passion is the Langhe and its historical buildings with special sensitivity to the Unesco landscape and its natural and oenological resources.

 B, Listings /  Greater Europe

Sul colle Gianicolo, più nota a tutti come il Fontanone, la fontana dell’acqua Paola si trova al termine dell’acquedotto attivato da Paolo V Borghese (da cui prende il nome) per fornire approvvigionamento idrico al rione Trastevere che fino ad allora aveva dovuto accontentarsi quasi soltanto dei pozzi e dell’acqua del fiume. In effetti l’acquedotto Paolo era l’originario acquedotto di Traiano ripristinato nel Rinascimento. L’acqua veniva portata dal Lago di Bracciano e nell’antichità era servita a mettere in movimento i mulini di Roma. Un braccio dell’acquedotto venne distaccato per portare acqua al Vaticano e alle fontane dei giardini e a quelle di Piazza San Pietro. La bella fontana fu costruita da Flaminio Ponzio in collaborazione con Giovanni Fontana tra il 1610 e il 1612. La facciata monumentale del Fontanone, animata da angeli, mostri e draghi, è costituita da cinque archi e sei colonne in granito, delle quali quattro provengono dalla facciata dell’antica basilica di San Pietro. Altri marmi furono presi dal tempio di Minerva nel foro di Nerva. Il suo vastissimo bacino è opera di Carlo Fontana. Il piazzale che offre una visuale meravigliosa della fontana e uno splendido scorcio su Roma non esisteva ai tempi di Paolo V, quando la fontana era sull’orlo scosceso del Gianicolo. Fu Alessandro VIII Ottoboni ad aumentare la portata dell’acquedotto creando il piazzale mediante lavori di terrazzamento. Nell’orto retrostante ebbe sede dall’epoca di Alessandro VII il “Giardino dei Semplici” od Orto Botanico che nel 1820 venne trasferito nel giardino di Palazzo Salviati ai piedi del Gianicolo per ordine di Pio VII.

 Listings /  Greater Europe

We welcome you to Palazzo Saluzzo di Paesana, the largest and most complex noble palace in the city, built by Gian Giacomo Plantery between 1715 and 1722 on behalf of the Marquis Baldassarre Saluzzo di Paesana. The main apartment of the Saluzzo located on the main floor of the palace, which still preserves eighteenth-century furnishings and decorations among which the frescoed vaults and over-doors by Domenico Guidobono stand out, was intended by the current property as a space for private, corporate and cultural events , in the same spirit of the Saluzzo di Paesana family, who already at the time explored the avant-garde even outside the moral codes imposed by the eighteenth-century noble label.

 Listings, P /  Greater Europe

In 1964, Alibrando Dei purchased the land at Bossona and planted his first vineyard. It turned out to be an extraordinary place for producing great red wines. In the 1970s, he went on to purchase the villa at Martiena and surrounding farmland. The rest is history: the Dei family produced its first bottle of Vino Nobile di Montepulciano in 1985, thus starting a tradition as independent winemakers. Over the past twenty years, Caterina Dei has led the winery using the knowledge and tradition she inherited to cultivate the best of Montepulciano. Cantine Dei is a company founded on deep roots of tradition with a vision for innovation.

 C, Listings /  Greater Europe

Catherine, Duchess of Cambridge, (born Catherine Elizabeth Middleton; 9 January 1982) is a member of the British royal family. Her husband, Prince William, Duke of Cambridge, is expected to become king of the United Kingdom and 15 other Commonwealth realms, making Catherine a likely future queen consort. Catherine grew up in Chapel Row, a village near Newbury, Berkshire, England. She studied art history in Scotland at the University of St Andrews, where she met William in 2001. Their engagement was announced in November 2010. They married on 29 April 2011 at Westminster Abbey. The couple's children, Prince George, Princess Charlotte, and Prince Louis of Cambridge are third, fourth, and fifth in the line of succession to the British throne. The Duchess of Cambridge's charity works focus mainly on issues surrounding young children, addiction, and art. To encourage people to open up about their mental health issues, the Duke and Duchess of Cambridge and the Duke of Sussex initiated the mental health awareness campaign "Heads Together" in April 2016. The media have called Catherine's impact on British and American fashion the "Kate Middleton effect". In 2012 and 2013, Time magazine selected her as one of the 100 Most Influential People in the World

 K, Listings /  Greater Europe

Our history is our starting point, solidity and experience are the basis of our future. Family tradition and unity, passion and commitment: these qualities have helped us create a solid business that stands out in every sector. Today Podini Holding is synonymous with quality and excellence, in every field. We get the job done, we are flexible yet solid: these are the qualities that sustain our business. Awareness and dedication push our companies and partners to achieve increasingly better results, to reach the highest objectives together: excellence!

 Listings, P /  Greater Europe

Laboratorio Paravicini, a Wunderkammer dedicated to hand-painting lovers and not only, is located in via Nerino 8, in a hidden courtyard in the historical center of Milan. It is here where a great number of tableware has been made for twenty years. All the articles are livened up by hand-painted decorations and by printings with all sorts of patterns. The main subjects of the dining sets, tea and coffee sets, vases and chandeliers are dreamlike and exotic worlds that are populated by snakes, jugglers, hot air-balloons, scripts, and monograms. Contemporary drawings coexist with classical inspirations in a game of references and quotes that brings poetic suggestions to life. Every customer’s request conducts the hand-painted production, exclusive and on commission: a customized production that fulfills wishes, tastes and needs.

 L, Listings /  Greater Europe

Greta Tintin Eleonora Ernman Thunberg is a Swedish environmental activist on climate change whose campaigning has gained international recognition. Thunberg is known for her blunt, straightforward speaking manner, both in public and to political leaders and assemblies, in which she urges immediate action to address what she describes as the climate crisis. Greta Thunberg’s urgent message to tackle the climate crisis has sparked a wave of action from the global school strikes to political promises for zero-emission economies. But if we’re serious about Global Goal 13 for climate action, we need to wield our most powerful weapon of all: our vote. With elections coming up in the UK and the US over the next year, Thunberg’s call to engage with our democratic rights couldn’t be more timely.

 G, Listings /  Greater Europe

Less than a year after her experience at Prada, Marta has presented in December 2010 her first collection of unique dresses. She has found a small but devoted group of customers both locally and internationally and her dresses, which are exclusively made-to-measure, are on sale at her atelier, at Banner and at Biffi in Milano. In july 2011 she partecipates at "Who's on next?" Earning a special jury commendation for her ability in reinterpreting haute couture in a contemporary key. though very young, he has become one of the most talented future fashion stylist. Her love for colors and harmony create beautiful dresses from fabrics for interiors.

 Listings, M /  Greater Europe

Carla was born in Turin in 1964. She left her home-town at the early age of 6 months, to eventually return as a young adult and for a relatively short period of time.Moving continously was thrilling, but she needed something that would make her feel at home, a “fil rouge” that would accompany her through these new adventures, something only her's. Her family was very important but not enough to make her feel completetely settled. The art of painting and humoristic drawing became “my very best invisible friends”, they would sit by her at all times, comfort her when most needed, help her to understand what she was experiencing. And the most important thing… "they were just mine!" IShe paints what she wants when she wants... but every day!. Regardless of everything and everyone. Taking inspiration anywhere. She paints her emotions, her feelings, the beauty or the unexpected around her. Random search for passion. She went from faceless people in her early teens to painting gigantic close up of wild animals, to Abstract in an abstract part of her life and then back to reality to been a polaroid of the unexpected around her. One rule OIL Paint. She can humoristically fix that moment so that you will never forget it.

 C, Listings /  Greater Europe

Vittorio Umberto Antonio Maria Sgarbi is an Italian art critic, art historian, politician, cultural commentator and television personality. He was appointed curator of the Italian Pavilion at the 2011 Venice Biennale. Several times a member of the Italian Parliament, he served also in Milan's municipal government. But Vittorio Sgarbi is not only the art critic: he is also the curator of major international exhibitions, a prolific writer of best-selling books, presenter of successful transmissions that have remained in the history of television, a politician, a counter-current thinker and a tireless defender of the art and culture.

 V /  Greater Europe

Chiara Donà dalle Rose, lawyer and member of the board of the University of Architecture of Venice, a woman of high profile and great commitment, cultural, social, and human. Chiara, for many simply "Countess", is a lawyer, member of the board of the IAUV University of Architecture in Venice, founder of Bias, Biennale Contemporary art of the religions of humanity. She is a culture consultant to the Municipality of Castelvetrano. Chiara has many interests, unable to list them all, among others, she works in close synergy with the United Nations High Commissioner for Refugees and, on the Sinai Peninsula, is a humanitarian head of a project to create a hospital for Wish, World International Sicilian Heritage. Chiara is a strong-willed woman who does everything with seriousness and competence. And all with the enthusiasm, sensitivity, generosity and feminine sweetness. She is a champion for Venice safeguard.

 D, Listings /  Greater Europe

Da sempre, la storia della famiglia Eger si intreccia con quella dei tessuti. A Mussolente, in provincia di Vicenza e a ridosso della provincia di Treviso, oltre un secondo fa fonda le sue radici l’azienda della famiglia Eger, grazie al bisnonno Francesco che, dal cuore dell’Europa, trova nel comune vicentino il luogo adatto per lo sviluppo della sua attività. La produzione di tessuti viene avviata da subito con metodi all’avanguardia per l’epoca: i telai sfruttavano la forza dell’acqua, al posto dei vecchi modelli a mano. Questo approccio innovativo è stata una vera e propria rivoluzione per quei tempi. E’ nel 1927, grazie al nipote Emilio, che l’attività intraprende la strada di vendita diretta di tessuti pregiati e di alta qualità, attività che tutt’oggi è costituisce il cuore dell’impresa, e che i figli mantengono viva profondendo entusiasmo, dedizione e profonda conoscenza della materia. Il personale, affidabile, attento e competente di Casa Eger vi accoglierà e vi accompagnerà a conoscere gli ambienti di questo fantastico luogo ricco di colori, geometrie, stoffe pregiate e tessuti raffinati. Lasciatevi incantare dalla vostra selezione di stoffe di altissima qualità, sapranno consigliarvi con gusto e professionalità per le vostre necessità di arredamento della casa, dai tendaggi per vestire le finestre e donare atmosfera agli ambienti domestici, le lenzuola pregiate per un fresco riposo, o le tovaglie ricamate a mano per arricchire le tavole. I tessuti di Casa Eger sapranno emozionarvi: realizzazioni artistiche di qualità e soluzioni personalizzate e di prestigio per trasformare ogni ambiente dotandolo di eleganza e creatività. Le soluzioni di arredamento proposte sono adatte non solo per le abitazioni private, ma anche di alberghi, ristoranti e residence.

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Svalbard is a Norwegian archipelago between mainland Norway and the North Pole. One of the world’s northernmost inhabited areas, it's known for its rugged, remote terrain of glaciers and frozen tundra sheltering polar bears, Svalbard reindeer, and Arctic foxes. To the uninitiated, Svalbard may seem desolate and barren with large open landscapes, sparse vegetation, and endless glaciers. But if you look beyond this first impression, you will discover an eldorado of nature-based experiences – all year round. The seasonal variations this far north are enormous – the long, dark season is replaced by bright winter months, which in turn are replaced by a surprisingly mild summer with sun 24/7.

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The historic center of Siena has been declared by UNESCO a World Heritage Site. It is one of the nation's most visited tourist attractions, with over 163,000 international arrivals in 2008. Siena is famous for its cuisine, art, museums, medieval cityscape and the Palio, a horse race held twice a year. The Siena Cathedral (Duomo), begun in the 12th century, is a masterpiece of Italian Romanesque–Gothic architecture. Its main façade was completed in 1380. The original massive basilica, the largest then in the world, with, as was customary, an east-west nave. However, the scarcity of funds, in part due to war and plague, truncated the project, and the Sienese created a subdued version from the original plan's north-south transept. The east wall of the abandoned original folly of a nave still stands; through an internal staircase, visitors can climb for a grand view of the city.

 S /  Greater Europe

Pisa is a city and comune in Tuscany, central Italy, straddling the Arno just before it empties into the Ligurian Sea. It is the capital city of the Province of Pisa. Although Pisa is known worldwide for its leaning tower, the city contains more than 20 other historic churches, several medieval palaces, and various bridges across the Arno. Much of the city's architecture was financed from its history as one of the Italian maritime republics. The city is also home of the University of Pisa, which has a history going back to the 12th century and also has the Scuola Normale Superiore di Pisa, founded by Napoleon in 1810, and its offshoot, the Sant'Anna School of Advanced Studies, as the best-sanctioned Superior Graduate Schools in Italy.

 Listings, P /  Greater Europe

Established in 1992, the World Heritage Centre is the focal point and coordinator within UNESCO for all matters related to World Heritage. Ensuring the day-to-day management of the Convention, the Centre organizes the annual sessions of the World Heritage Committee and its Bureau, provides advice to States Parties in the preparation of site nominations, organizes international assistance from the World Heritage Fund upon request, and coordinates both the reporting on the condition of sites and the emergency action undertaken when a site is threatened. The Centre also organizes technical seminars and workshops, updates the World Heritage List and database, develops teaching materials to raise awareness among young people of the need for heritage preservation, and keeps the public informed of World Heritage issues.

 U /  Greater Europe

The Royal Palace of Caserta is a former royal residence in Caserta, southern Italy, constructed by the House of Bourbon-Two Sicilies as their main residence as kings of Naples. It is one of the largest palaces erected in Europe during the 18th century. In 1997, the palace was designated a UNESCO World Heritage Site; its nomination described it as "the swan song of the spectacular art of the Baroque, from which it adopted all the features needed to create the illusions of multidirectional space". In terms of volume, the Royal Palace of Caserta is one of the largest royal residences in the world with over 1 million m³ and covering an area of 47,000 m². The construction of the palace was begun in 1752 for Charles VII of Naples (Charles III of Spain), who worked closely with his architect, Luigi Vanvitelli. The palace has 5 floors, 1,200 rooms, including two dozen state apartments, a large library, and a theatre modelled after the Teatro San Carlo of Naples. The garden, a typical example of baroque extension of formal vistas, stretches for 120 ha, partly on hilly terrain. It is also inspired by the park of Versailles.

 Listings, R /  Greater Europe

Saint Mark’s was the city’s chief monument, temple of civic life as well as of religious faith, bearing witness to the greatness of Venice. For about one thousand years it functioned as Ducal Chapel, coming directly under the Doge who nominated its Primicerius, with episcopal authority, and as State Church under the supervision of the Procurators of Saint Mark. It has always been the church where the Venetian people and government have held their highest celebrations. In 1807 Saint Mark’s became the seat of the Patriarch of Venice and the city cathedral thus closing its thousand years of ducal history. hen thinking about Saint Mark’s Basilica, the first images that come to the minds of many people are those of the mosaics and their golden backgrounds. More than 8000 square metres of mosaic cover the walls, vaults and cupolas of the Basilica. Essentially Byzantine in its architecture, the Basilica finds in the mosaics its natural integrating element. The mosaic decorations were developed through some 8 centuries of the Basilica’s history.

 B, Listings /  Greater Europe

L'azienda ND - Tecnologia del Restauro si occupa di progettazione, coordinamento tecnico-scientifico e interventi specialistici per l'edilizia e per il recupero integrativo e conservativo del patrimonio storico monumentale-architettonico. Tecnologia del Restauro si propone nel mercato di: recupero conservativo del patrimonio storico, restauro, edilizia, tenendo sempre in considerazione la massima tutela dell'ambiente naturale, dell'ambiente di vita familiare, dell'ambiente di lavoro. I prodotti e le soluzioni sviluppate sono destinati non solo a chi deve restaurare, ripristinare o consolidare edifici (o parti ed elementi di essi, come colonne, tetti e volte) ed opere d'arte, ma anche a chi, costruendo ex novo qualcosa, ha intenzione di garantire la massima durabilità nel tempo di quello che sta realizzando. L'elevata preparazione e specializzazione dell'intero team, è frutto di studi avanzati in tecnologia dei materiali di scuola americana, uniti ad un'esperienza ventennale in ricerca applicata, finalizzata alla conservazione del patrimonio storico-monumentale e civile

 Listings, N /  Greater Europe

Nevio Del Monico, professore di Tecnologia del Restauro, il tecnico dei materiali per il restauro e consulente dei Musei Vaticani voluto dal commissario Sgarbi, ha messo mano e restaurato con tecnica e maestria innumerevoli beni. Appassionato da una vita, è diventato punto di riferimento per tanti giovani del settore. Preoccupato della situazione del nostro Paese, non perde occasione per far sentire la sua voce: "Il patrimonio storico più importante al mondo è gravemente e pressochè irreversibilmente compromesso dall'uso irresponsabile di sabbiature varie e soprattutto da improprie applicazioni di etilsilicati. Le pietre vengono modificate nella composizione petrografica, implodono, polverizzano, scagliano. Ignoranza e speculazione hanno preso il posto della scienza e conoscenza."

 Listings, N /  Greater Europe

Back in 1846, Antonio Rummo launches the family business of milling wheat and making pasta where the grain is good and the waters are pure: Benevento. Our three horses (Bruto, Bello, and Baiardo) pull the wheat from Puglia and Campania to our mill. You can still see them today on every package of pasta. The Italian President awards Cosimo Rummo the Leonardo Award of Excellence “Made in Italy” in honor of the firm’s innovation and product quality. Our pasta is healthy, gluten-free, eco-friendly, legume pasta and other that you can find in many shops through the country and on the website.

 Listings, P /  Greater Europe

Portofino is an Italian fishing village and holiday resort famous for its picturesque harbor and historical association with celebrity and artistic visitors. It is a comune located in the Metropolitan City of Genoa on the Italian Riviera. The town is clustered around its small harbor and is known for the pastel-colored houses, exclusive boutiques and restaurants with fish specialties overlook the cobbled Piazzetta overlooking the harbor, where megayachts are docked. A path connects the Piazzetta to Castello Brown, a sixteenth-century fortress with an adjoining museum in which art exhibitions are set up and offers views of the town and the Ligurian Sea.

 Listings, P /  Greater Europe

Trieste is a beautiful city and a seaport in northeastern Italy. It is situated towards the end of a narrow strip of Italian territory lying between the Adriatic Sea and Slovenia, which lies approximately 10–15 km (6.2–9.3 mi) south and east of the city. Croatia is some 30 km (19 mi) to the south. Trieste is located at the head of the Gulf of Trieste and throughout history, it has been influenced by its location at the crossroads of Latin, Slavic, and Germanic cultures. Trieste was one of the oldest parts of the Habsburg Monarchy, belonging to it from 1382 until 1918. In the 19th century, the monarchy was one of the Great Powers of Europe and Trieste was its most important seaport. As a prosperous seaport in the Mediterranean region, Trieste became the fourth largest city of the Austro-Hungarian Empire. In the fin de siècle period at the end of the 19th century, it emerged as an important hub for literature and music. Trieste underwent an economic revival during the 1930s, and Trieste was an important spot in the struggle between the Eastern and Western blocs after the Second World War.

 T /  Greater Europe

Capri, an island in Italy’s Bay of Naples, is famed for its rugged landscape, upscale hotels and shopping, from designer fashions to limoncello and handmade leather sandals. One of its best-known natural sites is the Blue Grotto, a dark cavern where the sea glows electric blue, the result of sunlight passing through an underwater cave. In summer, Capri's dramatic, cove-studded coastline draws many yachts. The island of Capri is famous for a reason. All those celebrities on yachts anchored in the Marina Grande really do know something you don’t. Capri is an island that has it all; jaw-dropping natural beauty, a see and be seen scene, amazing cuisine, world-class shopping and water in colors you have to see to believe. These are our top 12 reasons to put Capri on your bucket list.

 C, Listings /  Greater Europe

Le Case del Principe are located on the beautiful and enchanting island of Pantelleria, in the heart of the Mediterranean Sea, between Sicily and North Africa. Our houses were built in the ’70s by Prince Paolo Sallier de La Tour and his wife Costanza, who created this little oasis of peace and relaxation in the place they loved. We have seven “dammusi”, as the stone-built houses typical of Pantelleria are called, each far enough from one other to ensure its own privacy and silence. Ariane runs the hospitality. She loves flowers and nature, silence and colours, and the emotions aroused by the sea. She loves Pantelleria with its dense and vivid colors, the deep blue of the sky which seems almost possible to touch where it merges with the sea, the bright green of the vegetation in all seasons, all the scents of the island, the intense colours of the flowers sprouting from the black volcanic rocks, and the harsh summer light. A landscape that has always been part of her world, and it is the refuge of her soul.

 L, Listings /  Greater Europe

Pompeii was an ancient Roman city located in the modern comune of Pompei near Naples in the Campania region of Italy. Pompeii, along with Herculaneum and many villas in the surrounding area, was buried under 4 to 6 m (13 to 20 ft) of volcanic ash and pumice in the eruption of Mount Vesuvius in AD 79. Largely preserved under the ash, the excavated city offers a unique snapshot of Roman life, frozen at the moment it was buried and providing an extraordinarily detailed insight into the everyday life of its inhabitants. It was a wealthy town, enjoying many fine public buildings and luxurious private houses with lavish decorations, furnishings and works of art which were the main attractions for the early excavators. Organic remains, including wooden objects and human bodies, were entombed in the ash and decayed leaving voids that archaeologists found could be used as moulds to make plaster casts of unique and often gruesome figures in their final moments of life. The numerous graffiti carved on the walls and inside rooms provide a wealth of examples of the largely lost Vulgar Latin spoken colloquially at the time, contrasting with the formal language of the classical writers. Pompeii is a UNESCO World Heritage Site status and is one of the most popular tourist attractions in Italy, with approximately 2.5 million visitors annually.

 Listings, P /  Greater Europe

VeniceGreen pensa, racconta e realizza storie di verde, storie di giardini e spazi che invochino bellezza, benessere e armonia nella natura. Quella sensazione che si prova in un ambiente green è ciò che contraddistingue la sensibilità per il verde, la connessione con la Natura. La nostra attitudine è di seguire e proporre quella sensazione. Il nostro è un green mood che decliniamo e plasmiamo sulle esigenze di chi, con noi, vuol costruire la sua “emozione verde”. VeniceGreen è una realtà oggi, che unisce tre aziende storiche del panorama veneziano (GreenService, StudioGiardino e Idrogarden e Idroponico) offrendo risposta a 360° in tema di cura, progettazione del verde e realizzazione di “idee e spazi verdi”, interni ed esterni.

 V /  Greater Europe

At Sacred Nature, we specialise in high-quality, intimate tours where we delve into the most remarkable medicinal plant sanctuaries on earth. From tropical rainforests, high and wild mountains, to the poetic and rich landscapes of Provence, you will have an authentic experience connecting with mystical cultures who maintain a deep connection with nature and spirit alike and who still possess ancient wisdom that so many have forgotten. More than a tour, what we offer are sacred journeys, where you will not only discover the healing power of medicinal herbs, ancient healing practices, and different cultural traditions but rediscover your own sacred nature. We are sure you will live a transformative and authentic adventure where you will deepen your connection with nature and with yourself. Sacred Nature was founded by Alicia and Guillaume. Both sharing a deep passion for travel, nature and natural ways of living, they discovered the healing world of plants. Enthused and amazed by how powerful Nature’s ability to heal is, they decided to quit the rat race and make their passions their daily reality.

 S /  Greater Europe

The Vatican Museums (Italian: Musei Vaticani; Latin: Musea Vaticana) are Christian art museums located within the city boundaries of the Vatican City. They display works from the immense collection amassed by popes throughout the centuries, including several of the most renowned Roman sculptures and most important masterpieces of Renaissance art in the world. The museums contain roughly 70,000 works, of which 20,000 are on display, and currently employ 640 people who work in 40 different administrative, scholarly, and restoration departments. Pope Julius II founded the museums in the early 16th century. The Sistine Chapel, with its ceiling decorated by Michelangelo and the Stanze di Raffaello decorated by Raphael, are on the visitor route through the Vatican Museums. In 2017, they were visited by six million people, which combined makes them the 4th most visited art museum in the world. They are one of the largest museums in the world. There are 54 galleries, or sale, in total, with the Sistine Chapel, notably, being the very last sala within the Museum.

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Lo studio santagiuliaDesign dell' Arch. Carlo Nonnis progetta e realizza arredi per interni su commissione. Attraverso contaminazioni tra vecchio e nuovo, offre la possibilità a chi lo desideri, di rendere unico ed originale un elemento d'arredo in proprio possesso. Il mobile vecchio o malandato, da disegno superato o più semplicemente inadatto all'ambiente circostante, viene elaborato nella forma, colore ed impiego abituale. Il processo di trasformazione a volte radicale, mira alla creazione di un oggetto nuovo ed inaspettato, verso forme insolite e volumi insospettabili.

 S /  Greater Europe

Raffaello Sanzio ( Urbino, 28 March 1483 - Rome, 6 April 1520 ) was a painter and architect Italian, among the most famous of the Renaissance. Considered one of the greatest artists of all time, his work marked an essential path for all subsequent painters and was of vital importance for the development of the artistic language of the centuries to come, giving life to a school that made art "in its own way" and that goes by the name of mannerism . A fundamental model for all the academies until the first half of the nineteenth century, its influence can also be seen in 20th century painters such as Salvador Dalí. His major paintings are in the Uffizi Museum in Florence.

 Listings, R /  Greater Europe

Il Castello di Limatola, che sovrasta l’antico borgo medioevale, si trova a guardia della valle solcata dal fiume Volturno, tra il massiccio del Taburno, il monte Maggiore ed i monti Tifatini. Sorge su una collina che sovrasta il Borgo, in posizione strategica. Venne edificato dai Normanni sui resti di un’antica torre longobarda. Al 1277 risalgono gli interventi promossi da Carlo I d’Angiò, da riconoscersi negli ambienti a volte ogivali contigui alla parte più antica della struttura corrispondente al mastio di forma rettangolare. Ai Conti Della Ratta, feudatari di Limatola dal 1420, sono ascrivibili gli interventi sulla cinta muraria più esterna e di ristrutturazione ed ampliamenti attuati in alcuni ambienti sulle scale e sulle logge, di gusto rinascimentale. Grazie al progetto di riqualificazione terminato nel 2010, portato avanti con grande profusione di impegno ed energie, dalla famiglia Sgueglia, attuale proprietaria dell’antica fortezza , il Castello di Limatola, rappresenta oggi un prestigioso punto di interesse storico, artistico e culturale. Da oggi la proposta del Castello di Limatola si arricchisce: chi pernotta in una delle suites potrà usufruire della nostra SPA. Nel periodo natalizio dall'8 novembre all'8 dicembre il mercatino di Natale vede più di 250mila visitatori aggirarsi nelle meravigliose sale e nei giardini.

 C, Listings /  Greater Europe

For over a thousand years, the Castello di Masino has dominated the vast Canavese plain from a height in front of the suggestive morainic barrier of the Serra di Ivrea, an intact and infinite landscape. This strategic position cost the manor frequent disputes, but the noble family of the Valperga, which tradition has descended from Arduino, known in legend as the first king of Italy, kept it from the beginning, documented as early as 1070. Over the centuries the illustrious family converted the castle into an aristocratic residence, then into an elegant holiday residence. All around, a monumental romantic park with one of the largest labyrinths in Italy, a majestic tree-lined avenue, large clearings, and scenic corners that in spring are flooded with exceptional blooms. Going to visit Masino gives each time a different experience: from visiting the Castle, according to different formulas, to a day outdoors to experience the Park or, again, one of the many events organized along the course of the year, perhaps enjoying of the panoramic cafeteria. Also in the company of children, who can have fun with the treasure hunt or visit the Carriage Museum, the Torre dei Venti.

 C, Listings /  Greater Europe

La Perla di Torino links its name to the Piedmont sweet tradition, celebrating quality chocolate in one of the most beloved historical expressions in the MOLE building city: chocolate truffles. With the first 3 creations La Perla Nera, La Perla Bianca and the dark chocolate truffle Extreme, today iconic products, the founder of the artisanal laboratory Sergio Arzilli wanted to celebrate Torino, its adoptive city. He started a path oriented in valorizing traditional chocolate truffle and inventive creations, that in over 25 years of activity conquered the attention – and the palate – of Italian and international gourmands. Sergio Arzilli’s history is a story of success born from a glitch: being diagnosed gluten intolerant, at 38 years old realizes that he cannot continue to work as a pastry chef in the family patisserie. With the intention of not leaving this background experience, he decided to deepen the chocolate world, transforming his curiosity in a continuous exploration itinerary. His passion for good chocolate, transmitted to his daughter Valentina that today, next to him, leads the company, can be translated in high standard of excellence in La Perla di Torino’s laboratory. Each chocolate truffle and each recipe are prepared, today as before, with high quality ingredients and with process that respect the raw materials, to glorify perfumes and flavours.

 L, Listings /  Greater Europe

Nella Scuola di Cucina più glamour di Torino organizziamo corsi di cucina amatoriale adatti a tutti gli appassionati che desiderino approcciarsi a questo mondo, partendo dalle basi, per momenti conviviali di apprendimento e divertimento. La programmazione dei corsi, in continuo aggiornamento, permette di scegliere tra diversi argomenti, tutti coinvolgenti e svolti da docenti qualificati. Dai corsi per bambini, ai corsi di team building per professionisti. I corsi di cucina cofinanziati dalla Città Metropolitana di Torino, invece, danno la possibilità di partecipare a percorsi più duraturi, il cui costo è coperto al 70% dall’ente, e solo per la restante parte a carico dell’iscritto.

 L, Listings /  Greater Europe

In Italy, panettone comes with an often varied history, but one that invariably states that its birthplace was Milan. The word "panettone" derives from the Italian word "panetto", a small loaf cake. The augmentative Italian suffix "-one" changes the meaning to "large cake". The origins of this cake appear to be ancient, dating back to the Roman Empire, when ancient Romans sweetened a type of leavened cake with honey. In the early 20th century, two enterprising Milanese bakers began to produce panettone in large quantities in the rest of Italy. In 1919, Angelo Motta started producing his eponymous brand of cakes. It was also Motta who revolutionized the traditional panettone by giving it its tall domed shape by making the dough rise three times, for almost 20 hours, before cooking, giving it its now-familiar light texture. The recipe was adapted shortly after by another baker, Gioacchino Alemagna, around 1925, who also gave his name to a popular brand that still exists today. Specially baked for Christmas, you'll find many different types everywhere in Italy.

 Listings, P /  Greater Europe

ARTedilia works in every aspect of restoration with passion and professionalism. The personnel of the firm is divided into specif c teams depending on their skills. The working group for the architectural area is primarily employed in wooden building such as floors, roof, covering and false ceiling, restoration of walling or mixed elevation structures; foundation consolidation utilizing foundation underpinning, curbs and micro piles; furthermore, this team is specialized in plaster or marble finishing always according to the latest techniques developed in the sector thanks to a constant updating and experience. The artistic restoration team is specialized in the recovery of frescos and painting and also in the recovery of wood and stone elements. One of the requirements for obtaining excellent results is the constant training and learning in which all the employees are involved. All the company’s employees take part in a periodical meeting about construction. ARTedilia has developed another activity in addition to high-level restoration work. This activity concern the luxury constructions of hotels, Spa, private house, residences both national and international.

 A, Listings /  Greater Europe

Adriano Olivetti (1901 – 1960) è stato un imprenditore, ingegnere e politico italiano, figlio di Camillo Olivetti fondatore della prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Uomo di grande e singolare rilievo nella storia italiana del secondo dopoguerra, si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità. Adriano Olivetti riuscì a creare nel secondo dopoguerra italiano un'esperienza di fabbrica nuova e unica al mondo in un periodo storico in cui si fronteggiavano due grandi potenze: capitalismo e comunismo. Olivetti credeva che fosse possibile creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, tanto che l'organizzazione del lavoro comprendeva un'idea di felicità collettiva che generava efficienza. Gli operai vivevano in condizioni migliori rispetto alle altre grandi fabbriche italiane: ricevevano salari più alti, vi erano asili e abitazioni vicino alla fabbrica che rispettavano la bellezza dell'ambiente, i dipendenti godevano di convenzioni. Per tutelare e promuovere la figura di Adriano Olivetti e il suo pensiero gli eredi hanno costituito nel 1962 la Fondazione Adriano Olivetti con sede a Roma e a Ivrea. "Adriano Olivetti" è un marchio registrato, depositato nel 2018 dalla Fondazione Adriano Olivetti. Adriano Olivetti (1901 - 1960) was an Italian entrepreneur, engineer and politician, son of Camillo Olivetti, founder of the first Italian typewriter factory. A man of great and singular importance in post-World War II Italian history, he distinguished himself for his innovative industrial projects based on the principle that corporate profits must be reinvested for the benefit of the community. Adriano Olivetti succeeded in creating a new and unique factory experience in the world after the Second World War in a historical period in which two great powers were facing each other: capitalism and communism. Olivetti believed that it was possible to create a balance between social solidarity and profit, so much so that the organization of work included an idea of ​​collective happiness that generated efficiency. The workers lived in better conditions than the other large Italian factories: they received higher wages, there were kindergartens and houses near the factory that respected the beauty of the environment, the employees enjoyed agreements. To protect and promote the figure of Adriano Olivetti and his thoughts, the heirs set up the Adriano Olivetti Foundation in 1962 with offices in Rome and Ivrea. "Adriano Olivetti" is a registered trademark, filed in 2018 by the Adriano Olivetti Foundation.

 A /  Greater Europe

Carolina Mazzolari is a Milanese artist known for her multidisciplinary practice involving textile manipulation, painting, photography, video and performance. I visited the studio she shares with her husband Conrad Shawcross in Clapton, London and left feeling both uplifted and inspired by her practice. While her range of mediums in extensive, Mazzolari is formally trained as a textile artist, graduating from the Chelsea College of Art in 2003; with a focus on dyeing techniques and screen printing. As her primary medium, Mazzolari’s textiles are identifiable by their extraordinary level of craftsmanship and detail - often addressing the emotionally charged concepts of grief, love and struggle. She is inspired by psychoanalysis, intuition, cognition, human behavior, and emotional development. Often addressing deep human emotions such as loss, grief, love, and struggle, her works exude an overwhelming power, making memory and the unconscious physical and tangible.

 C, Listings /  Greater Europe

Once owned by the Pesaro family, this large Gothic palazzo in Campo San Beneto, was transformed by Mariano Fortuny into his own atelier of photography, stage-design, textile-design, and painting. The building retains the rooms and structures created by Fortuny, together with tapestries and collections. The working environment of Mariano Fortuny is represented through precious wall-hangings, paintings, and the famous lamps – all objects that testify to the artist’s inspiration and still give a count of his eclectic work and of his presence on the intellectual and artistic scene at the turn of the 19th century. The collections within the museum comprise an extensive number of pieces and materials which reflect the various fields investigated in the artist’s work organized under certain specific headings: painting, light, photography, textiles and grand garments.

 Listings, P /  Greater Europe

The family-run F.lli Buonannata farm grows, works and ships Sicilian citrus fruits to Italy and, on request, also abroad. In this part of Sicily, in the province of Syracuse, the smell of lemons and oranges pervades the entire farm making these unique jewels their strong point for the flavor. The passion for agriculture and dedication to a work handed down from generation to generation makes the agricultural work in the F.lli Buonannata farm the true leitmotif of every single part committed to the cultivation of the vast fields belonging to the farmers family working in the province of Syracuse. A loving effort conducted under the warm sun of Sicily is what carries out this business reality, rising in the fertile valley of the Anapo and turning out to be a goodness production center. The recognized value for lemons and oranges of the family-run Fratelli Buonannata Farm is confirmed by the possibility of making numerous recipes inspired by the authenticity of these products in accordance with the principles of seasonality, sustainability, and quality.

 A /  Greater Europe

Apicoltura Pappalaro da tre generazioni, dal 1925, in Sicilia, precisamente a Floridia, tra agrumeti di arance e limoni, produce un miele naturale profumatissimo senza aggiunta di zucchero. Nel tempo le tecniche lavorative si sono rafforzate e migliorate L’Azienda si trova nella Sicilia sud-orientale, precisamente a Floridia in provincia di Siracusa, tra gli agrumeti di arance e limoni.

 Listings, M /  Greater Europe

Casa Badellino, a hotel with a traditional restaurant, is situated in the old heart of Bra, a small town at the foot of the Langa and Roero hills in Piedmont, in northwest Italy. Whether you come for tourism or for business, it’s an ideal setting for a pleasant stay. Casa Badellino awaits you with all the charm of a place that has conserved the architectural style of the local tradition, where time has stood still and the pleasures of the Italian way of life survive intact. A converted townhouse with a traditional courtyard balcony, Casa Badellino welcomes you with all mod cons and exclusive services in the warm and cozy atmosphere Giacomo and Marilena have managed to preserve in the heart of a Slow City, par excellence.

 Listings, R /  Greater Europe

From the study of the ancient techniques of building, formulation, and production of specific materials for historical, archaeological, monumental restoration and sustainable construction. Calchèra San Giorgio Research and Formulation Center studies and produces specialist materials for restoration, structural consolidation, and renewal of buildings of historical interest. Our focus is developed according to project requirements, historic building techniques and local traditional materials that characterize the physical quality of the structure and its associated culture. We produce mortars, plasters, leveling mortars, coatings, paints, and finishing: breathable, biocompatible and sustainable, free from substances harmful to health and the environment.

 C, Listings /  Greater Europe

Il Bar Pasticceria Converso prende il via nel lontano 1838, grazie ad una licenza di esercizio di confetteria, ottenuta dal capostipite della famiglia Converso. Ma è agli albori del secolo che Felice Converso, il nipote del fondatore, apre nella centralissima via Vittorio Emanuele, la liquoreria, nonché Bar Pasticceria Gelateria di Bra, di cui ancora porta il nome. Successivamente divenuto luogo di ritrovo degli anni novanta di proprietà della famiglia Boglione, oggi il Bar si effigia di un riconoscimento di tutto rispetto, infatti, grazie ai suoi illustri trascorsi storici e grazie all’unicità dei suoi interni, è diventato membro dei "Locali storici d'Italia", associazione patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Tutt’ora vengono riproposte le classiche specialità come: le caramelle genziana e menta, la pasticceria mignon dolce e salata, la pralineria, i braidesi di cioccolato al rhum, i gianduiotti, i gelati, i marron glace, i panettoni al moscato senza canditi, ma con un impasto arricchito da uvetta macerata nel moscato ed altre sorprese di fantasia dolciaria.

 Listings, P /  Greater Europe

The Teatro Massimo Bellini is an opera house in Catania, Sicily, southern Italy. Named after the local-born composer Vincenzo Bellini, it was inaugurated on 31 May 1890 with a performance of the composer's masterwork, Norma. The creation of what was to finally become the Teatro Massimo Bellini took almost two hundred years, beginning with discussions following the disastrous 1693 earthquake which completely destroyed Catania. The construction of a public theatre was discussed, and a foundation stone was finally laid in 1812. Throughout its history, the opera house has performed almost all of Bellini's work. From its beginnings, a wide variety of operas have been performed by some highly renowned singers. In 1951, to mark the 150th anniversary of the birth of Bellini, Maria Callas sang Norma, repeating her success in 1952 and 1953. In recent years, there has been an infusion of about $2 million, leading to the celebration of the Bellini bicentennial during the 2001 season and to a major renovation of the house.

 T /  Greater Europe

The Cassa di Risparmio di Torino Foundation, or Fondazione CRT is a private, non-profit legal entity, endowed with full statutory and management autonomy. He has always held an important social function of redistribution of wealth, both in the form of charity in the strict sense, and also alongside public initiatives. The Foundation exclusively pursues aims of social utility and promotion of economic development, directing its activity and allocating resources in the fields of scientific research, education, art, conservation and enhancement of cultural assets and activities and environmental assets, health care and assistance to weak social categories. The Foundation’s operational area is mainly composed of Piedmont and Valle d’Aosta. Fondazione CRT è un ente privato non profit nato nel 1991 e da 30 anni è un “motore” di sviluppo e crescita del Piemonte e della Valle d’Aosta. Grazie a progetti e risorse proprie, è impegnata costantemente nella valorizzazione dei beni artistici e culturali, nella ricerca scientifica e la formazione dei giovani, l’imprenditoria sociale e l’assistenza, la salvaguardia dell’ambiente e delle persone.

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The complex of Santa Maria Novella, one of the most beautiful and famous art treasures in Florence, by its nature is either a religious and a museum site. It has currently a new form that seeks to harmonize both the functions. Basilica of Santa Maria Novella was founded by the monks of Dominican Order in the first half of the thirteenth century, becoming one of the most important points of religious and artistic interest in Italy. The celebrity of Santa Maria Novella during the Middle Ages and Renaissance period attracted important artists such as Giotto, Brunelleschi, Masaccio, Michelangelo, Ghirlandaio, Botticelli and Vasari (just name a few), who realized beautiful artworks inside the complex. This particular artistic and religious fortune bound forever the place to its artwork.

 S /  Greater Europe

During her childhood in Rome, Osanna and her sister Turchese would play with pieces of art created for their mother by Lucio Fontana, Mario Ceroli and Arnaldo Pomodoro. It could be said that the pieces she creates today are inspired by those wonderful memories, or, maybe, are a result of her own femininity….or maybe both. In recent years, Osanna's attention has focused increasingly on objects and furnishings. Artisanally made, every creation is modeled by hand from wax which is then fused in art foundry. Creations conceived as sculptures, metals blended to create flashes of antique gold: An aesthetic of exclusivity, research on forms and desire to explore shapes are integral parts that inform Osanna Visconti di Modrone designs.

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Sculptor and entrepreneur Piero Morseletto was born in Vicenza on December 23rd 1887. He studied first at the Accademia Olimpica in Vicenza and then at Milan’s Accademia Brera, where he was awarded two Gold Medals as best pupil. Later he was to be awarded the Gold Medal as a Master Craftsman and exhibited at the Venice Biennale, the Milan Triennale and other important events. Soon he combined his skills as a sculptor with those of an entrepreneur, founding Bottega Morseletto, specialized in realization of ornate workmanship with Vicenza Stone. There, craftsmen worked on this stone over the decades, building up a set of technical and productive skills that enabled them to perform any sculpture- or architecture-related task. These years featured restoration of the highest level of such architectural monuments as the Palladian Basilica and the Loggia del Capitaniato in Vicenza (by Andrea Palladio), the Municipal Theatres of Bologna, Carpi, Lugo, Ravenna and Faenza, Palazzo Bevilacqua in Verona (by Michele Sanmicheli) and many others.

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The Ferragamo family founded the museum in May 1995 to acquaint an international audience with the artistic qualities of Salvatore Ferragamo and the role he played in the history of footwear and international fashion. Like most corporate museums, Museo Salvatore Ferragamo and its archives stem from the vision of an entrepreneur, in this case it was Salvatore Ferragamo’s widow, Wanda, who headed the company since the founder’s death in 1960, and her six children. In particular, the eldest of their children, Fiamma, who managed the company’s core footwear and leather goods business after her father’s death, stood at this project’s helm on behalf of her family and brought it to life, shaping its strategy with the assistance of historians and archivists. The idea for the museum initially came about when an exhibition was organised at Palazzo Strozzi on the history of Salvatore Ferragamo. The exhibition went on tour and was hosted by some of the world’s most prestigious museums, such as the Victoria and Albert in London, the Los Angeles County Museum of Art, the Sogetsu Kai Foundation in Tokyo, and the Museo de Bellas Artes in Mexico. The temporary exhibition gradually became permanent. Since mid-1990s, the museum has organised several exhibitions to portray the history of the founder and to show the opening and interest of a company through different artistic languages, ranging from design to fashion, as means to communication for the dissemination of a style of living and dressing. In recognition of the museum’s cultural importance and that of its many initiatives over the years, in 1999, Salvatore Ferragamo received the Guggenheim Impresa e Cultura Award, given annually to companies that best invest in culture to constructive ends. From 2006, in order to make the life of the museum as dynamic as the life of the company, it was decided to modify its exhibition structure and to select every year a different research theme that, starting from the experience of Salvatore Ferragamo, the history of his life, his creations, the customers he served and his values, gives the opportunity to discover the world of Ferragamo in an indirect way combined with other cultural expressions such as Art, Architecture, Design, economic and social History and Philosophy. Each time the museum looks different, with different set-up and different contents. Museo Salvatore Ferragamo is also a founding member of Museimpresa, the Italian association of museums and business archives promoted by Assolombarda and Confindustria, established with the purpose of disclosing the historical knowledge of the Italian companies that set the basis of Made in Italy. In November 2015, the museum became the first green corporate museum in Italy. The project set up by Museimpresa and Confindustria with the aim at creating the world's first network of sustainable corporate museums that quantify their CO2 emissions, led Museo Salvatore Ferragamo to achieve the international certification ISO 14064 dealing with the quantification and reporting of the greenhouse gas emissions. Since November 2016, the museum has officially joined ICOM (International Council of Museums), the most important and prestigious international organization of museums and museum professionals. Composed by over 35,000 members and by a forum that brings together experts from 136 countries and territories, it represents the museum community as a whole.

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Sebbene il nome "Albertina" si riferisca a Carlo Alberto di Savoia, al quale si deve la decisiva "rifondazione" dell'Accademia nel 1833, le sue origini sono ben più lontane, tanto che l'Accademia di Torino può essere considerata una delle più antiche d'Italia. Negli ultimi anni l'Accademia Albertina si è ulteriormente trasformata e rinnovata, promuovendo numerose iniziative educative e culturali che hanno portato al: riordino e la riapertura al pubblico della Pinacoteca, il restauro dell'edificio e la razionalizzazione degli spazi interni (tuttora in corso), l'intensa attività di mostre, convegni, seminari ed eventi, la massiccia introduzione dell' informatica in Accademia e l'istituzione del nuovo corso sperimentale di Conservazione e Restauro a partire dall'anno scolastico 1997-98. Dal 2019 Paola Gribaudo, la prima donna a diventarne la direttrice, sta lavorando con grande forza e innovazione per farla diventare un irrinunciabile centro di cultura per la città e la nazione. Although the name "Albertina" refers to Carlo Alberto di Savoia, to whom we owe the decisive "re-foundation" of the Academy in 1833, its origins are much more remote, so much so that the Turin Academy can be considered one of the oldest in Italy. In recent years the Accademia Albertina has further transformed and renewed itself, promoting numerous educational and cultural initiatives. In this case, the reorganization and reopening to the public of the Pinacoteca, the restoration of the building and the rationalization of the internal spaces (still in progress), the intense activity of exhibitions, conferences, seminars and events, the massive introduction of the computer science in the Academy and the institution of the new experimental course of Conservation and Restoration starting from the school year 1997-98. Since 2019 Paola Gribaudo, the first woman to become its director, is working with great strength and innovation driving it to become an indispensable center of culture for the city and the nation.

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Paola Gribaudo, a graduate in Literature and Philosophy in Turin, is the first woman to become Director over the Turin Academy of Arts. Daughter of the famous artist Ezio Gribaudo, who was President of the Academy from 2005 to 2007, and now Honorary President, she inherited from her father the passion for art, the deep interest in culture and international creativity, the will to transmit the sense of research and a language in constant evolution. Collaborator of the publishing houses Skira, Gli Ori, De Agostini, Electa, Rizzoli Internationale, Silvana Editoriale and Thames & Hudson, Paola Gribaudo received in 2011 the honor of "Chevalier de l'Ordre des Arts et des Lettres" by the French Minister of Culture Frédéric Mitterand. From her father, who has always followed closely, Paola Gribaudo inherited the passion for her work, perfecting it in continuous travel around the world, weaving strong relationships with artists and intellectuals. These include Botero, Rauschenberg, Nobel laureates Garcia Marquez and Iosif Brodskij. She is expanding the strength of The Accademia Albertina organizing international shows and exhibitions.

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Nel Vecchio Mulino il passato e il presente si vogliono incontrare, trovando in Pietro e Ludovico la volontà e il piacere di raccontare e far rivivere in chiave moderna un'arte fondamentale per la vita dell’uomo. Il vecchio mulino conta due macine attualmente operative per cui possiamo parlare de – i mulini- destinati alla macinazione di cereali differenti. Le nostre pietre infatti, l’una naturale l’altra assemblaggio di quarzite, hanno superfici di lavoro differenti: l’una rigata (generalmente detta da grano) l’altra bocciardata (generalmente detta da mais o da “meliga”). Il mulino inteso come impianto nasce elettrico: un motore aziona la trasmissione e questa ingrana le macine, governate dall’abilità del mugnaio che con un volante distanzia le pietre determinando così la consistenza della farina. Produciamo farine di mais, di grano saraceno, di castagne, di frumento, di segale, di riso.

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Paola Abraini regina e custode de su Filindeu, i fili di Dio, la pasta che nessuno sa imitare. Paola, 65 anni, nuorese, ha imparato a fare su Filindeu dalla suocera all’età di 16 anni. Da allora ha insegnato questa nobile arte alle figlie e ai parenti e attualmente sono solo dieci le persone al mondo capaci di fare questo tipo di pasta. Lei è ormai famosa grazie alla Bbc, alla Cnn, e ai tanti chef come Jamie Oliver e altre importanti celebrità che vanno a trovarla per imparare a fare questa specialità. Nessuno di loro però è mai riuscito a creare su Filindeu come fa lei. Signora Paola lo vende ad alcuni ristoranti di Nuoro e dintorni. Paola Abraini queen and custodian de su Filindeu, the threads of God, the pasta that nobody knows how to imitate. Paola, 65, from Nuoro, learned to do on Filindeu by her mother-in-law at the age of 16. Since then she has taught this noble art to her daughters and relatives and currently there are only ten people in the world capable of making this type of pasta. She is now famous thanks to the BBC, the CNN, and the many chefs like Jamie Oliver and other important celebrities who visit her to learn how to do this specialty. However, none of them has ever managed to create on Filindeu as she does. Signora Paola sells it to some restaurants in Nuoro and surroundings.

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L'azienda Fratelli Feltracco è rinomata e conosciuta nella realizzazione e nel restauro di terrazzi e pastelloni alla veneziana, in particolare di cotto e calce, nella creazione di mosaici con riproduzione storica degli stessi e nella stesura di pavimenti con qualsiasi tipologia di marmo e pietre di nostra lavorazione, in particolare operiamo nell’ambito italiano ed europeo in Ville e Palazzi Storico-Culturali-Monumentali e Sacrali. Fratelli Feltracco realizzano su commessa oggettistica per interior design come tavoli, sedie e piani cucina. Utilizzano prodotti naturali e lavorano con le più svariate e prestigiose terre naturali presenti al mondo. Fratelli Feltracco opera con prodotti risalenti all’epoca rinascimentale e con sistemi all’avanguardia, come la nostra esclusiva levigatura completamente a secco ed immediata aspirazione delle polveri dei pavimenti. La loro missione è la salvaguardia dei pavimenti storici, valorizzando le nuove pavimentazioni usando gli stessi materiali antichi e di un tempo, materiali completamente naturali, biocompatibili ed estremamente bioriclabili. Per loro è basilare innanzitutto capire in che epoca il terrazzo è stato costruito, individuare i materiali con cui è composto ed intervenire in modo da non stravolgere le sue caratteristiche storiche. Il loro valori sono il riutilizzo di materiali naturali e il non utilizzo di prodotti nocivi o dannosi, rispettosi quindi dell’uomo e dell’ambiente. Per Fratelli Feltracco è di fondamentale importanza rispettare la tradizione e la storia nella ricostruzione degli stessi. Durante il restauro del terrazzo alla veneziana, vengono utilizzati gli stessi materiali naturali di un tempo per ricostruire fedelmente ogni particolare con il giusto valore cromatico e la giusta valenza granulometrica. Fratelli Feltracco sia nel nuovo che nel restauro del terrazzo storico utilizza una levigatura a secco, aspirando contemporaneamente, in quanto, grazie a questo procedimento si migliorano i risultati cromatici e si ottimizzano le tempistiche di lavorazione, ottenendo in tal modo la perfetta ricostruzione dell’originale storico.

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Da più di 25 anni Grazia esegue pavimenti dipinti con materiali naturali. Dopo gli studi artistici, ha preso coscienza di essere un artigiano, perché ha imparato a piegare le sue abilità tecniche alle esigenze dei luoghi e al continuo confronto col committente. Di conseguenza, quasi senza soluzione di continuità, Grazie si è scoperta artista. Dal 2014 conduce un seminario workshop annuale di mosaico, presso il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale. Ha collaborato con la Craviolatti Mosaici di Torino in qualità di mosaicista e con Diego Maria Gugliermetto per i rivestimenti di elementi di interior design.

 G, Listings /  Greater Europe

Merletto vuol dire Burano, case colorate e donne che in attesa dei mariti pescatori creavano e creano, con ago e filo, piccole meraviglie. E il famoso “punto Burano” non è altro che, in piccolo, il nodo usato per costruire le reti da pesca. Nel negozio “Dalla Lidia”, l’unico che si può vantare del titolo di “storico”, si possono incontrare Paola Toselli, titolare con il figlio Davide Bressanello dell’attività, e Regina Costantini mentre realizzano merletti. Lavoro certosino tra storie, leggende di un’isola delle meraviglie. Lace means Burano, colorful houses and women who, while waiting for their fishermen's husbands, created and created small wonders with thread and needle. And the famous "punto Burano" is nothing but, in small, the node used to build fishing nets. In the "Dalla Lidia" shop, the only one that can boast of the title of "historian", you can meet Paola Toselli, owner of her business with her son Davide Bressanello, and Regina Costantini while making lace. Carthusian work among stories, legends of an island of wonders.

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Villa dal Verme e' considerata dagli studiosi la madre delle ville venete. Eretta verso la fine del '300 venne poi modificata nel suo aspetto castellare dall'inserimento nelle due facciate principali di due splendide trifore ad archi acuti trilobati secondo lo stile veneziano, a testimonianza della resa di vicenza nel 1404 alla serenissima repubblica. La villa fu costruita dalla ricca famiglia dei Dal Verme originaria di Verona e stabilitasi poi a Milano, Piacenza, Bobbio e Voghera. A pianta quadrata, rivolge il prospetto principale a sud, verso il canale Liona, sul quale affaccia un portico a due grandi archi a sesto ribassato di diversa ampiezza decentrati sulla sinistra. Al piano nobile si aprono simmetricamente una trifora in pietra tenera dei Berici ad archetti trilobati, affiancata da due monofore trilobate in cotto. Il fronte settentrionale è simmetrico e si apre verso la campagna, al piano terra, con un portale ad arco a tutto sesto in laterizi, mentre al piano nobile ripete lo stesso schema di aperture della facciata opposta con la trifora e le due monofore. È probabile che la primitiva villa sia sorta su resti di un edificio preesistente con funzione difensiva, trasformato poi in fondaco, base anche per scambi commerciali con Venezia, che avvenivano via acqua.

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L'origine del prestigioso marchio Borsari nasce nella città di Verona, splendida città adagiata sulle rive dell'Adige e patria indiscussa del Pandoro. Nel lontano 1903, il mastro pasticcere Tiziano Golfetti ad aprire, dedicandolo alla Porta Borsari, il suo primo laboratorio artigiano. Dalle sue mani esperte nacquero numerose specialità dolciarie, tra cui in primis il tipico Pandoro morbido e profumato, ma anche Panettoni e Colombe con prelibate farciture alla crema e al cioccolato al profumo di vaniglia che, mastro Golfetti, memore delle mitiche "bursae", inseriva in astucci dipinti. Fedeli alla tradizione artigianale, che rese eccellente quei primi prodotti, i Muzzi, attuali proprietari dell'azienda Borsari, continuano a produrre mille specialità farcite, con la stessa cura dell'antica gloriosa pasticceria.

 Listings, P /  Greater Europe

Only once we fully understand where we come from and truly appreciate our heritage, can we imagine a fabulous future filled with the richness of our past. Carolina Reviglio della Veneria has been renovating houses ever since, first for friends then, through the years, it becomes a job. She experienced for 6 years in an architect's studio, then started on her own with Italian artisans. She specializes in lime and natural materials and works with high-quality craftsmen. The gift of knowing how to live the interior spaces makes her an attentive and professional interior designer. She cultivates the acquired good taste, with passionate and punctual research. As her interior design skills and agency grew, she found herself gravitating towards the past. She really enjoyed breathing new life into older buildings, churches and abbeys. For Carolina there is greater satisfaction in saving a structure than creating something new. The next step was to create an entity that could turn on key projects. Right from a ruin, if necessary, to the final touches of the interior. A full service brand called CRdV. The first three years were hard, but the growing pains gave way to a mature and prosperous player in the restoration industry.

 C /  Greater Europe

Since the Etruscan era, Pietra di Rapolano is the travertine stone extracted near Siena, in Tuscany. Its chromatic characteristics make it unique, very different from any other travertine, and capable of giving your project a modern look with classic elegance. Given the richness of its nuances, the Tuscan travertine lends itself to creating various environments; it is a material whose technical characteristics make it suitable for every use. Its volume, details, and expressions are worked to perfection.

 Listings, P /  Greater Europe

La "Fornace Polirone" prosegue l’attività plurisecolare della ‘Fornace Morselli’ di Mantova. Dal 1982 Alberto Cappelli e Roberto Pasqualini insieme alle sorelle Morselli, Nadia e Norma, riprendono l’attività in una vecchia fornace a Borgoforte in provincia di Mantova. Utilizzando i vecchi stampi in legno di noce si ricominciano a produrre svariate tipologie di manufatti (mattoni, cornici, pavimenti, vasi, ecct.) Nel tempo si è affinata la specializzazione nella fabbricazione di pavimenti su specifica o campione. Ai primi anni ’90 risalgono le commesse importanti che hanno fatto conoscere alle Soprintendenze e ai Tecnici più attenti i prodotti artigianali della Fornace, realizzando la pavimentazione al piano nobile di Palazzo Sanvitale di Parma, Chiesa dell’Incoronata a Sabbioneta, Villa Saraceno del Palladio ad Agugliaro –VI-.etc.. La continua ricerca e la passione fanno siche lavori e forniture sempre più impegnative ci venissero commissionate, quali la fornitura di oltre 1.000 mq per i palchi del Teatro alla Scala, la Chiesa di S. Cristoforo-Milano e il Castello Estense di Ferrara.oltre a numerose chiese. Nel corso del 2006 la Fornace Polirone ha pavimentato il Castello di Mirandola (3.000 mq), la Torre Medievale di Masana-Carpeneto Piacentino-, il Castello di Waimar in Germania e il Castello di Vaduz nel Liechtenstein ed un intervento importante nella Camera degli sposi del Mantegna nel castello S. Giorgio-MN. Questi traguardi prestigiosi gli inorgogliscono e gli spingono a mantenere sempre ad alto livello la qualità dei nostri manufatti. Fornace Polirone is continuig the centuries-old tradition of " Fornace Morselli" in Mantua. From 1982, Alberto Cappelli and Roberto Pasqualini, along with sisters Morselli (Nadia and Norma), restarted the activity in an old kiln in Borgoforte, near Mantua. Using the old walnut molds they restarted to produce various types of artifacts (bricks, frames, floors, vases, etc.) Over time, it has improved the specialization in floors manufacturing, on specification or on sample. In the early 90's, we received the major orders which made Fornace Polirone handicrafts known to the Authorities and to the most careful Architects. In fact, we realized the flooring of the main floor in Palazzo Sanvitale ( Parma), Chiesa dell'Incoronata in Sabbioneta, Palladio's Villa Saracena, etc. The continuous passion and research in our handicrafts resulted in works and supplies even more demanding, such as the supply of more than 1,000 sq.m. for the boxes in Teatro alla Scala (Milan), the Church of San Cristoforo (Milan) and Castello Estense in Ferrara, as well as many other churches. During 2006, Fornace Polirone floored Castello di Mirandola ( 3,000 sq.m.), Torre Medievale in Masana, near Carpaneto Piacentino, Castello di Weimar in Germany and Castello di Vaduz in Liechtenstein, as well as an important intervention on Mantegna's Camera degli Sposi in Castello di San Giorgio (Mantua). These prestigious achievements make them proud and encourage them to maintain high-level quality of our products.

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Simona Lauro, restauratrice di opere d’arte su tela e su tavola, opere d’arte contemporanea e manufatti policromi. Entra nel mondo della conservazione nel 1990 lavorando presso prestigiosi laboratori milanesi, nel 1998 si trasferisce a Novara dove apre il suo studio e vive attualmente. Lavora regolarmente per le Diocesi del Piemonte, su dipinti, pale d’altare e manufatti lignei e collabora da diversi anni con diverse Case D’asta e collezionisti privati in particolare su opere d’arte moderna e contemporanea. Ultimamente ha iniziato una collaborazione con il Museo d’arte Moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, prendendosi cura di alcune opere della collezione VAF STIFTUNG.

 S /  Greater Europe

Tiramisu is a traditional sweet and food product spread throughout the Italian territory, whose origins are debated and are attributed above all to Veneto and Friuli-Venezia Giulia. It is a spoon dessert made from ladyfingers (or other crumbly biscuits) soaked in coffee and covered with a cream, composed of mascarpone, eggs, and sugar, which in some variations is flavored with liqueur. Tiramisu is among the most loved desserts by Italians, the most requested by foreigners in Italy and has an unchallenged reputation in the world. The Accademia ofTiramisù is a cultural and food and wine association, inspired by the principles of historical, cultural and gastronomic information. Its aim is to disseminate the true geographic origins and the authentic ingredients for the traditional recipe.

 T /  Greater Europe

Reale Restauri, azienda specializzata nel restauro di lampadari di piccole medie e grandi dimensioni, dai lampadari muranesi rezzonici ai lampadari Maria Teresa a quelli in bronzo dorato e non, einsomma tutto quello che fa luce da noi trova il punto qualifificato per riprendere lo splendore originale senza perdere il fascino del tempo passato, il tutto trattato con passione e profesionalità unica nel suo genere, da noi si sono appoggiati enti statali grand'hotel prestigiosi. Uno staff esperto e professionale, guidato dal “capomastro” Francesco è a vostra completa disposizione per visionare e studiare quale soluzione sia la più adeguata alle numerose problematiche possibili, consci del fatto che un restauro improvvisato, eseguito da mani inesperte, può causare danni irreversibili sia per la sicurezza dell’apparecchio che per la conservazione estetica e materiale dell’opera. La nostra missione è di preservare al meglio non solo il valore funzionale dell’opera, ma anche il suo valore storico, artistico e testimoniale. Restaurare un lampadario antico è un arte, come ridonare luce a vecchi ricordi, per non fare scomparire la poesia di un’epoca, ma anzi, per ridonare poesia a un presente che sembra l’abbia persa.

 Listings, R /  Greater Europe

Dalla City all'azienda di famiglia nel grossetano. Due mondi forse agli antipodi, sicuramente molto distanti tra loro, ma non per Guido Pallini, 33 anni, che dopo aver lasciato il suo lavoro come banchiere d'investimento a Londra, ha preso la decisione di tornare alle sue radici nella fattoria di famiglia, un'attività di allevamento di bufale per la produzione di latte. Pallini ha sempre coltivato la visione di trasformare questa azienda agricola in rapido declino in un'azienda di produzione di formaggio. Integrare altre attività nel loro funzionamento hanno contribuito a rendere l'azienda più sostenibile. Oggi La Maremmana è una fabbrica di formaggio a pasta filata di formaggio di bufala prodotto esclusivamente con il latte del proprio bestiame. Dalla mozzarella di bufala alla burrata fino alla ricotta fresca, il sogno di Pallini di salvare l'azienda di famiglia è diventato realtà.

 G, Listings /  Greater Europe

Michelangelo di Lodovico Buonarroti Simoni (6 March 1475 – 18 February 1564), known best as simply Michelangelo, was an Italian sculptor, painter, architect, and poet of the High Renaissance born in the Republic of Florence, who exerted an unparalleled influence on the development of Western art. Considered by many the greatest artist of his lifetime, and by some the greatest artist of all time, his artistic versatility was of such a high order that he is often considered a contender for the title of the archetypal Renaissance man, along with his rival, the fellow Florentine and client of the Medici, Leonardo da Vinci. A number of Michelangelo's works of painting, sculpture and architecture rank among the most famous in existence. He sculpted two of his best-known works, the Pietà and David, before the age of thirty. Despite holding a low opinion of painting, he also created two of the most influential frescoes in the history of Western art: the scenes from Genesis on the ceiling of the Sistine Chapel in Rome, and The Last Judgment on its altar wall. Michelangelo was the first Western artist whose biography was published while he was alive. In his lifetime, Michelangelo was often called Il Divino.

 Listings, M /  Greater Europe

Rosenfeld sponge processing Ltd. has been in the business for more than 100 years. In Trieste, the opening of Rosenfeld Ltd. was possible because of the hard work of David Rosenfeld in 1896. The city was under the rule of the Austro-Hungarian Franz Joseph I. To date it is the oldest Sponge Processing Company in Europe. The family, which for four generations continues to run the company, has made the processing of sea sponge a point of excellence: the family knows the secrets, the particularities and the waters where there are the best specimens. Rosenfeld Ltd sponges come from the waters of the Mediterranean and the Atlantic sea. They are s processed in the sponge processing plant in Trieste and exported worldwide. The purification and washing treatment, necessary to remove the impurities and organic calcareous substances from the sponge. It is done using traditional methods. The final inspections ensure the correct PH balance of the product. The shaping is the last part of the process, strictly done by hand to improve the shape and appearance of the sponge. Rosenfeld sponges are especially requested in the field of cosmetics and wellness by both Italian and foreign clients: Pharmaceutical companies, manufacturers of cosmetic lines and distributors of children's items, market their products under their own "private label" or using the Rosenfeld brand. Also the ceramic industry, footwear and paint industry make huge requests. Rosenfeld Ltd. support and finance research for sponge culture in the Adriatic Sea and in the seas of the Bahamas in collaboration with the University of Trieste and the Cape Eleuthera Institute in the Bahamas.

 S /  Greater Europe

Leonardo di ser Piero da Vinci, more commonly Leonardo da Vinci, was an Italian polymath of the Renaissance whose areas of interest included invention, drawing, painting, sculpture, architecture, science, music, mathematics, engineering, literature, anatomy, geology, astronomy, botany, paleontology, and cartography. He is widely considered one of the greatest painters of all time, despite perhaps only 15 of his paintings have survived. The Mona Lisa is the most famous of his works and the most popular portrait ever made. The Last Supper is the most reproduced religious painting of all time and his Vitruvian Man drawing is regarded as a cultural icon as well. Leonardo's paintings and preparatory drawings, together with his notebooks, which contain sketches, scientific diagrams, and his thoughts on the nature of painting, compose a contribution to later generations of artists rivaled only by that of his contemporary Michelangelo. Although he had no formal academic training, many historians and scholars regard Leonardo as the prime exemplar of the 'Universal Genius' or 'Renaissance Man', an individual of "unquenchable curiosity" and "feverishly inventive imagination", and he is widely considered one of the most diversely talented individuals ever to have lived.

 L, Listings /  Greater Europe

Siamo ad Alessano, un piccolo borgo nel cuore del basso Salento nel quale la quiete resiste al trascorrere di un tempo immerso nelle tradizioni e nella storia. L'atmosfera di distacco e riservatezza che avvolge i paesi dell'entroterra viene rafforzata dal contrasto con la confusione estiva che investe Santa Maria di Leuca, Otranto e Gallipoli, mete di turismo di massa a pochi km di distanza. Lì il caos, qui un'oasi di pace. Palazzo Ducale si trova nella piazza antica del paese, piazza Castello. Ed eccomi qui, Romana e Salentina . Tanti anni fa ho iniziato a ricevere gli amici degli amici, italiani e stranieri. Il sole, la terra rossa, i tramonti mozzafiato, un mare da sogno, le masserie,l'ottima cucina e l'ospitalità erano spesso gli unici scopi del viaggio. Poi il rispetto delle tradizioni, l'arte, la cultura, la disponibilità degli abitanti, l'artigianato, la storia, il barocco. Le voci corrono e gli amici arrivano. Nella consapevolezza di essere ricevuti in una dimora storica privata, mentre il passato viene rispettato e le tradizioni raccontate, la vita presente viene condivisa, respirando aria di casa. Questo è il mio modo di accogliere gli ospiti, come se fossero degli amici, aspettandoli con un sorriso e rendendoli partecipi di un passato che in armonia si è unito ad un quotidiano al passo coi tempi. Susanna Mariani Sangiovanni

 C, Listings /  Greater Europe

Jane’s focus on direct action comes from her training as an environmental scientist (MA, Oxford University, M. Phil. Imperial College London) and international experience as a consultant on sustainable development. She founded We are Here Venice to protect and preserve Venice and it's lagoon and especially to stop the big ships by coming inside Venice. Research investigations have covered climate change and wetland ecology plus methodological issues like indicators and valuation approaches and the integration of different branches of knowledge and/or levels of uncertainty to overcome complexity and characterize urgent issues. She is also very much into the cultural life and events in Venice always for a wake-up call in protecting Venice.

 J, Listings /  Greater Europe

We operate both as a think tank and activist platform, strengthening connections between the best available information and stakeholders. We collaborate with universities, businesses, cultural institutions, and public authorities to deliver projects and recommendations based on rigorous research to bring about real changes according to social, economic, physical and ecological indicators. The city and the lagoon are considered inseparable elements of a single system, highlighting the importance of negotiations between the natural environment and human intervention. Venice’s singular circumstances offer huge potential as a laboratory for exploring innovative approaches to community resiliency. Our initiatives range from self-contained projects and exhibitions often with the aim of raising awareness, to other more substantial ongoing campaigns, research and Ph.D. programs.

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Lentini's high-quality Restaurants have their roots the day Alfonso Lentini descended from the train that took him to Turin from his home in Calabria, in 1953 at the age of 14. He was welcomed by aunt Gina, who taught him the spirit of sacrifice and the first foundation to become a future fruit merchant. From that moment on, the story of the Lentini family began in the world of agro-food which brought Nicola, the first-born son, to follow his father's footsteps. First, as a fruit merchant and subsequently, as an entrepreneur in the food business. Since Nicola opened his first restaurant in Turin, he discovered a certainty: the quality and origin of our raw materials are fundamental for an excellent final result. For this reason, he personally follows each and every one of the producers of the ingredients that I use. Only Italian, genuine, traceable and high-quality products. Lentini's restaurants, starting from Germany, are now opening around the world. We can also find high-quality frozen Lentini's pizza.

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The Verace Pizza Napoletana Association (AVPN) was founded in 1984, under the patronage of the Chamber of Commerce, Industry, and Crafts of Naples. The old Neapolitan pizza masters, decided to set up an association, with so much disciplinary and implementing regulation, for the defense and enhancement of pizza, produced and processed according to the ancient Neapolitan traditions and customs. In 1984, Antonio Pace the son of Vincenzo Pace who has been working at the bakery since he was 10, decided to write precise rules for preparing and processing "veracious" pizzas, using, for the codification of the rules and regulations, the help and experience of the old Neapolitan pizza masters. Much work has led to the recognition of pizza as a UNESCO World Heritage Site in 2017.

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Pizza is a savory dish of Italian origin, consisting of a usually round, flattened base of leavened wheat-based dough topped with tomatoes, cheese, and various other ingredients (anchovies, olives, meat, etc.) baked at a high temperature, traditionally in a wood-fired oven. The term pizza was first recorded in the 10th century in a Latin manuscript from the Southern Italian town of Gaeta in Lazio, on the border with Campania. The modern pizza was invented in Naples, and the dish and its variants have since become popular in many countries. It has become one of the most popular foods in the world and a common fast food item in Europe and North America, available at pizzerias (restaurants specializing in pizza), restaurants offering Mediterranean cuisine, and via pizza delivery. Many companies sell ready-baked frozen pizzas to be reheated in an ordinary home oven. The Associazione Verace Pizza Napoletana (lit. True Neapolitan Pizza Association) is a non-profit organization founded in 1984 with headquarters in Naples that aims to promote traditional Neapolitan pizza. In 2009, upon Italy's request, Neapolitan pizza was registered with the European Union as a Traditional Speciality Guaranteed dish, and in 2017 the art of its making was included on UNESCO's list of intangible cultural heritage

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La Scala is an opera house in Milan, Italy. The theatre was inaugurated on 3 August 1778 and was originally known as the Nuovo Regio Ducale Teatro alla Scala (New Royal-Ducal Theatre alla Scala). The premiere performance was Antonio Salieri's Europa. Most of Italy's greatest operatic artists, and many of the finest singers from around the world, have appeared at La Scala. The theatre is regarded as one of the leading opera and ballet theatres in the world and is home to the La Scala Theatre Chorus, La Scala Theatre Ballet and La Scala Theatre Orchestra. The theatre also has an associate school, known as the La Scala Theatre Academy (Italian: Accademia Teatro alla Scala), which offers professional training for music, dance, stage craft, and stage management. La Scala's season opens on 7 December, Saint Ambrose's Day, the feast day of Milan's patron saint. All performances must end before midnight, and long operas start earlier in the evening when necessary. Amazing original dresses worn by soprano Maria Callas in various ehxibitions, are held at Teatro La Scala.

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Alex Polizzi is an English television personality, hotelier, and businesswoman. Since 2008, she has appeared on the British television series The Hotel Inspector on Channel 5. In 2014, Alex launched a new Channel 5 series, Alex Polizzi's Secret Italy, where she visits either lesser-known places within Italy or well-known towns and cities and, using local connections, shows areas that tourists would not ordinarily experience. From 2018, she invited, the resAlex Polizzitaurateur Oliver Peyton, to join her in a new Channel 5 series Peyton And Polizzi’s Restaurant Rescue. Her contagious smile carries you through her videos into a beautiful unknown experience oh heritage and handcrafts skills. She discovers heritage to be saved for the future generations.

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La Gondola is perhaps the most famous boat in the world, certainly the most photographed. Its unique silhouette has become the symbol of Venice over the centuries. Carlo Donatelli Passi, a Venetian who grew up among his streets and fields, became an engineer at the Polytechnic in Milan, an officer in the Navy during the Second World War, and he has always passionate about sailing boats and precision naval mechanics. After many years of research and after having built a gondola on a perfect scale 1: 100, he publishes La Gondola: a unique, detailed and historical book, very documented and even fun. It's certainly a book to read before going to visit Venice, and certainly an amazing gift that you may find on the web.  

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Il Palazzo Ducale Castello di Gallese, è una ristrutturazione dell’originale rocca medievale, come è facile intuire dalla pianta quadrangolare e dalle torri ancora visibili. L’edificio spicca alla vista e si trova sul lato est del borgo storico di Gallese. Forse già in epoca romana in questo luogo erano presenti delle fortificazioni, perché è l’unica zona priva di difese naturali. Nel tempo, la fortificazione cresce fino a diventare un castello medievale. Nel Rinascimento Papa Alessandro VI commissiona la ristrutturazione del castello. Durante il loro governo, gli Altemps trasformano il castello in palazzo, su progetto del Vignola. Di proprietà privata, dei duchi Hardouin di Gallese, discendenti di Maria Hardouin, moglie dello scrittore Gabriele D’Annunzio, oggi il Castello è vivo e attivo ed ospita anche iniziative culturali. (1) The Palazzo Ducale Castello di Gallese is a restructuring of the original medieval fortress, as can be easily guessed from the quadrangular plan and the towers still visible. The building stands out from view and is located on the east side of the historic village of Gallese. Perhaps already in Roman times there were fortifications in this place, because it is the only area without natural defenses. Over time, the fortification grew to become a medieval castle. In the Renaissance Pope Alexander VI commissioned the renovation of the castle. During their rule, the Altemps transformed the castle into a palace, designed by Vignola. Privately owned by the Hardouin dukes of Gallese, descendants of Maria Hardouin, wife of the writer Gabriele D’Annunzio, today the Castle is alive and active and also hosts cultural initiatives. (1)

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The Buglioni studio is a space of various professionals, highly technological, in the center of Turin. An innovative study that brings together different and interesting professionals with a very powerful free wifi connection, open to the city. Cristina Buglioni di Monale, a young high-profile civil lawyer, brought together two colleagues in the office, a criminal lawyer and a labor lawyer, an accountant, a computer enthusiast, and an interior designer. Harmony reigns and is contagious, as well as non-traditional but forward-looking communication.

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L'edificio, iniziato nel 1675 con impianto barocco, fu convento dei padri Filippini. Acquisito dallo Stato nel 1855 e risistemato con facciata eclettica da Alessandro Mazzucchetti, ospitò ministeri e uffici pubblici. Nel 1929 divenne Casa Littoria, sede provinciale del partito fascista. Fu in seguito intitolato a Felice Cordero di Pamparato, comandante partigiano con il nome di "Campana", impiccato nel 1944. Sede universitaria dal dopoguerra, ha visto nascere il movimento studentesco nel 1967. Restaurato da Pietro Derossi nel 1997 con Adriano Spada.

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Gli amici di Venezia Onlus è un’associazione di volontariato nata a Venezia il 24 luglio 2007. Il fondatore è Giorgio Girelli che, con la moglie Brunella Cortesi e nove amici, decise di raccogliere fondi per progetti mirati a favore dei bambini del Terzo mondo e per lo sviluppo e la crescita effettiva di alcune comunità locali tra le più povere al mondo. Gli ambiti d'intervento sono: salute, istruzione e sviluppo agricolo. L’associazione e i suoi soci, circa 150, prestano la loro attività gratuitamente e il 100% delle somme raccolte viene utilizzata per i progetti programmati.

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Duccio Mannucci & Partners is a dynamic press and marketing office, based in Florence, specialized in communication strategies, communication plans, press office, and public relations. Their clients are both profit and non-profit organizations to whom they provide pieces of advice for events, marketing, sponsorship, and fundraising. They organize and promote projects of high social value, particularly for children and adolescents with psychological distress. They are particularly interested in the protection and development of the territory and historical-artistic heritage of Florence and Tuscany.

 D, Listings /  Greater Europe

Villa Dosi Delfini, capolavoro del Barocco Pontremolese, è visitabile con un calendario di aperture straordinarie nel corso dell'anno, oppure su prenotazione per visite private e di gruppo. Questa straordinaria dimora storica, in cui si intrecciano arte, architettura, paesaggio e curiosità storiche è inoltre disponibile per eventi, banchetti e matrimoni. La Villa barocca è stata realizzata tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII. Nel 1988, la Villa ottiene il riconoscimento di "interesse storico ed artistico particolare" ed è oggi sottoposta a vincolo da parte della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara. Villa Dosi Delfini, a masterpiece of the Pontremolese Baroque, can be visited with a calendar of extraordinary openings during the year, or by appointment for private and group visits. This extraordinary historic home, where art, architecture, landscape and historical curiosities are intertwined, is also available for events, banquets and weddings. The Baroque Villa was built between the end of the 17th century and the beginning of the 18th. In 1988, the Villa obtained the recognition of "particular historical and artistic interest" and is now subject to restrictions by the Archaeological Superintendence for Fine Arts and Landscape for the provinces of Lucca and Massa Carrara.

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Villa della Torre Allegrini, è una delle ville di maggiore interesse del Cinquecento veneto. La pianta, imperniata su un cortile con peristilio, si rifà alle antiche case romane. Dal 2008 il complesso, divenuto di proprietà Allegrini, Azienda agricola produttrice di vino, tra le più famose al mondo e punto d'eccellenza dell' Amarone, è sede di rappresentanza aziendale e ospita eventi mondani e culturali. Villa della Torre Allegrini, is one of the most interesting villas of the sixteenth century in Veneto. The plant, hinged on a courtyard with peristyle, refers to the ancient Roman houses. Since 2008, the complex, which has become the property of Allegrini, a wine producing farm, one of the most famous in the world and a point of excellence for Amarone, is a corporate representation and hosts social and cultural events.

 V /  Greater Europe

Il Castello di Bevilacqua fu costruito nel 1336 da Guglielmo Bevilacqua e fu concepito come fortezza per difendersi dalle Signorie confinanti. Durante il periodo della Repubblica Veneziana, il castello perse il suo scopo difensivo in seguito ai danneggiamenti subiti in precedenza. Si susseguirono ulteriori danneggiamenti in seguito all'incendio causato dall'esercito austriaco nel 1848. In seguito ai minuziosi restauri ora il Castello Relais è al servizio della comunità, aperto al pubblico per la visita tutti i giorni della settimana dalle ore 9.30 alle ore 18.30. Un posto magico che ospita eventi e soggiorni particolarmente suggestivi.  

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Il Registro Italiano delle Dimore Storiche di Eccellenza si occupa della tutela, della valorizzazione e della promozione del patrimonio storico attraverso la certificazione di qualità delle migliori dimore storiche d’Italia per turismo ed eventi. Ogni giorno decine di castelli, ville di pregio e antiche dimore vengono valutati, catalogati e classificati dal Registro Italiano delle Dimore Storiche di Eccellenza per verificare che siano in possesso di tutti i requisiti necessari per ricoprire il delicato ruolo di ambasciatori della cultura dell’ospitalità italiana di alto livello. The Italian Register of Historic Houses of Excellence deals with the protection, enhancement, and promotion of the historical heritage through the quality certification of the best historic homes in Italy for tourism and events. Every day dozens of castles, prestigious villas, and ancient dwellings are evaluated, cataloged and classified by the Italian Register of Historic Houses of Excellence to verify that they meet all the requirements necessary to fill the delicate role of ambassadors of Italian hospitality culture high level.

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Angelica Sella coltiva fin da ragazzina un forte interesse per la cultura come espressione dell’essere umano nel suo contesto storico e sociale. Dopo una laurea in filosofia e alcune esperienze lavorative in Italia e all’estero, tornata nella sua amata Biella, si dedica con passione alla valorizzazione del patrimonio storico della Fondazione Sella e  ne assume il ruolo di presidente. Ente morale fondato nel 1980 dalla sua famiglia e costruito nei decenni successivi da suo padre Lodovico, la Fondazione ha raccolto negli anni un considerevole archivio di memorie di famiglie, enti e imprese, costituito perlopiù da documenti cartacei e fotografici. Al grande lavoro di catalogazione dedicato ai materiali archivistici si è da sempre affiancato l’obiettivo di divulgarne i contenuti. Questo obiettivo sta ora prendendo, attraverso l’accurata opera di Angelica e del suo affiatato team, una forma più attiva e programmatica, una forma  effettiva di heritage telling a beneficio del territorio e della comunità. La visione di fondo è che il futuro ha radici antiche: fare storia non significa solo guardare a ciò che è stato ma ragionare sulle dinamiche della vita sociale, economica, culturale e proprio le fasi di mutamento più intenso hanno maggior bisogno del senso di identità e della consapevolezza che una chiara prospettiva storica può dare.

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