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Emanuele Tozzoli has been painting and creating since he was old enough to pick up a brush, learning the art from his father, a renowned painter and sculptor. Attracted by the most hidden parts of human nature, it descends in its depths in search of the original figures. Emanuele Tozzoli lives his art as a deep path of openness and knowledge, investigating the subtle nature of artistic composition. Tozzoli enjoys using different materials together. He is intrigued by the depth that is created by combining different mediums. All his works are mixed media, mainly using acrylics, oil pastels, spray paints, markers, pens, wall glazes and collages. He worked for several years as a decorator and restorer of wall paintings with the Turin art master Silvio Scarafiotti, this had a major impact on his work method and way of conceiving painting and art. With an instinctive and visceral workflow, it lets loose what comes from the unconscious, using a recurring symbology. Each work is the result of a primitive flow where the painting becomes the materialization of a dreamlike and extravagant interior world.

 E /  North America

Mariella Balla (Moncalieri, 1957) nasce da due genitori giovani: lei di origini contadine con ambizioni borghesi, lui impulsivo e geniale ebanista e artista del legno. Mariella Balla ha da loro ereditato, insieme a una sorta di insicurezza stabile e di follia creativa, anche il salvataggio delle lumache nei giorni di pioggia. Ha sempre scritto poesia e prosa affidando a diari terapeutici tutta la sua vulnerabilità. Ha tentato di non impazzire del tutto dandosi da fare per la legge Basaglia lavorando con altri giovani idealisti come lei occupandosi degli ultimi. Perché in fondo ultimi erano anche loro. Mariella Balla ha tramutato la sua informale follia in parola. Ha provato a trasformare il male in bene, la guerra in pace e il suo cuore per fortuna non si è inaridito. Ha avuto tanti figli: uno umano che ha trasformato la sua vita in arte, e gli altri figli sono pelosi che cura e ama allo struggimento.

 Listings /  Greater Europe

Ho passato gran parte della mia infanzia a San Erasmo e porto dentro molti ricordi legati a quello che mi hanno raccontato i miei nonni, ma sopratutto ricordo la cucina di mia nonna che ho sempre rigorosamente preferito a quella di mia madre (pur essendo diventata una degna erede nel tempo!). Conosciuta come l’orto di Venezia è una delle isole più grandi e meno conosciute della laguna, ma ricca di sapere tramandato. Propongo un’esperienza unica e diversa con il cibo e la natura. Lo scopo è quello di avere una piacevole esperienza diretta gustando prodotti km0, inebriati da profumi dimenticati di piante ed erbe aromatiche. E’ una riscoperta delle originali connessioni tra uomo e natura, tanto più significativa nell’ottica di uno sviluppo integrato del rapporto tra uomo e territorio. Scoprire da dove vengono i prodotti alimentari, rapportarsi con la crescita delle piante, sperimentare direttamente il contatto con gli animali diventano pratiche di grande valore formativo, seppur vissute in modo semplice. Ecco come nasce” Experientia”, per divulgare la filosofia del saper mangiare bene. Una roulotte itinerante che vuol diventare un punto d'incontro per chi ama stare all’aria aperta, oppure per i giovani che hanno voglia di un buon hamburger!

 Listings /  Greater Europe

Chiara Ferragni è una delle influencer più seguite al mondo oltre ad essere una fashion blogger molto conosciuta a livello internazionale. Il suo blog, The Blonde Salad,è diventato un punto di riferimento nel settore della moda. Prima del grande successo internazionale, quando Chiara Ferragni era ancora una giovane ragazza della provincia di Cremona, su internet era conosciuta con il nickname di Diavoletta87. A quei tempi non esistevano ancora Instagram, Facebook e Twitter e Chiara Ferragni muoveva i suoi primi passi sugli antenati dei social di oggi: Netlog e DuePuntoZero. Nonostante non fosse ancora famosa già a quei tempi Chiara Ferragni era molto amata, Diavoletta87 infatti era tra gli utenti più amati in cima alle classifiche delle ragazze più apprezzate sia su Netlog che su DuePuntoZero. Insomma, già in tenera età la Ferragni sapeva come attrarre le masse. Fu così che partì l’avventura di The Blonde Salad con un investimento di soli 10 euro per il dominio inernet e di 500 euro per una fotocamera digitale. Lo stile genuino di Chiara Ferragni si riflette alla perfezione nel suo blog dove sin dall’inizio dimostra di essere molto vicina a chi la segue, rispondendo a tutti i commenti al suo blog con consigli e ringraziamenti. Il successo internazionale arriva nel 2010 quando Chiara Ferragni viene indicata dalla rivista americana New York come “One of the biggest break out street-style stars of the year”. Da quel momento lo slancio per la carriera di Chiara Ferragni è stato enorme. Ancora più popolarità la investe nel 2011 quando Vogue la nomina “Blogger of the moment”. Oggi The Blonde Salad è un punto di riferimento per il settore della moda e si è trasformato da semplice blog in vero e proprio progetto editoriale con tanto di e-commerce a disposizione delle seguaci della influencer che possono così imitarne il look. Il successo della Ferragni è dovuto anche alla popolarità di suo marito Fedez, noto rapper, da cui ha avuto il piccolo Leone Lucia, sin dai primi giorni di vita già influencer su Instagram. Adesso Chiara Ferragni ha un seguito davvero impressionante: oltre 7 milioni di followers su Instagram, oltre 1 milione di like su Facebook e più di 300.000 followers su Twitter. (1) Chiara Ferragni is one of the most followed influencers in the world as well as being a fashion blogger well known internationally. Her blog, The Blonde Salad, has become a leading point in the fashion industry. Before the great international success, when Chiara Ferragni was still a young girl from the province of Cremona, she was known on the internet with the nickname of Diavoletta87. In those days, Instagram, Facebook and Twitter did not yet exist and Chiara Ferragni took her first steps on the ancestors of today's social networks: Netlog and DuePuntoZero. Although she was not yet famous in those days Chiara Ferragni was very loved, in fact Diavoletta87 was among the most loved users at the top of the rankings of the most popular girls both on Netlog and on DuePuntoZero. In short, Ferragni already knew how to attract the masses at an early age. This was how the adventure of The Blonde Salad started with an investment of only 10 euros for the internet domain and 500 euros for a digital camera. The genuine style of Chiara Ferragni is perfectly reflected in her blog where from the beginning she proves to be very close to those who follow her, responding to all the comments to her blog with advice and thanks. International success came in 2010 when Chiara Ferragni was indicated by the American magazine New York as "One of the biggest break out street-style stars of the year". From that moment the impetus for Chiara Ferragni's career has been enormous. Even more popularity invested her in 2011 when Vogue named her "Blogger of the moment". Today The Blonde Salad is a point of reference for the fashion sector and has turned from a simple blog into a real editorial project with a lot of e-commerce available to the followers of the influencer who can thus imitate its look. Ferragni's success is also due to the popularity of her husband Fedez, a well-known rapper, from whom she had the little Leone Lucia, from the first days of life already an influencer on Instagram. Now Chiara Ferragni has a really impressive following: over 7 million followers on Instagram, over 1 million likes on Facebook and more than 300,000 followers on Twitter.

 C /  Greater Europe

Adriano Olivetti (Ivrea, 11 aprile 1901 – Aigle, 27 febbraio 1960) è stato un imprenditore, ingegnere e politico italiano, figlio di Camillo Olivetti fondatore della Ing. C. Olivetti & C., la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Uomo di grande e singolare rilievo nella storia italiana del secondo dopoguerra, si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità. La Fondazione Adriano Olivetti nasce nel 1962 ad opera di alcuni familiari, amici e collaboratori del grande imprenditore prematuramente scomparso due anni prima, con l’intento di raccogliere e sviluppare l’impegno civile, sociale e politico che ha distinto l’operato di Adriano Olivetti nel corso della sua vita. La Fondazione, con sede dapprima a Ivrea e subito dopo a Roma, si propone "la promozione, l’incoraggiamento e l’organizzazione gli studi che sono diretti ad approfondire la conoscenza delle condizioni da cui dipende il progresso sociale". La Fondazione ha lo scopo di promuovere, sviluppare e coordinare le iniziative e le attività culturali, che siano dirette a realizzare il benessere, l’istruzione e l’educazione dei cittadini, attraverso il progressivo diffondersi, in armonia con i principi della Costituzione, di forme comunitarie, rispondenti alla configurazione urbanistica, produttiva, sociale, ambientale e culturale della collettività, secondo le idee di Adriano Olivetti. Coerentemente a questo mandato, la Fondazione svolge con un approccio interdisciplinare attività di ricerca e promozione culturale e scientifica in quattro principali aree d’intervento: Istituzioni e società; Economia e società; Comunità e società; Arte, architettura e urbanistica. In questi ambiti, la Fondazione promuove programmi di studio e sperimentazione in particolare indirizzati ad approfondire la conoscenza delle condizioni da cui dipende il progresso sociale, che caratterizzano la Fondazione come istituzione operativa sul territorio, in una politica culturale che predilige la collaborazione con altre istituzioni di analoga natura e con enti pubblici e privati, nazionali ed internazionali.

 F /  Greater Europe

La Marseglia Calce SRL inizia la sua attività poco prima degli anni 50, il Capostipite fu Antonio Marseglia che, in virtù delle sue esperienze lavorative acquisite sin da giovane, iniziò in modo artigianale la propria attività, cuocendo le pietre calcaree nelle cosidette fornaci a mano, ossia cumoli di pietre sistemate a spirale con crescita ad anello e sistema tondeggiante. Alla base del cumolo venivano inserite le fascine e, per non disperdere il calore all’interno della catasta, essa veniva coperta con terra dalla sommità a scendere per tutta la superfice. Tale era il metodo utilizzato sin dall’antichità. Il pregiato ossido ricavato dalla cottura del puro calcare, veniva venduto nella Provincia di Brindisi ed in parte della Regione Puglia. La Marseglia calce, opera nella produzione del grassello di calce da oltre 70 anni, realizzando il prodotto ancora nei metodi tradizionali ed artigianali di un tempo, partendo dalla scelta per bianchezza e pezzatura delle pregiate pietre calcaree pugliesi, che vengono predisposte ed alternate per misure negli altiforni a botte con tiraggio naturale, con graduale cottura a legna. Tale tecnica del progressivo innalzamento della temperatura, incanalata all’interno dell’altoforno, dà la sicurezza di cuocere in modo uniforme le pietre calcaree poste al suo interno. Questa metodologia di cottura è stata da sempre usata (per evitare anomalie di residui, di granuli crudi) e con il successivo invecchiamento in vasca svolto con cura e responsabilità, per ottenere un eccellente prodotto da utilizzare nel Restauro e nel Recupero dell’Edilizia Storica Monumentale. Uno dei punti dì forza dell’azienda consiste nell’offrire un servizio di consulenza svolto da Professionisti e Tecnici nel Settore Edilizia Storica, in grado di analizzare i materiali preesistenti e consigliare il grassello di calce e gli inerti occorrenti alle malte/maltine o scialbi da realizzare. (1)

 Listings /  Greater Europe

QUIN acronimo di QUaderno di INterni. La pronuncia anglofona familiarizza fallace con queen, regina, ma la natura è italica al 100%. Fibra, artigiani stampatori, fotografi, redattori, case. Tutto rigorosamente fatto in Italia. Rivista bimestrale ordinabile nelle rivendite di giornali al casellario home interior. Tuttavia anomala. Impiega carta spessorata patinata, verniciata sui due lati come per i volumi fotografici. Al proposito si dice che l’editore sia poco pratico e che la carta non avrà futuro. Si diranno tante altre cose. Vuole sembrare una rivista semplice, agevole nella lettura e nel giro pagina. Tuttavia la malizia c’è: si annida acuta nei testi e nei singoli scatti fotografici. Rilasciatevi e non fate opposizione. Vi porteremo altrove. Sgombrate la mensola migliore e riponetevi il primo QUIN, lasciando generoso spazio per le sorelle che arriveranno poi. Sospettate dell’amica che vorrà la vostra copia in prestito. Siate dediti al culto bimestrale di QUIN, sfogliatela, tenetela vicina, fatela conoscere, perché in edicola c’è la nuova regina. La regina che parla italiano. QUIN stands for QUaderno di INterni. The English-speaking pronunciation familiarizes fallaciously with queen, queen, but nature is 100% Italic. Fiber, artisans, printers, photographers, editors, houses. All rigorously made in Italy. Bimonthly magazine that can be ordered in newspaper shops at the home interior filing cabinet. However anomalous. It uses coated thick paper, painted on both sides as for photographic volumes. In this regard, the publisher is said to be impractical and that paper will have no future. Many other things will be said. It wants to look like a simple magazine, easy to read and turn the page. However, there is malice: it lurks sharply in the texts and in the individual photographic shots. Release yourself and make no opposition. We will take you elsewhere. Clear the best shelf and put the first QUIN in it, leaving generous space for the sisters who will come later. Suspect the friend who wants your loan copy. Be dedicated to the bimonthly cult of QUIN, browse it, keep it close, make it known, because the new queen is on the newsstands. The queen who speaks Italian. (1)

 Listings /  Greater Europe

Marisa Dal Pont è una professionista eclettica. La sua grande passione è il mosaico con tessere. Prepara lei stessa le tesserine ed esegue tutto il mosaico su suo disegno, ha vinto importanti premi e vorrebbe fare solo quello ma la sua esperienza lavorativa l'ha condotta nell'interior design. Per tanti anni si è occupata di arredi per negozi, lavoro nel quale ha potuto esprimere la sua creatività e competenza. Altra passione sono le case di legno di cui sa moltissimo, ha lavorato per anni con uno dei produttori più importanti del settore. Marisa si occupa anche di piccole ristrutturazioni, lavoro nel quale accudisce il cliente con garbo e intuito e le maestranze con comprensione e fermezza, nulla è impossibile a Marisa e si sa che i problemi e contrattempi nei cantieri sono sempre dietro l'angolo. Risolve col sorriso qualsiasi disagio e il risultato si vede. Appassionata di edifici antichi, castelli ed edifici storici non perde occasione per visitare mostre e luoghi del passato con un occhio attento ai dettagli.   Marisa Dal Pont is an eclectic professional. Her great passion is the mosaic with tiles. She prepares the cards herself and executes all the mosaic to her design, she has won important awards and would like to do only that but her work experience has led her into interior design. For many years she has dealt with furniture for shops, a job in which she has been able to express her creativity and competence. Another passions are the wooden houses he knows a lot about, he has worked for years with one of the most important producers in the sector. Marisa also deals with small renovations, work in which she takes care of the customer with grace and intuition and the workers with understanding and firmness, nothing is impossible for Marisa and it is known that problems and setbacks on construction sites are always around the corner. It resolves any discomfort with a smile and the result can be seen. Passionate about ancient buildings, castles and historical buildings, she never misses an opportunity to visit exhibitions and places of the past with an attentive eye to detail.  

 M /  Greater Europe

This superb harbor at the entrance to the Gulf of Mexico with easy access to the Gulf Stream, the main ocean current that navigators followed when traveling from the Americas to Europe, led to Havana's early development as the principal port of Spain's New World colonies. This final establishment is commemorated by El Templete. Havana was the sixth town founded by the Spanish on the island, called San Cristóbal de la Habana by Pánfilo de Narváez: the name combines San Cristóbal, patron saint of Havana, and Habana, of obscure origin, possibly derived from Habaguanex, a Native American chief who controlled that area, as mentioned by Diego Velasquez in his report to the king of Spain. Havana is Cuba’s capital city. Spanish colonial architecture in its 16th-century Old Havana core includes the Castillo de la Real Fuerza, a fort and maritime museum. The National Capitol Building is an iconic 1920s landmark. Also in Old Havana is the baroque Catedral de San Cristóbal and Plaza Vieja, whose buildings reflect the city’s vibrant architectural mix. Most people travel to the Caribbean for a beach vacation, but Cuba has a totally different allure. The legends of Fidel and Che, Cuba’s communist order, the American embargo and the country’s isolation have turned Cuba today into a tourist magnet. People mostly come here to experience the Cuban way of life and to witness the history writing of Cuba. And sure, the dazzling beaches are the cherry on top.

 C /  Caribbean

Non ci sorprende che Canale di Panama sia chiamato l’8° meraviglia del mondo: il progetto è stato una delle più grandi ed incredibili imprese ingegneristiche della storia. Le navi non devono più circumnavigare il continente, ma possono attraversare il canale lungo 77 km, risparmiando tempo e denaro. I francesi furono i primi a tentare di costruire un canale nel 1880, senza riuscirvi. Durante i lavori infatti, oltre 20.000 lavoratori morirono di febbre gialla e malaria, e il progetto fu abbandonato. Tra il 1904 e il 1914, il Canale di Panama fu completato dagli americani, che si assicurarono che la nuova via d’acqua rimanesse sotto il loro controllo. Panama dovette attendere sino a mezzogiorno (ora locale di Panama) del 31 dicembre 1999 per diventare ufficialmente proprietaria del canale. Per viaggiare dall’Oceano Atlantico al Pacifico, le navi devono superare un dislivello di 26 metri. Le navi attraversano 3 chiuse: Miraflores, Pedro Miguel e Gatun. Un sistema ingegnoso abbassa le navi utilizzando la gravità. Il viaggio attraverso il Canale di Panama dura circa 8-10 ore in totale, e viene effettuato da oltre 14.000 navi all’anno. Il pedaggio è elevato, ma è comunque più conveniente della circumnavigazione del Sud America. Le chiuse di Miraflores offrono le migliori vedute del canale, delle gigantesche cisterne d’acqua e delle navi da crociera. Le chiuse distano circa 30 minuti in auto da Panama City. Vi si trova anche un centro visitatori con piattaforma panoramica, un ristorante con terrazza e un negozio di souvenir. Potrà ammirare anche diverse esposizioni, modellini in scala, presentazioni video e moduli interattivi che spiegano il funzionamento del canale e delle chiuse. Il modo migliore per scoprire il canale, è attendere una nave e osservarla in azione: un vero spettacolo. Il Canale di Panama non solo è uno dei migliori progetti ingegneristici per le sue dimensioni, ma anche lo è anche per le sue numerose soluzioni innovative. Il canale è formato da acqua dolce, per tenere lontana l’acqua salata e non permettere che la flora e la fauna dei due oceani si incontrino. Il Lago artificiale Gatun ha la funzione di bacino per fare confluire nel canale l’acqua piovana e quella proveniente dalle foreste pluviali circostanti. Speciali locomotive elettriche, su entrambi i lati della chiusa, garantiscono che le navi entrino in posizione corretta e la mantengano per tutto il viaggio.

 C /  Central America

Brusnengo is a comune (municipality) in the Province of Biella in the Italian region Piedmont, located about 70 kilometres (43 mi) northeast of Turin and about 12 kilometres (7 mi) northeast of Biella. Attested as Bruxniengo, Bruxenengo and Bruxinango, it could link to "burn" or to a Germanic name, not well identified. The citizens Brusnenghesi, a proud and hard-working people, who over the centuries has distinguished themselves for the courage and the desire to start again that has led many villagers to migrate, even very far, in search of luck. Having family members far away was normal, they explain, but for this reason a lady had a very original idea, which is still remembered in the village today. Nina Talocchino was her name, which in the mid-1900s decided to collect the news of Brusnengo, and of nearby Roasio, in a newspaper that soon began to reach all the Brusnenghesi scattered around the globe: La Voce di Brusnengo. We then continue to discover the country, a town divided into several cantons, some of which are small miniature villages in whose streets you can still breathe the past, between the brick walls and the steps that seem to await the return of the departed fellow villagers. The sacred buildings seem to be the most important, the Parish Church of Saints Pieto and Paolo or the small church of San Bernardo, make us understand how much faith is present in the community that preserves them with devotion, keeping as much as possible the Renaissance decorations of the past. With the Rive Rosse Team you can go to the discovery of the surrounding area, in a breathtaking setting, by mountain bike until you reach the Madonna degli Angeli, a small church located on a hill where you can enjoy a unique and suggestive panorama. In such a context, the cultivation of vines is very practiced and wine is one of the main products that Brusnengo has to offer, a particular and unique wine, as Filippo Barni of the homonymous farm explains, producer not only of Bramaterra and other local labels, but also of the fine Mesolone and a delicious passito wine, Cantagal. (1)

 B /  Greater Europe

Dal 2006 c’è un posto a Torino che non è né una biblioteca né una libreria, ma in cui – dal lunedì al sabato e qualche volta anche di domenica – si parla di libri, con chi ne ha scritti e con chi li legge: è il Circolo dei Lettori, fondazione della Regione Piemonte che ha la sua sede in via Bogino 9, poco distante da piazza Carlo Alberto da una parte e via Po dall’altra. Aperto da mattina a sera, organizza presentazioni di libri con scrittori italiani e stranieri, reading, gruppi di lettura, laboratori per bambini e anche viaggi letterari: è un luogo unico in Italia per il numero di attività e per il tipo di spazi che mette a disposizione. Ha anche un bar, che si chiama Barney’s, dal nome di quel Barney. La Fondazione Circolo dei lettori, nata a Torino per volontà della Regione Piemonte, guidata dal presidente Giulio Biino e diretta da Elena Loewenthal, produce e diffonde cultura, tutti i giorni nelle sue tre sedi, di Torino, Novara e Rivoli, e con grandi rassegne annuali sul territorio e in rete con realtà di tutt’Italia. Agisce attraverso l’ideazione e l’organizzazione di incontri, reading, dibattiti, manifestazioni, concerti e rassegne culturali, mettendo al centro il libro per esplorare i linguaggi della contemporaneità e fissare così delle coordinate del mutevole presente. Promuovere la lettura è il primo obiettivo della Fondazione, messo in pratica con incontri quotidiani con scrittori e scrittrici nelle sue sedi, occasioni di dibattere intorno a romanzi e saggi di oggi e di ieri, e ancora nelle scuole, nelle carceri e negli ospedali del territorio, grazie ai progetti di responsabilità sociale. Offre quindi momenti di crescita personale, per tutte le età, colmando i bisogni culturali della comunità, regalando la possibilità di approfondire gli argomenti più vari, dalla filosofia alla storia, dalla musica al cinema. Perché i libri sono un punto di partenza per andare dappertutto, e per parlare di tutto, insieme, alleviando la solitudine e favorendo amicizie. Per questo la Fondazione si rivolge anche alle famiglie e agli insegnanti, con laboratori per i bambini e incontri per le classi, perché leggere è un’attività centrale nella formazione dei piccoli e dei giovani. Con l’obiettivo di un continuo rinnovamento della cultura, la Fondazione organizza grandi rassegne annuali, momenti di riflessione straordinaria, parentesi utili a prendersi il tempo di pensare e immaginare. Sono Scarabocchi. Il mio primo festival, seminari e laboratori per famiglie e bambini, Torino Spiritualità, dedicato ai grandi interrogativi dell’umanità, il Festival del Classico, per cercare nel passato buone pratiche per il presente. Dal 2018, la Fondazione Circolo dei lettori si occupa dei contenuti culturali e della comunicazione del Salone Internazionale del Libro di Torino, cinque giorni di sconfinati dialoghi intorno ai libri e alla lettura. (1)

 C /  Greater Europe

Santina Carbone è una donna con la D maiuscola. Originaria di Delianuova sulle montagne della Calabria, dove c'è l'aria più pura al mondo e una natura incontaminata e lussuriosa. La sua famiglia è da sempre impegnata in vari settori per sostenere lo sviluppo del territorio. Fin da giovane ha fatto esperienza nel gestire la società del padre nel settore edile e delle ristrutturazioni di edifici storici. Una famiglia, quella di Santina dove l'impegno sociale, con i giovani, gli Scout e tutta la comunità, è la prassi giornaliera della vita quotidiana. Casa aperta sempre per tutti e sostegno anche e soprattutto ai più deboli della società. Grandissima lettrice e appassionata di storia della Calabria, Santina ha cresciuto i suoi quattro figli con l'amore e la disciplina di una volta, e la tradizione d'impegno sociale si perpetua anche con loro. Si occupa delle terre sugli altipiani e di tutti i prodotti tipici del luogo.Il suo sogno è di far rivivere la storia della Calabria, dimenticata nei secoli. Una donna vivace, intelligente e che sa prendere sé stessa e la vita con sana ironia. Santina Carbone is a woman with a capital W. Originally from Delianuova in the mountains of Calabria, where there is the purest air in the world and unspoiled and lustful nature. Her family has always been involved in various sectors to support the development of the area. From a young age she gained experience in managing her father's company in the construction sector and in the renovation of historic buildings. A family, that of Santina, where social commitment, with young people, Scouts and the whole community, is the daily practice of daily life. Her home always open to everyone and support also and above all to the weakest of society. Great reader and passionate about the history of Calabria, Santina raised her four children with the love and discipline of the past, and the tradition of social commitment is perpetuated with them too. She takes care of the lands on the plateaus and all the typical products of the place. Her dream is to revive the history of Calabria, forgotten over the centuries. A lively, intelligent woman who knows how to take herself and life with healthy irony.

 S /  Greater Europe

Daniele Cavallero è figlio d'arte. Da più generazioni la sua famiglia si occupa di legnami, mobili e di edifici storici, in una delle zone più belle d'Italia: il Monferrato, oggi patrimonio dell'UNESCO. La passione di Daniele è quella dei materiali, sopraffino conoscitore di essenze di legno, sa tutto sulle qualità, le lavorazioni e gli usi del legno nell'arredamento e nella ristrutturazione. E' abituato agli edifici storici, vista la zona dove opera. Per la sua capacità viene chiamato anche all'estero, soprattutto dove vengono richieste competenze e artigiani italiani. Daniele è esperto di bioedilizia e di malte e costruzioni con materiali naturali, calce e calce-canapa, collabora con vari architetti e studi di professionisti del settore. Grande appassionato di vini nobili piemontesi, non perde occasione per promuovere il suo amato territorio delle Langhe. Daniele Cavallero is the son of art. For several generations his family has been dealing with wood, furniture and historic buildings, in one of the most beautiful areas in Italy: Monferrato, today a UNESCO heritage site. Daniele's passion is that of materials, a superfine connoisseur of wood essences, he knows everything about the qualities, processes and uses of wood in furnishing and renovation. He is used to historic buildings, given the area where he works. For his ability he is also called abroad, above all where Italian skills and craftsmen are required. Daniele is an expert in green building and mortars and constructions with natural materials, lime and lime-hemp, he collaborates with various architects and professional firms in the sector. A great lover of Piedmontese noble wines, he never misses an opportunity to promote his beloved territory of Langhe in Piemont.

 D /  Greater Europe

Il castello di Monale è un’imponente costruzione d’impianto medioevale più volte modificata nei secoli. Citato a partire dal XII secolo viene distrutto nel 1305 ed in seguito riedificato. Quando nel XVI secolo il feudo viene frazionato in ventesimi, gli Scarampi ne conservano la quota maggiore e rimangono proprietari del Castello. Da allora, 6 secoli fa, il Castello appartiene alla famiglia Gani. Dal lontano 1161 il castello, insieme con il feudo di Monale, passò nelle mani di vari proprietari, seguendo le alterne vicende della storia. Fu dei Montenatali, del Vescovo di Asti, del Comune di Asti (a cui lo assegnò il Barbarossa), passò ai Gardini, fu teatro delle lotte fra ghibellini e guelfi e subì la distruzione ad opera di questi ultimi. Il feudo fu restituito ai Gardini nel 1309 e il castello fu riedificato dagli Asinari, che ne erano entarti in possesso. Una parte del feudo apparteneva anche agli Scarampi, ricchi banchieri astigiani, ed essi, quando nel XVI° secolo il feudo venne frazionato in ventesimi, ne conservarono a lungo la quota maggiore. Nel 1796, soppressi i feudi, gli Scarampi rimasero proprietari del castello; l'ultima Scarampi sposò un Malabaila di Canale e la loro figlia, erede del castello, lo portò in dote al conte Carlo Gani di Genova; ancor oggi il castello appartiene alla famiglia Gani. Le ultime rappresentanti della famiglia Scarampi di Monale furono due sorelle, Paola ed Adele. Adele sposò il Conte Carlo Gani, diplomatico,filantropo console di Spagna a Torino. Il castello in mattoni, massiccio, su pianta ad "U", è circondato da un giardino cintato, in parte pianeggiante, ricavato nel XVII secolo spianando un versante della collina sulla quale è stato costruito. La merlatura bifida, che orlava cortili e torri, è stata otturata da un sopralzo, ma è ancora ben visibile su tutto il lato sud ed in altre zone. Ben conservato è il doppio fregio a denti di sega, che corre sotto la merlatura lungo le facciate sud ed est e che costituisce motivo peculiare di questa ed altre costruzioni della zona. All'interno sono ben conservate le cantine, i sotterranei e le pitture di alcuni soffitti di epoca relativamente tarda (a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo). (1)

 C /  Greater Europe

Il Castello di Govone fu una delle residenze della casa reale dei Savoia dal 1792 al 1870, dal 1997 è uno degli edifici parte del sito residenze sabaude iscritto alla lista del patrimonio dell'umanità UNESCO, è ora adibito a palazzo comunale. Nella posizione in cui sorge il castello, in cima alla collina, già in epoca medioevale si ergeva una fortezza. Dalla fine dell'Ottocento il castello - che ha avuto una particolare notorietà per il soggiorno, avvenuto nel 1730, di Jean-Jacques Rousseau, al tempo appena entrato al servizio del conte Ottavio Solaro - è di proprietà del comune di Govone. Come molte altre dimore storiche sabaude del Piemonte, è meta di visitatori richiamati specialmente dal monumentale e scenografico scalone d'onore a due rampe ricco di rilievi e telamoni che provengono dai giardini di Venaria Reale. Alcune sale sono decorate da preziose carte cinesi; il salone da ballo è affrescato con scene riproducenti l'episodio mitologico di Niobe - ad opera di Luigi Vacca e Fabrizio Sevesi. Degli stessi pittori sono gli affreschi del grande salone centrale che, con la tecnica trompe-l'œil, simulano la presenza di statue. Dal 2007 fa parte del circuito degli 8 castelli, meglio noto come Castelli Doc. La rete dei castelli include i manieri di Grinzane Cavour, Barolo, Serralunga d'Alba, Govone, Magliano Alfieri, Roddi, Mango e Benevello. È inoltre inserito nel circuito dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte. (1)

 C /  Greater Europe

Il Castello feudale di Montegrosso d' Asti costruito nel 1134 per volonta' del Marchese Bonifacio del Vasto, signore della citta' di Asti, domina un ampio territorio collinare a profonda vocazione viticola. E' nella quiete delle sue spaziose e secolari cantine che trovano degna dimora i nobili vini doc e docg di queste terre. I vini ottenuti dopo una tradizionale e razionale vinificazione vengono opportunatamente selezionati, invecchiati in fusti di rovere; successivamente, raggiunto il giusto grado di maturazione, imbottigliati e posti in apposite celle di affinamento. L'amore per il vino si tramanda di padre in figlio da molte generazioni; esistono infatti documenti che comprovano l'attività vitivinicola della famiglia Motta fin dal lontano 1794. Siamo quindi orgogliosi di offrire la nostra esperienza e tradizioni presentando oggi, come nel passato, il meglio della produzione enoica piemontese. (1)

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Il castello era una rocca del XIV secolo, la precedente fortificazione fu rasa al suolo nel 1308, dopo un lungo e difficile assedio, non sono note né l’origine né la forma. Secondo quanto riportato da alcuni storici relativamente alle forme architettoniche relative al precedente castello si può rilevare soltanto un vago accenno alla presenza di un dongione. Al fine di comprendere le vicende che portarono alla distruzione del primitivo castello è doveroso ricordare le sanguinose lotte intestine che turbarono il comune di Asti nel Trecento. Queste ultime si collegavano agli scontri fra Guelfi e Ghibellini. Nel 1308 i Guelfi assediarono il castello di Moasca baluardo Ghibellino. L’assedio fu, senza dubbio, di non poco conto; secondo quanto riportato dagli storici i Guelfi radunarono un esercito di 300 militi chieresi. In aiuto ai Ghibellini giunse il Marchese Del Carretto con 500 fanti e 100 balestrieri. Visto tale esercito i Guelfi temettero di non farcela e chiesero nuovamente aiuto ai chieresi i quali giunsero sul posto con un esercito di 1500 uomini armati. Gli assediati nel castello di Moasca resistettero per ben 22 giorni ma quando si resero conto di non poter contare più sull’aiuto di nessuno vennero a patti ed abbandonarono la fortezza; conquistato finalmente il maniero i Guelfi Solaro lo distrussero. La ricostruzione del nuovo castello, sulle rovine del precedente, avvenne solo nel 1351. Sotto la proprietà dei Secco Suardo l’interno della costruzione medioevale era stato sicuramente abbellito e reso più confortevole. Di particolare interesse era, senza dubbio, la cantina: essa occupava tutta la zona interrata del castello; da quest’ultima si accedeva ancora ai sotterranei cunicoli definiti dallo storico astigiano “assai profondi” adibiti a prigioni. Ancora nella prima metà del nostro secolo, il castello era in condizioni discrete e di fatto abitabile, come testimonia lo svolgimento nel suo salone (70 mq.) di una rappresentazione teatrale avvenuta nel 1926. La rovina completa va datata a questo dopoguerra, quando il completo abbandono ha prodotto un tanto rapido quanto irreversibile degrado della struttura. Attualmente è rimasto in piedi solo un ultimo frammento delle poderose mura di mattoni della facciata orientale, alla cui estremità i due torrioni cilindrici, liberati svettano maestosi sul terrapieno conservando il ricordo della loro suggestiva imponenza. L’amministrazione comunale dal 1999 ha avviato un programma di recupero e valorizzazione della struttura ancora esistente effettuando, dopo aver attuato gli urgenti interventi di restauro conservativo, il recupero della vasta cantina interrata. Attualmente nella cantina trova posto la Bottega del Vino di Moasca “Nerodistelle” ed il Restaurant & Cafè, Garden Winery “Tra la Terra ed il Cielo”. (1)

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A testimonianza del passato storico di Calamandrana svetta il grande castello posto a dominio dell'antico borgo e della vallata, unico rimasto dei sei esistenti sulle colline circostanti. Nel 1682 il calamandranese Francesco Maria Cordara, divenuto conte, fece iniziare la costruzione del Castello, che è rimasto intatto fino ai giorni nostri. Nel 1943 molti soldati fuggiti dalle caserme si rifugiarono a Calamandrana, durante lo scioglimento dell'esercito italiano. Il parroco don Emilio Carozzi e la popolazione li aiutarono. Nello stesso anno a Calamandrana alta si creò una formazione partigiana. Verso la fine del 1944 avvennero numerosi scontri, durante i quali le persone venivano minacciate e le case saccheggiate. Verso la fine del 1945 i partigiani tornarono in forza. Si poteva così controllare Canelli e la strada per Nizza. In questa situazione venne incendiato anche il Municipio. Oggi l’edificio presenta un’impostazione planimetrica piuttosto irregolare ed è in parte intonacato e in parte in mattoni e pietre a vista. Sono conservate le strutture sotterranee: cantine, camminamenti e la cisterna dell’antica fortezza. Del 1983 è la ristrutturazione del soffitto del salone ottocentesco. Il castello di Calamandrana è circondato da un grande parco ed è raggiungibile attraverso una ripida e tortuosa strada; oltrepassato il cancello, la salita continua per un viale che conduce al caratteristico ponte levatoio. Attualmente il castello, dominato dall'imponente torre ottagonale, è di proprietà privata, ed è adibito ad abitazione. (1)

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Il castello di Monastero Bormida è situato nella parte bassa del paese. La torre, alta 27 metri, risale probabilmente al secolo al XI . Se l’impianto a forma quadrangolare denuncia una matrice medievale, la facciata principale di gusto barocco rivela una rielaborazione seicentesca. All’interno, soprattutto nelle stanze del piano nobile, si conservano pregevoli pavimenti a mosaico e delicati affreschi. Attraverso il caratteristico vicolo detto del Droc - dove un tempo c'era una delle porte urbiche e dove tuttora si vede l'accesso a un antico forno si raggiunge in un attimo il romanico ponte sul Bormida, che rappresenta una delle più interessanti opere di ingegneria civile medioevale della valle e trova il suo corrispettivo, in quella di Spigno, nell'analogo ponte dell'abbazia di San Quintino. Entrambi furono costruiti dai monaci benedettini: Si tratta dI poderose strutture a schiena d'asino, sormontate da cappelle che erano antichi posti di guardia grazie ai quali i religiosi si assicuravano il completo controllo commerciale della terra estesa fra la Langa e il mare. Oggi il castello ha una facciata seicentesca e mantiene sul retro la loggia cinquecentesca che è anche visitabile. La famiglia Carretto a metà del XIX secolo cedette la proprietà alla famiglia Della Rovere a cui seguì la famiglia Polleri di Genova che la vendette al comune, attuale proprietario. Antistante al castello la caratteristica alzata a ponte e per accedere all'interno è necessario attraversare la vecchia porta di ingresso nell'antica cinta muraria. A Monastero Bormida nacque lo scrittore Augusto Monti che spesso, nelle sue opere, ricorda la sua terra d’origine. (1)

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